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OrgiaRacconti GayTrio

La dipendenza di Pietro – Capitolo 3

By 6 Ottobre 2026No Comments

In quel giovedì mattina avevo 19 anni. Ero stato a letto con 3 uomini in tutto, e Pietro era il terzo. Alex il secondo. Era un tipo divertente, anche se era un po’ in là con l’età. Aveva sessant’anni.

Conobbi Alex in una discoteca dove ogni tanto andavo con Marco, il mio primo uomo. Alex mi fece il filo in modo spudorato fin dal primo giorno, davanti a Marco, in modo insistente, ma tutto sommato rispettoso e gentile. Non ci fu mai niente, finché stavo con Marco.

Il primo era stato Marco, il prof di latino. Quello che mi dava lezioni, non quello di scuola. Marco mi aveva fatto scoprire la mia sessualità. Prima di lui vivevo come in un limbo. Ero sempre insoddisfatto, non sentivo voglia di stare con i miei coetanei, preferivo la compagnia degli adulti, Ero solitario, mi piaceva leggere libri.

Marco mi colpì da subito. Facevamo lezione nel suo studio, con quei bei mobili in stile vecchia marina, su un pavimento di piastrelle azzurre. Ma ciò che mi affascinava era la sua libreria, colma fino al soffitto. Con lui il latino era diventato semplice. Sapeva scherzare, sdrammatizzare le cose.
A lezione, quando mi sfiorava, facevo finta di non accorgermene. Poi un giorno ci fu un bacio, improvviso. Mi sorprese, e poi piano piano mi sciolsi nei suoi abbracci. Il sesso con lui fu una cosa molto spontanea e naturale, fin dal primo momento. Cominciammo a vederci sempre più spesso, in un appartamento che Marco aveva affittato, per non rischiare di farci scoprire da sua moglie.

L’appartamento era di Pietro, una sua vecchia conoscenza.
Ma Pietro era un tipo losco, faceva affari strani, una persona poco affidabile, lo scoprimmo presto.
Nell’appartamento aveva installato alcune telecamere, così ci ricattò. A Marco chiese soldi. A me chiese sesso.

Quando successe la brutta faccenda del ricatto, mi sentii perduto e in più tradito da Marco, perché non fece nulla per aiutarmi, per difendermi. Pensò soltanto a sé stesso. Forse era giusto così.
La mia era una famiglia ortodossa, con idee molto tradizionali. Mio padre, soprattutto, se mi avesse scoperto omosessuale ci sarebbe rimasto malissimo. Non parliamo poi di quelle foto, che avrebbe trovato oltraggiose, e oscene.

Così mi trovai costretto ad accondiscendere alle richieste di Pietro e cominciai ad andarci a letto.
Ma da Marco non ebbi niente: aiuto, conforto. Nulla. Non mi rispose ai messaggi, non mi volle più incontrare. Ci rimasi molto male, mi sentii triste e deluso, perché io amavo Marco.

In questo stato di prostrazione, una sera tornai da solo in quella discoteca e incontrai Alex con un suo amico. Si diede subito da fare. Bastarono un paio di bicchieri e mi trovai la sua lingua in bocca e le sue mani e quelle del suo amico addosso.

Mi portò in una stanza privata. Era infoiato e lo lasciai fare. Mi fece appoggiare con le mani al muro. Giusto il tempo di tirarmi giù i calzoni e mettersi il preservativo e mi inculò. Non durò più di dieci minuti. Da quel momento cominciammo ad incontrarci.

In quel giovedì mattina, uscii dall’appartamento di Pietro verso le 11, in uno stato d’animo molto scosso. Ero sconcertato per essermi arreso a lui ancora di più. Ma quella resa mi dava anche una certa eccitazione. Mi pareva di avere ancora il sapore del suo sperma in bocca, anche se era improbabile dato che era passata più di un’ora. Quando mi avrebbe richiamato? Di solito i suoi messaggi arrivavano all’improvviso, circa ogni due giorni. Messaggi secchi. Non mi salutava nemmeno. Solo i numeri che indicavano l’orario cui dovevo presentarmi a casa sua. Tipo: “18:30”. Guardai lo schermo del telefono. Mi sorpresi a desiderare il suo messaggio. Che vergogna, pensai. Davvero lo desideravo? Ma era la verità. I miei sentimenti erano contrastanti. Ma sentivo un forte desiderio crescermi dentro. Il desiderio di un suo bacio in bocca. E il desiderio del suo sperma, in bocca, ancora.
D’istinto battei il messaggio su whatsapp: “Se vuoi stasera ci sono” e lo spedii a Pietro.

Andai a mangiare in un bar, un’insalata e cominciai a leggere distrattamente un romanzo. Ogni 10 minuti controllavo il cellulare, era più forte di me. Speravo in una risposta, ma non arrivava.
Verso le sedici tornai a casa. Mi chiusi nella mia stanza, mi sentivo frustrato. Intanto i 2 pizzicotti sui glutei cominciavano a dolermi. Mi guardai allo specchio: c’erano due grossi lividi neri, proprio al centro di ognuna delle natiche. Che stronzo, pensai. E pensai anche che poche ora prima mi aveva fatto il culo. Sentii ancora un brivido di eccitazione.

Presi il telefono. Ancora nessuna risposta. Copiai con rabbia il messaggio che avevo scritto a Pietro e lo spedii ad Alex: “Se vuoi stasera ci sono”. Meno di un minuto dopo: “Ciao che piacere. Certo 😊…avevo giusto nostalgia del tuo bel culetto…alle 21?” “Ok”
Sperai fino all’ultimo in un messaggio di Pietro, ma niente.
Non fu facile uscire. I miei si opposero, dicevano a ragione che non mi sarei mai laureato se continuavo così. Ma per gli esami c’era ancora tempo.

Lungo la strada per l’appartamento di Alex mi fermai alla stazione. Nel bagno mi tolsi i calzoni e le mutande. Indossai un paio di leggings grigi attillati, lasciando la camicia di jeans fuori, altrimenti le mie natiche avrebbero dato spettacolo. Per alcuni sarebbe stato un bello spettacolo, ma per altri una oscenità. E mi misi anche un po’ di profumo, un bel po’. Mi piaceva il contatto sulla pelle di quei leggings, regalo di Marco. Sedendomi sullo scooter mi sentivo quasi nudo. La stoffa sottile aderiva perfettamente al culo e al mio sesso eccitato. Il dolore dei due lividi si faceva sentire. “Sei uno stronzo Pietro, e stasera mi scopo Alex”

Alex mi ricevette a casa sua in accappatoio. Ormai erano due mesi che ci frequentavamo.
“Ciao Andre. Ho appena fatto la doccia”
Alex era poco più alto di me, era più basso di Pietro. Lo salutai baciandolo sulla bocca. Le sue mani finirono subito con lo stringermi i glutei. I due lividi mi dolevano, ma non dissi niente. “Come sei caldo Andre, hai messo i leggings che piacciono a me, bravo” Andammo sul divano. La sua mano, come magnetizzata, non si staccava dalle mie natiche. Riprendemmo il bacio. Sciolsi la cintura del suo accappatoio, era nudo. Alex portava bene i suoi sessant’anni. Fisico abbastanza asciutto, tonico, aveva ciuffi di peli bianchi sul petto. Uno stomaco prominente, ma non troppo. Mentre gli accarezzavo il pene si mise comodo, a gambe larghe. I suoi baci si facevano più profondi.

Ora si stava infoiando, cominciava a prendere lui l’iniziativa. Divaricai le cosce per dargli modo di toccarmi come più gli piaceva. Dopo poco mi alzi e mi liberai dei vestiti, lui dell’accappatoio. Mi inginocchiai tra le sue gambe. Senza indugiare gli presi il pene semirigido in bocca. Era molto diverso da quello di Pietro: assai più sottile, con la cappella meno prominente e più dritto. Quello di Pietro pendeva fortemente verso destra.

Non era certo la prima volta che succhiavo Alex, ma sentii un desiderio intenso che non avevo mai provato prima di quel giorno. Se ne accorse anche Alex: “Ehi Andre, che succede? Non mi hai mai succhiato così…” Mi interruppi. “Che c’e’? Non ti piace?” “Sì certo…ma mi sorprendi” Mi venne voglia di sorprenderlo ancora di più. Andai più in basso e cominciai a leccargli i testicoli. “Wow che roba…” I testicoli di Pietro erano molto più grossi, li avevo guardati tante volte, ma non li avevo mai neppure toccati. Leccai quelli di Alex, lentamente, come avrei fatto con Pietro. Poi salii lento…i peli…e poi ancora il cazzo che ora era diventato turgido. In bocca mi stava quasi tutto.

“Andre, se continui cosi mi fai venire e non ti inculo”
“Per me va bene” “Per me no…lo sai che mi piace il tuo culo”
“E la bocca no?”
“Entrambe…vieni a letto o ti scopo qui”.

Mi misi sul letto a quattro zampe, ad Alex piaceva così.
“Ma che ti ha fatto…hai 2 lividi belli grossi” “E’ uno stronzo” “Bè…sai che ti donano? Sei ancora più eccitante”

Si mise dietro di me e cominciò a leccarmi il solco delle natiche e poi giù, fino al buchetto. Alex era fantastico in questo. Mi abbandonai a quel piacere così intenso. Dopo minuti che avrebbero potuto essere ore, si staccò, lo sentii armeggiare…si stava mettendo il preservativo. Mi sdraiai sul fianco destro, sapevo che lui mi prendeva meglio in quella posizione. Mi entrò con facilità, aveva un pene che sembrava fatto apposta. Pietro alla mattina e Alex alla sera.

Pietro non durava mai molto. Dalla posizione sul fianco, mi spinse supino e mi fu sopra. Mi montò per 5 o 10 minuti, e venne nel preservativo. Ci mettemmo sdraiati, ci baciammo. Prese il mio sesso in mano, per farmi venire. Io allargai le cosce e mi sditalinai il culo, senza vergogna. Venni in pochi minuti.
“Andre stai diventando uno svergognato” Rise.

Sdraiati a letto uno accanto all’all’altro, rilassati, chiacchierammo un po’.
“Allora dimmi…come va con Pietro”
“Non saprei…è strano…stamattina l’ho baciato…non era mai successo…” “Bè…non è tanto grave…sono 2 mesi che ci vai a letto” “Sì, ma mi ha costretto ad andare a letto con lui…avevo giurato di non baciarlo mai…e invece stamattina l’ho fatto” “E ti dispiace?”

“No…cioè sì…è come essermi arreso” “E cosa devi fare?” “Dovevo resistere di più…” “E perché?” “Per dignità” “Per dignità? Ma che vuoi dire? Sono 2 mesi che te lo mette in culo…la verità è che Pietro ti piace” “Pietro è uno stronzo” “Sì, ma ti piace farci sesso…ammettilo…e poi che è successo dopo che l’hai baciato?”

“Me l’ha messo in bocca”
“Non ha perso tempo”
“Anche quello non l’avevo mai fatto” “E ti è piaciuto?” “La verità?” “Certo, la verità” “Sì, mi è piaciuto…mi è venuto anche in bocca…credo che era tanto che lo desideravo”
“Hai avuto una mattinata intensa…e poi hai pensato bene di chiamare me…”

“Sì, Alex…non so…con te è diverso…mi sento sereno…con Pietro è una tensione continua…e poi mi sento troppo costretto…non so come dire”
“Capisco…con me ci vieni per sentirti libero”
“Sì, in un certo senso…venire con te è come una specie di ribellione”

“E’ per questo che mi hai succhiato così prima…perché te l’ha fatto fare lui e lo volevi fare anche a me”
“Credo di sì”
“Allora ti devo godere in bocca anche io…tu lo fai come una specie di ripicca…per te venire con me è come fare una piccola vendetta contro Pietro…vero?”

“Forse”

“Quindi ti posso venire in bocca?”
“Che stupido che sei”
“Sì o no…la cosa mi eccita”
“Sì…forse è una vendetta contro Pietro…sì…però non bevo…ho paura delle malattie…”
“Ma che malattie…i succhi gastrici uccidono tutto”
“Non importa, non bevo”
“Tanto ora non ce la faccio, sono vecchietto io…”

“Ma a te Alex proprio non da fastidio che io vada a letto con Pietro?”
“No…tu mi piaci davvero tanto…mi considero fortunato. So che vai a letto con Pietro perché sei costretto. Inoltre sono di ampie vedute…non mi dispiace condividere…ti ricordi quel mio amico alla discoteca? Con lui, tanti anni fa, andavamo con una troia insieme. La condividevamo e non mi dispiaceva affatto”

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