Questo racconto è frutto di fantasia e come tale va preso. Persone e luoghi sono inventati completamente
Mi chiamo Mariano e vi voglio raccontare di una scommessa iniziata 40 anni fa.
All’epoca avevo 17 anni ed ero stato bocciato al liceo scientifico, non avevo granché voglia di studiare però ero molto bravo a disegnare così decisi (o meglio decisero i miei) di mandarmi al liceo artistico sperando che facessi fruttare questa mia passione. Fui ammesso al secondo anno e, dato che ero nato a gennaio, in pratica avevo quasi due anni più di tutti gli altri, o meglio di tutte le altre.
La classe, me incluso, era infatti composta da 17 ragazze un ragazzo e me.
Dato che ero più grande ed anche ed anche belloccio mi sembrò di essere come una volpe in un pollaio. Aggiungiamo a ciò il fatto che sono anche molto ben dotato sia in lunghezza che in circonferenza ed il gioco era fatto. Non passò una settimana dall’inizio delle lezioni che una ragazza, Amelia, mi fece chiaramente capire che avrebbe gradito le mie attenzioni. Amelia la conoscevo già ed era cugina di una mia ex del liceo scientifico che frequentavo l’anno precedente. Aveva avuto informazioni su di me ed era curiosa di vedere il mio gingillo. Non scopammo ma ci divertimmo ugualmente poi lei dop 15 giorni si stufò ma mi fece una gran pubblicità fra le compagne tanto che dopo due giorni da che mi aveva lasciato Gianna mi invitò a studiare da lei. Venendo da una scuola di diverso tipo c’erano alcune materie in cui avevo grosse lacune e Gianna mi invitò per aiutarmi a recuperare. In effetti studiammo per un’ora poi Gianna, senza perdere tempo, mi mise la mano sul pacco ed iniziò a strofinarmelo. Tempo 5 minuti lo aveva in bocca e poco dopo mi chiedeva di leccarla passandomi al contempo un profilattico. Il primo anno la storia si ripeté diverse volte ed in pratica venivo considerato una specie di giocattolo dalle ragazze della classe che, quando qualche altra di classi diversa si avvicinava, facevano di tutto per allontanarla. A me la situazione non è che dispiacesse, anzi, e così accettai di buon grado di essere “nutrito” solo dalle compagne. Il tutto fu suggellato ad una festa di compleanno a cui parteciparono tutte, loro erano disponibili a farmi divertire ma io avrei dovuto evitare di andare con altre ragazze. A 17 anni gli ormoni girano a 1000 ed avere un harem a disposizione all’epoca mi sembrava una occasione irripetibile. Fra una sessione e l’altra riuscii anche a studiare e venire promosso direttamente senza passare dagli esami di riparazione. Il conteggio fu che a fine anno avevo assaporato 7 pesche diverse, alcune più volte (in particolare Gianna mi metteva sotto almeno una volta al mese). L’altro ragazzo per nulla geloso in quanto gay, mi reggeva il gioco ed eravamo diventati, oltre che compagni di banco, amicissimi. Un giorno mi chiese se anche lui avrebbe potuto avere un assaggio del mio amichetto. Stranamente la cosa non mi sconvolse per nulla, non mi attraeva baciarlo ma ero incuriosito di capire come lo succhia un uomo. Misi le cose in chiaro con Mario, non lo avrei baciato ma avrebbe potuto farmi dei pompini, per il resto avremmo visto al momento. Il pomeriggio che andai a casa sua ero molto nervoso, era primavera e lui abitava in una splendida villa con giardino e piscina, la stagione era già abbastanza calda e ci tuffammo a fare il bagno. Ad un certo punto io mi sedetti sul bordo e lui si avvicinò e mise la sua bocca a pochi centimetri dal mio uccello. Iniziò a carezzarlo da sopra i pantaloni e lui iniziò a gonfiarsi, mi tolsi i boxer che il mio uccello era ormai semi duro e lui iniziò un pompino leccandomi dalle palle a salire fino alla cappella che prima coprì con le labbra poi leccò ed infine iniziò a segarmi e leccarmi allo stesso tempo. Nessuna delle ragazze che avevo avuto in precedenza mi aveva mai fatto una pompa così. Gli scaricai in gola una quantità enorme di sperma e lui ingoiò tutto senza battere ciglio mentre con l’altra mano si segava.
Fece appena in tempo ad uscire dalla piscina per evitare che la sua sborrata sporcasse l’acqua.
Non disse una parola, io mi rimisi i boxer e poi ci mettemmo a studiare, o io almeno ci provai ma il pensiero era costantemente su quello che era successo prima. Lui mi guardò ed estrasse un tubetto di gel da un cassetto. “Vuoi provare anche il culo?” Semplice e diretto. Mi uscì un “perché no”. Ci spogliammo nudi e lui me lo fece tornare duro in un minuto. Poi mi istruì su come e cosa fare, unse il mio cazzo con il gel e ne mise un poco anche sul suo buco. “Fai piano, spingi gradualmente fino a che la cappella non è entrata poi fermati. Ho già preso altri cazzi ma il tuo è veramente grosso”. Seguii i suoi consigli e 10 minuti dopo lo stavo trombando a pecora affondando colpi lunghi e facendo sbattere le mie palle sulle sue chiappe. Lui mi incitava a fotterlo dicendo che era la mia troia ed io godetti dentro di lui che venne insieme a me segandosi.
Lo tirai fuori e mi accasciai esausto, lui instancabile invece me lo ripulì per bene. Ci riposammo 30 minuti poi lo inculai ancora una volta cambiando diverse volte posizione.
Quando mi accinsi ad andarmene lui mi fece l’occhiolino e mi disse che quanto era successo sarebbe restato fra di noi.
Tornammo alla vita di tutti i giorni, non ci capitò più occasione di trovarci da soli in intimità, in compenso con il passaparola avevo il mio bel da fare per gestire l’agenda.
All’inizio del 5 anno le uniche due con cui non avevo fatto nulla erano Elena, la più bella della classe fidanzatissima con uno più grande di lei di due anni ormai all’università e Monica una ragazza timida, sovrappeso femminista e sempre incazzata. Ci giravamo alla larga perché lei era l’unica che trovava quel patto squallido.
Io con Elena ci avevo anche provato ricevendo un mazzo di due di picche, lei mi diceva che lei era a posto con il ragazzo che aveva e che le altre che man mano si stavano sistemando erano più che sufficienti. In effetti il quinto anno lo passai quasi a stecchetto, perlomeno in rapporto agli anni precedenti.
Poi ci fu la gita scolastica, meta Parigi 4 giorni fuori casa e soprattutto 3 notti.
Sapevamo tutti che era l’ultima occasione per stare insieme allegramente poi la maturità e le strade che si sarebbero separate. Eravamo euforici, qualche canna e tanto alcool avevano fatto il loro lavoro e così, l’ultima notte, senza nemmeno sapere come mi ritrovai nella stanza con Elena e Monica.
Elena aveva scoperto prima di partire che il suo ragazzo all’università lontano dalla città, aveva una relazione con una compagna di corso. Non la aveva presa bene ed io, dall’inizio della gita, avevo provato a consolarla cercando al contempo di provarci per un’ultima volta.
Come dicevo mi trovai nella stanza con le due ragazze una depressa tenuta su dai fumi di alcol e canne (a cui fra l’altro era poco abituata) e l’altra che invece reggeva benissimo il fumo. Facemmo una specie di gioco della verità, il giorno dopo lo avremmo passato sul bus ed avremmo avuto tempo per riposarci.
Non so come mi ritrovai a dover pagare una strana penitenza, Monica tirò fuori dalla sua borsa uno strap-on e mi disse: “adesso le paghi tutte, ti sei fatto tutte le nostre compagne di classe tranne Elena e me, verrai punito per questo”. Pur obnubilato da fumo ed alcool non capivo che colpa avessi visto anche che per la maggior parte erano state loro a cercarmi e provai a dirlo ma non ci fu verso. Potevo uscire dalla stanza e tornare nella mia oppure vedere cosa sarebbe successo e provare una nuova esperienza.
In breve fui nudo. Elena mi disse: “voglio farla pagare a quel bastardo del mio ex, stasera te la darò”.
La decisione divenne un po’ più facile anche se prenderlo nel culo non era la mia massima aspirazione.
Elena era scatenata, me lo prese in bocca e fece cenno a Monica di avvicinarsi: “fammelo insalivare prima di inculare Mariano. E così iniziò un sontuoso doppio pompino. Quando fui pronto si mise a gambe larghe e mi indicò che voleva la sua parte e così mi piegai su di lei. Monica ne approfittò e si mise dietro di me e mi deflorò con un colpo secco. Un dolore lancinante perché la saliva si Elena non è che avesse reso il dildo particolarmente scivoloso. Elena mi schiacciò subito la faccia sulla sua figa per soffocare il rumore e dopo 5 minuti di solo bruciore iniziò a piacermi quel movimento.
Elena nel frattempo era pronta e si mise a pecorina e io, sempre con Monica alle spalle, appoggiai il mio uccello sulla sua spacca dopo aver calzato un profilattico. Eravamo come un trenino, il colpo partiva da Monica ed arrivava fin dentro la pancia di Elena.
Poi Elena disse a Monica di lasciarmi andare, mi fece sdraiare e si calò su di me, Monica si tolse lo strap-on e fece una cosa che mai mi sarei aspettato: mise la sua figa sulla bocca così chela potessi leccare. Mentre Elena si scopava, Monica oscillava sopra di me incitandomi a tirare fuori la lingua. La prima a venire fu Monica che poco abituata a questo tipo di sollecitazioni ci mise poco più di 5 minuti, fu poi la volta di Elena e poco dopo pure io esplosi dentro di lei.
Crollammo storditi e stupiti da quanto successo nell’ora precedente, ci addormentammo io in mezzo alle due ragazze.
Fummo risvegliati dal telefono verso le 5 e mezza, la sveglia per tutti era alle 6, Mario mi chiamò per farmi rientrare in camera e preparare la borsa per evitare che i prof ci beccassero. Mi rivestii velocemente e sgaiattolai fuori. Mario da bravo amico aveva già preparato quasi tutto feci una doccia rapida ed in 5 minuti anche la mia borsa fu pronta.
“Come è andata?” mi domandò Mario. Troppo lunga da raccontare in poco tempo, quando saremo tornati a casa ti verrò a trovare.
Per tutta la mattinata del viaggio di ritorno quasi tutti dormimmo con gioia dei professori che ci avevano accompagnato. Nessuno si era fatto male e finalmente anche loro potevano un po’ rilassarsi.
Arrivati a casa di giovedì sera il giorno dopo a scuola, nella nostra classe era tutto un rimembrare i momenti più divertenti della gita e la mattinata passò velocemente con i professori che spiegarono pur sapendo che poco ci sarebbe rimasto entrato in testa.
Il pomeriggio andai da Mario e gli raccontai tutto, lo ringraziai e gli dissi che ero debitore nei suoi confronti e che ora, che avevo provato a prenderlo pure io, mi sembrava giusto ricambiargli il favore. Ci allacciammo prima in un 69 poi lui si sdraiò dopo essersi unto ed avermi lubrificato l’ano.
“Calati tu così potrai dosare quanto prenderne”.
Il cazzo di Mario era abbastanza normale, decisamente più piccolo del mio ma in linea con lo strap-on che mi aveva deflorato per la prima volta. Lo presi tutto senza sentire dolore ed iniziai a cavalcare quell’uccello mentre il mio si raddrizzava velocemente e Mario iniziava a segarmi.
Mario dosava le smanettate al mio cazzo sulla base del suo piacere e fu bravissimo a trovare i tempi. Venne proprio mentre mi esplodeva nel culo e fu una sensazione strana ma appagante.
Non fui così porco come lui e non gli presi in bocca il cazzo dopo che era stato nel mio sfintere mentre invece lui mi ripulì per bene da tutta la sborrata che avevo sulla pancia, poi dovetti scappare in bagno perché il suo sperma iniziava a colarmi lungo una coscia.
Fu l’ultima volta che facemmo sesso insieme, anche le ragazze smisero di venirmi a cercare dopo che Monica ed Elena avevano raccontato cosa era successo l’ultima notte della gita.
La maturità ci vide tutti promossi, ci ritrovammo tutti quanti per un weekend a Rimini dove facemmo bisboccia prima di salutarci per l’ultima volta.
A settembre sarei andato all’università in una città lontana dalla nostra e nessuna delle mie compagne sarebbe venuta lì.
A volte ripenso a questi anni e mi si illuminano gli occhi, la spensieratezza del teenager ha pasciato il posto all’uomo che ora lavora, ha una famiglia e dei figli.
I miei sono morti ormai da qualche anno e non sono più tornato nella città di origine. Una volta all’anno le mie compagne si ritrovano per ricordare i tempi andati ma evito e sul gruppo WA della classe scrivo veramente poco unendomi agli auguri. Nessuna delle compagne e nemmeno Mario mi cerca ma è meglio così.



Stupendo quando lo continui con la 3°parte Ti lascio la mail se mi vuoi contattare apaperina758G@yahoo.com
Ciao William... Dunque, posso onestamente dirti che non ho piani precisi per un eventuale prequel sebbene l'idea mi stuzzichi. Tuttavia…
Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie