Era passata una settimana dalla partenza di’ Ludovico. Il tempo sembrava trascorrere più velocemente del solito. Sarà stata quella situazione assurda ma sentivo un senso di angoscia mai avuto prima. Dovevo accelerare. Fra due settimane sarebbe rientrato mio marito e poi saremmo partiti tutto insieme per le vacanze estive. Solo noi quattro, lontano da tutto e tutti. Ci tenevo più del solito. Questa volta dovevo ritrovare me stessa e la serenità di coppia con mio marito.
Era l’inizio di giugno e faceva già abbastanza caldo. Mi preparai velocemente. Indossai un vestito a fiori con dei sandali aperti. Preparai i bambini e scendemmo al pian terreno. La signora Maria era in portineria e discuteva con Giacomo. Salutato il marito ci avviammo verso l’auto. Lasciai i bambini dai suoceri, come spesso avveniva di sabato e andammo a prendere Angelica.
Come cazzo si è conciata questa, pensai retando a bocca aperta. Pantalone della tuta, sneaker, sopra un top rosa e cappellino. Non la feci salire in macchia. Le dissi subito che non andavamo al parco giochi, ma per negozi importanti. Tentò dí obbiettare, ma andò a cambiarsi.
Finalmente era presentabile.
Arrivate in centro portai Maria in un paio di negozi dove anche io mi servivo solitamente. Trovammo varie cose fra pantaloni, gonne, camicette e così via. Stava proprio bene. Osservandola mi resi conto che avevo creato la versione di me stessa fra qualche anno.
Dopo la pausa caffè andammo a cercare dell’intimo. Angelica iniziò a mostrare dei modelli da ragazzina, così la mandai a fare un giro.
Scelsi due camice da notte e tre completini intimi. Uno nero molto sexy, uno blu scuro e uno bianco e andammo in camerino.
Notai che la signora Maria era molto imbarazzata. Su su Maria, sono convinta che le staranno benissimo, la incitai io.
Iniziò indossando quello bianco. Quando mi chiamò. Aveva una postura impacciata, ma devo dire che le stava bene. Semi nuda potevo scrutare il suo corpo. Veramente niente male, pensai. Forse il reggiseno serve una taglia in meno. La vado a prendere. Tornata con la nuova taglia le chiesi di indossarla. Lei non si muoveva e mi guardava fissa. Cosa c’è Maria le chiesi? Non esci, disse lei. Su via, siamo fra donne. Non si deve vergognare. Con la misura più piccola il seno veniva sorretto meglio e le dava un’altra forma. Disse che era un più stretto ma tutto sommato poteva andare. Poi indossò il completo blu che era perfetto e in fine il nero. Anche qui serviva una misura più piccola. Tornai con il pezzo nuovo. Lei si slaccio quello che aveva indosso e stava per provare l’altro. La bloccai. Cosa c’è Martina, chiese lei. Fermati un attimo Maria. Mi misi alle su spasse, la girai verso lo specchio e le abbassi le mai. Dimmi cosa vedi Maria. Aveva indosso solo gli slip neri con un po di pizzo. Rimase immobile. Allora posai una mano sulla spalla e con l’altra le alzai il viso. Cosa vedi Maria, chiesi nuovamente. Guardò nello specchio. Arrossì e poco dopo disse. Una donna di mezza età che si vergogna di se stessa e di essere osservata nuda. Sbagliato le sussurrai all’orecchio mentre le accarezzavo la schiena. Con l’altra passai sulla vita e la pancia. Sei una bellissima donna Maria, hai un corpo che farebbe invidia a molte ragazzine più giovani. Piano con la mano risalivo e le accarezzai il seno. Guarda che tette belle formose che hai. Cosa fai Martina esclamò lei. Non parlare e osserva. Lei fisso la sua immagine nello specchio con me dietro che la accarezzavo. Mi stavo eccitando anche io. Mi sentivo umida tra le gambe. Sapevo di dovere restare concentrata. Mentre le sfioravo il seno i capezzoli divennero duri. Le sospirò un po’. Guardati bene. Sei bella, sei desiderabile. Lei socchiuse gli occhi e si morse leggermente il labbro. Si stava lasciando andare. Dillo, sono una bella donna. Mentre cercavo di ripetere le afferrai una tetta. Era bella grosso e abbastanza soda ancora. Un brivido la scosse. Vedi che il tuo corpo è ancora sensibile e desideroso. Si sussurrò lei. Si lo è eccome. Iniziai a baciarle il collo e con l’altra maro presi l’altra tetta. Erano grosse e devo ammettere che mi piaceva toccarle. Cosa fai Martina. Per favore fermati. Non mi fermai. Voglio che ti osservi e ti senti bella. Voglio che ti senti donna. Le stuzzicai i capezzoli duri. Fece un leggero mugolio. Sentivo che ero tutta bagnata e mi chiedevo se lo fosse anche lei. Mentre le leccavo e baciavo il collo scesi con una mano verso la sua fica. Lei serrò subito le gambe dicendo no per favore, li no.
Lasciati andare Maria, non temere. So che lo desideri. Piano piano apri le gambe. Iniziai ad accarezzarle la fica da sopra le mutandine. Si stava abbandonando a quel massaggio. La vedevo godere nello specchio. Poi infilai la mano dentro le mutandine. Prima trovai un ciuffo di peli e dopo una fica bella bagnata. Subito le infilai un dito dentro. Questo la scosse tutta. Stava godendo. Anche le mie di mutandine erano fradicie dei miei umori.
Maria stava godendo così iniziai un massaggio alla clitoride. Poco dopo sentì Maria strozzarsi il suo godimento in gola per non gridare. Stava tremando tutta ed era affannata. Estrassi la mano bagnata e la portai alla sua bocca. Poi le dissi, lecca e vedi quando sei donna. Maria obbedì e mi guardava mentre lo faceva. Ora aveva uno squadro diverso rispetto a prima. Sembrava quasi un’altra donna.
Uscimmo dal camerino tutte rosse e sudate. Arrivò Angelica chiedendo cosa avessimo fatto. Faceva un caldo lì dentro le dissi io.
Durante il resto della giornata la signora Maria fu abbassata taciturna. Dopo pranzo accompagnammo Angelica e andammo verso casa con le buste della spesa. In auto chiesi a Maria se andasse tutto bene. Senza guardarmi disse che oggi aveva raggiunto un orgasmo o almeno credeva. Cosa significa che almeno credeva. Disse che era stata la prima volta. Non ci potevo credere. Ed ero stata io, una donna. Non andava per niente bene. Per alleggerire dissi, c’è sempre una prima volta e ne seguirà una lunga serie, le dissi sorridendo e un po’ imbarazzata. Lei si girò e mi chiese diretta se mi piacessero le donne. Ora ero io a provare vergogna e ad arrossire.
Non è così, le dissi. Non sono lesbica. La faccenda è più complessa. Mi piacciono gli uomini. Non cerco compagnia femminile sotto quel punto di vista. E allora nel camerino, ribatte lei. Li si era creata una situazione speciale. Ammetto di aver provato piacere nel darle piacere cara Maria, ma la questione si limita al momento.
E se lo fossi io, disse lei. Stia tranquilla, non lo sei. Perché prima di definirsi lesbica deve provare piacere con un uomo. Ma piacere per davvero e solo dopo può esserne certa.
Stava per dire qualcosa ma la interruppi subito. Provi con Giacomo questa sera. Si la donna del camerino, senza timori. Prendi l’iniziativa e non provare imbarazzo o vergogna. Cerca il piacere e poi mi dirai. Infine aggiunsi. Maria, via quel cespuglio fra le gambe.Dopo di ci fu silenzio.



Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie
Per me non è una novità...anche se bianchi o nere/i non fanno differenza.... sono solo protagonisti come tutti gli altri..
Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…
Bellissimo racconto, aspetto il seguito 👍👏