Sono le tre di una tiepida notte romana.
Sul balconcino del mio appartamento, mi sto godendo un po’ la frescura notturna, ammirando lo splendido panorama della Città Eterna addormentata che si stende davanti a me.
Il palazzetto dove abito è situato su uno dei colli romani ed abitando all’ultimo piano godo di una vista mozzafiato della città.
Laura, la mia ex compagna, mi ha “mollato” da due mesi.
Troppo tempo dedicato al lavoro, ha detto, troppi week-end da sola, ritardi e cene saltate all’ultimo momento, magari per colpa di una notizia da verificare.
Molto, molto meglio prendere al volo un bell’assicuratore che ha un orario di lavoro assolutamente inflessibile.
Non che non la capisca, ma certo che, oltre al dispiacere per la fine di una storia durata due anni, comincio a sentire la mancanza di una donna; a trentadue anni è il minimo che possa succedere.
Sono appena rientrato da una cena con i colleghi e mentre guardo il panorama cerco di riordinare le idee per decidere cosa mettere in valigia.
Sono in partenza, domani parto per Cannes dove devo fare un servizio sul Festival del Cinema che inizierà tra due giorni.
Rientro nella stanza ed apro l’armadio.
Dunque, devo rimanere cinque giorni, quindi almeno tre abiti, le scarpe abbinate, le camicie…
Il suono del telefonino mi distoglie dai miei pensieri.
Chi cazzo può essere a quest’ora? Magari sarà quel coglione di Francesco, penso. Magari sta in giro e ha deciso di svegliarmi per parlare dei suoi assurdi amori extraconiugali.
Prendo il telefono e sul display leggo il nome di mia sorella
Tiro su e dico: “Ale, ma ti rendi conto di che ore sono? “.
-“Scusami Bru, sono Ale.. “ – mi dice con voce rotta.
-“Alessandra … che c’è?“
-“Scusami ancora fratellino, ma non sapevo chi chiamare a quest’ora. Mi sei venuto in mente solo te…“
-“E va bene. Dimmi, è successo qualcosa di grave?“
-“Già…” – mi dice piangendo – “Luca mi ha piantata. Dice che si è innamorato di una sua collega di Bologna, ed è andato da lei. Non so che fare, sto male…“
Prima di continuare due parole su noi due.
Io, Bruno, ed Alessandra siamo gemelli eterozigoti; essendo lei nata per prima, si ritiene la sorella maggiore e, quindi, da sempre, mi chiama “fratellino” ed io, per contro, la chiamo “sorellona”.
Pur essendo gemelli siamo completamente diversi.
Ale è castana chiara, occhi grigi ed un impertinente nasino all’in su, una bella terza piena di seno rotondo e sodo, gambe snelle ed affusolate che sorreggono un culetto da favola.
Io, al contrario, sono moro,un metro e novanta, occhi neri e spalle larghe da nuotatore.
Il rapporto che ci lega va oltre la famigliarità, siamo molto intimi, siamo cresciuti assieme, frequentato le stesse classi e le stesse compagnie di amici, fino all’università, dove lei ha preso la direzione del marketing ed io quella del giornalismo.
Abbiamo entrambi due ottimi lavori: lei si occupa delle pubbliche relazioni di una grande azienda di cosmetici, io sono redattore per una rivista di moda.
Inizia a parlare e mi racconta gli ultimi tempi del loro matrimonio biennale, nato con i migliori intenti, ma naufragato nel peggiore dei modi per colpa dei loro caratteri agli antipodi.
“È una cosa positiva, gli opposti si attraggono” dicevano i miei; balle, qualcosa in comune bisogna averla su cui appoggiare la storia della vita in comune.
Ma a parte questo, io ad Alessandra lo avevo detto che il “ragazzo” non mi convinceva e che lei, per come era fatta, era sprecata per un tizio che passava le serate in pantofole davanti alla televisione o al Pc; mai un ristorante, una discoteca, un teatro, sempre a casa.
E il fatto, a quanto mi aveva detto la sorellona alcuni mesi fa, non comportava più una intensa attività sessuale; ma meglio così, pensa se fossero arrivati anche dei figli.
-“Insomma Ale, sono le cinque e mezza di mattina. Io tra poco devo partire per Cannes. Cosa vogliamo fare?“
-“Non so, per prima cosa bisognerà dirlo a mamma e papà. Ma da sola non ho il coraggio. Vorrei che mi accompagnassi, se puoi”.
-“Ok, ci vediamo alle nove sotto casa. Va bene?“
-“Grazie, a tra poco. Mi raccomando però: lo so come sei, che magari non ti presenti“.
-“Tranquilla, ci sarò”.
Povera, la mia Ale. Mi sembra ieri che l’ho vista varcare, emozionatissima, la soglia della chiesa il giorno del matrimonio. Bella come il sole, con il dolcissimo viso, adornato dal trucco appena accennato sugli occhi grigi e con il vestito bianco fatto al centimetro per fasciare al meglio il suo metro e settantadue, il sedere tondo e la sua terza di reggiseno.
Mi risveglio dai miei pensieri e decido di finire le valigie e di non andare a dormire; meglio una bella doccia, una rapida colazione e un bel caffè al bar del quartiere.
Arrivo a casa dei miei alle 9 passate.
Ale è appena arrivata ed i miei non hanno tardato a capire che qualcosa non andava e alla sua confessione, avvenuta davanti ai miei occhi, i miei genitori hanno reagito come se fosse un avvenimento che era nelle cose.
-“Beh,” – dice mio padre – non disperiamoci. Sei bella, intelligente, hai un lavoro, continuerai la tua vita”.
Ma lei disperata, piange sulla spalla di mia madre la quale, con le lacrime agli occhi, dice: ———“Alessandra, l’unica cosa da fare in questo momento è cercare di non pensarci. Partire, insomma, andare via da questa città. Pensaci, è l’unica“.
-“Ma dove vado?” – grida – “Da sola e in questo stato”.
Io, che fino a quel momento sono rimasto pressoché muto, accenno una proposta, che lì per lì non gradisco, ma che mi sento di dover fare.
-“Ale, perché non vieni qualche giorno a Cannes con me? Io devo andare per il giornale, ma nel tempo libero possiamo stare insieme, fare due chiacchiere, girare un po’ la città ed i dintorni”.
Lei mi guarda con i suoi occhi grandi e lucidi in cui vedo finalmente un po’ di luce.
-“Mah, tu devi lavorare. E poi non ho niente dietro“.
-“Non ti preoccupare, tanto andiamo in auto. Vai a casa prendi quello che ti serve e se ti manca qualcosa la compreremo lì. Io vado un po’ a riposare. Passo a prenderti alle due”.
-“Forza, forza, andate allora” – dice mia madre.
Alle due sono sotto casa di Alessandra, la quale si presenta, quasi subito, con una borsa da viaggio.
-“Porti solo questo?” – le chiedo un po’ stupito.
-“Sì, siamo in estate, ho portato solo cose leggere”.
-“Bene. Ed io che credevo di dover far posto ad un baule” – dico scherzando.
-“Scemo!!!” – ride dandomi una pacca sulla spalla.
Per buona parte del viaggio Ale dormicchia e quando è sveglia parliamo, di tutto, ma non del suo matrimonio; meglio, così non piange.
Visto che la notte precedente non avevamo quasi dormito, decidiamo di fare tappa prima di Genova e ci fermiamo a Carrodano, una cittadina delle Cinque Terre.
Fortunatamente riusciamo a trovare una graziosa pensioncina che ha due camere libere.
Dopo aver mangiato qualcosa lì vicino, andiamo subito a dormire per recuperare il sonno perduto.
L’indomani mattina, dopo un’abbondante colazione, servitaci dalla signora della pensione, ripartiamo, rifocillati e riposati.
Vista la stagione, sull’autostrada della Liguria, il traffico è intenso e caotico; arriviamo a Cannes nel primo pomeriggio.
All’albergo, che il giornale mi ha prenotato, il concierge c’informa che a causa del festival, l’albergo è strapieno, ma per fortuna, dice facendomi l’occhiolino, l’appartamento di monsieur, il mio, ha un grande letto matrimoniale ed un comodo divano, quindi possiamo sistemarci in due.
Saliamo in stanza ed Alessandra, mi ringrazia ancora per averla invitata a venire con me e va subito a fare un bel bagno caldo.
Intanto io mi attacco al telefono cominciando a contattare l’ufficio stampa del festival per avere i necessari lasciapassare.
Sono appena riuscito a “beccare” il boss delle relazioni esterne, quando Alessandra esce dal bagno.
Un’apparizione!!! Capelli lunghi bagnati, aria rilassata, due gambe da urlo ed un asciugamano che si arrampica a fatica sulle sue morbide tette e che le copre a malapena il pube.
La vedo passare davanti a me sorridente ed accendersi una sigaretta.
Io faccio lo stesso e, sentendo che qualcosa nelle mie zone basse si sta cominciando ad agitare, prendo rapidamente appuntamento per il mattino dopo con il “boss” e esco a razzo dalla stanza.
Scusa utilizzata: portare i documenti alla reception.
Già, si deve parlare proprio di scusa, visto che la mia reazione alla vista della sorellona mezza nuda, non poteva certo essere definita “fraterna”; ma, penso per tranquillizzarmi, è pur sempre una bellissima donna di trentadue anni.
Scaccio i brutti pensieri e rientro in camera, dove Alessandra è già vestita.
-“Come va?“ – mi chiede con addosso pantacollant, maglia scollata che lascia vedere bene il solco tra i seni e la loro porzione superiore e stampato sul viso un sorriso accogliente.
-“Bene. Che ne dici se mi faccio una doccia e usciamo a fare un giro?“.
-“Splendido, io sono pronta. Ma non devi lavorare, oggi?“.
-“No Ale, i contatti li ho già presi, domani mattina ritiro i pass, mio e tuo ed il festival inizia il pomeriggio tardi”.
-“Un pass per me!!!” – esclama stupita – “Vuoi che io venga al festival con te?”
-“Certamente!!!” – ribatto ridendo – “Pensavi che avrei lasciato la mia sorellona da sola in una camera d’albergo?”
Lei mi guarda con un’aria strana, mi abbraccia e mi da un bacio sulla guancia.
Un bacio molto, molto diverso dai soliti; le sue labbra sono più morbide, più avvolgenti e rimangono sulla pelle della guancia per un tempo che a me sembra imbarazzante.
Fantasie? Boh, forse.
Sta di fatto che, uscito dalla doccia, sto per accendermi una sigaretta e la sorellona, sdraiata sul letto, indugia con lo sguardo sul mio petto e sui miei addominali, facendomi notare come la palestra abbia fatto effetto.
Non c’è che dire, la situazione mi piace, ma allo stesso tempo mi allarma, a tal punto che mi rivesto subito, la prendo per mano e scendiamo giù.
Cannes vestita di una splendida giornata di sole è pronta per mettersi nelle nostre mani.
Giriamo a lungo, tutto il pomeriggio, parlando del più e del meno, senza praticamente affrontare mai l’argomento matrimonio in fumo.
Arriviamo anche alle Galeries Lafayette, dove compro ad Alessandra un bellissimo vestito da sera, con scarpe coordinate dal tacco altissimo e tutto il necessario che può servirle durante la nostra permanenza.
Ceniamo in un bistrot seduti su poltrone Luigi XV, poi, ancora una lunga passeggiata sulla Croisette, abbracciati e allegri come due fidanzatini in viaggio di nozze, stretti stretti come non lo siamo mai stati.
Quando rientriamo in albergo siamo stanchi ma felici del tempo passato assieme.
Prima di andare a letto parliamo un po’.
-“Sai, Luca (suo marito) negli ultimi tempi era come assente. Gli parlavo e qualsiasi cosa dicessi lui annuiva. Non c’era più scambio, nessun contatto di alcun genere”.
-“Ma, scusa Ale, tu non ti eri accorta di niente?“
-“Mah, diciamo di no. A parte il fatto che non scopavamo da almeno tre mesi e che lui mi rimproverava sempre più frequentemente di non essere proprio un fenomeno da quel punto di vista”.
-“Ed è vero?“
-“Non so, forse il fatto di non aver avuto tante esperienze prima di lui ha un po’ influito”.
Impossibile, penso tra me e me, veramente impossibile pensare che una donna così eccitante, anche allo sguardo del proprio fratello, non potesse tenere vivi nel marito gli istinti più forti e vibranti di un uomo.
-“E adesso, cosa pensi di fare?“ – gli chiedo.
-“Guarda, credo che per prima cosa dovrei risolvere questi miei problemi di insicurezza.“ – fa guardandomi ed aggiunge sorridendo – “Forse mi servirebbe una guida“.
Quelle parole e soprattutto il suo sguardo, mi provocano una scossa e un brivido sulla pelle.
-“Cosa vuole dire? Perché l’ha detto proprio a me? Perché ora? Perché in questo modo?” – penso.
Troppe domande, cambio discorso.
-“Allora tu dormi nel letto ed io mi sistemo sul divano, che mi sembra molto comodo”.
-“Non dire stupidaggini.” – dice irritata – “Possiamo ben dormire nello stesso letto, siamo fratello e sorella, non c’è niente di male”.
-“Appunto” – penso.
-“Ti scoccia se dormo così?“ – chiede quando esce dal bagno.
-“Così? In slip, molto ridotti, e reggiseno? – penso io che sono già a letto con boxer e tshirt.
-“Ale, che domande fai. Puoi venire a letto anche nuda, se vuoi”.
Entra nel letto, spenge la luce, si avvicina a me e appoggia la sua testa sul mio petto.
Sento sulla pelle del braccio il peso e la morbidezza delle sue tette su di me.
Cerco di staccarmi leggermente per evitare che Alessandra si accorga dei cambiamenti che stanno avvenendo nelle mie zone basse.
Cambiamenti evidenti ed assolutamente inconsci del fatto che la donna che mi sta accanto è mia sorella.
-“Mi fai un po’ di coccole? Ne ho veramente bisogno“ – sussurra.
-“Certo tesoro, vieni qui” – rispondo.
Lei si avvicina ancora di più e io comincio ad accarezzarle dolcemente i capelli, le spalle, le braccia, senza toccare zone proibite, anche se la voglia è tantissima.
Lei comincia ad accarezzarmi gli addominali, poi scende, scende ancora, fino a che sento la sua mano sfiorare il mio membro eretto e costretto a malapena nei boxer.
-“Ah, stai messo così?“ – mi chiede maliziosa.
-“Beh, non dirmi che non riesci a capire il perché“.
-“Lo capisco, lo capisco. E ti dico che anche io provo le tue stesse sensazioni. Non so perché ma è così. Sei mio fratello, ma, nonostante questo, vorrei che tu mi facessi godere, stanotte”.
-“Non vedo come poter esaudire questo tuo desiderio, Ale”.
-“Credo che l’unico modo sia toccarci un po’, senza andare oltre. Ti giuro, non te lo chiederei se non ne avessi tanta voglia”.
In quelle condizioni soltanto un robot avrebbe potuto rifiutare la sua proposta.
Io non lo sono, e quindi la tiro sopra di me e comincio a baciarle le labbra e il collo.
Lei, intanto, con il pube, ancora coperto dalle mutandine, a contatto diretto con il mio cazzo, si struscia lentamente.
-“Ahh, che bello… muoviti pure tu… dai… così” – mi incita.
Con un tocco le sgancio il reggiseno e lo butto nel vuoto liberandole le tette, che adesso sono lì, a portata di bocca, pesanti e coi capezzoli di marmo.
Ho appena iniziato a prenderglieli in bocca e a leccarglieli, che lei si sposta al mio fianco e si sdraia di schiena.
-“Aspetta che mi tolgo gli slip“ – sussurra.
-“Scusa Ale, ma non avevamo detto di rimanere nei limiti?“ – le sussurro.
-“Non ce la faccio, Bru. So che è una cosa che non si deve fare, che se ci vedessero mamma e papà ci ucciderebbero. Ma ho bisogno di venire. Non ce la faccio più”.
A quel punto anche le mie blande resistenze naufragano miseramente, sommerse dalla sua mano che spinge delicatamente la mia testa verso la sua fica e dalla sua voce calda.
-“Dai, leccamela… Ti prego… Leccamela tutta… Fammi godere, che ci sono quasi…“
Mi abbasso, separo con due dita le grandi labbra ed inizio a ciucciarle il clitoride duro ed in fiamme.
-“Dai, così, continua così… Infilami due dita dentro…“.
Non me lo faccio ripetere, e mentre le lecco le labbra comincio a scoparla con due dita.
“Ahh… Siii… Così che vengo… Dai…. Ecco… Eccola… Lo sento… Sto per esplodereee…“
-“Si Ale, vieni tesoro, vieni…“.
Si muove con una foga incredibile, come impazzita, spingendomi sempre più forte la testa verso la sua fica.
-“Siiii… Arrivo, arrivo… Bevila tutta… Bevila tuttaaaa….“
Alessandra viene e mi riversa nella bocca una delle sborrate più consistenti che avessi mai sentito.
La stessa che ho ancora in serbo io, ma dalla quale, sinceramente, non so come liberarmi.
È la mia sorellina ad indicarmi la strada giusta, tirandomi per le mani verso di lei, abbrancandomi il sedere e spingendomi verso la sua bocca.
Io per un istante mi ribello.
-“Ale no, non si può, cazzo! Non ti posso venire in bocca… Ti prego… “
Lei non mi da il tempo di finire la frase e dopo avermi preso il cazzo in mano e aver dato due colpi di lingua sulla cappella, si tira un cuscino dietro la testa e lo ingoia tutto.
Succhia e pompa in un modo tale che, finalmente, anche io cancello l’immagine di mia sorella disegnando quella di una splendida donna che si sta facendo scopare in bocca.
E allora comincio a muovermi con lei, spingendo tutto il cazzo con foga tra le sue labbra roventi.
“Ale fermati, fermati… sto per venire… “.
Lei lo tira fuori dalla bocca e comincia a menarmelo furiosamente, rivolgendo la cappella verso le sue tette.
“Dai fratellino… Forza… Ti sento che non ce la fai più… Dai… Dai fammi il bagno…“
“Si Ale, continua… Più veloce… Più veloce… Così…. Non la tengo più … Ecco…. Ti sborro addosso… Ti inondooo… “
E così riverso addosso a mia sorella un litro di sborra, che colpisce in pieno il suo viso, le innaffia le tette, alcuni schizzi le arrivano sui capelli.
Restiamo un minuto immobili, con la terribile consapevolezza che il piacere provato è molto più forte del senso di colpa.
Io mi sdraio accanto a lei e accendo una sigaretta.
-“Certo che anche tu ne avevi una bella voglia, eh. Sono praticamente zuppa… “ – scherza Ale osservando la pioggia di sborra che gli ho riversato addosso.
-“La colpa è della mia splendida sorellona… “ – provo a difendermi.
Lei, ancora tutta bagnata, si appiccica con le tette al mio petto e mi da un bacio sulle labbra.
-“Senti, perché in questi giorni non ci dimentichiamo di essere fratello e sorella?” – mi dice sottovoce – “Tanto ormai, dopo stanotte, qualcosa di strano tra noi due ci sarà sempre; tanto vale andare fino in fondo”.
Io la guardo negli occhi e, dopo averci pensato mezzo secondo, annuisco.
-“È terribile, ma ti confesso che ci ho pensato anch’io. Per oggi basta però, ti prego. Domani mattina devo lavorare”.
Lei mi guarda con un sorriso radioso e mi abbraccia forte.
-“Va bene, allora io mi vado a fare una doccia”.
“Un altra? “, le dico sorridendo.
Lei, aprendo la porta del bagno, si gira e pianta i suoi occhi nei miei.
-“Già, perché quelle che ho fatto stasera non mi sono sufficienti. Ma ci rifaremo domani, no? “
Si, domani.
continua…
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Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie
Per me non è una novità...anche se bianchi o nere/i non fanno differenza.... sono solo protagonisti come tutti gli altri..
Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…