i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Indice
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Note:
Mi scuso con gli amici lettori per alcune scene descrittive indispensabili alla trama, ma prometto solennemente di caricare al massimo quelle scene erotiche e potenti che tanto ci piacciono.
Grazie per la pazienza.



Pochi momenti prima dell’ alba l’ ambulanza si allontanò lampeggiando, verso il Centro di Rianimazione.
Lo zoppo non era morto, aveva avuto uno choc anafilattico dovuto al contatto con qualche sostanza per lui fatale ... probabilmente era stato morso da un insetto.
Io ero esausta e spaventata e mia madre non stava meglio di me. Ci preparò un te caldo.
Era troppo presto per fare qualsiasi cosa, allora decidemmo di provare a dormire almeno un’ oretta.
La camera da letto grande era in uno stato pietoso e non ci andava coricarci là: ci spostammo in camera mia.
Mamma stava veramente meglio con le ferite alla schiena dovute alle scudisciate di quel vigliacco dello zio. Le valutai rapidamente, poi le rimisi addosso il camice leggero, io indossai una canotta pulita, tipo minigonna.
Mamma si stese nel lettino ed io spensi la luce.
Prima di coricarmi, mi venne spontaneo inginocchiarmi sullo scendiletto, ponendo la testa all’ altezza della pancia di mamma: - Che fai, piccola, vieni sul letto ... riposati un poco. –
- Si, si! – accondiscesi, ma solo a parole – un attimo solo. –
Invece, senza parlare più, mi voltai e le allargai le gambe dalle carni tenerissime e dalla pelle setosa.
Lei sussultò e si irrigidì, ma poi, lasciò fare ... non aveva le mutandine, e nemmeno io.
Le carezzai la vulva delicatamente, poi cominciai prima a baciarle e a leccarle la figa; a quel punto la mamma mi tirò sul letto dal sedere, facendomici salire, ma sottosopra.
Ci mettemmo sul fianco, l’ una con la testa sulla coscia dell’ altra, a mo’ di cuscino, ci succhiammo le vulve, come fosse il bacio più innocente e liberatorio del mondo, fino a venirci, copiosamente, una in bocca all’ altra.
Dopo, mi rigirai sul lettino e abbracciai la mamma: bocca contro bocca, con gli aliti che si mescolavano e ci addormentammo per un poco.

Quando questo Mondo avrò lasciato
di ogni cosa bisogno abbiate;
quando, nel mese, la Luna è piena,
nella selva tutte insieme,
venite nel luogo deserto,
dall’ albero della Noce coperto.
Adorate allora lo spirito di Diana
la mia madre profana.
Colei che voglia apprendere l’ Arte,
mia madre la tiene da parte:
le insegnerà i Segreti.
Liberi da ogni cosa voi sarete
e nudi vi mostrerete:
uomini e donne.
E questo sarà
finché anche l’ ultimo oppressore morirà!
Contro il tempo che gli resta
fate la cena, fate Festa.
E dopo quel momento
spegnete il cero di Benevento.


Ero nel bagno.
Approfittai di essere sola per portarmi dietro la borsetta e leggere, finalmente, la pergamena comparsa dal nulla la sera prima.
Ancora sentivo parlare di streghe?
Ero perplessa.
Calcolando quello che mi aveva consigliato la nonna prima di morire tragicamente, credevo di aver collezionato, mio malgrado, le tre paure da lei descritte;quindi ... se avessi voluto dare credito al probabile delirio della vecchietta, era ora di recarmi al paese abbandonato, Apice vecchia, a cercare la Janara, Siside, sua sorella e quindi mia ... zia o prozia? Boh?

Seduta sul vaso lessi di nuovo quelle parole senza senso per me, ma stavolta le sussurrai tra le labbra, piano piano.
Un senso di calore mi attraversò le vene.
Forse era per lo stress di quella lunga notte ...
Ma, mentre continuavo a leggere, mi sentivo sempre più euforica e ... più forte.
Allora lessi ancora a voce alta. Mi piaceva sentirmi declamare quell’ invocazione ... assurdo!
Strabuzzai gli occhi ... avevo le traveggole?
Sulla vecchia pergamena non c’ era scritto più niente, solo le V, le A e le I erano rimaste sul foglio giallo pallido, rosse e splendenti come fossero di fuoco.
Tutte ripetevano la stessa parola: VAI, VAI, VAI!
Ero sudata e affannata, mentre ancora recitavo a memoria la litania, senza avere più bisogno di leggere.
Sullo sgabello nell’ angolo dietro la doccia, sott’ occhi ebbi l’ impressione di vedere una specie di animale grosso, appollaiato, grosso come un cane, ma quando alzai gli occhi per guardare meglio non c’ era più.
Posai la pergamena, sconvolta e titubante, abbassai mesta lo sguardo verso terra ... che triste destino: povera, senza futuro certo e, probabilmente, stavo anche per impazzire.
Ma le sorprese non erano finite.
Con la testa china vedevo perfettamente i miei piedi, nudi sul tappetino chiaro, sull’ alluce di uno, i piccoli nei erano diventati ben cinque e una linea violacea, incerta come un vecchio tatuaggio, li intersecava, formando un Pentacolo, la stella diabolica a cinque punte.
Saltai in piedi terrorizzata: era veramente troppo, per un giorno solo!