i racconti di Milu
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Lentamente sfilai la scarpa. Adagio. Lasciai che intravedesse prima l'attaccatura delle dita, soffermandomi così, in quell’attimo sospeso per annientarlo nell'attesa.
Lo vidi quasi barcollare, ubriaco di desiderio, pervaso dalla brama di adorarmi.
"Ti prego", sussurrò.
Tornai sui miei passi inebriandomi del suo dolce pregare, mi rimisi le scarpe e lui crollò, prostrato, col capo chino sui miei piedi. Sentivo il suo respiro, la sua voglia, la devozione assoluta, incondizionata.
Adagiai il tacco sulla sua nuca e lo spinsi giù, godendo per il modo in cui lui cedeva, docilmente, offrendosi ai capricci del mio piede.
"Ti supplico", sussurrò ancora.
Sorrisi del modo in cui mi implorava, della timida dolcezza del suo invocarmi. Ebbi pietà di lui e feci scivolare il piede fuori dalla scarpa.
Lo sentii fremere, il suo corpo fu scosso da un profondo brivido mentre la pianta nuda del mio piede sfiorava il suo corpo. Vibrava, dimenandosi in quell’intenso piacere come uno strumento da cui io sola potevo cavar la melodia.
Cominciò a gemere per le mie carezze, come se fosse in preda a un orgasmo.
"Fai di me ciò che vuoi".
Sapevo di poter fare quel che volevo di lui, ma sentirmelo dire mi piaceva, mi eccitava terribilmente e lasciai che il mio piede gli comunicasse il mio piacere, strofinandolo sul suo capo e poi sul volto, sulle labbra tese nell'attesa di un bacio, concedendogli di far tintinnare la punta della lingua tra le mie dita.
"Sono il tuo schiavo", disse ancora mentre mi leccava i piedi.
Piccolo impudente, pensai tra me, tenti di sedurmi solleticando il mio desiderio.
Ma per una volta, forse, potevo permettergli di crederlo. Così lo attirai a me, cercando i suoi baci che colarono con ardore tra le mie cosce.
Le sue labbra mi sfiorarono dapprima con dolcezza corteggiando la mia eccitazione, poi, con baci devoti, appassionati, suggendo a piccoli sorsi il mio piacere, assecondò abilmente i sussulti del mio corpo, invocando il mio orgasmo che bagnò copiosamente la sua bocca assetata.
L'estasi mi pervase e lui tentò di approfittarne, avanzando con i suoi baci lungo il mio ventre, fino al collo, insinuandosi dentro me con il suo sesso turgido e prepotente. Lo lasciai fare, lo illusi gemendo, mentre mi penetrava soddisfacendo fino in fondo le mie voglie.
Lui sussultava e si dibatteva, la sua passione divenne euforica e sfiorò il paradiso con un dito, ma ben presto lo feci precipitare spingendolo giù, prostrato, inappagato, implorante. Il mio piede tornò a calcare il suo capo e lui si sottomise docilmente alla mia mano, che lo solleticò tra le natiche violandolo dolcemente, imponendogli un orgasmo diverso, più intenso, quello che si può provare solo quando ci si abbandona oltre ogni limite, tra le spire dell’estasi che soggioga il corpo e la mente.