i racconti di Milu
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Il coltello, guidato dai novelli sposi, affondò nella torta candida rompendone la superficie liscia e perfetta. Allo stesso modo lo sguardo di lui, affilato e penetrante tanto quella lama, posandosi su di me ruppe la noia di quella lunga giornata passata a festeggiare una lontana parente e il suo principe azzurro. Incapace di reggere il peso di quei due occhi verdi e profondi mi voltai appena, fingendo interesse per un gruppo di bambini capricciosi. Quando tornai ad osservarlo, come in un gioco di specchi, era l'uomo ad essere voltato. Come avevo potuto non notarlo, in tutte quelle ore? Lo studiai meglio: più alto di me di almeno una spanna, pelle dorata, spalle larghe, fisico asciutto... come avevo potuto, tra tutta quell'inutile piccola folla, non notare lui?

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Ripensando a quei momenti ora, a settimane di distanza, mentre sono nuda su un letto con i polsi strettamente legati alla testiera in ferro battuto, saprei identificare con certezza l'attimo in cui il coltello ha avuto ragione del morbido pan di spagna della torta. Eppure, non saprei dire quando Lui ha avuto ragione di me. Già con quel primo sguardo? Coi tanti quella sera? O quando ho trovato nella mia borsetta un foglietto, col suo numero? Con uno delle migliaia di messaggi che ci siamo scambiati in chat, o con la prima, lenta ed intensa, telefonata? Non saprei dirlo, e non è forse poi così importante.

Sono qui distesa perché Lui mi vuole distesa. Nuda perché Lui mi ha strappato l'intimo di dosso con rapidi colpi precisi. Legata perché Lui ha stretto i miei polsi con sottili nastri di cuoio. Lui è in qualche punto, in questa stanza, che mi osserva. Percepisco il suo respiro regolare ma non posso vederlo, bendata come sono. Io che non ho mai amato mostrarmi, sono totalmente esposta ed indifesa. Io che rido e scherzo di ogni cosa, sono costretta da un Suo ordine al più assoluto silenzio. Lui non ha ancora pronunciato una singola parola, inoltre, sapendo quanto vorrei sentire finalmente la Sua voce senza le alterazioni del telefono. Io che del mio orgoglio ho sempre fatto un vanto, mi trattengo a stento dal supplicare Lui di un qualsiasi contatto fisico.

Mentre sono ancora persa nelle mie contraddizioni, eccitata, con le labbra dischiuse e i capezzoli gonfi, bagnata e vogliosa, quel contatto arriva. Un dito, un unico dito, un indice, che si posa appena sulle mie labbra. Sussulto, mi protendo come posso col mio intero corpo per rendere più intenso quel minimo contatto.

"Ti avevo ordinato di restare immobile"

La Sua voce è una frustata. Resto ferma per qualche secondo, lo sento sbuffare. Ritorno in me quanto basta per ricompormi, fingendo col corpo una tranquillità che non ho.

"Le gambe erano più aperte" mi sussurra, ben sapendo l'effetto che quel tono più basso e caldo ha su di me. Mente, ma mi allargo ancora. Mi allargo ed allago, ancora.

"Sei già fradicia"

Vorrei gemere, ma mi impongo di non fare alcun suono. Lui intuisce, come sempre, i miei pensieri. Mormora distrattamente un "brava", poi tace del tutto. Il dito si adagia di nuovo su di me, sulle labbra. Ne disegna più volte il contorno, poi si sposta. Percorre la guancia, scorre sulla fronte e scende dall'altro lato. Segue il contorno del viso fino al mento, e poi giù lungo il collo. Sempre delicato, sempre con un tocco appena accennato eppure bruciante. Quando raggiunge il seno, finalmente la pressione aumenta. Con lente volute risale dalla base fino al capezzolo sinistro, già turgido e sensibile. Piegando il dito Lui lo stringe ritmicamente, e nel farlo lo tira verso l'alto. Mi sento morire, scintille di piacere si diffondono nel mio corpo. Appena prima che io avverta dolore, molla la presa. E sempre con esasperante lentezza si dirige verso l'altro seno. Il copione si ripete identico, ma a quella seconda stretta ritmica e regolare non so più resistere. Per non gemere mi mordo il labbro inferiore, e Lui non apprezza. Con l'altra mano mi schiaffeggia, pur senza smettere la sua tortura. Non forte da farmi male, ma comunque abbastanza da farmi desistere. Libero il labbro dai denti e lo sento sorridere. Se non fossi un gomitolo di desiderio, sorriderei con lui.

Il Suo dito riprende a scendere, inesorabile. Sterno, ventre, ombelico ed infine monte di Venere. Nemmeno il tempo di sperare che continui a scendere e Lui devia, percorrendo piano la mia gamba destra. Sfiora la punta delle dita, poi risale con la stessa estenuante lentezza. Ho caldo. Ogni fibra del mio corpo segue il movimento di quel dito, ogni mio pensiero si annulla. Non esiste che Lui. Ritorna sul pube, e si ferma. Di nuovo così vicino, ed al contempo così lontano dal centro del mio piacere. Il tocco lieve manca per un attimo. Per una manciata di secondi sono di nuovo sola, poi ecco la pressione delicata di quell'indice che riappare nello stesso punto. Manca ancora, e riappare qualche istante dopo. Ho il fiato corto, sono stordita, non so nemmeno più cosa sia la lucidità. Lo voglio. Il contatto scompare una terza volta. Lo attendo fiduciosa, ma non riappare. E non riappare. E non riappare.

Mi penetra di colpo, con quel solo unico dito, fino in fondo, e io smetto di respirare. Non so come riesco a restare pressoché immobile, quasi che il mio corpo non riuscisse a reagire. Ruota delicatamente il Suo dito dentro di me: prima piano, poi sempre più veloce. Sento il polpastrello, le nocche, il bordo dell'unghia. Il mio corpo inizia e finisce nei punti che Lui tocca, sempre e soltanto con quell'unico dito. Esce quasi completamente da me più volte, per poi scavare di nuovo quanto più in profondità gli è possibile. Complice la passione per l'apnea, ci vuole tempo prima che mi senta in debito d'ossigeno. Riprendo nuova aria mentre Lui esce da me, fermandosi un attimo sul bordo delle mie labbra gonfie e lucide.

I miei muscoli, mi accorgo, sono tesi al limite. Sono doloranti. Sento i capezzoli turgidi, immagino come debbano sembrare alla vista. Puntano fieri verso l'alto, speranzosi di farsi di nuovo notare. Ma è una speranza vana. Complice la posizione delle gambe la mia figa è perfettamente aperta, di certo calda e gocciolante. Avverto il mio piacere colare piano sul lenzuolo, immagino Lui a guardarlo e mi bagno ancor di più.

D'improvviso il dito riprende a muoversi. Questione di millimetri: si posiziona sul mio clitoride. Quasi mi conoscesse da sempre, Lui sceglie lo stesso identico punto che sceglievano le mie dita quando a guidarmi avevo solo la Sua voce filtrata da un telefono. Mi impongo di non emettere alcun suono, di non muovermi. Anche mentre Lui prende a ruotare. Anche mentre Lui preme più forte. Anche mentre si muove più veloce. E ancora. E ancora. E' una battaglia con me e con Lui che non voglio perdere, ma capisco in fretta che non c'è altra possibile conclusione. Non è una battaglia, è uno spartito già scritto. E io sono lo strumento che Lui suona a Suo piacimento.

Contro tutta la mia forza di volontà, avendo finalmente il sopravvento sulla ragione, il mio corpo si inarca. Lascio scivolare la testa all'indietro, apro la bocca alla spasmodica ricerca di un ossigeno che non mi è mai sembrato tanto rarefatto. Percepisco, finalmente, il respiro irregolare di Lui. Percepisco la sua eccitazione, mentre quel dito continua inesorabile un movimento ormai frenetico eppure dalla precisione chirurgica. E poi.

"Vieni"

Non una richiesta, non una preghiera, non un'esortazione. Un ordine. Un Suo ordine. E io mi frantumo in mille pezzi sotto di Lui, esplodo urlando tutto il mio piacere. Vorrei affondare le unghie nelle sue spalle, ma il cuoio che mi lega i polsi la pensa diversamente. Mentre sono scossa dai tremiti dell'orgasmo più forte che io abbia mai provato, Lui non si ferma. Continua a sollecitarmi, con un ritmo devastante. Sono puro istinto quando piego le ginocchia e stringo il suo braccio tra le gambe, ma Lui continua. Continua per attimi che sembrano ore, fermandosi solo appena prima che tutto quel piacere diventi tanto acuto da essere doloroso, lasciandomi tremante su quel letto per minuti interi.

Riprendo il controllo di me stessa, alla fine, e lo sento sedersi vicino alla mia testa. Mi volto verso di Lui, anche se non posso vederlo, e quel dito mi sfiora la bocca. Assaporandomi attraverso Lui, ripenso alle prime parole che gli ho sentito pronunciare: "Sarai mia, e mi basterà un dito per averti".


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Benché non sia il primo racconto che pubblico qui, questo è il primo che ho scritto. Grazie per i commenti, tutti positivi, che avete fatto all’altro mio testo.