Mi sveglia la luce del sole, che entra tra le imposte che abbiamo dimenticato di chiudere.
Alessandra dorme tranquilla accanto a me, il corpo nudo rilassato nel sonno è illuminato da un raggio di sole.
I lunghi capelli sparsi sul cuscino, il viso rilassato ha un’espressione dolcissima, che la rende ancora più bella, le mammelle appoggiate una sull’altra nella posizione sul fianco, sono belle tonde senza accenno di pieghe, una gamba piegata evidenzia la curva dei fianchi e del sedere.
-“Dio com’è bella!!!” – penso – “Come le voglio bene, anzi, la amo!!!”.
Penso, anche, a come sarà la nostra vita rientrati a Roma; non possiamo certo avere una relazione aperta davanti a tutti, soprattutto con i nostri genitori, ed il pensiero mi rattrista non poco.
Silenziosamente mi alzo e vado in bagno.
Quando rientro lei ha gli occhi aperti ancora appannati dal sonno.
-“Buongiorno.” – la saluto – Ti ho svegliata io?”
-“Mi ha svegliata la tua mancanza accanto a me” – risponde con voce impastata.
Mi chino su di lei e la bacio; la sua bocca, nonostante il sonno, ha un sapore dolcissimo.
-“Vuoi dormire ancora un po’?” – le chiedo sulle labbra.
-“No, non voglio perdere tempo a dormire.” – risponde tirandosi su – “Voglio godermi ogni attimo di questa nostra vacanza”.
-“Dai, allora, vestiti e scendiamo a fare colazione”.
Scende dal letto, si dirige verso il bagno ed io mi godo lo spettacolo del suo corpo nudo illuminato dalla luce solare; non c’è bisogno di dire che ho un’erezione istantanea.
-“Ehi, cos’è erezione mattutina?” – chiede sorridendo, accorgendosene quando rientra.
-“No, è un’erezione per la più bella sorella del mondo” – rispondo.
-“Dai, vestiamoci ed andiamo a fare colazione, ho fame”.
-“Anch’io, ma di te”.
Mi sorride, compiaciuta del complimento.
La colazione è pantagruelica, latte, yogurt, biscotti e dolci fatti in casa, tutti prodotti con le cose che i proprietari coltivano nelle loro terre.
Quando siamo sazi parliamo di come trascorrere la giornata e decidiamo di visitare un po’di luoghi dello splendido Parco delle Cinque Terre.
Per farlo, però, dobbiamo trovare delle calzature adatte per Alessandra, visto che lei ha portato solo scarpe col tacco alto.
Chiediamo allora consiglio a Francesca.
-“Sì,” – ci dice – “ a Monterosso c’è un negozio, si chiama Bazar, che ha di tutto e dovrebbe essere aperto anche la domenica. Comunque ora faccio una telefonata per accertarmene”.
-“Sì, è aperto fino all’una” – dice tornando.
-“Bene,” – dico io – “allora è deciso giornata agreste. Francesca potrebbe prepararci qualcosa per un pranzo al sacco?”
-“Certamente. vi farò trovare tutto pronto per quando scendete. A proposito,” – continua – “non perdetevi di andare a fare la passeggiata della Via dell’Amore a Riomaggiore”.
-“Via dell’Amore? Cos’è?” – chiede Ale.
-“È un sentiero a picco sul mare, di circa un chilometro, che da Riomaggiore conduce a Manarola, è una camminata facile e a senso unico, ma molto suggestiva. Voi lasciate l’auto a Manarola e con la strada pedonale andate a piedi fino a Riomaggiore, da li, accanto alla stazione ferroviaria, prendete la Via dell’Amore e tornate a Manarola. È una passeggiata fantastica!!!”.
-“Daccordo, allora andiamo a prepararci” – faccio io alzandomi.
Quando siamo pronti, Francesca ci fa trovare uno zaino termico pieno di prelibatezze, comprese una bottiglia d’acqua ed una di bianchetto, ben ghiacciato,
Seguendo le sue indicazioni troviamo il Bazar, che è veramente come un bazar levantino, pieno di ogni genere di articoli.
Compriamo un paio di sneakers e dei calzini per Ale e, visto che ci siamo, acquisto anche delle scarpe da trekking e calze per me.
Come ci ha consigliato Francesca ci dirigiamo verso Manarola, fermandoci spesso ad ammirare dei panorami mozzafiato.
Anche la camminata sulla pedonale fino a Riomaggiore è abbastanza agevole e giunti all’ingresso, facciamo il biglietto e ci avviamo lungo la Via dell’Amore.
È vero!!! È una bellissima passeggiata su un sentiero tagliato nella scogliera a, circa, una trentina di metri, a picco sul mare.
Molto suggestivo!!!
Suggestionati dal nome, lo percorriamo abbracciati, proprio come due innamorati, quali siamo.
Giunti a Manarola, riprendiamo l’auto per continuare il nostro tour tra le bellezze di questo territorio.
Trovata una piazzola di sosta attrezzata, diamo fondo alle delizie preparateci da Francesca e ci riposiamo all’ombra degli ulivi.
Quando rientriamo siamo stanchi ma felici della giornata passata.
In camera, mentre ci spogliamo, noto che le gambe di Ale, che anche oggi indossava gli shorts di jeans, hanno assunto un colore dorato ed anche le braccia ed il viso si sono coloriti.
Dopo la cena, solitaria visto che l’altra coppia è ripartita nel pomeriggio, ci concediamo un meritato riposo sul dondolo della terrazza, sorseggiando un bianco ben freddo.
-“Da domani tutto questo finirà” – dico con un velo di tristezza.
-“Perché?” – chiede lei.
-“Beh, qui non ci conosce nessuno e passiamo per una coppia, in città abbiamo delle conoscenze, soprattutto i nostri genitori, non possiamo mantenere una relazione aperta”.
-“E chi lo dice. Siamo fratello e sorella, tu hai il tuo appartamento, io ho il mio, che male c’è se uno di noi due va a trovare l’altro e, se si cena assieme e si fa tardi, cosa c’è di male a restare a dormire a casa di uno o dell’altra. E se poi decidiamo di fare un viaggetto assieme, qualcuno ci può rimproverare?”.
La guardo stupito dal suo ragionamento, che non fa una piega.
-“Certo che in questi giorni oltre che una troietta, se diventata anche diabolica”.
-“Mai sottovalutare il lato segreto di una donna e, poi, non sono diabolica, sono innamorata” – dice guardandomi fissa negli occhi.
-A proposito di amore…” – continua prendendomi una mano.
La porta sotto la gonna del vestito, dove scopro sorpreso che non indossa intimo, e l’appoggia sulla sua fica, già umida e calda.
-“Senti come la mia micetta reclama un po’ di attenzioni e d’amore?” – sussurra strofinandosela sulle labbra intime.
Faccio scivolare il dito medio tra quelle labbra gonfie di desiderio e prendo a mandarlo su e giù carezzando al contempo il clitoride che si gonfia al mio tatto.
Ale ha un sobbalzo, come fosse attraversata da una scarica elettrica, gira il volto verso di me, mi mette una mano dietro la nuca e mi attira a se baciandomi con passione.
Mentre continuo a masturbarla col dito e ci baciamo, con l’altra mano le prendo un seno e lo stringo dolcemente, sentendo sul palmo il capezzolo duro come un sassolino.
Continuiamo il nostro petting incuranti che possa venire qualcuno, fino a quando lei si stacca dal bacio ansimando.
-“Dai fratellino… Continua così… Mi fai godere… Continua che sto per venire…” – sussurra a bassa voce.
Ancora qualche carezza e la sento irrigidirsi ed iniziare a tremare.
-“Uuuhhhmmm…” – mugugna, lasciandosi andare all’orgasmo e mordendosi le labbra per non gridare.
La mia mano si bagna di un rivolo di caldi umori che fuoriescono dalla sua fighetta.
Quando si calma un po’, estraggo la mano da sotto il vestito e la porto alle labbra, leccando il dolce nettare del suo godimento.
-“Ora è lui che ha bisogno di attenzioni” – dice stringendo la mano attorno alla mia durissima erezione.
Traffica con la zip dei pantaloni e mette la mano dentro, abbassa l’elastico dei boxer ed estrae il mio membro.
Lo tira fuori dai pantaloni ed inizia un lento su e giù, poi si china sul mio grembo e sento la cappella avvolta dal calore umido delle sue labbra.
La mia testa scatta all’indietro sospinta dal piacere che mia sorella mi sta dando.
-“No… No, Ale fermati… Può venire qualcuno…” – le dico in un rigurgito di prudenza, mentre la mia mano, tra i suoi capelli, la spinge verso il basso e sento la cappella che tocca il fondo della gola.
Lei non mi ascolta e continua il pompino, regalandomi sensazioni stupende, finché al limite del parossismo vengo, riversandole in gola lunghi fiotti di sperma, che lei ingoia senza perderne neanche una goccia.
Quando finisco di venire, Ale si alza e mi bacia continuando ad accarezzare l’uccello ormai barzotto.
-“Non credere che sia finita qui.” – mi dice sulle labbra – “Andiamo in camera, ho ancora voglia di te”.
Quando arriviamo in camera si toglie il vestito lasciandolo cadere a terra e, nuda, si dirige in bagno.
Mentre è in bagno mi spoglio anch’io e, quando esce, è il mio turno ad entrare.
Mentre faccio le mie abluzioni, la mia attenzione è attratta da un flacone di bagnoschiuma che è sul lavabo.
È un tubo di una quindicina di centimetri, per un tre di diametro, il cappuccio ha una punta arrotondata, allora mi viene un’idea balzana.
Lo prendo e dopo averlo lavato per bene, me lo metto nella tasca dell’accappatoio.
Rientro in camera; Ale ha spento la luce, lasciando accese solo le due piccole lampade dei comodini ed è sdraiata, nuda, sul letto, in posa lasciva.
Mi tolgo l’accappatoio e, senza farmi vedere, metto il flacone sotto al cuscino.
Come mi sdraio, Ale si gira e si mette a metà sdraiata su di me.
Inizia a baciarmi gli occhi, le labbra, il collo, scendendo sempre più in basso, strusciandomi le sue fantastiche tette sul torace, mette una gamba sopra le mie e mi fa sentire il calore della sua fighetta sulla coscia.
Con quel trattamento non ci vuole molto affinché il mio membro torni dritto e duro.
Mentre continua a baciarmi, lo avvolge nel palmo della mano ed inizia una lenta masturbazione.
Quando pensa che sia della giusta consistenza, si mette a cavallo delle mie cosce e prende a farlo passare tra le sue labbra intime, già bagnate di rugiada.
Dopo un po’ di quel trattamento, si solleva sulle cosce, lo punta all’apertura della fica e lentamente si lascia calare impalandosi completamente.
-“Aahh… Bellooo… Duro e grossoo…” – sospira.
Inizia una lenta cavalcata, mentre io le prendo le tette e stringo i capezzoli tra le dita.
-“Sììì… Cosììì… Stringiliii… Fammi maleee… Mi piace quando mi strizzano i capezzoliii…” – fa con un urletto.
Mentre lei si gode la cavalcata, con la testa all’indietro e gli occhi chiusi, io prendo il flacone da sotto il cuscino, lo apro lasciando un attimo le sue tette, prendo un po’ di bagnoschiuma sulle dita e lo richiudo.
Appoggio il flacone a fianco a me, riprendo con una mano una tetta, mentre l’altra la passo dietro di lei, a raggiungere il suo forellino nascosto.
Inizio a spalmare il liquido in mezzo alle natiche, prendendo cura di bagnare bene l’ano, che sento morbido e cedevole.
Sentendo il liquido fresco tra le natiche, Ale si ferma e guardandomi mi chiede:
-“Cosa stai facendo? Cosa mi hai messo dietro?”.
-“Non ti preoccupare, fidati di me, rilassati e goditi la scopata”.
Tranquillizzata dalle mie parole, riprende a cavalcarmi a ritmo sostenuto.
Io continuo, intanto, a massaggiare il buchetto ed a saggiarlo con le dita.
Quando lo sento allargarsi morbido, prendo il flacone, ne posiziono la punta contro il forellino e con una spinta ne faccio penetrare una metà nel suo retto.
-“Aaahhh… Cosa mi hai messo dietro?” – chiede con un urletto.
-“Tranquilla, non è niente. Ora ti faccio provare cosa si sente con una doppia penetrazione. Scommetto che anche questo non lo hai mai fatto”.
Detto questo mi sollevo un poco e prendo tra le labbra un capezzolo ed inizio a succhiarlo, mentre con l’altra mano prendo a far scorrere il flacone fuori e dentro.
Non ci vuole molto che mia sorella, riempita e stimolata, sia davanti che dietro, si lasci andare ed inizi a godere di queste sensazioni del tutto nuove per lei.
Anch’io, all’idea di aver riempito completamente Ale, percependo lo strofinio del cazzo contro il flacone attraverso il sottile lembo di carne che li divide, sto andando velocemente verso il punto di non ritorno, ma non voglio godere così, ho un’altra idea.
Non faccio in tempo a realizzarla che Ale inizia a tremare e a godere.
-“Ooohhh mamma miaaa… Non ce la faccio piùùù… Porcooo… Mi stai scopando ed inculandooo… È bellissimoooo… Devo godereee… Gododooo…” – urla lasciandosi andare all’orgasmo e riversando un fiume di umori sul mio ventre.
Approfittando del suo climax, mi tolgo da sotto e la rovescio sul letto, ancora tremante nell’orgasmo, mettendola a pancia sotto.
-“Perché? Perché ti sei toltoooo…” – singhiozza.
-“Non ti preoccupare, adesso riprendiamo e ti farò godere più di prima” – la consolo baciandole la schiena.
La prendo per i fianchi e le faccio sollevare il culo, mettendola a pecorina con le mani appoggiate alla spalliera del letto.
Baciandole le natiche, gliele apro; il flacone è ancora infilato nel suo orifizio.
Lentamente glielo sfilo, lasciando l’ano aperto.
Prima che possa richiudersi, appoggio il glande contro e con una spinta faccio penetrare una buona parte del cazzo nell’antro bollente,
-“Aaahhh…” – grida, considerata la differenza di diametro rispetto al flacone, ma non credo sia un grido di dolore, più di sorpresa.
-“Era questo che volevi, maiale.” – dice girando la testa a guardarmi – “Volevi incularmi tu, porco”.
-“Zitta e buona sorellona e goditi questo bel cazzone nel culo” – le dico prendendola per i fianchi e cominciando a pomparla.
Ale tace, ma mentre la inculo, prima lentamente, poi con più foga, sento che mormora qualcosa ed il suo respiro diviene affannoso ed il suo sfintere si ammorbidisce sempre più.
Quando il suo corpo inizia a tremare nei prodomi dell’orgasmo, riprendo il flacone, allungo la mano davanti e con un sol colpo gliene infilo un bel pezzo nella fica.
-“Aaahhh… Ma cosa fai… Così mi sventri…” – urla.
-“Buona, vedrai che tra un po’ ti piacerà” – dico carezzandole la schiena.
Ed è così, dopo qualche altro affondo davanti e dietro, sento che ricomincia ad ansimare, con la bocca aperta; allora mi viene un’altra idea.
Con l’altra mano. prima le carezzo il seno stringendole il capezzolo, come piace a lei, poi mi allungo e le metto il pollice in bocca.
Per riflesso, lei stringe le labbra attorno al dito ed inizia a succhiarlo, come se fosse un terzo cazzo da far godere.
-“Mmmhhh…” – mugugna a bocca piena, mentre il suo corpo vibra scosso dai brividi di piacere.
Ogni volta che estraggo il flacone dalla fica, un getto di umori mi bagna la mano, i suoi muscoli anali si allargano e si stringono attorno al mio cazzo, massaggiandolo come un morbido e caldo guanto di velluto.
Ale sta godendo senza soluzione di continuità, in orgasmo lungo e vibrante; ma anch’io sono giunto al limite.
-“Aarrgghh…”.
Con un grido che sembra più un muggito, mi pianto a fondo nel suo retto, le artiglio i fianchi ed comincio a venire, riversandole non so quanti schizzi di calda sborra nell’intestino.
Quando smetto di venire, ancora immerso in lei, mi appoggio sulla sua schiena, mentre lei si lascia andare, distesa sul letto.
Non riusciamo a parlare, abbiamo entrambi il fiatone.
Lentamente il mio membro perde rigidità e scivola fuori.
Solo allora lei si rianima; si toglie da sotto di me, scende dal letto e con una mano tra le natiche corre in bagno.
I rumori che sento sono inequivocabili; si sta liberando del carico che le ho riversato nel corpo.
Do un’occhiata al lenzuolo; una larga macchia di bagnato si allarga nel punto in cui lei aveva la fica, allora mi sposto nel lato asciutto.
Quando torna vedo che ha un’espressione provata sul viso.
Si stende accanto a me, evitando la parte umida, ed appoggia il capo sulla mia spalla.
-“Quanta me ne avevi data, un vero e proprio clistere” – mormora.
Le do un bacio tra i capelli sudati ed un altro sulla fronte.
-“Ora posso dirlo con certezza,” – continua – “un piacere così intenso e sconvolgente non l’ho mai provato. Mi sento distrutta, svuotata, ma sono felice”.
Solleva il viso e mi da un bacio sul mento, io abbasso il viso e cerco le sue labbra e ci scambiamo un dolce bacio che sa d’amore.
Spossati dalle fatiche d’amore, veniamo colti, all’improvviso, dal sonno e ci addormentiamo abbracciati.
continua…
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