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La cameriera della trattoria dei camionisti – cap. 11

By 24 Settembre 2026No Comments

La vacanza proseguì per tutta la durata con lei che la notte la passava con i due marpioni e tornava cotta ed impiastricciata. Una volta era talmente appicicosa che le domandai cosa fosse successo e Simona, candidamente, mi confessò che ai due marpioni si erano uniti lo zio, il socio ed un paio di giovani camerieri particolarmente dotata. Ormai era talmente aperta che o si faceva scopare da un supercazzo o doveva farsi riempire la fica da due uccelli contemporaneamente. Il mattino successivo a colazione mentre Simona ancora un po’ dolorante nelle parti intime era seduta al tavolo, arrivarono i due amici. Era il giorno prima della nostra partenza. Si sedettero e, quando mi sedetti anche io, tirarono fuori una busta molto gonfia, formato A4.
“Apritela quando sarete in stanza, siamo sicuri che vi farà piacere” disse il primo.
Il secondo aggiunse, “noi fra poco partiamo e così per ieri sera abbiamo organizzato un festino con Simona al centro dell’attenzione. Ormai è talmente sfondata che un cazzo solo non lo sente più a meno che sia veramente gigantesco. Di buono è che apprezza di essere presa da due uccelli in contemporanea e ieri sera è stata super. Roberto (lo zio) sapendo della nostra idea di metterla al centro di una gang bang ha preparato una specie di imbragatura sospesa. In questo modo prima si è infilata queste strisce di cuoio quindi si è calata sul mio uccello. Il mio socio subito le ha infilato il suo ed abbiamo iniziato a pomparla facendola mugolare come una gattina. Il bello è che è sempre bagnatissima segno che le piace proprio. Gli altri 4 erano davanti a lei e li alternava in bocca e nelle mani fino a quando uno dei camerieri, quello più piccolo ed agile, è venuto dietro e le ha infilato il cazzo nel culo. Posizione scomoda per noi che eravamo dietro di lei ma che le ha consentito di avere 6 cazzi in contemporanea, i 3 nei buchi sotto e uno per mano oltre a quello in bocca. Gianni il cameriere asinino le ha affondato il cazzo in gola quasi fino a soffocarla dando il tempo con la mano sulla testa. La cosa è durata non più di un paio di minuti perché dietro non se la facevano poi ci siamo scambiati più volte ed ognuno di noi ha avuto la possibilità di riempirla in ogni orifizio da tanto era aperta”.
Ero in stato catatonico, basito ed eccitato, mi immaginavo la scena ed avrei voluto essere lì per vederla e farmi un mazzo di seghe. Simona invece indifferente alle parole che la descrivevano come una troia laidissima spalmava la marmellata nella brioche e poi, con fare voluttuoso leccava il cornetto a pochi centimetri dalla bocca.
Uno dei due si alzò e subito l’altro lo segui dicendoci che però, se avessimo avuto piacere e visto che non abitavano lontani dalla nostra città, avrebbero fatto volentieri fatto delle “visite di cortesia”.
Terminammo colazione, stavo per aprire la busta ma Simona mi fermò: “dopo, in camera”.
Quando fummo nella nostra stanza aprii la busta, era piena di banconote e di fotografie polaroid. Tutto quello che mi era stato raccontato era ampiamente documentato.
Mi sedetti sul letto perché le gambe mi cedettero.
“Guardale con calma” disse Simona e si inginocchiò fra le mie gambe iniziando a spompinarmi. Durai meno di un minuto ma la sua lingua era talmente piacevole che l’uccello non si ammosciò ma fu preso da nuovo vigore. A quel punto Simona si mise a pecorina e mi disse: “ti consiglio di mettermelo nel culo perché davanti nessuno dei due probabilmente sentirebbe molto”.
La inculai con ferocia cercando di sfondarla ma c’ea ben poco da sfondare. Lei si sgrillettava e mi incitava a riempirla ed io le vomitai addosso l’intero vocabolario degli appellativi che si usano con le donne di facili costumi. La cosa sembrava piacerle ed iniziò a squirtare. Le venni nel culo scaricandomi le palle nuovamente.
Quando ebbi finito, l’uccello stavolta moscio, fu ripulito da Simona che si avviò verso la doccia invitandomi a seguirla. Sotto il getto caldo ci abbracciammo e baciammo teneramente con lei che non finiva di ringraziarmi per averle lasciato sfogare i suoi istinti fino in fondo.

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