Era giovedì mattina. Pietro mi era sopra, fra le cosce. Mi prendeva da davanti, come se fossi una donna. Lo sentivo dentro, spesso, piantato fino in fondo, muoversi ritmicamente. Come sempre, dopo i primi minuti di dolore, il suo cazzo cominciava a darmi piacere. Tentò di baciarmi, e come al solito mi scostai. Cominciò a leccarmi il collo, come faceva sempre dopo che rifiutavo di baciarlo.
Ma oggi era diverso. Ogni volta era diverso e sembravo provare per lui ogni volta più desiderio ed eccitazione. E sentivo ogni volta che sarebbe stato sempre più difficile mantenere il controllo. Smise di leccarmi sul collo e mi guardò negli occhi mentre continuava a muoversi dentro di me. Stavo godendo, non potevo nasconderglielo.
Cercavo di trattenermi, ma ansimavo dal godimento, non potevo smettere. Mi sputò sul viso, come faceva spesso, dato che rifiutavo di baciarlo. Ma quella volta non mi scansai. Sentii la sua saliva bagnarmi il viso. Sputò ancora, e questa volta diresse lo sputo tra le mie labbra che rimanevano aperte. Ormai non controllavo più il godimento. Si avvicinò alla mia bocca aperta e mi sputò direttamente dentro, poi prese a baciarmi, un bacio umido. La sua lingua era energica e prepotente, e l’accolsi nella mia bocca, rispondendo al bacio.
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Si staccò. “Finalmente” disse. “Sei un bastardo” riuscii a dire senza smettere di ansimare. Riprese a baciarmi con foga. Dopo poco usci dal mio culo e si posizionò in ginocchio sopra al mio viso, col preservativo. Me lo spinse in bocca, non mi opposi perché lo volevo anche io. Non era mai successo. Cominciò a scoparmi la bocca, muovendosi ritmicamente, non troppo forte. Faticai all’inizio, per lo spessore del suo cazzo. Mi tirai un po’ su, mi sistemai meglio. Posai le mani sui suoi grossi glutei e accompagnai il suo movimento mentre mi scopava la bocca.
Dopo poco si sfilò e si tolse il preservativo. Il cervello si voleva opporre a quanto stava per accadere, ma non avevo più controllo.
Ormai avevo cominciato quella discesa, e potevo solo accellerare, andare sempre più giù.
Prese a masturbarsi sul mio viso, con forza. Ogni tanto me lo sbatteva in faccia, ogni tanto mi penetrava la bocca, che tenevo aperta a suo uso. Lo guardavo negli occhi, e guardavo anche il suo cazzo da cui mi sentivo ipnotizzato. E sentii in quel momento di desiderarlo, un desiderio potente: il suo sperma nella mia bocca.
Andare sempre piu giù, fino in fondo.
Non dovetti aspettare molto, quando stette per venire me lo infilo tra le labbra e sgorgò tutto il suo godimento. Caldo, buono, tra dolce e salato e abbondante.
Cercai di non ingoiare tutto, avevo paura delle malattie. Chi lo sa con chi se la faceva questo stronzo. Ma inevitabilmente ne bevvi una gran parte mentre lo ciucciavo fino a quando si scaricò completamente. Si sdraiò sopra di me. Era tutto sudato ed io ero ancora eccitatissimo, mi sentivo duro. Tornò a baciarmi profondamente, non gli faceva schifo che fossi pieno del suo seme mentre con una mano mi masturbava. E non sentii schifo neanche io, ero troppo sopraffatto.
E continuava a martellarmi nella testa quella frase: sempre più giù. Ormai tanto valeva prendere tutto.
Poi andò sotto, mi prese il membro in bocca e mi infilò un dito in culo, che sentii entrare con facilità. Ero largo. Venni nella sua bocca quasi subito, e si spostò su, tornò a baciarmi. Ancora lo schifo dei nostri baci, sporchi, ma irresistibili.
Rimanemmo sdraiati, io a pancia sotto, lui sulla schiena e ci appisolammo un poco. Mi risvegliai dopo un po’. Sentii subito il contatto del suo corpo massiccio, la sua mano era sui miei glutei, Russava un poco e mi venne un brivido di eccitazione. Era inutile resistere. Era quasi un mese che resistevo, e ora dovevo ammettere che era tutto inutile: Pietro mi eccitava, non potevo farci nulla. E poi ormai si era preso tutto, o quasi.
Mi alzai per andare a prendere un po’ d’acqua. La cucina era appena lì in fondo, l’appartamento era un open space. Sentivo addosso tutto quel profumo che mi faceva sempre mettere, mischiato al nostro sudore. In bocca ancora il sapore forte del suo sperma mischiato alla sua saliva. Le guance e i glutei leggermente doloranti per gli schiaffi ricevuti.
Lo sfintere caldo, umido, dilatato. Sorseggiavo l’acqua, in piedi, dando la schiena al letto. “Hai un corpo davvero scultoreo e delle gran belle chiappe” Si era svegliato. “Preparami un caffè e portamelo a letto” Parlava sempre così, in tono perentorio senza chiedere mai per favore, senza dire mai grazie.



Stupendo quando lo continui con la 3°parte Ti lascio la mail se mi vuoi contattare apaperina758G@yahoo.com
Ciao William... Dunque, posso onestamente dirti che non ho piani precisi per un eventuale prequel sebbene l'idea mi stuzzichi. Tuttavia…
Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie