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Quella notte ci fu un violento temporale con lampi e tuoni che mi tennero sveglia. Avendo dormito poco non vedevo l‘ora di portare i bambini a scuola per poi rientrare presto e riposare un po’.
Al rientro notai che la porta che portava in cantina era aperta. Di solito era sempre chiusa e Giacomo costituiva la chiave. Stavo per andare verso l‘ascensore quando udì dei rumori provenire dalla cantina. Non so dire perché lo feci, ma mi avviai verso la scala che porta giù. Presi il cellulare, avviai la torcia e iniziai a scendere. Chiamai Giacomo ma non ebbi risposta. Solo la luce d’emergenza illuminava l’ambiente. Arrivata in fondo notai che c’era dell’acqua sul pavimento. Poi udì dei rumori metallici provenire dal fondo. In quell’istante pensai al diavolo la cantina, la luce e tutti quanti. Feci per voltarmi e tornare indietro, ma mi ricordai dei mobili antichi che mi lasciò mia nonna e del fatto che l’acqua gli avrebbe potuti rovinare. Presi coraggio, mi tolsi le scarpe e con i piedi nell’acqua gelida mi avviai verso il box.
Trovandomi difronte al box, notai uno scalino che teneva l’acqua fuori dalla mia cantina. Tirai un sospiro di sollievo Feci per girarmi e tornare indietro quando venni afferrata per un braccio e tirata dentro il box. Per lo spavento feci cadere il cellulare per terra. La luce illuminava il box. Giacomo cosa fa qui. Lasciami andare, dissi. Lui resto in silenzioso a fissarmi senza dire niente. Mi liberai dalla morsa al braccio e mi abbassi a raccogliere il cellulare. In quell’istante mi senti una mano sul sedere. Smettila maiale dissi. Figuriamoci se l’avrebbe fatto. Con l’altra mano mi avvinghiò da dietro e iniziò ad accarezzarmi il seno. Lasciami subito o grido. Dai grida pure mi disse mentre continuava a toccarmi. Guarda che lo faccio e finisci nei guai. Mi mise una mano in mezzo alle gambe e mi accarezzava la fica da sopra le mutandine. Mi stavo bagnando e lui se ne accorse. Con le dita le spostò e mi infilò un dito dentro. Smettila ansimai. Lui estrasse il dito e lo portò alla mia bocca. Iniziai subito a leccarlo e succhiarlo. Ora non vuoi più gridare puttana, mi disse. Allora vattene e mi spinse via da lui. Ero frastornata e stavo per andarmene. Poi mi girai verso di lui e lo guadai fisso negli occhi. Cosa vuoi perché non vai via. Era quello che volevi, disse lui con voce ferma. Ero confusa, bagnata, un po impaurita ma anche tanto eccitata. Mi avvicinai a lui. Lo abbracciai e gli sussurrai all’orecchio, fottimi, Giacomo fottimi.
Mi caccio la lingua in bocca e mi baciò con foga. Mi apri la camicetta e mi afferrò le tette stringendo forte. Era infuocato e io in estasi. Non capivo niente. Il mio corpo tremava ed era desideroso di essere presa lì con tutta quella foga. Mi prese la testa e mi spinse verso il basso. Si aprì i pantaloni e tirò fuori il suo cazzo tutto duro. Feci per prenderlo, ma lui me lo ficcò in bocca fino alla gola. Stavo per soffocare e tutta la saliva lo bagnò per bene. Poi inizio a scoparmi la bocca. Sentivo la mi fica bagnarsi sempre di più e presi a toccarmi.
Stavo godendo, mi sentivo usata ma allo stesso tempo molto eccitata. Stavo per venire quando mi afferrò per i capelli mi tirò su. Mi mise a novanta gradi su delle casse. Mi abbassò le mutandine e da dietro iniziò al leccarmi la fica. Stavo godendo da Dio.
Implorai di scoparmi. Lui si alzò e mi mise in posizione dietro di me. Dimmelo di nuovo disse. Cosa chiesi io. Arrivo uno schiaffo fortissimo sul culo che mi fece gridare. Dimmelo disse lui ancora.
Fottimi Giacomo esclamai. Solo una cosa, non il culo. Mi fa ancora male. Lo senti sghignazzare. Poi portò il su cazzo all’entrata della mia fica e affondò con un colpo secco. Rimasi senza fiato per un instante. Poi iniziò a scoparmi forte. Dopo pochi colpi raggiunsi il primo orgasmo. Ero in estasi. Più godevo più Giacomo mi scopava.
Mi afferrò per i capelli e mi disse; ti fotto meglio io che il tuo comandante. Ebbi un’altro orgasmo. Dimmi che tuo marito non ti scopa così. Non risposi. Lui mi afferrò le tette e le strizzò forte. Mi faceva male e le gambe stavano cedendo. Come mi scopi tu non lo fa nessuno gli dissi. Lo senti irrigidirsi e un’ondata calda mi stava riempendo. Rimase dentro di me per qualche istante. Sentivo il suo cazzo pulsare. Quanto uscì, rimasi esausta sopra le casette. La mia fica grondava di umori e sperma. Ci misi qualche minuto a riprendere le forze. Quando mi ricomposi vidi Giacomo soddisfatto.
Dopo poco aprì la porta del box e disse, ora ho da fare, vai via troia.

Giggio_30

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