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Mi chiamo Mario Rossi, è un nome di fantasia, il più comune fra i nomi utilizzati in Italia. Con regolarità guardavo le inserzioni nei siti BDSM cercando di soddisfare le mie fantasie di sottomissione ed umiliazione, ma al dunque, trovavo sempre qualche scusa per giustificare il fatto che non rispondevo. Un giorno lessi:”coppia di …. (solo 30km da me), Lei 42 e Lui 45, particolarmente severa e perversa con cane, cerca schiavo da trasformare in cagna per chiudere il cerchio. Siamo medici entrambi e quindi le pratiche sono estremamente sicure, non accettiamo limiti di nessun genere, sei schiavo e quindi obbedirai sempre. Ti umilieremo pubblicamente, sarai il ns.cesso e quello dei ns.amici. Verrai inanellato e marchiato come oggetto di ns.proprietà e femminilizzato.
La fantasia galoppava, era l’inserzione che avevo sempre fantasticato di trovare, ma la fantasia è ben lontana dalla realtà ed avevo paura. Certo di scuse non ne trovavo, la distanza che in passato era stata la scusa preferita adesso non mi veniva in aiuto, e se nelle mie fantasie avevo sempre desiderato essere marchiato….. in realtà avevo il terrore di ciò che questo realmente comportava. Ma leggere quest’inserzione mi mise in agitazione. Nella giornata tornai più volte a leggerla, e mentre lo facevo avevo una erezione fortissima e mi masturbavo. La notte dormii agitato fantasticando sull’essere uno slave senza legami sentimentali, solo uno schiavo usato ed umiliato. Mi masturbai almeno 3 volte nella notte fantasticando ed immaginando la mia condizione di schiavo. Il giorno successivo non fu diverso. Seppure stanchissimo, anche nella seconda nottata non riuscivo a prendere sonno, e così pensai che il mio corpo aveva deciso e risposi all’inserzione.
Per qualche giorno non successe nulla, io andavo ogni tanto a sbirciare la posta, a vedere se la mia mail era stata inviata. Rileggevo l’inserzione, ma a poco a poco l’eccitazione iniziale lasciava il posto alla delusione ma anche al sollievo per non essere stato scelto.
Un pomeriggio, mentre mi trovavo al lavoro una telefonata, una voce d’uomo autoritaria mi chiede se possiamo vederci per conoscerci tutti e 4 e fissa l’incontro in un bar piuttosto grande ed affollato della sua città per il giorno seguente.
I dubbi e la paura riprendono nuovamente, la notte non riesco a dormire eppure sono eccitatissimo e non posso non masturbarmi almeno 2 volte. Mi faccio una doccia e mi preparo chiedendomi se devo indossare qualcosa di speciale, e se voglio veramente fare colpo.
Arrivato al bar, non è difficile riconoscerLi, piuttosto eleganti e sicuri, con a fianco un grosso mastino napoletano. Mi avvicino un po’ impacciato, saluto con timidezza e mi siedo. Lui ordina per me una coca-cola e poi iniziamo a parlare del più e del meno. Appena consegnata la coca-cola però i discorsi si indirizzano su quello che loro faranno e pretendono dal loro schiavo. Lo schiavo in casa starà sempre nudo ed a disposizione, verrà femminilizzato, i suoi buchi saranno sempre a disposizione. Essere trasformato in cagna non è un eufemismo, ma un concetto reale. Bruto, Il mastino napoletano è nelle gerarchie superiore allo schiavo che dovrà soddisfarlo regolarmente di culo e di bocca. Ribattono il concetto che non ci sono limiti se non quelli legati alla mia sicurezza e integrità fisica, per il resto dovrò ubbidire a qualsiasi ordine senza replicare e senza tentennamenti, perché in caso contrario verrò punito molto duramente. Verrò usato come latrina e come sborratoio e come specificato nell’inserzione verrò marchiato e inanellato. Quando finiscono di spiegare scendono alcuni minuti di silenzio. Io dovrei fare delle domande ma non ne ho la forza. Sono travolto dalle emozioni e dalla paura e riesco solo a dire che non ho esperienze con uomini e che questo mi eccita, in quanto mi fa sentire schiavo e troia, ma allo stesso tempo mi spaventa e mi fa schifo. Che merda e piscio mi fanno vomitare. Che se… Loro interrompono le mie lamentele dicendomi che questo è ciò che cercano, io posso accettare o rifiutare ma che se accetterò, dalla prossima volta, dovrò chiamarli Padrone/a sempre, anche in pubblico; che mi verrà dato un collare da indossare sempre anche quando loro non sono presenti; che per salutarli dovrò come uno schiavo inginocchiarmi e baciare i loro piedi in qualsiasi luogo ci si trovi. Mi viene chiesto peso taglia e nr di scarpe, poi la Signora, mi dice:”ora vai in bagno e togliti gli slip, non li indosserai più. Capisco che mi sta mettendo alla prova, mi alzo e mi reco in bagno, mi sfilo gli slip, torno a sedermi e li appoggio sul tavolo. Lei mi guarda e sorride. Nel salutarci il Signore mi comunica che forse…. mi chiamerà tra qualche giorno. Poi mentre bacio la mano, alla Signora, Lei mi sussurra all’orecchio:”da adesso non ti è più permesso toccarti e godere se non sono io a dirtelo”.

E’ dura non indossare l’intimo, lo sfregamento con la stoffa del pantalone mi mette in uno stato di continua eccitazione. Sapere e sentirmi col culo nudo mi fa sentire una troia. Ho la sensazione che tutti sappiano e questo mi porta ad un livello di eccitazione incredibile; vorrei masturbarmi, spesso la mano scende sull’asta eretta, ma poi mi ricordo le parole di Lei ed interrompo. Ma dopo 5gg in quello stato non ressi più, mi masturbai e ripresi ad indossare gli slip. Erano passati troppi giorni ed ero sicuro che ormai avessero trovato qualcuno più giovane e disponibile. Passarono circa 2settimane poi una sera mentre guardavo la televisione rispondo al telefono e sento la voce del Signore:”ciao cagna, hai deciso? Ti abbiamo lasciato del tempo per pensarci. Se vuoi ancora diventare il ns. schiavo vieni venerdì sera alle 18 a questo indirizzo”.

Rimasi sorpreso, adesso non sapevo veramente più cosa fare e pensare. La realtà avrebbe superato di gran lunga la fantasia, mi aspettava un percorso duro e difficile di vere umiliazioni e di vere sevizie, non come quelle dei miei sogni. Mancavano ancora 2gg al Venerdì e cercai di non pensarci, sperando quasi che il fato mi desse la risposta che cercavo, ma il pensiero e la mia mente correvano inevitabilmente all’incontro di venerdì .

I giorni trascorrono lentamente e venerdì si avvicina inesorabilmente ed io devo decidere. Sono in preda al caos quando imposto il navigatore del mio cellulare per recarmi da loro. Giro per le strade intorno all’abitazione per fare trascorrere il tempo, poi quando mancano 8min. suono il campanello.
Una voce al citofono mi dice:”secondo piano, spogliati e mettiti in ginocchio dinnanzi alla porta dell’interno 4”. Neanche il tempo di pensare di adeguarmi al mio stato di schiavo. Mi tolgo la maglia ed il jeans, e rimango completamente nudo, non indosso l’intimo, forse Lei non lo ricorda. Io dopo la telefonata del Padrone me li sono nuovamente tolti. Se si aprisse la porta davanti cosa penserebbero o direbbero i loro vicini. Il tempo trascorre lentissimo, ho il terrore che qualcuno possa vedermi in quelle condizioni, passano esattamente gli 8min di anticipo quindi Lei apre la porta, faccio per alzarmi ma Lei mi mette un piede in testa e mi dice:”a 4 zampe cagna” e saluta prima la Padrona. Le bacio i piedi poi il più rapidamente possibile prendo i miei abiti e mi infilo in casa lasciandoli in un angolo. La seguo, ammirando i suoi bellissimi piedi. In salotto mi aspetta anche il Padrone, mi reco immediatamente a baciare i suoi piedi.
“Allora hai deciso! lo sapevamo che eri profondamente Troia. Prima di ogni altra cosa ti ricordiamo cosa significa diventare il nostro schiavo.
Ci apparterrai. Questo significa che, salvo mantenere la tua incolumità fisica, noi faremo di te qualsiasi cosa e fra pochi mesi sarà difficile nascondere la tua trasformazione, avrai dei seni che saranno l’invidia di molte donne, porterai almeno una 5. Come ti avevamo anticipato porterai anelli al culo al cazzo, sulla lingua, al naso, sui capezzoli ed alle orecchie. Sarai marchiato a fuoco e porterai tatuaggi. Vederti soffrire e piangere sarà uno dei nostri divertimenti maggiori. Soddisferai ogni desiderio sessuale nostro, e di chi diremo noi, ma anche di Bruto perché sarai trasformata in una cagna. I tuoi buchi sono nostri e li useremo come meglio crediamo, sarai il nostro cesso. Con te e di te parleremo sempre in modo volgare, prenderai cazzi in bocca e nel culo, berrai piscio e mangerai merda, leccherai piedi, culi e fiche. Hai capito? Risposi un si appena udibile. Il Padrone si alza mi tira uno schiaffo e urlandomi in viso:”è così che si risponde ai tuoi Padroni? Devi chiederci per favore, implorarci di diventare il nostro schiavo, anzi la nostra schiava”. “Vi prego Padroni, prendetemi come vostra schiava, fate di me la vostra cagna”.
Si guardano negli occhi e poi il Padrone mi chiede se ho ubbidito all’ordine che mi aveva dato la Padrona: Niente slip e divieto di toccarmi e godere?” Cercai di giustificarmi con la stupida scusa che credevo/pensavo non mi avrebbero chiamato. Un moto di rabbia scuote la Padrona:” mi hai delusa e verrai punita ma soprattutto mi hai fatto fare una brutta figura con il Padrone”. Si alza e dopo poco torna, ha una gabbietta trasparente in mano, mi fa avvicinare mi aggancia l’anello dietro i testicoli, poi la chiude con un lucchetto di cui tiene la chiave. “Visto che non sei capace di controllarti e sei una cagna in calore, porterai sempre la Cintura di castità. I dentini all’interno vedrai ti faranno passare rapidamente l’eccitazione”, inoltre visto che sarai femminilizzato è perfetto, perché per pisciare dovrai stare seduta o accucciata come una cagna.
A questo punto prende un collare di cuoio alto 2 dita e me lo allaccia al collo. Nel frattempo Il Padrone prende a spiegarmi alcuni dettagli del mio stato e le regole a cui mi dovrò abituare ed attenere.
Conferma che verrò femminilizzato e quindi dovrò sempre parlare al femminile, e pensare a me come ad una femmina. Che quando sono in attesa, dovrò stare in ginocchio con le gambe leggermente dischiuse e le braccia allacciate dietro la testa, in modo da offrire il petto alle eventuali sevizie. Che siccome sono una cagna, berrò e mangerò solo dalle ciotole, ma poiché nella scala gerarchica sono l’ultima, mangerò dalla ciotola di Bruto quando Lui non ne avrà più voglia, quindi esclusivamente cibo per cani. Che come per Bruto potrò espletare i miei bisogni solo 3 volte al giorno; infine che durante le punizioni o torture non dovrò mai urlare, pena un inasprimento del supplizio.
La Padrona intanto si allontana ed al ritorno mi porge un foglio, è un contratto di schiavitù che devo leggere e firmare.

Oggi, in data xx/xx/xxxx Io Mario Rossi…nato a Milano il 15 agosto del 19…..e residente a Milano in via……..con piena facoltà di intendere e di volere accetto di essere femminilizzata e di divenire quindi “schiava” con il nome di lilly.
Sottoscrivo quanto sotto riportato e lascerò che tutto quello che i miei Padroni desiderano e vorranno sarà parte di me e io ne sarò esecutrice in tutto e per tutto. Imploro fortemente la costrizione e la dominazione sul mio io e sul mio corpo e desidero che siano i miei Padroni a formulare e a decidere cosa dovrò fare. Loro potranno disporre del mio corpo senza limitazione alcuna . Il mio consenso si estende anche a terze persone cui potrò essere da loro ceduta e pertanto:

1-Comprendo pienamente il mio stato di schiava di proprietà esclusiva dei Sig.ri Bianchi e di essere consapevole delle possibili condizioni che ne potranno scaturire.
2-Accetto di essere sempre nuda in presenza dei miei Padroni
3Accetto la completa e immediata obbedienza per qualunque comando mi sarà dato.
4Accetto qualunque tipo di costrizione per la durata che i Padroni mi vorranno dare.
5Accetto di essere considerata una bestia: cagna, vacca, troia o puledra a seconda dei desideri dei miei Padroni e di essere trattata di conseguenza
6Accetto di vestirmi e portare vestiti di qualunque tipo per l’ordine e il piacere dei miei padroni.
7Accetto di presentarmi sempre pulita e in maniera rispettosa.
8Accetto di essere ceduta, secondo le modalità che i padroni riterranno opportune
9Accetto fin d’ora le punizioni che i miei Padroni decideranno in conseguenza di mie negligenze o solo per il piacere loro o di chi loro decideranno, con l’unico limite di non provocare sul mio corpo cicatrici permanenti.
10-Accetto con entusiasmo di essere marchiata ed inanellata con piercing in modo permanentemente ribadendo così concretamente di essere solo un oggetto di proprietà esclusiva dei miei Padroni

PERTANTO

Non Imbarazzerò mai i miei Padroni
Non avrò diritto alla mia privacy
Non espleterò nessun bisogno corporale senza il loro permesso
Non sarò mai titubante nell’eseguire i loro ordini
Non potrò mai avere rapporti con altri senza il consenso dei miei Padroni
Non mi toccherò, nè ricercherò il mio piacere senza l’autorizzazione dei Padroni
Ringrazierò sempre dopo una punizione
Mi inchinerò sempre ai voleri sessuali dei miei Padroni
Non mentirò mai ai miei Padroni in nessun caso, né gli nasconderò eventi della mia vita passata presente e futura
Nella mia qualità di schiava non avrò mai alcuna pretesa economica.
Che il mio compito principale in qualità di schiava è la soddisfazione totale dei miei Padroni, quindi m’impegno a soddisfarLi nel miglior modo possibile ponendo il loro piacere e soddisfazione prima di ogni altra cosa al mondo, accettando la completa ed immediata obbedienza a qualunque comando da loro impartito.

Infine la schiava dichiara che: s’impegnerà, dalla data odierna ad accettare qualsiasi ordine impartito dai suoi Padroni, tra i quali anche quelli relativi al suo abbigliamento, al suo stile di vita e alle frequentazioni di luoghi, persone e situazioni che i Padroni vorranno imporgli.

Data e firma

Voglio che ci chiedi di essere la ns. schiava, voglio sentirti implorare e pregare di diventare la ns.schiava.. Chinai il capo e con un filo di voce “Vi prego Signori fate di me la vs.schiava”. Non ho sentito disse il Padrone. Ripetei ad un tono di voce più alto:”Vi prego Signori fate di questo schiavo la vs,cagna il vs cesso; poi Lessi ad alta voce e firmai, e mentre leggevo la paura attanagliava lo stomaco. Stavo rinunciando alla mia libertà in favore di 2 sconosciuti, che avrebbero fatto di me ciò che a loro più sarebbe piaciuto, ed io avrei obbedito solo perché….già perché? Avrei provato dolore ed umiliazione molto oltre la mia immaginazione.
Non temere, imparerai cosa vuole dire essere una schiava, imparerai ad offrirti come una schiava, imparerai l’obbedienza e la sottomissione fisica e soprattutto mentale

I preliminari erano finiti, Il Padrone mi fece alzare mi legò i polsi dietro la schiena e poi con un gancio mi appese i polsi al soffitto ed incominciò a tirare. Mi alzai sulle punte temendo di slogarmi le spalle, ma poi dovetti cedere e incominciai a piegarmi a 90 gradi. Quando fui perfettamente piegato mi si mise davanti, impugnava una bacchetta di bambù molto flessibile, mi guardò e mi disse:’conta ogni colpo. Visto che è il primo giorno te ne darò solo 20”
Sentii il fischio nell’aria ed il colpo quasi mi tolse il respiro. “conta mi sentii dire”, ed io cominciai a contare. Cercai di non urlare, ma le lacrime cominciarono a scorrere copiose sulle mie guance. Ad ogni colpo mi spostavo in avanti strappando le articolazioni delle spalle. Poi la gravità mi faceva tornare in posizione. Quando finì, venni slegato e crollai in ginocchio, ma quando udii la sua voce:”ringrazia il Padrone se non vuoi che continui” strisciai fino ai suoi piedi, li baciai e ringraziai. Grazie Padrone.
Quelle 2 semplici parole bastavano a farmi eccitare a farmi sentire come avevo sempre voluto essere

Si era fatto tardi, I Padroni si misero a tavola e noi cani ci mettemmo ad aspettare un boccone, che ogni volta Bruto prendeva prima che io arrivassi. I Padroni ridendo si misero a discutere sul fatto che andavo addestrata alla corsa.
La cena prosegue, la Padrona ogni tanto lancia un boccone a Bruto mentre il Padrone mi chiama vicino a se e dopo averci sputato sopra, me lo getta in terra. Devo sbrigarmi se però voglio mangiare qualcosa. Finita la cena mi permettono di alzarmi e di camminare normalmente perché così posso mettere in ordine e lavare i piatti.

E’l’ora della passeggiata serale, Bruto deve fare i suoi bisogni, ed anche io. Il Padrone mette il guinzaglio a Bruto e poi mi lancia uno spolverino leggerissimo e molto corto e mi indica un paio di sandali alla schiava. Mi preparo anche io, sotto allo spolverino sono completamente nudo e pur essendo le 21 c’è ancora luce. Sarò io a portare a spasso Bruto, cammino a piccoli passi per evitare che lo spolverino si apra ad ogni movimento, ma sono costretto ad accelerare il passo per seguire Bruto, e così spesso mi accorgo di essere in mostra. Non vedo l’ora di rientrare a casa. Appena varcata la soglia e rimessomi nudo chiedo di potermi liberare anche io. Mi avevano detto che non avrei mai avuto la privacy, infatti mi viene data una specie di insalatiera nella quale dovrei urinare. Mi vergogno a farla stando accucciato nel centro della stanza con i Padroni che mi guardano, proprio non riesco e così dopo qualche minuto ripongo il mio pitale.
La serata scivola via tranquilla, lecco i loro piedi, più facile è farlo con quelli della Padrona, mentre leccare il piede di un maschio, del Padrone mi da un po’ fastidio, se ne accorgono e così finisco la serata leccando solo quelli del Padrone. Nel frattempo mi è tornato lo stimolo di urinare e quindi chiedo il permesso di farla, ma la Padrona mi dice che avrei dovuto farla prima. Passa un po’ di tempo e mi inizio a lamentare, non so se riuscirò a trattenermi fino al mattino. Il Padrone imbestialito si alza mi fa rivestire con lo spolverino e i sandali, mi mette il guinzaglio e mi porta fuori. Per fortuna ormai è calata la sera, ma quando qualche rara persona ci sfiora non può fare a meno di notare il guinzaglio e come sono vestito. Il Padrone sembra non curarsene e mi dice: “adesso falla! Che poi a casa sarai punita cagna”. Non ci posso credere, devo farla li in mezzo alla strada, ma il bisogno è troppo forte, mi accuccio come una donna ed incomincio a pisciare cercando di non bagnarmi. Non voglio ammetterlo, ma sono eccitato e i denti nella gabbietta mi fanno piangere di dolore

Al rientro a casa però i Padroni sono stanchi e decidono di andare a letto, ma prima mi conducono nel bagno mettono il tappo alla vasca e mi ci fanno entrare, poi il Padrone si tira fuori un cazzo di tutto riguardo ed incomincia a pisciare cercando di bagnarmi tutto, appena finito mi prende per i capelli e se lo pulisce sulla mia testa; subito dopo è il turno della Padrona che però preferisce usare la mia lingua come carta igienica. Resto li a mollo nel loro piscio caldo per un po’, passati un 10min mi vengono a recuperare ma non mi permettono di lavarmi, hanno notato lo sguardo di disgusto mentre mi pisciavano addosso e quindi vogliono che mi abitui al fatto che sono una latrina. Vengo legato ai piedi del letto con abbastanza catena per poter andare da entrambi in funzione delle loro richieste ed esigenze. Vorrei masturbarmi, sto impazzendo per la voglia ed il dolore.
Non riesco a dormire bene, il culo mi fa male per i colpi ricevuti, passando dinnanzi ad uno specchio, lo vedo completamente viola con qualche traccia di sangue, tastandomelo lo sento tutto bitorzoluto.

La mattina dopo sento tirare la catena, è la Padrona che mi ordina di andarle a leccare i piedi. Le mie leccate sono lente, sotto tutta la pianta del piede partendo dai talloni. Non dimentico di passare la lingua in mezzo alle dita e di succhiarle una ad una come fossero dei piccoli cazzi. Nel frattempo si sveglia il Padrone, si avvicina alla Padrona ed iniziano a fare all’amore. A me viene ordinato di avvicinarmi ed iniziare a leccare il culo del Padrone. Per mia fortuna non vedono le mie smorfie di disgusto quando mi avvicino. La minaccia di essere frustato a sangue abbatte le mie ultime resistenze e mi convince a leccargli l’ano. Quando entrambi appagati si distendono uno accanto all’altro mi viene ordinato di ripulirli. Affondo la mia faccia nel sesso fradicio di Lei e lecco e bevo il suo piacere e lo sperma di Lui, poi passo al Padrone. Mi fermo a guardare il suo cazzo moscio avvicino le labbra, lo scappello e lo pulisco come farebbe una vera troia.
La Padrona stacca la catena dal letto, mi mette il guinzaglio, e conducendomi a 4 zampe mi porta in bagno. Si siede sul Water e inaspettatamente mi carezza il capo come si fa con il proprio cane, poi con dolcezza mi dice:”Ieri è stato solo un assaggio, oggi inizia la tua vera vita da schiava e da cagna, verrai punita per alcuni errori che hai commesso e sarai frustata con la frusta lunga. Visto che non sei maso, imparerai a temere le punizioni arriverai a pisciarti addosso sapendo che ti faremo male, e questo ci piace. A noi piace vederti soffrire, piace vederti piangere ed è per questo motivo che sei stata scelta. E visto che non siamo insensibili, e che non hai mai avuto rapporti con uomini né bevuto piscio o mangiato merda, ti addestreremo gradualmente. Stamane hai assaggiato per la prima volta un cazzo, ma entro stasera imparerai a succhiarlo e diverrai una vera succhia cazzi, adesso berrai per la prima volta del piscio e poi mi pulirai il culo in modo da incominciare a conoscere anche il sapore della merda. Anche con il Padrone sarà lo stesso, aspetteremo la fine del mese prima di trasformarti in un cesso completo. Imparerai a desiderare che i Padroni ti usino come un cesso, e imparerai a chiedere di essere usata perché in realtà sei nata per questo ed è questo che vuoi”.
Le parole mi escono naturali “grazie Padrona”.

La Padrona si siede sul Water e mi fa disporre dinnanzi alla sua passerina, quindi piano piano incomincia con piccoli getti a riempirmi la bocca. “Non perderne neanche una goccia o sarai punita”. Il sapore acre, acido e la temperatura mi mettono in subbuglio lo stomaco. Quando il getto finisce mi prende per la nuca, mi strofina la faccia e mi ordina di leccare e di pulirla, intanto si svuota anche gli intestini. L’odore in questa posizione non è gradevole e già tremo e mi eccito per l’umiliazione, al pensiero che presto quella diventerà la mia colazione.
Si alza si gira e mi mette il culo davanti alla faccia e mi ordina di leccare. Guardo ha fatto una merda morbida e marrone chiaro e per questo il suo culo è rimasto sporco. Sono combattuto, lo schifo e l’eccitazione, mi avvicino con la lingua ma mi assalgono i conati di stomaco. La sua voce mi riporta alla realtà:”cosa aspetti cagna? Lecca e pulisci o devo chiamare il Padrone e incominciare a frustarti?”. Affondai il viso nel suo culo chiudendo gli occhi ed incominciai a leccare. Lei mi incitava ad entrare con la lingua e pulire bene. Quando ritenni di avere finito, la Padrona prese un pezzo di carta igienica e lo passò sull’ano per controllare se avevo fatto un buon lavoro. Mi fa lavare la bocca con un po’ d’acqua e poi mi dice di aspettare il Padrone al quale dovrò fare lo stesso servizio.
Con il Padrone le cose vanno meglio, mi mette in bocca il suo cazzo ed incomincia a pisciare, e quando si gira per farsi pulire il culo chiudo gli occhi ed incomincio a leccare. Ho un erezione ma il mio uccello costretto dentro la gabbietta con le punte fa un male cane. Quando finisco di svolgere il mio compito ed il Padrone si gira, se ne accorge mi tira un calcio sui testicoli dicendomi:”verrai punita zoccola, ti ecciti come una cagna”.
Ma prima di ogni altra cosa devo andare a preparare la loro colazione e poi, come la sera prima, praticamente nudo devo portare a spasso Bruto. Quando rientro i Padroni mi aspettano, mi mandano a prendere il pitale e mi permettono di svuotarmi. La lezione della sera prima mi è bastata, mi accuccio su quella specie di ciotola e mi svuoto la vescica e gli intestini, quando finisco la Padrona mi ordina di passare la mano sul culo e poi di leccarmela. Una cagna per pulirsi farebbe con la sua lingua ma tu non ci arrivi e quindi farai così. E’ una cosa schifosa ed il loro sguardo mentre eseguo l’ordine mi fa sentire umiliato, ma il dolore del mio cazzo nella gabbietta mi ricorda che nonostante tutto, mi piace essere trattato in questo modo.
Finito di pulire e svuotare la ciotola, stendo un asciugamano sul tavolo da cucina e poi mi ci fanno stendere sopra, così inizia la mia preparazione. Con l’uso di strap o cera calda vengo completamente depilato, dal collo in giù divento liscio come un bimbo. L’operazione è dolorosa soprattutto nelle parti intime, più volte mi verrebbe da gridare. Ad operazione completata, i Padroni mi fanno rimettere in piedi per ammirare la loro creazione e mi fanno notare che ormai mi sarà impossibile andare con una donna, ma anche recarmi in palestra. Con difficoltà potrei giustificare il fatto di essere completamente depilato e di portare una cintura di castità.
La mattinata sta per finire, la depilazione è durata circa 3 ore, ma per me le novità non lo sono. La Padrona mi porta un paio di scarpe da donna con un tacco vertiginoso, dove il piede è costretto a stare in punta come se fossi una ballerina, le guardo con incredulità e stando seduto per terra le indosso, ma al momento di alzarmi in piedi mi è assolutamente impossibile. I Padroni mi si avvicinano e mi aiutano. “Mai usate scarpe da donna prima d’ora?” mi chiede il Padrone. Non le ho mai usate e passare da una snakers ad una scarpa di questo tipo è come andare al circo. Per un’ora circa alternandosi al mio fianco, mi obbligano a camminare per casa, fino a quando la mia andatura diviene più stabile. “Qui le indosserai 24ore al giorno, neanche di notte le potrai togliere, allo stesso modo farai quando sarai a casa tua. La tua andatura diverrà ancheggiante e sculetterai come una troia. Ti si formeranno vesciche enormi, ti faranno male i piedi, le gambe, la schiena ma sei una schiava e quindi è giusto sia così. Non credi?” Si Padrona, grazie.
Ormai è ora di apparecchiare e preparare il pranzo. Poi mangerà Bruto ed infine anche io, così potrò mettermi a 4zampe e scendere da questi trampoli, non ne posso già più e dovrò indossarli per 2gg di fila. Quando Bruto smette di mangiare è il mio turno, guardo con disgusto quella ciotola dove è stato messo il mangiare per cani, dove Bruto ha già leccato. Il Padrone mi guarda, poi mi dice:”la voglio vedere pulita, datti da fare con quella lingua”. Mi fa schifo mangiare nella ciotola di Bruto, mi fa schifo il cibo per cani ma mangio e pulisco tutto, ho fame e temo le punizioni che potrebbero arrivare.
Per fortuna sono stato impegnato e non ho potuto pensare, ma dopo avere portato a spasso Bruto e aver fatto anche io i miei bisogni è arrivato il momento atteso e temuto. Vengo appeso per i polsi al gancio del soffitto, sono scalzo e la catena non è in tensione, sento che il Padrone si dispone alle mie spalle. Il primo colpo giunge all’improvviso, e non trattengo un urlo, come una lama rovente lo sento abbattersi sulla mia schiena. Il Padrone mi si avvicina, mi prende per i capelli e guardandomi negli occhi:”Cagna non hai il permesso di urlare, devi solo contare. Questo ti costerà 3 colpi in più”.
I colpi si succedono con regolarità, Lui cambia sempre la parte da segnare e ben presto sono una ragnatela di strisce rosse,nessuna parte viene risparmiata, il ventre la schiena, le cosce. La catena lasca mi permette un certo movimento, così mi sposto, ruoto su me stesso cercando di evitare le frustate, presentando in realtà sempre parti diverse del mio corpo. Sempre più difficile è contare, le lacrime ormai scendono copiose. Mi chiedo perché sono qui. Quando ha finito mi libera dalla catena ed io cado a terra sfinito, ma sento chiaramente la sua voce:”ringrazia e poi dimostrami la tua riconoscenza cagna”. Ecco, adesso so perché sono qui. Sono qui per questo. Per strisciare e ringraziare con quel lieve filo di voce che mi rimane, per baciargli i piedi, per diventare una cagna. Sotto il pantalone è evidente il rigonfiamento, so cosa devo fare, ma è la prima volta e sono ancora titubante. In queste poche ore l’ho già preso in bocca, ripulito e ho bevuto il suo piscio, ma questo è il mio primo bocchino. “cosa aspetti cagna?”. Le mani mi tremano mentre gli apro i pantaloni e lo tiro fuori, l’odore d’ eccitazione e di maschio è forte. Comincio col succhiare la punta e solleticarla con la lingua e con le labbra, lecco per bene tutta l'asta fino ad arrivare alle palle. Le succhio una ad una, due o tre volte mentre con la mano gli massaggiare il pene. Poi lo prendo tutto in bocca e incomincio a succhiarlo andando avanti ed indietro con la bocca. A questo punto il Padrone mi afferra la nuca e me lo infila fino in gola, soffocandomi. “Non mi stai soddisfando cagna! Succhia bene! Cercai di concentrarmi sul suo cazzo ma la vergogna e l’umiliazione non me lo permettevano. Si alza si sfila la cinghia ed incomincia a colpirmi. Poi mi rimise in ginocchio e me lo infila con forza, con violenza. E’ Lui adesso che usa la mia bocca, io non riesco quasi a respirare, un filo di bava mi esce lateralmente. “Guarda Francesca, questa troia faceva la ritrosa ed invece hai visto come le piace succhiare cazzi? E’ nata per questo, diventerà una vera cagna.” Quando finalmente viene, un getto enorme mi soffoca, so che devo ingoiare e poi ringraziare per essere stato usato.

Sono passate le 17 e mi dicono di prepararmi che dobbiamo andare a fare la spesa. Questa volta mi fanno indossare dei pantacollant neri quasi trasparenti, una maglia leggermente lunga che a malapena copre le mie intimità, senza collo così che il collare è in evidenza, e ovviamente le scarpe col tacco vertiginoso.
Il tragitto è faticoso, stare seduto in macchina con il culo ancora in fiamme dopo la battuta di ieri risulta un po’ difficile. Appena scesi dall’auto, un po’ a causa delle scarpe, un po’ per rispetto seguo i miei Padroni all’interno dell’Ipermercato, tranne quando, per divertimento mi chiedono di prendere questo o quel prodotto posti in basso nelle scansie, costringendomi così a mettermi a 90. Si divertono a vedere il mio viso che va a fuoco per la vergogna. Quando ci mettiamo in fila alla cassa, la Padrona estrae dalla borsa il guinzaglio, me lo aggancia e mi fa cenno di inginocchiarmi ai suoi piedi. Cagna a tutti gli effetti. La gente mi guarda, alcuni ridono, tutti commentano. Io vorrei non essere mai nato, ma incredibilmente il dolore all’inguine mi ricorda che mi sto eccitando.
Rientriamo a casa e dopo aver messo al loro posto tutte le cose, mi appresto a portare a spasso Bruto. Al rientro è il mio turno, mi spoglio e mi accuccio sul mio pitale e mi svuoto. La cosa mi mette in imbarazzo ma nell’umiliazione trovo la risposta a ciò che sono.
Si cena e stare in ginocchio ai piedi dei miei Padroni mi permette di riposare. Ho i muscoli e i piedi a pezzi per la costrizione di queste scarpe, mi fa male tutto, dai muscoli delle gambe ai reni e la schiena. Non oso pensare a come possano essere ridotti i miei piedi. Sotto al tavolo l’unico mio compito è di leccare i piedi dei Padroni fino a quando non vengo chiamato per fare qualcosa, come portare via i piatti o portare l’altra pietanza. Dopo cena, capisco che è loro intenzione giocare. Vengo messo a 90 sul cavalletto. Non vedo cosa succede alle mie spalle. Poco dopo due mani mi accarezzano il culo, regalandomi piacere sulle mie chiappe martoriate e ancora doloranti, poi una mano si insinua e mi accarezza l’ano, un dito prova a forzarlo. Un lamento esce dalle mie labbra, è stretto ancora vergine. Poco dopo La Padrona si concretizza dinnanzi ai miei occhi, ha un fallo enorme attaccato alla vita, me lo indica:”succhialo e bagnalo il più possibile perché non ti lubrificherò il culo, voglio sfondarti, farti male, sentirti urlare. “ Sono terrorizzato, succhio e lecco cercando di lubrificarlo, provo ad impietosirLa ma Lei si dispone dietro le mie spalle, sento quell’oggetto mostruoso che si appoggia alla mia rosetta scura ed incomincia a spingere. MI sembra di essere spaccato in due, il dolore è pazzesco. Sento la sua voce dirmi di spingere e poi rilasciare. Non sento neanche la mia voce uscire e pregare di smetterla. Piango senza potermi fermare, mentre quel palo inesorabilmente si fa strada in me. Quando penso sia arrivata in fondo si sfila con un colpo solo per ripiantarmelo immediatamente. Ripete questo gioco infinite volte mentre dal mio culo esce sangue ed io ormai incapace di piangere sono scosso dai singhiozzi. Quando Lei ha finito è il Padrone che si mette dietro e mi riempie della sua sborra poi si fa pulire dalla mia bocca.
Quando hanno finito, mi lasciano li a piangere con sangue e sborra che mi scendono in mezzo alle cosce. Vagamente sento la voce della Padrona che come fosse in lontananza, parlando con il Padrone dice che entro 6 mesi il mio culo sarà completamente sfondato e dovrò girare sempre con un tappo per non avere perdite imbarazzanti. Non so quanto tempo sia passato, li sento arrivare. Sento versare del gel, poi un paio di dita che a poco a poco aumentano fino a diventare l’intera mano, incominciano a stantuffare il mio culo martoriato. Poi sento appoggiare un oggetto duro che viene spinto dentro a forza, sempre più in fondo. Una cintura mi viene allacciata in vita, una serie di cinghie vengono agganciate ad essa per bloccare, in modo che non possa muoversi, un dildo enorme. Quando mi slegano dal cavalletto non sono neanche in grado di camminare, quel palo enorme mi esce dal culo come una coda e non riesco a stare in piedi sui miei trampoli. Seguo i Padroni camminando a 4 zampe come la cagna che sono. Per stasera è finita, mi accuccio ai piedi del letto, appoggiandomi sulla pancia, è l’unico modo in cui riesco a stare a causa di quel palo che Il culo tenta inutilmente di espellere o di risucchiare. Non riesco a dormire, mi agito in un dormiveglia che solo al mattino, quando sono ormai sfinito si trasforma in sonno.

Domenica mattina. Il Padrone mi fa salire sul letto e mi ordina di succhiarlo, in modo da prepararlo per la Padrona. Con la mano e poi con la bocca cerco il suo membro che rapidamente si gonfia nella mia bocca. Poi mentre i Padroni fanno all’amore, mi viene ordinato di leccare il culo del Padrone.
Due giorni possono essere molto lunghi….appena hanno finito mi viene ordinato di ripulirli. Ormai questo sarà uno dei miei compiti. In solo circa 30h sono diventato una vera cagna.
La mattinata è dedicata alle pulizie di casa. Faccio fatica a muovermi ma ogni tanto una frustata mi raggiunge sul corpo nudo e mi convince a farlo nel migliore dei modi.
Sono le 16,30 quando si svegliano dopo un riposino pomeridiano nel quale fanno spesso all’amore e io vengo chiamato sempre a ripulirli. La loro attenzione si sposta su di me, capisco che anche oggi il pomeriggio si rivelerà faticoso. Mi viene sfilato il palo per essere sostituito da uno speculum d’acciaio. Sento che lo aprono gradualmente, una corrente di aria fresca entra nel mio sfintere. Incomincio a sentire dolore, inutilmente prova a contrarsi, è troppo dilatato e l’anello è in tensione. Mentre i Padroni si divertono, s’avvicina Bruto, ed è evidente il suo stato d’eccitazione. La Padrona mi ordina di masturbarlo. Faccio finta di non capire ed una sberla mi ricorda che devo obbedire. Allungo la mano e lo afferro, il contatto con il pene dell’animale mi riempie di disgusto. Cerco di ritirare la mano ma la Padrona mi afferra il polso e me la tiene saldamente imprimendole un odioso va e vieni , su e giù. Su!... Fagli una sega!...Non te ne sei mai fatta una? ...Beh con lui è uguale.”La piccola punta rossa, acuminata, scivolata fuori dalla sua guaina sta nella mia mano, stillante di umori. Il cane si agita come impazzito e il suo bacino incomincia a vibrare freneticamente, con le zampe posteriori rigide cerca di montare la mano. La Padrona continua a guidarmi la mano, facedola andare su e giù sul pene del cane ingrossato , incitandomi:“ Brava... cara! ...Brava.!.. Continua così!..Fai il servizietto al nostro Bruto… “ Inveendo poi : “Su, masturbalo , troia!!... Sì, così!... Come se fosse un uomo... dai!!” Sento salire la vergogna , l'umiliazione, il disonore ,mi sentii veramente una cagna, ma la sensazione era eccitante. Per fortuna quel va e vieni non durò a lungo. Il cane prese ad uggiolare e con un guaito finale, con pochi tratti convulsi , emesse stille di seme riempiendomi la mano di un liquido vischioso e filante. La Padrona mi spinse a continuare a masturbarlo a carezzargli il ventre mentre il membro a poco a poco tornava normale. La Padrona allora mi prese la mano e me la portò vicino alla bocca dicendomi:Su pulisci come fanno le cagne ! …..Perché tu sei una cagna no?...Lecca su!...Lecca!!“ Provai ad allontanarmi, ad evitare di leccare quel liquido schifoso, ma la Padrona con il dito agganciato al collare mi tirò con forza.“Avanti, non fare storie…lecca zoccola!... Mi avvicinò la mano alle labbra che tenni sigillate, ma inutilmente,sentii l’odore acre dello sperma del Bruto , provai ancora a resistere e cercai di non aprire la bocca Allora la Padrona mi strofinò con forza la mano sul viso spalmandomi il volto con tutti gli umori del cane. Lecca cagna!!...Ubbidisci! “ ...Mi ordinò autoritaria. Ubbidii….leccai la mia mano sporca dello sperma di Bruto , sentendone l'odore , assaporandone il gusto e assaggiandone la viscosità. “Brava ! Sei diventata ubbidiente , hai visto non era poi così difficile”.
La giornata ormai volge al termine, mi sfilano il plug enorme dal culo e lo sostituiscono con uno di dimensioni inferiori, anche se sempre grande. “Ti dobbiamo consentire di indossarlo continuamente, anche durante la giornata normale , e con questo non ti sarà possibile”. Mi viene consegnato il pitale, solo questo utilizzerai per i tuoi bisogni e quando torni qui ricordatelo se non vuoi farli per strada come Bruto. Poi mi rivesto per tornare a casa ma non sarò più la stessa persona ed è bastato un week end.

Appena arrivato a casa mi metto nudo come mi hanno ordinato. Una bella doccia calda per togliermi il sudore, l’odore d’eccitazione e la sensazione di sporco; mi faccio un breve pediluvio con acqua calda e Sali di bicarbonato. I piedi mi fanno male. Sono pieni di vesciche. Subito dopo reindosso le scarpe con tacco da 17cm. Mi avvicino ad uno specchio e mi guardo.
Non è facile riconoscere quel corpo completamente depilato, sul quale risaltano i segni rossi della frusta. Il collare, la gabbietta entro cui è rinchiuso il mio pene, le cinghie che tengono fissato il plug nel mio culo, e quei trampoli che mi costringono ad una posizione innaturale, a tenere sempre contratto l’ano. Eppure mi piaccio, e nel guardarmi, nel ripensare a questi 2gg inizio ad eccitarmi, ma il dolore è fortissimo, cerco quindi di pensare ad altro per riportarlo alla posizione di riposo.
Poi preparo tutto come mi è stato ordinato: dispongo 2 ciotole in terra, ne riempio una d’acqua. Porto in bagno il pitale ed infine invio un messaggio:”Grazie Padroni. La vostra cagna”.
Dormire è difficilissimo il plug nel culo, i ricordi di questi 2gg mi si ripropongono dinnazi agli occhi. Mi dibatto, ho paura ad ammettere che mi è piaciuto essere usato ed umiliato e questo mi sconvolge. Sono solo il loro oggetto di piacere, una cosa da usare, una bestia da addestrare.
La mattina dopo mi alzo. Sono completamente stonato, mi sento la testa pesante. Invio il buongiorno ai miei Padroni e mi reco in bagno, mi lavo, mi sfilo il plug, è completamente ricoperto di merda, lo guardo, mi si rivolta lo stomaco e poi tanto loro non lo saprebbero mai, non possono vedermi qui a casa mia. Lo tengo in mano a lungo, lo giro lo guardo, lo schifo è forte, chiudo gli occhi e me lo infilo in bocca. Conati di vomito, il sapore amaro e disgustoso. Mi ritrovo presto a succhiarlo, a fare un bocchino e quando lo tiro fuori è ormai pulito. Mi accuccio sul pitale e mi libero la vescica e gli intestini, poi come mi è stato insegnato, mi pulisco il culo con la mano.
Togliermi i trampoli da una sensazione stranissima, sembra di camminare volando, il corpo fatica a ritrovare il suo equilibrio, i polpacci ed i muscoli delle gambe a rilassarsi.
Sono pronto per andare a lavoro e mi chiedo se qualcuno si accorgerà che sono diverso, che sotto i pantaloni indosso delle autoreggenti. Al collo, il collare è ben visibile, ma sembra un semplice girocollo d’acciaio con un gancio.
Durante la mattinata i Padroni mi inviano qualche sms per farmi sentire che ci sono, che io ormai gli appartengo. E’ durissima lavorare in perenne stato di eccitazione, con il plug piantato nel culo, vorrei masturbarmi ma la cintura me lo impedisce e sono perennemente bagnato. Finalmente la giornata termina e rientro a casa, mi spoglio indosso le scarpe mi svuoto la vescica come fosse la mia passeggiata serale e invio l’sms ringraziando i Padroni. Poco dopo un messaggio di risposta:”per domani organizzati. Verrai a dormire da noi e rientrerai in ufficio mercoledì partendo da qui. Metti in un trolley il cambio da cagna e non dimenticare nulla”.
Preparo il trolley stando molto attento a metterci tutto, poi già agitato provo a dormire.
Il giorno dopo, come sempre vado a lavoro, lascio il trolley in auto e mi viene da pensare che forse non mi abituerò mai alle autoreggenti, a girare senza mutande. Al solo pensiero di tutto questo, sento il dolore fortissimo del mio cazzo che si sta ingrossando. Cerco in tutti i modi di non pensare, di farlo rilassare.
La giornata sembra lunghissima, le ore non trascorrono mai, I Padroni non si fanno sentire fino alle 16,00 quando un sms mi ordina di andare in bagno e di mettere le clips ai capezzoli. Mi do dell’idiota, ho messo tutto nel trolley senza fare distinzioni tra ciò che mi era stato detto di portare sempre con me e quello che devo portare a casa Loro. So di aver sbagliato e mentre sono indeciso su cosa fare, un secondo sms mi chiede di farmi vedere come sempre in video. Non posso che ammettere la mia sbadataggine inviando a mia volta un sms. Forse non si sono arrabbiati, il loro sms successivo mi ordina solo di avvisarli nell’attimo stesso in cui lascerò l’ufficio.
Alle 17,30 invio il mio sms, probabilmente vorranno avere un idea dell’ora in cui arriverò; un altro sms da parte Loro:”prendi dalla valigia gli abiti da troia, ed indossali, poi vai sotto la targa della strada così vestita e fatti vedere in video”. Sono terrorizzato, non so cosa fare e come farlo; se qualcuno che mi conosce mi vedesse, e poi come faccio a cambiarmi e dove. Potrei farlo in auto, ma le contorsioni sarebbero incredibili, e poi qualcuno nel passare potrebbe vedermi. Non mi resta che infilarmi nel bagno di un bar in una via laterale e cambiarmi. Quando esco ancheggiando sui miei tacchi vertiginosi, cerco di non guardare nessuno, di nascondere il viso fra i capelli della parrucca e posizionandomi sotto la targa della via chiamo i miei Padroni in una video telefonata.
Finalmente entro in auto, mi sfilo le scarpe perché non mi è possibile guidare con un tacco da 17cm e spero che nessuno mi abbia visto e riconosciuto.
Sono quasi le 19,00 quando arrivo a casa dei Padroni e dopo averLi salutati inginocchiandomi e baciando il loro inguine e poi i loro piedi esco per portare a spasso Bruto. Al mio ritorno mi fanno spogliare mi consentono di fare i miei bisogni, poi mi ripiantano il palo nel culo. Quindi il Padrone prende 2 coccodrilli regolabili e me li aggancia ai capezzoli stringendo quasi a farmi piangere e poi ci attacca un peso da 200gr. I denti si piantano nella carne delicata dei capezzoli e i pesi che si muovono li martoriano in continuazione. In queste condizioni, vado a preparare la tavola e cucinare.
Sono ormai 2ore, i capezzoli mi fanno male, il palo nel culo mi rende difficile ogni movimento, i Padroni mi chiamano so che verrò punita per essermi dimenticata le clips.
Mi tolgono i coccodrilli ed il dolore è pazzesco, quando poi con la mano sfiorano appena la carne martoriata, una smorfia di dolore distorce il mio viso. Mi fanno distendere con la schiena sul tavolo, e poi afferrare con le mani dietro le ginocchia in modo da offrire completamente l’interno delle mie cosce e il mio buco del culo. Quando sfilano il palo, inutili ed incontrollate contrazioni del mio ano cercano di richiudere quella voragine spalancata.
Adesso verrai punita perchè devi imparare a non pensare ma solo ad ubbidire a qualsiasi ordine ti venga impartito, per quanto stupido o umiliante o doloroso possa sembrarti. Tu sei la ns.cagna, esisti solo per il ns. piacere ed il ns. piacere è vederti soffrire e trasformarti.
Adesso verrai frustata nell’interno cosce e sulla tua rosetta, ad ogni colpo ti rimetterai in posizione offrendoti alla frusta. Compare nel mio campo visivo la Padrona con un frustino molto flessibile che fa fischiare nell’aria un paio di volte, non faccio in tempo a pensare che mi farà molto male, che arriva il primo colpo ed un urlo esce dalla mia bocca. Non ti è permesso di urlare, devi solo contare, tutto questo ti costerà 5 colpi in più. Ogni tanto, la mano della Padrona mi carezza il viso, asciuga le mie lacrime, mi infila le dita in bocca e mi permette di leccarle, succhiarle e questo mi eccita, mi eccita sentire l’eccitazione dei Padroni nel colpirmi. Dopo ogni colpo mi rimetto in posizione offrendo il mio buco a quello successivo. Con fatica riesco a trattenere le urla, solo dei lamenti strozzati, e conto ogni frustata riportando ogni volta il mio corpo in posizione vergognosamente in offerta. Quando arriva l’ultimo colpo mi raccolgo in posizione fetale ma l’ordine del Padrone mi riporta immediatamente alla realtà. Ringrazia cagna!
Scendo dal tavolo e quasi strisciando bacio i piedi al Padrone e ringrazio, ma subito mi viene ordinato di succhiarlo.
Poi è la volta della Padrona, la lecco e per fortuna viene quasi subito.
Quando credo di aver finito è la Padrona che afferrandomi per il collare mi porta vicino a Bruto, devi abituarti a ringraziare anche Lui. Non so se mi abituerò mai, il cane mi fa schifo, ma ho paura possano frustarmi ancora, quindi prendo in mano il suo cazzo ed incomincio a segarlo. Quando sta per venire il Padrone mi prende per i capelli e mi mette in modo che la sua sborra mi schizzi direttamente in faccia. Il getto è copioso ed ho il viso completamente impiastricciato.
Il culo mi viene lasciato libero, la rosetta è troppo infiammata ed ingrossata a causa dei colpi ricevuti. Mi vengono dati gli ormoni femminili e mi vengono fatte le punture ai capezzoli, il trattamento per trasformarmi in vacca. La mattina dopo vengo svegliata molto presto per poter andare al lavoro.
Sedermi in auto per guidare è dolorosissimo, vado via ma vorrei che fosse già giovedì. Viaggio come sotto l’effetto della droga, con alti e bassi incontrollati tra la ragione che mi porterebbe a chiudere tutto e tornare alla mia vita precedente, il desiderio di scendere sempre più in basso, e la paura per ciò che sto diventando.

Mercoledì e Giovedì i Padroni mi lasciano stare, mi chiamano solo un paio di volte, ma per chiedermi come sto. Sentire che si preoccupano per me fa svanire anche gli ultimi miei dubbi. Gli appartengo anima e corpo, ma soprattutto è la mia mente.

Venerdì mattina mi sveglio prestissimo. Sono emozionato e già eccitato, stasera tornerò dai Padroni. Il trolley è già pronto. La mia rosetta è ancora gonfia e dolorante e nel controllarmi allo specchio vedo che i segni non sono andati via. Mi tocco con delicatezza, ma al solo passaggio della mano provo ancora dolore. Mi chiedo come potrò sopportare altre frustate, eppure non vedo l’ora di essere in ginocchio ai loro piedi.
Anche oggi i Padroni sono premurosi e solo verso le 16,30 mi ordinano di attaccarmi le clips ai capezzoli. Questa volta non le ho dimenticate, le aggancio e poi mando il filmato ringraziando come sempre.
Alle 18,00 sono a casa dei Padroni, i capezzoli quasi non li sento più. Suono e salgo quasi di corsa. Voglio inginocchiarmi e baciare i piedi dei Padroni, voglio vivere ai loro piedi.
Mi spoglio, mi inginocchio, saluto i Padroni e mi metto in posizione d’attesa. La prima cosa che vogliono da me è ispezionarmi il buco del culo per verificare se è utilizzabile oppure se le mucose sono ancora gonfie per i trattamenti subiti. Lo palpano, accarezzano poi mi penetrano con una,due, tre dita per stabilire che è ancora troppo martoriato. Mi vengono tolte le clips ed il Padrone gioca un po’ con i miei capezzoli, facendomi sussultare ad ogni tocco. Indosso leggins, top ed i miei tacchi 17 per portare a spasso Bruto. La vergogna è ancora dominante, ma mi eccita da impazzire andare in giro in queste condizioni. Quando rientro mi viene vietato di urinare. E’ tardi i Padroni giocheranno con me dopo cena e poi ci saranno 2gg interi.
Finito di cenare rimetto in ordine, lavo i piatti e quando ho finito i Padroni mi allungano lo spolverino e mi dicono di vestirmi che usciamo.
Poco dopo che sono in auto La Padrona mi dice di togliermi lo spolverino e di restare completamente nudo. E’ notte e spero che nessuno mi veda. Non ho idea di dove mi stiano portando, entriamo in autostrada e poco dopo entriamo in un parcheggio affollato di camions. Mi dicono di scendere dall’auto, provo ad oppormi, sono completamente nudo e non vorrei mi arrestassero; mentre cerco di argomentare queste cose una sberla da parte del Padrone mi fa uscire una lacrima, viene agganciato il guinzaglio al collare e poi con uno strattone mi costringe ad uscire.
Il guinzaglio passa nelle mani della Padrona che incomincia a tirarmi verso i camions parcheggiati facendomi camminare nel fascio di luce prodotto dai fari dell’auto. Come non bastasse un colpo di clacson a svegliare anche i pochi camionisti che cercavano di riposarsi. Sono sicuramente tutti a guardare e quando giungiamo nei pressi del più vicino, la Padrona mi fa inginocchiare accanto a Lei. La vergogna, l’umiliazione è indescrivibile così come è incomprensibile il fatto che sono eccitato. Un primo camionista si avvicina e ben presto sono circa 20. Solo allora la Padrona incomincia a parlare.
“Questa troia ha voglia di cazzi e noi, i suoi Padroni, abbiamo deciso di farla contenta. Datemi 20 euro a testa e potete riempirla quanto volete e come volete. L’unica cosa che vi chiedo, è che alla fine la laviate con una bella pisciata. Pisciatele addosso, fategliela bere, insomma fate ciò che volete. Pagate e poi è vostra. Se dovesse rifiutarsi usate pure la cinghia dei vs. pantaloni.
Noi la riprenderemo tra 3h, credo vi bastino per farvi svuotare le palle. Eccola è tutta vostra. E tu troia devi ancora pisciare mi sembra…. Accucciati li e falla come una cagna ”. Mi sento avvampare dalla vergogna e dall’umiliazione, il cazzo prova a gonfiarsi per l’eccitazione, ma è solo dolore. La Padrona stacca il guinzaglio e si allontana un po’ da me. Io mi accuccio come una donna, ed incomincio a pisciare davanti a tutti quegli uomini che si eccitano a vedermi. Incassati i soldi la Padrona si allontana, lasciandomi li, circondato da camionisti eccitati dopo ore passate sul camion, sono sudati, sporchi e con una gran voglia di fottere. Mi afferrano per i capelli e mi trascinano dietro ai camions dove qualcuno ha pensato di stendere un materasso vecchio e sporco, forse usato da qualche puttana. Mi ci sbattono sopra. Non si preoccupano che io sia un uomo, cercano solo un buco da usare.
2 cazzi mi si avvicinano ed incomincio a segarli; immediatamente dopo, uno mi forza la bocca. Un altro si avvicina da dietro, vengo messo a pecora e mi sento allargare le chiappe da un cazzo enorme che mi forza il culo. Se non avessi la bocca impegnata urlerei, il mio ano è asciutto ma il camionista non si crea problemi. Quando i primi vengono riempendomi completamente, sborrandomi in faccia, nei capelli altri prendono il loro posto. Sembra non finiscano mai. Il loro ritmo rallenta ma non si fermano e quando ad certo punto chiedo un po’ di tregua, una cinghiata mi ricorda che sono solo un buco. Da come entrano ed escono con facilità dal mio culo capisco che mi hanno completamente sfondato.
I Padroni arrivano insieme e per fortuna sono in auto. Io non riesco neanche ad alzarmi e a camminare. La Padrona ricorda che sono passate le 3 ore e che ora devono pisciare. Mi lasciano in mezzo a loro in ginocchio ed incominciano a pisciare cercando di centrare la mia bocca. La Padrona mi ordina di aprire la bocca. Bevo quello schifo e sento colare il liquido caldo lungo tutto il mio corpo; mentre dal mio culo sento uscire lo sperma misto al sangue. A poco a poco si allontanano e rimaniamo soli. I Padroni mi agganciano il guinzaglio e mi trascinano scaricandomi nel portabagagli che è stato rivestito di carta di giornale. Il loro sguardo di disgusto mi fa capire che faccio veramente schifo, puzzo, sono completamente ricoperto da sperma e ho inghiottito tanta di quella sborra che mi sento la pancia gonfia. Arriviamo a casa mi fanno uscire dal portabagagli e poi trascinandomi completamente nudo per il garage mi portano nella cantina, per l’occasione completamente svuotata. Una serie di cartoni sono stati stesi in terra. Un gancio con una corta catena pende dal muro e a questa viene agganciato il mio collare. I bracciali vengono agganciati al collo. Non posso allontanarmi dal muro che pochi centimetri. Questa sera mi fanno ingoiare 3 pasticche, la mia solita dose di ormoni femminili e anche altre pasticche ……. Mi accorgerò presto a cosa servono.
Poco dopo, lo stomaco si torce e non riesco a trattenermi, mi libero gli intestini e la vescica e non potendo allontanarmi finisco per rotolarmi in mezzo ai miei liquami.

Passano alcune ore e la porta si spalanca, si accende la luce, entrambi i Padroni mi guardano con disgusto e storcono il naso, l’odore deve essere nauseabondo. Puliamo questa troia, guarda come gode a rotolarsi nella sua merda e nel suo piscio, starebbe bene in una porcilaia. “Verrai punita per tutto questo schifo, non ti era stato dato il permesso di fare i tuoi bisogni” dice la padrona. Hanno al seguito un secchio pieno d’acqua fredda ed una spugna con i quali mi danno una pulita sommaria, poi mi agganciano il guinzaglio e mi conducono a 4 zampe e completamente nudo verso l’ascensore.
Quando arrivo in casa mi consentono di fare una doccia, mi strofino con forza ma l’odore mi resta nelle narici, mi sembra di non riuscire a togliermelo di dosso. Poi mi fanno vestire:microgonna (25cm circa) elasticizzata, autoreggenti ed un top, come una troia per dare spettacolo mentre facciamo la spesa. Non so se mi abituerò mai ma mi eccito sempre ad essere umiliato ed esibito. Dopo pranzo sembra si siano dimenticati della punizione, mi ordinano di fare le pulizie e mi controllano continuamente. Quando poi vengo chiamato ad aiutare la Padrona per preparare la cena capisco che ci saranno ospiti a cena. Non sono pronto, verrò mostrato ed usato da chiunque lo desideri.
Alle 19,30 la Padrona mi controlla e mi prepara: le unghie di mani e piedi vengono ripassate con uno smalto rosso cremisi, un rossetto molto forte mi evidenzia le labbra ed i capezzoli, mi vengono disegnati gli occhi. Il risultato è che sembro una puttana. Un campanellino mi viene appeso al gancio del collare; un anello mi viene messo al naso quasi fossi una vacca, poi la Padrona prende 2 coccodrilli e me li pinza ai capezzoli, il dolore è fortissimo quando molla la pinza, attacca un peso da 200gr ad ogni coccodrillo. Ogni movimento mi strappa lacrime di dolore. Infine mi fa mettere a 90 e con forza mi pianta un plug in acciaio, di grosse dimensioni nel culo, da cui pende una coda.

Suonano il campanello, vado ad aprire ancheggiando sui miei tacchi da 17cm con il campanellino che accompagna ogni mio passo. Apro la porta e lo sguardo sorpreso mi fa capire che non sapevano nulla di me. Li accompagno e mi inginocchio in posizione di attesa. Sento lo sguardo dei nuovi venuti che mi valuta e mi soppesa, le parole e la curiosità aleggiano nell’aria. Ben presto arrivano anche gli altri ospiti e solo allora il Padrone mi si avvicina,aggancia il guinzaglio e mi conduce verso gli ospiti. Lo seguo a 4 zampe come una vera cagna. Quindi mi ordina di salutare ad 1 ad 1 gli ospiti. Mi avvicino al primo ospite e bacio entrambe le scarpe e poi la patta, e così faccio con tutti, per rimettermi immediatamente in posizione d’attesa. Il Padrone incomincia a parlare, e spiega che sono il loro schiavo e che mi stanno trasformando in cagna anche per soddisfare Bruto. Che in 7gg la mia trasformazione è già evidente. L’uso intensivo di ormoni femminili e le dolorose iniezioni che mi fanno ai capezzoli stanno già ingrossandomi il petto. Che tra 6 mesi farò fatica a nascondere il seno, anche perché il loro obbiettivo è quello di portarmi almeno ad una 6.
Indicandomi dice:”è nata per tutto questo, non aveva mai preso un cazzo in bocca e faceva la schizzinosa, ma dopo il primo sembrava non avesse mai fatto altro nella vita, è una vera succhia cazzi”, quindi richiama la mia attenzione e mi dice di dire ai signori cosa sono. Sono pieno di vergogna a sentire parlare di me in questi termini, spaventato per ciò che diventerò e quando parlo la voce trema:”sono la schiava dei Padroni Bianchi e di Bruto, la loro cagna, sono solo un buco da riempire”.
Ridono di gusto mentre mi viene ordinato di servire l’aperitivo. Sculettando in equilibrio precario porto salatini ed olive e verso da bere. I più coraggiosi mi allungano una sculacciata o mi palpano il culo, qualcuno usa il frustino che i Padroni hanno de liberamente lasciato a portata di mano, fino a quando decidono di sedersi a tavola.
Con lo sguardo basso servo ogni pietanza e riempio i bicchieri, sono preoccupato su come si evolverà la serata, l’alcool sta scaldando gli animi e liberando la libido. Quando finiscono, si riuniscono nuovamente in salotto. la Padrona spiega che devo essere punita e mi ordina di dire quale sia il motivo. In mezzo alla sala, in ginocchio travolto dall’umiliazione incomincio a spiegare: ”Sono una cagna ed i Padroni mi stanno insegnando l’educazione, posso quindi fare i miei bisogni corporali solo quando li fa Bruto, 3 volte al giorno, invece questa notte non sono riuscita a trattenermi e così ho dormito e mi sono rotolata fino a questa mattina nella mia merda e nel mio piscio”.
Portami il cane e poi mettiti in posizione sul cavalletto, mi ordina la Padrona.
Mi avvicino in ginocchio tenendo il cane fra i denti, immediatamente dopo mi posiziono sul cavalletto, le gambe leggermente larghe ed il culo in fuori, come mi è stato insegnato ed aspetto. E’ il Padrone che si avvicina e per umiliarmi ulteriormente mi ripete le regole. Vietato spostarsi, vietato urlare, devi solo contare ogni colpo ricevuto, pena una punizione di 3 colpi aggiuntivi.
1, già il primo colpo è dolorosissimo, il Padrone ci mette tutta l’energia. 2, le gambe si piegano ed è solo l’inizio. 3-4-5….. le lacrime scorrono sul mio volto. I colpi sono fortissimi ed il culo si segna rapidamente, qualche striscia di sangue è ben evidente, ma continuano in sequenza ad arrivare uno dopo l’altro i colpi. Il colore diviene rapidamente viola, ogni colpo fa più male del primo, quando dicono che ci si abitua….. mentono non ci si abitua mai al dolore, ma so di meritarmele, so che queste lacrime mi redimono, mi consentono di giustificare il piacere che provo nel farmi umiliare, nel desiderare di scendere sempre più in basso.
Quando arrivo a 50, è un grido di liberazione, mi accascio per terra mentre il petto sussulta sconquassato dai singhiozzi. Con fatica mi trascino ai piedi del mio Padrone per ringraziare, ma Questi, mentre gli sto baciando i piedi mi ordina di chiederne altre. In un soffio escono le mie parole, perfavore non…. Ma il suo sguardo è sufficiente, chino la testa “la prego Padrone me ne dia altre, le merito” e mi riposiziono. Il Padrone si gira verso i suoi amici ed invita una bella Signora. Con calma le spiega quali parti colpire perché più dolorose e perché non pericolose, poi la invita ad usare tutta la sua forza e a dare altri 20 colpi sulle mie carni già martoriate. Ricomincio a contare, i colpi sono sempre più cattivi e dolorosi mano a mano che la Signora acquisisce sicurezza. Sempre più spesso dopo il colpo perdo la posizione e mi accartoccio su me stesso soffocando un grido di dolore e poi mi riposiziono aspettando il colpo successivo, richiamato anche dal Padrone. “In posizione Troia”
Non so che colore possa ormai avere il mio culo, so che fa male, e quando finisce non ho neanche più lacrime. Mi avvicino alla Signora che con tanta energia mi ha frustato e la ringrazio baciandole i piedi e poi leccandole le intimità completamente zuppe, solo dopo che il Padrone le ha chiesto di togliersi gli slip. Questa cagna ha una lingua fantastica, e Francesca poi le sta facendo fare degli esercizi in modo che si allunghi. Presto mi ritrovo il viso inondato, mentre il corpo e squassato da grida di piacere della Signora.
Io e Stefano avevamo pensato di aspettare il fine mese ma vista l’occasione, crediamo che possa essere uno spettacolo eccitante e piacevole per i nostri ospiti vedere la consacrazione di questo schiavo in “cagna”. Da stasera avrà 3 Padroni da soddisfare non solo 2. Sarà a completa disposizione anche di Bruto. Sentendosi chiamare Bruto si avvicina, il Padrone afferra il mio anello al naso e porta il mio viso vicino al suo, in un sussurro mi dice:”Fammi fare brutta figura con i miei amici e ti tolgo la pelle a frustate”. La Padrona avvicina Bruto a me che in ginocchio sono in posizione di attesa. Forza cagna incomincia a segarlo! Prendo nella mia mano il membro di Bruto e quasi istantaneamente il membro si irrigidisce, Bruto incomincia ad ansimare. Mettiti a pecora cagna! Con un colpo secco e doloroso mi sfilano il plug dal culo che resta dischiuso. La Padrona porta Bruto alle mie spalle e lo spinge verso di me, “allargati che deve incularti”. Il mio volto è verso gli ospiti, tengo gli occhi bassi per la vergogna di quanto sta avvenendo. Nella stanza l’eccitazione è al max, tutti gli occhi sono rivolti verso di me. In un colpo Bruto affonda nel mio culo, sento il suo membro ingrossarsi, mentre incomincia a stantuffarmi. Mi sconvolge sempre quanto mi ecciti essere umiliato, e come mi stia trasformando in troia. Poi non mi importa più di chi è presente, sento solo un mormorio soffuso, mentre sconvolto tra dolore e piacere nonostante la costrizione ed il dolore esce un liquido vischioso dal mio uccello costretto nella gabbietta. Mi piace sentirmi piena, vorrei masturbarmi, ma il dolore dei denti della cintura mi ricordano che sono solo un buco. Mi sento inondare il culo, Bruto resta un po’ dentro di me per consentire al suo arnese di tornare a misure normali, quando ne esce il Padrone mi afferra per i capelli, mi sbatte la faccia vicina al cazzo e mi ordina di pulirlo. Questo mi fa veramente schifo, ho dei conati di vomito che fanno divertire gli ospiti. In un soffio “questo no, vi prego” mentre le lacrime mi rigano le guance per la vergogna e l’umiliazione, mentre sento colare fra le gambe e uscire dal culo la sborra di Bruto. Senza preavviso Il fischio nell’aria della bull che mi segna la schiena. Grido non riesco a trattenermi, un'altra frustata, la mia bocca va a cercare il cazzo di Bruto ed incomincio a leccare baciare e succhiare come ormai so fare bene.
Sono ormai una vera cagna e quando sborra copiosamente so che devo ingoiare tutto senza sprecare nulla e poi ripulirlo nuovamente.
L’eccitazione si può respirare nell’aria, vedo i rigonfiamenti nei pantaloni ma anche lo sguardo delle Signore lascia capire che la libido è al max. Per la mia bocca e la mia lingua non ci sarà tregua, solo quando tutti vanno via mi viene concesso di riposarmi.

La mattina dopo ci svegliamo ed alziamo tutti tardi, ma appena sento i Padroni muoversi so già che dovrò ripulirli, il ricordo della serata appena trascorsa ha lasciato strascichi di eccitazione non ancora sopiti.

La Padrona prende il guinzaglio e mi conduce in bagno, quando mi porge il culo da ripulire…. Non so, la puzza il suo culo sporco da pulire, non mi abituerò mai e mentre penso questo il mio viso riproduce esattamente tutti i miei pensieri, solo che lo specchio riflette la smorfia di disgusto e Lei mi vede. “Cagna schifosa! Devi essere fiera di essere il nostro cesso, devi ringraziare per l’onore che ti viene concesso”. M’impegno oltre misura sperando che tutto questo non sia causa di una punizione, che in realtà desidero e voglio per aver deluso la mia Padrona.
Porto a spasso Bruto ma a me viene concesso di liberarmi solo la vescica, e solo dopo la passeggiata delle 14 posso finalmente svuotare anche gli intestini.
La mia merda è nel pitale, la Padrona prende un mio paio di collant e indicandomene un bel pezzo, mi ordina di metterlo nel piede della calza, poi lo chiude con un nodo. Vengo fatta inginocchiare nella vasca bloccandomi i polsi alle caviglie e quindi mi viene ordinato di aprire la bocca.”Prendi questo succhiotto, e fai in modo che quando io ed il Padrone ci svegliamo sia finito.” Il piede del collant con il pezzo di merda mi vien infilato in bocca e poi legato in modo che non sia possibile sputarlo. Disgusto e schifo ma so che questa è probabilmente l’ultima chance, devo imparare che sono un “cesso” e devo essere grata ai miei Padroni per ciò che mi stanno insegnando e per ciò che sto diventando.
Attraverso il nailon la merda si scioglie lentamente ed il sapore amaro diventa parte di me. Il disgusto con il passare delle ore diventa assuefazione.
Quando si svegliano vengono in bagno a controllare “finito di succhiare Troia?”, al mio cenno di assenso mi tolgono dalla bocca la calza ormai completamente “vuota”. Ringrazio per la lezione impartitami.
Il We volge al termine, alla solita ora dopo qualche bocchino ai miei Padroni, anche a Bruto, e qualche leccata alla Padrona, mi rivesto e torno a casa. Eppure….. vorrei restare.

E’ mercoledì questa settimana c’è il ponte, domani è festa e Venerdì quindi non lavoro, starò con i miei Padroni per 4gg pieni.
Entro nel bagno del solito bar, dovrò cambiarlo la prx volta, non vorrei mi dicessero qualcosa. Qui mi trucco, mi risistemo, indosso il collare, mi metto il plug nel culo, indosso le mie scarpine con tacco 17cm e dopo aver tolto la fascia che mi comprime il petto, mi guardo allo specchio. Esco trainando il mio trollei, Sembro una vera troia, con la mia mini inesistente, le autoreggenti, il top ridottissimo ed il trucco pesante.
Sono felice di tornare dai miei Padroni, è diventata una droga. Desidero sempre più essere degradata, umiliata sentirmi ed essere una cagna.
Entro in casa e subito devo indossare unicamente lo spolverino, vengo messa a 90 gradi ed il plug viene sostituito con uno di dimensioni ragguardevoli; il Padrone mi porta un paio di zoccoli “questi sono zoccoli olandesi completamente in legno, normalmente si portano con calzettoni di lana piuttosto spessi per evitare vesciche dolorose ai piedi, ma nel tuo caso credo che sarà piacevole sapere e vedere i tuoi piedi sanguinare”; il guinzaglio viene agganciato al mio collare e subito dopo usciamo. Nel palazzo ormai mi hanno già visto condotta a guinzaglio, mi chiedo cosa pensino
In auto La Padrona mi fa togliere lo spolverino e restare completamente nuda. Dopo poco più di un ora di viaggio arriviamo ad una grande fattoria. Scendo dall’auto sempre a guinzaglio, ci vengono in contro 3 persone. Due di loro le ho viste sabato a cena dai miei Padroni, l’altra sembra essere una contadina, porta un grembiule azzurro di stoffa resistente e un paio di calosce. Il mio guinzaglio viene affidato a Lei che mi trascina verso un caseggiato basso che presto identifico come una porcilaia. Prima d’entrare mi fa togliere gli zoccoli, la seguo scalza. Dinnanzi ad un box con 3 maiali si ferma apre e mi fa cenno di entrare. I miei piedi affondano fino al polpaccio nel liquame. “Adesso soddisferai i 3 maiali come mi hanno detto sai fare bene, e farai così ogni volta che ti verrà ordinato. Delle telecamere riprendono ogni cosa. I filmati migliori verranno postati su Youtube oppure venduti. Adesso entra, datti da fare e fammi vedere Troia!” Mi spinge giù a 4 zampe e mi toglie il guinzaglio. Provo a ribellarmi, non erano questi i patti, come farò dopo a girare per strada e guardare negli occhi la gente? Un colpo della corta frusta che impugna nell’altra mano mi convince immediatamente. Non devo neanche andare a cercare i maiali, tutti e 3 mi si avvicinano per annusarmi. Chiudo gli occhi e cerco di non pensare, poi butto la testa sotto il ventre di quello che mi sta più vicino ed incomincio a leccare e succhiare, fino a prenderlo tutto in bocca. Con la coda dell’occhio vedo su un display posto in alto sul box, il ripetersi della scena. Mi impegno a succhiare questo cazzo che s’ingrossa fino a non riuscire più a contenerlo nella mia bocca, cercando di farlo venire nel più breve tempo possibile. Non riesco quasi a respirare, è enorme ma finalmente lo sento vibrare. La mia bocca, il mio viso si riempiono di sperma. Le ultime leccate per ripulirlo come mi è stato insegnato e poi passo al secondo. Sullo schermo le immagini non lasciano nulla all’immaginazione, il mio volto si vede bene, presto non potrò più nascondermi, chiunque collegandosi in rete mi identificherà….. per ciò che in realtà sono.
La notte trascorre agitata, qualche volta mi sveglio sentendo un maiale che mi annusa o mi gira troppo vicino ed al mattino quando la Matrona viene a prendermi sono sveglia da ore. Mi avvicino a 4 zampe e le bacio gli stivali e la patta come mi è stato insegnato, Lei mi aggancia il guinzaglio e mi fa cenno di alzarmi, poi mi pinza i capezzoli con un coccodrillo a cui è attaccato un campanellino quindi mi tira ed io la seguo camminando normalmente ma a capo chino, sottomessa. Appena uscita alla luce del mattino mi fa rimettere gli zoccoli di legno, e quando gli occhi si abituano, vedo intorno molti braccianti che mi guardano incuriositi, sento apprezzamenti e giudizi volgari. Spero di venire condotta rapidamente in casa dai miei Padroni, ma non è così. Giunti in mezzo al piazzale ”allargati le gambe e togliti il tappo dal culo, poi accucciati e caca e piscia come la cagna che sei”. Tiro il plug che ormai, se non fosse per la base più larga sarebbe stato risucchiato dal mio sfintere, il rumore che fa quando lo sfilo mi sembra sia udibile a km di distanza. Lo succhio e ripulisco con la bocca dai pezzi di merda che ci sono rimasti attaccati come fosse un cazzo. Mi accuccio e cercando di non vedere tutti quegli uomini che mi guardano, mi libero vescica ed intestino. Cercando di essere il più veloce possibile, per togliermi da quella situazione umiliante, la mia mano aperta passa sul culo sporco per essere immediatamente ripulita dalla mia lingua, non faccio neanche caso al sapore, all’odore cerco di essere il più veloce possibile, e quando credo di avere finito mi rimetto il plug nel culo. Voglio solo togliermi dal centro del piazzale, dagli sguardi di quei braccianti. E’ illusione, la Matrona mi conduce proprio dove sono 4 di loro. “datele una pala, una cariola e fatele vedere dove trovare la paglia pulita da mettere nei box della porcilaia e dove scaricare i liquami, i suoi Padroni mi hanno detto che le piace vivere nella merda. Se poi volete, è una succhia cazzi fantastica, chiedetelo ai 3 maiali a cui ieri sera ha svuotato le palle. E in fondo che sia donna o uomo, se questo volete chiamarlo uomo…. La bocca è sempre un buco ”. Mi stacca il guinzaglio che appende ad un gancio li vicino. Quando hai finito aspettami in ginocchio in mezzo alla merda. Si allontana lasciandomi li. “Allora sei uno schiavo? Schiava fa eco un altro. Guarda dove le hanno messo il cazzetto, non può neanche rizzarsi”. E ridono di gusto. “Sai fare i pompini dice la vecchia befana. Vediamo dice un altro! succhia” Mi inginocchio apro i pantaloni, l’odore di urina è terribile. Lo afferro con la mano ed incomincio a segarlo. “usa la bocca troia!”. Piccoli colpi di lingua, poi me lo infilo in bocca ed incomincio a succhiarlo continuando nel frattempo a segarlo per accelerare la sua eiaculazione, ma lui mi afferra la nuca e mi impala con violenza. Il suo cazzo mi arriva in gola e mi toglie il respiro. Lo schizzo mi colpisce in viso e sul corpo e quando si toglie subito un altro prende il suo posto. Quando anche l’ultimo è venuto, un getto caldo mi colpisce in viso. “Bevi e lavati la faccia, cagna”. Subito dopo anche gli altri mi pisciano addosso cercando di centrare la mia bocca. Mi alzo quando hanno finito e mi indicano dove trovare la paglia, gli attrezzi necessari a pulire la porcilaia e dove svuotare la carriola dal letame, ci dovrò necessariamente camminare in mezzo.
Sono quasi contento di iniziare il mio lavoro, così mi nasconderò allo sguardo dei braccianti e potrò restare isolato nel mio mondo, fatto di fantasie ed eccitazione per ciò che sto diventando e voglio essere. Tutto questo mi spaventa eppure mi eccita enormemente, sto scoprendo un lato di me che non conoscevo. Ogni giorno scendo più in basso e…. mi piace.
Sono quasi le 13, e sono circa 7 ore che lavoro, mi inginocchio e aspetto. La Matrona non tarda ad arrivare, mi aggancia il guinzaglio, e mi trascina verso la casa padronale. Prima di entrare mi fa togliere gli zoccoli. Finalmente posso liberare I miei piedi martoriati. Mentre muovo un po’ le dita e cerco di distendere il piede controllando le vesciche che mi si sono formate, un getto di acqua gelata mi colpisce. “Lavati cagna! puzzi come una fogna ed i Signori stanno per mangiare. Non voglio che passi loro la fame”.

Mi strofino con forza cercando di togliermi di dosso l’odore di merda che ormai fa parte di me. Mi viene la pelle d’oca e s’arrossa per il continuo strofinare e per l’acqua gelata. Quando il getto finisce vengo trascinata nella sala da pranzo dove sono i miei Padroni, la coppia che ci ospita, veri sadici, e un’altra coppia che non conosco che tiene a guinzaglio un’altra slave. Mi getto ai piedi dei Padroni, sono felice di vederLi e bacio con foga i loro piedi e la loro patta e subito dopo quella degli altri presenti.
La Padrona mi fa avvicinare, alzare in piedi e mi toglie la gabbietta liberando il mio uccello raggrinzito e rimpicciolito per il getto d’acqua gelata. “Sei stata brava, e quindi meriti un premio. Segati”. Ci provo ma sono solo intirizzito, e non riesco ad eccitarmi. Le loro risa di scherno accompagnano il movimento della mia mano. Ma l’umiliazione per la mia condizione a poco a poco supera il limite, e l’astinenza di queste 3 settimane fa il resto e d’un tratto sborro senza poter controllare il getto.
“Stupida Cagna, devi sempre chiedere il permesso per venire.” Con una mano afferra dei cubetti di ghiaccio dal cestello del vino, mi massaggia il cazzo facendolo immediatamente tornare a dimensioni ridotte e mi rimette immediatamente la gabbietta, poi con la lingua pulisco il pavimento della mia sborra. Durante il pranzo lecco e massaggio piedi e qualche volta mangio gli avanzi gettatimi in terra come si fa con una vera cagna.
Il pranzo è una cerimonia lunga e verso le 16,00 finalmente decidono di muoversi. La matrona viene a riprendermi per portarmi fuori. Mi fa reinfilare gli zoccoli e mi conduce in una stalla alle cui pareti sono agganciati tutti i finimenti per un cavallo. Quando mi viene infilato il morso comprendo che i Padroni intendono usarmi come pony-boy. Un corsetto di pelle molto stretto mi stringe il busto evidenziando maggiormente il mio seno che sta crescendo, un plug con una coda mi vene infilato nel culo e 2 campanellini mi vengono nuovamente pinzati ai capezzoli. I paraocchi completano il mio abbigliamento. Condotta per le briglie vengo poi riportata nel piazzale dove vengono consegnate all’ospite che è posizionata accanto alla mia Padrona. Una frusta lunga nell’altra mano. La Signora dando indicazioni alla mia Padrona si posiziona al centro del cortile, e poi facendo schioccare la frusta mi fa capire che devo muovermi. Il movimento, inizialmente al passo, è in circolo guidata dalla lunghezza delle briglie, ma poco a poco mi viene imposto un ritmo sempre più veloce. Lo schiocco della frusta che a volte lambisce i miei fianchi mi impone il ritmo e soprattutto mi si chiede di alzare le ginocchia. Per circa 40min. corro in circolo sudando e ogni volta che rallento una frustata sulle gambe mi sprona a ripartire. Quando finalmente mi fanno rallentare, le mie gambe ed il mio culo sono ben segnati, ma soprattutto sono i piedi che dentro a quegli zoccoli di legno sono pieni di piaghe e vesciche e mi fanno male. Vengo condotta in una stanza da bagno, vengo lavata. I piedi mi vengono disinfettati poi dopo aver finalmente mangiato qualcosa, vengo ricondotta dai miei Padroni. Tutti e sei hanno ormai finito di cenare ed è evidente che adesso hanno voglia di divertirsi con gli schiavi.
Vengo fatto accomodare su una sedia ginecologica, la mia rosetta è bene in vista ed accessibile. “pensavi di metterci 6 mesi a rompergli il culo? Vedrai che dopo questa sera dovremmo pensare a farle un intervento per riuchiuderlo.” Una risata accompagna le sue parole, risata a cui si associano immediatamente i miei Padroni.
Sono spaventato, mentre guardo e controllo ciò che avviene. Ha le braccia completamente rivestite da guanti neri di lattice che arrivano fino alla spalla che vengono ricoperti da tonnellate di gel lubrificante. Ben presto anche il mio buchino viene unto e preparato. Una mano incomincia a farsi strada, 3-4 dita e rapidamente l’intera mano affonda nel mio culo. Seppure spaventato mi offro a questa penetrazione cerco di allargarmi voglio sentirmi pieno, completamente aperto e squartato come vogliono che diventi per i miei Padroni. Ben presto la mano è completamente dentro e si chiude a pugno. Il pugno viene fatto roteare e poi improvvisamente viene estratto, chiuso. Non riesco a non urlare, la membrana mi sembra voglia lacerarsi. Ma il gioco riprende e adesso mi viene reinserita, ma già chiusa a pugno. Spinge senza badare ai miei lamenti ed il gioco si ripete fino a quando il mio buco sembra ormai aperto. E spinge fno a fare entrare il braccio fino al gomito, poi muove la mano dentro di me formando bozzi sulla pancia dove spinge con la mano. Penso sia finita, ma Lei ricomincia a lubrificarsi i guanti e fa colare il gel direttamente dentro il mio buco ormai aperto. Reinserisce la mano e poi spingendo senza fermarsi inizia ad introdurre anche l’altra. Prima un dito, poi un secondo fino ad inserirla completamente. Chiuse e serrate fra loro incomincia a ruotarle. Mi piscio addosso, la pressione sull’uretra mi costringe a liberarmi anche dell’ultimo goccio. Poi prese un andirivieni selvaggio, prima una mano e poi l’altra, in modo che il culo rimanga sempre pieno. Le sento arrivare sempre più in fondo, il rumore del risucchio è inconfondibile e mi fa vergognare mentre un liquido scuro scivola fuori dal mio buco. Ero come sotto l’effetto di una droga. Dolore e piacere mi assalivano ad ondate, il cazzo dentro la gabbietta mi tormentava cercava di inutilmente di rizzarsi. Si ferma, unisce le mani nel mio culo e poi come usando un cric, inizia ad allargarmi il buco. Fa male urlo, imploro di smetterla, credo mi si possa lacerare irrimediabilmente, ma pare che Lei conosca il limite, sappia esattamente dove arrivare. Quando mi lascia, mi rattrappisco in posizione fetale, il respiro è affannato e sono in un bagno di sudore; ma vengo riposizionato sul divaricatore per contemplare l’opera. La rosetta ha ora un colore scuro, infiammato e rimane completamente aperta. Mi guardano e ridono di gusto nel vedermi completamente sfondata. Adesso dovete decidere cosa volete farne, bisognerà tamponare con creme adatte per consentire al culo di richiudersi, ma resterà comunque sfondato e quindi accessibile ad oggetti di qualsiasi dimensione; oppure potete continuare a farle tenere dei plug di grande dimensione e non sarà più in grado di trattenere nulla, le serviranno da tappo. Un'altra risata accompagna quest’ultimo commento, ma questo poiché sarà irrimediabile potete deciderlo anche di farlo in seguito.
Vengo lavato e una crema mi viene spalmata sulla rosetta tumefatta e poi mi viene fatto indossare un pannolone e dei mutandoni contenitivi che mantengono il pannolone in posizione.
Quindi vengo ricondotto alla porcilaia. Camminare è difficile e faticoso, le gambe larghe per il pannolone ma anche per il dolore dovuto alla violenta penetrazione. Nel muovermi spesso si odono rumori dovuti all’aria che fuoriesce dal mio sfintere.
Penso solo a dormire ma la Matrona mi ordina prima di spampinare i 3 maiali e mentre ingoio tutta la loro sborra Lei ride gurdandomi.
La mattina successiva, quando mi viene a prendere mi controlla mi toglie il pannolone e mi controlla il culo. Quattro dita entrano senza alcuna difficoltà ma la penetrazione a secco mi procura un certo dolore. Mi cosparge la rosetta di altra crema ma non mi viene rimesso il pannolone e dopo essermi liberato vengo condotto come il giorno precedente a prendere la cariola nella concimaia. La merda mi arriva fino alle ginocchia, i braccianti hanno infatti ai piedi alti stivali di gomma. Due di quelli che si sono divertiti con me la mattina precedente mi compaiono davanti, “non possiamo incularla, ma ha una bocca che è fatta per succhiare cazzi. Vero Troia? Vieni a fare il tuo lavoro. Sono costretto ad inginocchiarmi nel letame, apro la patta e incomincio a succhiare. Un moto di disgusto, non so da quanto non cambia le mutande ed il colore giallo e l’odore d’urina è fortissimo, ma non ho il tempo di pensare ed il conato viene soffocato quando con forza me lo sbatte in gola. Mi sto abituando a bere sborra, mi ritrovo a succhiare almeno 3-4 cazzi al giorno senza distinzione tra umani, cani e ora maiali.
Le ore trascorrono nella normalità della calma data dalla ripetitività del lavoro. Il pomeriggio invece vengo nuovamente bardato. Un busto di cuoio, il morso ed i paraocchi e i campanellini agganciati ai miei capezzoli. Ma oggi vengo agganciata ad un sulki. Sento che qualcuno ci sta salendo, le aste agganciate ai miei fianchi si flettono e mi sento trascinare all’indietro. Quando il conduttore è finalmente salito, sento un leggero colpo sulle briglie accompagnato da una frustata leggera. Incomincio a tirare. Inizialmente non ci muoviamo dal cortile ed il passo è volutamente lento per farmi prendere il ritmo. Quando non ubbidisco ai comandi impartitimi dalle redini un colpo di frusta mi segna le reni. A poco a poco mi viene fatta accelerare l’andatura, fino a richiedermi una vera corsa. La saliva fuoriesce dalla mia bocca stretta dal morso. I piedi, già martoriati il giorno prima, mi fanno male e sento che altre vesciche stanno formandosi. Ma se rallento la frusta immediatamente mi colpisce, ed il dolore è fortissimo. Chi guida vuole vedere fino a che punto arriva la mia obbedienza e la mia sottomissione, così mi conduce nei pressi di una siepe di rovi, mi ferma poi con un colpo di redini mi spinge ad entrarvi. Li vedo li davanti, tutte rami pieni di spine e non mi muovo, ma 1,2,3 colpi di frusta molto forti e chiudendo gli occhi, entro nella siepe. Graffi dolorosi ed anche profondi segnano il mio corpo, ma chi guida il sulki non ha pietà e mi incita ad attraversare quella siepe colpendomi con forza con frustate sulle gambe, sul culo e sui reni. Al mio ritorno strisce di sangue per i graffi o per le frustate segnano il mio corpo, in una ragnatela che sembra un quadro moderno. Belli e dolorosi ma il mio corpo è fatto per questo, sono come una tela sulla quale i miei Padroni possono disegnare i segni del possesso. I miei Padroni aspettano nel cortile, “ora è domata questa cavalla ed ubbidirà ad ogni vs.ordine”. Vengo liberato dai finimenti e finalmente posso fare un bagno caldo. Vengono curati e disinfettati i miei piedi sempre più martoriati, e i vari segni sul corpo, vengo nutrita e dissetata e condotta dai Padroni.
Hanno finito di mangiare e si capisce che non aspettavano altro che arrivassi. Bacio i piedi di tutti i presenti e poi vengo condotta nuovamente alla sedia ginecologica. Sono spaventata, un altro trattamento del mio sfintere come quello di ieri e temo di non essere più in grado di trattenere nulla. Mi circondano, mi viene tolta la cintura di castità e uno speculum mi viene inserito nell’ano, viene dilatato e aperto, si avvicinano, mi vengono pinzati i capezzoli. Le clips sono dei coccodrilli con una vite per aumentarne la pressione. La Padrona incomincia a girare la vite, il dolore è pazzesco, cerco di resistere so che i Padroni non vogliono sentirmi urlare o implorare, ma non riesco a trattenermi.”Basta! per favore, Basta!” La Padrona si ferma, mi guarda. “Sai perché sei stata scelta come nostra schiava? “Perché non sei maso e a noi piace vederti soffrire e piangere, e se è questo che piace ai tuoi Padroni cosa devi fare?” Il dolore è pazzesco ”Stringa ancora Padrona”….Le lacrime scendono lungo le mie guance.
Ancora un paio di giri, ma mi sembra di non avere più i capezzoli. Delle candele compaiono nelle mani della Padrona. La cera calda cola sui miei capezzoli già martoriati. La schiava prende in mano il mio uccello, lo scappella lo sfiora, lo tocca per eccitarmi. Se la cera sui capezzoli era dolorosa quando la sento scorrere sul mio pene scappellato non riusco a non urlare. Ma questo è solo il preludio. Credevo che quello sarebbe stato il massimo del dolore che mi avrebbero fatto provare e che sarei stata in grado di sopportare, ma quando mi cola la cera bollente nello sfintere mantenuto forzatamente aperto dallo speculum, urlo e mi dibatto inerme ed inutilmente trattenuto ai fianchi dagli amici dei Padroni. Il gioco si ripete altre cento volte alternando la punta del pene al mio buco ormai entrambi ustionati. Il gioco dura circa un ora e quando finisce sono in un bagno di sudore. Tremo e piango incapace di muovermi, vengo medicato e poi portato di peso alla porcilaia. La notte è lunga. Non riesco a dormire. Il sonno è tormentato da fitte dolorose e dall’incubo di ciò che ho subito. Urlo e mi dibatto svegliandomi di continuo. Il giorno è quasi una liberazione. Vengo nuovamente medicata. Il mio buco non potrà essere utilizzato per qualche giorno e per evitare problemi mi fanno reindossare i mutandoni elasticizzati ed il pannolone e poi come i 2giorni passati mi dedico a pulire la porcilaia dai liquami. Dopo pranzo ci rimetteremo in auto per tornare a casa. Ho bisogno di riposare di ritrovare un po’ di pace. Il continuo stato di eccitazione a cui sono sottoposto, la frusta, i miei piedi ormai distrutti, il mio culo…. Eppure vorrei restare qui con i miei Padroni.

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