Aspettavo mia moglie Giovanna in macchina fuori dal garage, stavamo partendo per una weekend da soli senza figli.
Mi aveva fatto questo regalo e mi aveva assicurato che il mio desiderio di vederla nel ruolo di troietta sarebbe stato esaudito.
Non capivo perché non arrivava, avevamo caricato le valige in macchina, avevamo salutato i ragazzi che erano ancora a letto e poi una volta scesi in garage mi aveva detto di attenderla in macchina.
Pochi minuti e lei usci dalla porta del garage, si era cambiata, si era messa un paio di leggings in pelle molto aderenti, un paio di stivaletti tacco dodici e una camicetta corta e scollata.
Giovanna aveva passato i cinquanta anni ma aveva ancora un fisico eccezionale, con quei leggings il suo fantastico culletto era in bella mostra, il mio cazzo si era gonfiato, si partiva bene pensai.
Dopo pochi chilometri sulla statale che conduce alle autostrade ci fermammo a bere un caffè in una piccola area di servizio, Giovanna aveva proprio un culo da top model, e le persone che incontravamo si giravano ad osservarlo e questo mi eccitava molto.
Stavamo sorseggiando il caffè al bar, ero eccitato perché gli uomini e i ragazzi presenti guardavano il culo di mia moglie, Giovanna avvicinò la sua bocca al mio orecchio e mi sussurrò “scommettiamo che mi faccio seguire in bagno da quel bel giovane operaio alto e moro che mi sta divorando con gli occhi”
Era presto e al bar cerano degli operai che sorseggiavano cappucci e caffè, un paio erano un po’ anziani ma due erano molto giovani, uno in particolare credo avesse meno di vent’anni, alto, capelli corti mori e un gran bel fisico, era quello di cui parlava Giovanna.
“E poi cosa fai in bagno con il ragazzo?” risposi, “vediamo cosa vuole fare lui” disse e si allontanò verso la toilette.
Il ragazzo non perse tempo, disse qualche cosa al suo collega giovane e poi la segui in bagno, passarono pochi minuti e poi il ragazzo tornò, quello che sembrava il suo capo lo rimbrotta per il tempo perso, poi se ne andarono mentre lui bisbiglia con il collega giovane e ridacchiava, sembra soddisfatto dell’avventura.
Giovanna tornò dopo un po’, sembrava soddisfatta, “come è andata” le chiesi, “molto bene, forse un giorno te lo racconto”, avevo il cazzo duro avrei voluto scoparla subito anche io in bagno ma lei disse “andiamo”.
Guidavo sull’autostrada e pensavo e lei che faceva un pompino come al grosso cazzo del ragazzo, poi immaginavo che l’avesse girata contro il muro e gli avesse infilato il suo grosso arnese dentro la sua pancia.
L’autostrada scorreva veloce, ad un tratto lei mi disse “ti piace come è iniziato questo weekend? continuo così?”, risposi “si continua così”.
“Allora fermiamoci a bere un altro caffè che devo andare in bagno” disse Giovanna.
Al primo autogrill mi fermai, Giovanna prima di scendere dall’auto prese una borsa che stava sul sedile posteriore e poi si diresse subito in bagno.
Quando tornò era uno schianto, si era tolta i leggings e si era messa una gonna larga e parecchio sopra al ginocchio, aveva belle gambe abbronzate, se lo poteva permettere.
“ti piace il mio nuovo look?” mi disse “molto” risposi, “non è troppo corta?” “assolutamente no, mi hai fatto drizzare il cazzo “le sussurrai.
Bevemmo il caffè e riprendemmo la nostra strada, l’autostrada era parecchio trafficata, ad un certo punto Giovanna mi disse “dicono che gli autisti dei tir dalla loro posizione vedono bene le gambe delle donne” “certo che si” risposi, “dall’alto e con lo specchietto che hanno in basso vedono tutto quello che succede dentro le auto” aggiunsi.
“Allora vediamo se piacciono le mie gambe all’autista che abbiamo appena superato, mi sembrava un bel maschio” disse Giovanna, decelerai così da affiancarlo, lei sollevo la gonna, adesso le sue gambe abbronzate erano visibili fin quasi alle mutandine.
Si era creato un incolonnamento e riuscii a rimanere di fianco a quel tir, eravamo fermi, lei inizio a toccarsi la coscia con una mano, piano piano fin su alle mutandine che adesso si vedevano, con le dita comincio a toccarsi il pube, le sue mutandine adesso erano bagnate.
Poi la sua mano si infilò dentro le mutandine, adesso si stava masturbando mentre con l’altra mano si toccava il seno.
Il traffico riprese e mi dovetti allungare un nei confronti di quel tir, l’autista diete un colpo di clacson come a richiamarci indietro, Giovanna mi disse che non aveva finito.
Poco dopo approfittando di un rallentamento mi posizionai di nuovo accanto a quel mezzo, Giovanna si mise le mani sotto la gonna e si sfilò le mutandine, io immaginavo il cazzo grosso dell’autista e lui che si toccava.
Giovanna si mise le mani sulle cosce e sollevò piano a piano la gonnellina fino a scoprire il suo triangolino di pelo curato, poi con le dita comincio a toccarsi il clitoride tutto bagnano.
Stavo esplodendo dentro i pantaloni, lei mi disse “al primo parcheggio voglio scopare questo maschione”, causa traffico mi rimisi di nuovo davanti al tir, il maschione lampeggiava con i fari perché voleva continuasse lo spettacolo, aveva la targa della repubblica ceca e sembrava grande e grosso.
Dopo pochi chilometri era segnalato uno di quei parcheggi autostradali privi di area di servizio, Giovanna mi disse “entra qui” lui lampeggiava ed aveva messo la freccia, entrai nel parcheggio, non c’era nessuno, mi misi in fondo sotto degli alberi.
Lui si fermo dietro di noi, Giovanna scese dalla macchina e si diresse verso il camion, la guardavo dallo specchietto camminare senza mutandine sui suoi tacchi vertiginosi, le sue gambe nude abbronzate ed immaginavo la sua fighetta con la goccia colante.
Si dirigeva verso quel grosso maschione che era sceso dal mezzo per aiutarla a salire, era grande e muscoloso, testa rasata, probabilmente sui 40 anni.
La aiuto a salire spingendola con una mano sulle sue chiappe e guardando la sua figa bagnata pronta da sfondare.
Io ero sceso dalla macchina, Giovanna mi guardo negli occhi e poi si appartarono nella branda e tirarono la tendina.
Passarono almeno 15 minuti, immaginavo lui sdraiato e il grosso arnese nella bocca di Giovanna, immaginavo che poi fosse salita sopra e se lo era infilato dentro la pancia, immaginavo che poi lui di forza l’avesse girata sulla brandina e avesse infilato il suo cazzone dentro il culetto di Giovanna, colpi forti e decisi fino all’orgasmo.
Giovanna scese dal mezzo sali in macchina e disse “forse un giorno ti racconto anche questa”, ripartimmo e io le dissi che però non vedevo mai, e lei disse “questa sera faccio il finale e lo guardi dal vivo”.
Ma lo racconto nella seconda parte o forse lo racconta lei compresi le parti buie di questa prima parte.



Stupendo quando lo continui con la 3°parte Ti lascio la mail se mi vuoi contattare apaperina758G@yahoo.com
Ciao William... Dunque, posso onestamente dirti che non ho piani precisi per un eventuale prequel sebbene l'idea mi stuzzichi. Tuttavia…
Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie