i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Sono nuovo appena iscritto, con curisosità ho sempre letto racconti che stuzzicassero la mia fantasia e la mia immaginazione, finchè non ho deciso di provare a fare un lavoro mio.
Questo è quello che accaduto tempo fa i nomi sono stati cambiati ma i fatti sono realmente accaduti. Mi chiamo Mario ho 27 anni, sono uno studente di ingegneria, vivo nel sud italia, non sono il belloccio con cui si rimane a bocca aperta, sono alto 175 capelli neri, occhi castano chiaro, fisico normale con un pò di pancia un pene di normale dimensioni, 17 cm, ma particolarmente largo, almeno così mi è stato sempre detto.
Erano le 15 di un noioso mercoledì di agosto, l'afa era insopportabbile e la macchina dal meccanico non mi permetteva di trovare sollievo in un bagno a mare.
Stremato mi faccio l'ennesima doccia e porto a spasso il cane, un lungo giro nelle vie limitrofe alla mia pallazzina, fin quando sulla via del ritorno incontro una vicina di casa un normale saluto com'è buona educazione fare fra vicini, e risalgo al mio appartamento provando a immaginare qualcosa su come scappare dalla noia e dall'afa.
Passata una buona mezz'ora il citofono suona era appunto lei Carla la vicina prima incontrata, mi chiedeva aiuto per un problema nel contatore della luce, rispondo che sarei sceso volentieri a darle una mano, sono sempre stato un ragazzo felice nel poter aiutare le persone. Carla è una donna all'apparenza normale 36 anni occhi castani capelli neri, qualche chilo di troppo ma piacente ancora poteva dire il suo nonostante due gravidanze.
Appena sceso apro la sala in cui ci sono i contatori e noto che non vi era alcun problema, ma facendo finta di nulla esco e gli dico che tutto era risolto e dovrebbe essere tornata la luce nel suo appartamento.
Lei mi ringrazia e mi invita a prendere un caffè, io sapendo che lei avesse due figli e che convive col suo compagno rifiuto il suo invito, ma la sua insistenza mi fa desistere e così ci dirigiamo al primo piano dove appunto lei abitava. Entrando noto subito la povertà nell'arrendamento ma un certo stile e mentre prepara il caffè discutiamo del più e del meno fin quando non mi racconta che i suoi figli e suo marito sono in vacanza da sua suocera e che lei è dovuta rimanere a casa per accudire i genitori malati che abitavano nell'appartamento di fronte al suo.
Io racconto pure di vivere da solo in questo periodo sia mia madre che mia sorella sono partiti con un viaggio organizzato della parrocchia e io ho preferito rimanere a casa.
Mentre sorseggiavamo il caffè mi chiede se avessi una ragazza,le rispondo di no, sono uscito da un pò di tempo da una lunga relazione e ho sempre preferito non avere legami stabili con trovando nessuna ragazza che mi facesse decidere di andare oltre una normale frequentazione.
Lei dispiaciuta si avvicina e incomincia a dire che aveva smesso di sentirsi donna, i suoi figli gli rubavano tutto il tempo e il suo compagno era come non esistesse, aveva bisogno di qualcuno che tornasse a farla sentire donna.
Spiazzato dalle sue parole mi avvicino a lei e la bacio, le nostre lingue si intrecciano e le nostre mani esplorano i nostri corpi, travolti da un tornado di emozioni incominciamo a spogliarci, e qui faccio il passo più lungo una volta nudi la blocco e la faccio inginocchiare, le dico che se vuole che continuiamo quato gioco lei deve obbedire ai miei ordini deve saper diventare una brava troietta, deve essere mia.
Lei impaurita prova a divincolarsi ma la mia presa non glielo permette e allora accetta, prendo un pezzo di stoffa usato per asciugare le stoviglie poggiato nel tavolo accanto a noi e la bendo, gli ordino di aprire la bocca e con uno sputo la centro in pieno e senza neanche darle il tempo di ingoiare o lamentarsi le infilo il cazzo in bocca.
Lei incomincia a succhiarlo avidamente, si vedeva che da un pò non provava emozioni così forti, io non gli voglio rendere la vita facile e spingo col bacino provando a infilargli il cazzo fin giù nella gola, lei sopresa dai miei movimenti cerca di accompagnarli ma quando riesce a prenderlo tutto ecco che mi vomita tutto il caffè di sopra. Mortificata prova a scusarsi ma senza dargli il tempo glielo rificco di nuovo fino a dentro e stavolta sono io a dettare il ritmo, vedo che le lacrime nonostante la benda scendono sul suo viso che ormai è diventato di colore rosso acceso.
Finito questo trattamento la faccio alzare e la porto nella camera da letto la sbendo e la bacio, dopo di che da sola senza che le ordinassi niente si mette a pecora esponendo i suoi orifizi alle mie voglie, io non volevo che lei dettasse i tempi del gioco e con la scusa di avermi vomitato sul cazzo le dico che doveva essere punita, e senza darle il tempo di ragionare sulle mie parole la mia mano si infrangesse nel suo culo, un piccolo gemito misto di dolore ed eccitazione uscirono dalla sua bocca ed io continuai quel trattamento, dopo una ventina di colpi il suo culo era diventato rosso e i sui gemiti si erano trasformati in veri e propri lamenti, ha incominciato ad implorarmi di smettere che le facevo male, ma io continuai convinto che se avesse voluto si sarebbe spostata dasola in fondo era libera di muoversi come voleva non essendo stata legata.
Una volta finito il suo culo era rossissimo, la mia mano duoleva per i colpi assestati e il suo viso era rigato da numerose lacrime, non so che mi prese in quel momento ma volevo umiliarla ancor di piùle ordinai di girarsi e le chiesi se mai avesse leccato il culo di uomo, lei impaurita da questa mia domanda mi disse di no che le faceva schifo il sol pensare a una cosa del genere. Io la guardai e le dissi che ora sarebbe stato il momento di farlo e senza dile niente mi misi a pecora davanti a lei sapendo benissimo che si sarebbe avvicinata ormai era completamente mia.
Sentii la sua lingua scorrere sulle mie chiappe fin ad arrivare al mio buco, lì incominciò a leccare e dopo pocco tempo ci prese gusto fino a provare ad infilare la lingua dentro al mio culo. Io incominciai ad insultarla a farle vedere come da brava madre di famiglia era diventata una vacca lecca culi che godeva nel leccare il culo sudato e sporco di un uomo, una volta finito il suo lavoro mi girai e sputai sul suo viso dove si poteva vedere anche qualche perlo rimasto dal trattamento che prima aveva fatto al mio sedere, sapevo che eravamo sul punto di non ritorno e allora gli misi il cazzo di nuovo in bocca e incominciai a scoparla li ordinandole di toccarsi nel frattempo. Lei non se lo fece ripetere due volte e incomicomicio a succhiarlo fin quando non gli venni direttamente in gola. Lei tossì ma nonostante tutto riuscì ad ingoiare la sborrata appena ricevuta, ed io avvicinandomi a lei gli dissi testuali parole : " ora io me ne andrò e tonerò sopra a casa mia, se vorrai incominciare questo rapporto sappi che voglio che tu non abbia limiti, voglio che tu diventi la mia cagna e io il tuo padrone," lei non disse nulla, e mentre uscivo dalla porta di casa sua sentìì " padrone la mia famiglia torna fra due settimane", io sorridei e chiusi la porta certo che avrei sentito ancora il citofono suonare.
Questo è l'inizio, l'inizio di un breve e intenso rapporto, di come un ragazzo normale si è affacciato al mondo della sadomaso trovando una donna disposta a fargli da cagna.
Note finali:
Mi scuso per i vare errori lessici che potete trovare in questo primo capitolo.
Seguiranno altri capitoli con la descrizione delle avventure di quei giorni, intanto sono graditi vostri commenti.
Buona lettura