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Racconti erotici sull'Incesto

Il problema di Vanessa

By 12 Agosto 2026No Comments

È un caldo sabato pomeriggio di metà giugno ed io me ne sto pigramente sdraiato sul divano a guardare alla tv un film vecchio di ventanni.
Visto che la giornata è quasi estiva, indosso solo un paio di boxer ed una canottiera.
Il film un po’ mi annoia ed ogni tanto le palpebre mi si chiudono per un breve pisolino.
Il trillo del campanello mi scuote da questo dolce far niente.
Lentamente mi alzo e mi dirigo alla porta, guardo nello spioncino per vedere chi è.
La testa bionda di Vanessa occupa tutto lo spazio della lente e da come stringe le labbra capisco che deve essere successo qualcosa.
Apro la porta e lei entra quasi di corsa, come una folata di vento, senza neanche salutarmi.
Arriva al centro del salottino e si gira a guardarmi.
-“Beh, ciao.” – le dico con fare ironico – “Che hai?”
-“Ho un problema” – risponde seriamente.

Per chi non lo sapesse, Vanessa è mia cugina, siamo cresciuti assieme, ci vogliamo bene più che fratello e sorella e, quando lei ha qualche problema, viene a farsi consolare tra le mie braccia.
Io, Massimo, sono stato il primo a cui ha donato la sua verginità (vedi il racconto La cugina) e, qualche giorno prima di sposarsi, mi ha concesso anche quella posteriore.
È sposata, ormai da dieci anni, con Sergio, conosciuto all’università, ed hanno due bei bambini, un maschietto ed una femminuccia.

-“Hai di nuovo litigato con Sergio?”
Quando lei e suo marito si azzuffano, finisce sempre in tragedia, e poi lei viene dal suo cuginetto in cerca di un po’ di conforto.
Niente che mi faccia più piacere, beninteso.
-“No, stavolta il problema è mio, un problema fisico”.
-“Che ti succede?” – le chiedo avvicinandomi un po’ preoccupato.
Si siede sul divano ed accavalla le gambe.
Lo spacco laterale della gonna, già corta, si apre mostrando la coscia nuda fin quasi all’inguine.
Mia cugina ha delle gambe superbe, da modella, ed anche il resto del corpo non è da meno: un bel visetto su cui spiccano degli occhi azzurro cielo, una terza abbondante di seno che con le gravidanze si è un po’ ammorbidito, ma non è affatto cadente e sempre con le gravidanze ha messo su un paio di chiletti che non le stanno male, anzi la rendono più… morbida.
-“Da quasi una settimana sono costipata, mi sforzo, ma più di qualche pezzetto non riesco a fare e mi sento gonfia come un pallone”.
La sua frase non mi stupisce; fin da piccoli ci siamo sempre confidati tutti i problemi, anche quelli più intimi.
-“Hai preso qualcosa?”
-“Sì, ho preso delle pasticche, ma non sono servite, anzi hanno solo aumentato gli spasmi ed i dolori alla pancia. Ho telefonato alla mia dottoressa e lei mi ha consigliato di fare un clistere con un’infusione di camomilla e della glicerina”.
-“Mi sembra una buona soluzione, ma io che c’entro?”
-“Tu mi devi aiutare, me lo devi fare tu”.
-“Io!!!” – ribatto stupito – “Ma sei matta? Perché non te lo fai fare da tuo marito?”
-“Sì quello. Se gli chiedo di farmi un clistere si scandalizza e mi dice di andare a farmelo fare in ospedale. Ma ti pare che posso andare in ospedale a chiedere di farmi un clistere. Sarei ridicola, farei ridere tutto l’ospedale”.
-“No Massi, tu mi devi aiutare, sei tu che me lo devi fare” – continua convinta.
-“Mah, non so, non l’ho mai fatto e, poi, non ho nemmeno l’occorrente” – dico dubbioso.
-“Oh per quello non ti preoccupare; venendo sono passata in farmacia ed ho comprato tutto ciò che serve” – dice mostrandomi una borsa di plastica.
-“Dai non perdiamo altro tempo.” – fa alzandosi – Vado in cucina a scaldare l’acqua per la camomilla”.
Sparisce dentro la porta della cucina lasciandomi solo e pensieroso sul da farsi.
Quando torna ha in mano una pentola con l’infuso di camomilla.
-“Dai andiamo in bagno e prendi la busta della farmacia” – mi ordina avviandosi verso il bagno ed io la seguo.
In bagno poggia la pentola sul lavandino ed inizia a spogliarsi.
Si sfila il vestito e lo lascia scivolare a terra restando con un reggiseno di pizzo bianco, dal quale straripano le sue tette, e con un tanga, lo stesso di pizzo bianco, che prontamente abbassa alle caviglie togliendolo, ci pensa su un po’, poi, porta le mani dietro la schiena e sgancia il reggiseno facendogli fare la fine del tanga e rimanendo nuda ad eccezione dei sandali neri dal tacco alto.
Devo dire che è sempre uno schianto ed io non posso fare a meno di cominciare ad eccitarmi.
Dalla busta estrae una peretta di circa un litro di capacità ma che ha una cannula lunga almeno quindici centimetri e grossa tre, la sciacqua con dell’acqua calda un paio di volte poi la immerge nel liquido caldo della pentola e la riempie tutta, poi me la porge, dalla busta estrae un tubetto di gel lubrificante e mi porge anche quello.
-“Prima lubrificami bene l’ano, anche dentro, non vorrei sentire male” – così dicendo si appoggia sul bordo della vasca e sporge il culo all’infuori aprendosi le natiche con una mano.
Quel culo tondo e sodo offertomi così, in quella posizione, mi da il colpo di grazia ed il mio membro s’irrigidisce nei boxer.
Stappo il tubetto di gel, ne metto un poco sul dito indice e glielo passo sulla rosetta, ungendola per bene e massaggiandola, sento che il suo respiro accelera, quindi introduco il dito all’interno dell’ano, spingendolo fino a metà e lei emette un gridolino che non so se sia di dolore o di piacere, poi pian piano spingo tutto il dito all’interno per lubrificarlo e per saggiarne la resistenza; è stretto ma cedevole, d’altronde so che lei non disdegna di fare sesso anale sia con me che con suo marito.
Quando sento che lo sfintere si è ammorbidito ed il canale è ben unto, appoggio la punta della cannula al forellino e con un movimento lento ma deciso spingo piano per non farle male; entrati i primi cinque centimetri premo la pera per iniziare il lavaggio.
-“Mandala più a fondo non vorrei che il liquido uscisse fuori” – mi dice.
Allora spingo ancora di più fino a che tutta la cannula non è dentro di lei.
Intanto il membro mi è diventato così duro da farmi quasi male.
È incredibile sto sodomizzando mia cugina con una peretta!!!
Premo con forza la pera e tutta la camomilla entra dentro, quindi faccio per estrarla ma lei mi blocca.
-“Lasciamela dentro ancora un po’, così non corro il rischio di rigettare tutto fuori”.
Dopo alcuni minuti mi dice di estrarla, cosa che faccio molto lentamente facendola ruotare e quando è fuori vedo lo sfintere, un po’ beante, palpitare per poi richiudersi.
Si solleva e va sedersi sul water; io esco per lasciarle un po’ di privacy.
I rumori che sento sono inequivocabili: finalmente si sta liberando.
Io, intanto, mi massaggio l’uccello, duro come il legno, per darmi un po’ di sollievo; vorrei sfogarmi, ma sarebbe un peccato con mia cugina a disposizione e tutta nuda.
-“Massi, vieni” – mi chiama da dentro.
Entro e la vedo appoggiata al bordo della vasca.
-“Ne facciamo un’altra. Riempi la pera” – mi dice allargandosi le natiche con le mani.
-“Perché una non ti è bastata?” – le chiedo.
-“Sì mi sono liberata, ma voglio essere certa di scaricare tutto”.
Riempio la pera e ungo la cannula con il gel.
Lei è sempre lì, chinata e con le natiche allargate.
Punto la cannula sul buchetto e, questa volta, la infilo tutta fino in fondo con un movimento lento ma deciso.
-“Aaahhh…” – si lamenta.
-“Ti faccio male?” – chiedo.
-“No, no, continua”.
Inizio a far defluire il liquido nel suo intestino e mentre lo faccio noto, vista la posizione, che le labbra della sua figa sono turgide e semiaperte, mi sembra anche di scorgere al loro interno un luccichio di bagnato.
Quando tutto il liquido è finito, stavolta non aspetta e si siede sul water.
-“Non andartene rimani qui” – mi dice mentre sto per lasciarla sola.
Mentre la sento che si libera, lei mi guarda con uno sguardo languido.
Vedo che i suoi occhi si fissano sul bozzo dei boxer.
-“Vieni qui” – mi dice.
Mi avvicino e così, lei seduta ed io in piedi davanti, il bozzo è giusto altezza del suo viso.
-“Mi hai fatto un grande favore.” – mi fa guardandomi – “Come posso sdebitarmi?”
Non faccio in tempo a risponderle, che con un gesto rapido mi abbassa i boxer ed il mio cazzo scatta in alto davanti al suo viso.
Lo prende con una mano e depone un bacio sulla punta, poi, con una lunga leccata parte dalla base fino ad arrivare in punta, apre le labbra e ne ingoia una buona metà.
Inizia a pomparmi come una forsennata, ingoiandolo tutto fino alla base e facendomi sentire con la punta il fondo della sua gola.
Data l’eccitazione che già avevo non posso resistere a lungo e sento l’orgasmo arrivare velocemente.
Lei si accorge che sto per venire e si toglie l’uccello di bocca, lasciandomi a metà.
-“No, non venire così, aspetta” – si alza la e mi lascia con il cazzo in aria.
Si siede sul bidè e si lava accuratamente, poi si alza, mi da un bacio sulle labbra, si gira e si appoggia alla vasca inarcando il culo.
-““Riempimi tutta.” – mi dice con voce roca di desiderio – “Ora che è bello pulito, fammi un bel clistere di sborra”.
Non me lo faccio ripetere due volte, preso il gel la lubrifico per bene e poi con il cazzo duro come il marmo appoggio la cappella sul forellino, spingo piano e il glande supera lo sfintere e lei emette un gridolino.
-“Ti ho fatto male?” – chiedo preoccupato.
-“Un po’, ma ti prego non ti fermare per nessun motivo anche se te lo dovessi chiedere io”.
Spingo ancora ed entro dentro un altro po’, fino quasi a metà, quindi mi fermo per farla abituare.
-“Ti prego fammelo sentire tutto dentro”.
A questa sua richiesto non resisto più e comincio a muovermi avanti e indietro e a ogni colpo dentro di lei affondo sempre di più fino a quando il mio pube urta le sue natiche sode.
Incredibilmente, anche se non è la prima volta, Vanessa è riuscita a prendere tutto il mio cazzo nel culo senza sentire dolore.
Il suo respiro è accelerato e muove il culo venendo incontro alle mie penetrazioni.
Le cingo la vita con le braccia e la sollevo senza uscire da lei, mi giro e mi siedo sul bordo della vasca e la metto sopra di me in un perfetto smorzacandela.
Ora è lei che conduce il gioco con dei movimenti che si fanno sempre più veloci sino a quando non la sento irrigidirsi per l’orgasmo che la invade.
-“Sììì… Sììì… Vengooo… Godo col culooo…” – urla mentre dei tremiti le scuotono il corpo.
Anch’io sono arrivato al limite della resistenza, senza darle tempo di quietarsi, la sollevo e la metto poggiata sul bordo della vasca, con il culo sollevato e di colpo glielo rimetto dietro, questa volta senza tanti complimenti e dopo alcune pompate la afferro per i fianchi e comincio ad inondarle il culo con numerosi fiotti di calda crema.
Lei, che non aveva ancora finito l’orgasmo, riprende a godere.
-“Sììì… Cosììì… Riempimi tuttaaa… Ti sentooo… Caldo… Durooo… Oddio come godooo…”
Quando stremato mi accascio sulla sua schiena, lei, lentamente, si sfila il membro dal culo.
-“Ora mi tocca andare al bagno di nuovo” – dice sorridendo e senza vergogna si siede sul water e scarica quello che le ho messo dentro.
Una volta ripulitasi nel bidè, raccatta i suoi indumenti e si dirige in salotto; mi ripulisco anch’io e la raggiungo nell’altra stanza.
Mentre si riveste mi guarda ironicamente.
-“Certo che sei un bel porcellino.” – dice sorridendo – “Io ti chiedo aiuto perché ho un problema e tu ti approfitti di me”.
-“Ah è così.” – ribatto – “Tu vieni da me, ti fai fare un clistere, anzi due, in quel culo di marmo che hai, poi mi chiedi di sfondartelo ed il porcellino sarei io?” – e scoppiamo a ridere tutti e due.
Quando finisce di rivestirsi, mi saluta dandomi un bacio sulla guancia.
-“Ciao cuginetto, l’occorrente per i clisteri lo lascio qui da te, caso mai ne avessi ancora bisogno”.
Le apro la porta e lei se ne va svolazzante.

I commenti e i suggerimenti sono ben accetti, scrivetemi pure a miziomoro@gmail.com

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