i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Note dell'autore:
Come un trasloco può diventare qualcos'altro
Camminando per le vie del centro, pensavo alla breve telefonata di Katherine, fattami la sera prima. Avrebbe dovuto trattenersi in Inghilterra per altre tre settimane. A parte un breve ma eccitante sommario delle nostre reciproche fantasie, nient'altro. Ero nuovamente eccitato.

Inutile negare che la sveltina con Laura di due settimane prima mi aveva lasciato leggermente insoddisfatto. Inoltre, la giovane mi aveva telefonato per ringraziarmi, dirmi che si trasferiva a Napoli con la famiglia e che aveva trovato lavoro. Tutto bene quel che finisce bene. Per lei, ovviamente, perché a me il problema restava...

Chiaramente era dura però trovare donne disponibili a far sesso con me: finora avevo solo giocato di trappole. Avevo portato allo scoperto la ninfomane che c'era in Katherine e approfittato spudoratamente della tristezza e della vaga ubriachezza di Laura. Insomma, questa cosa doveva cambiare!

Camminando lungo la via, vidi una giapponese, avrà avuto sui ventotto anni ma non saprei proprio dire. I capelli lisci, lunghi sino a mezza schiena erano neri come l'inchiostro. Aveva il volto come quello di una bambola, sul quale spiccavano due distinti occhi neri. Fasciata in un paio di Jeans, con un paio di Nike ai piedi e camicetta, ansimava portando due borse enormi. Immediatamente decisi: aiutarla non mi costava nulla e faceva parte del mio codice di vita. Subito mi avvicinai, dicendole di darmi una delle borse che sarei stato lieto d'aiutarla. Lei cercò di dissuadermi. Io però non mollai: presi la borsa che teneva alla mano destra, deciso ad aiutarla. Lei comprese e lasciò la presa.
Trattenni un gemito: la fottuta borsa era più pesante di quanto pensassi.

Riuscii a non parlare sino a casa sua, dove finalmente glielo chiesi:
-Mi scusi ma che c'è nella borsa?-.
Lei sorrise, -Oh, sono solo un paio di cose che non potevo portare in valigia... Roba pesante, sa...-. Era evidente che non voleva dire di più.
Le porsi la mano. -Ale.-, mi presentai.
-Maiko.-, rispose stringendomi la mano lei.
-Giapponese?-, chiesi.
-Sì, sto trasferendomi qui.-, disse.
-Ha bisogno d'aiuto?-. chiesi. Intuii, a giudicare dal suo volto, un po' di diffidenza. Subito aggiunsi, -Per me sarebbe un piacere.-.
-Non vorrei approfittarne... ha già fatto parecchio.-, disse Maiko, chiaramente combattuta.
-Per me non è un problema: sono temporaneamente disoccupato.-, risposi. Era vero: ero stato licenziato dal mio precedente incarico da una stronza bionda platinata bella convinta di essere al centro del mondo. Lei e i suoi tagli avevano rovinato la vita di circa 20 persone.
Non la mia.
Io avevo ancora del denaro da parte e potevo dirmi salvo almeno per un po. Tra questo e il fatto che ho comunque la doppia nazionalità Italo-Svizzera ho ancora parecchie possibilità.
Maiko annuì dopo qualche minuto di riflessione. -Se proprio desidera aiutarmi può già farlo ora... ho alcuni mobili da montare.-, disse. Entrammo nel condominio arrivando a un bilocale. -Ecco, quelli, quello e quella.-, disse indicando due tavoli (uno che rientrava più sotto il termine "scrivania" che "tavolo"), un tavolino da salotto e una sedia da ufficio. Mi misi al lavoro. -È qui da molto?-, chiesi dopo aver montato parzialmente il primo tavolo. La mia mente stava già lavorando a pieno regime su come entrare nel talamo di quella bella nipponica.
La conversazione va avanti e venne fuori che Maiko era nientemeno che la vice-consulente di un'azienda giapponese con filiali italiane. Inoltre aveva studiato parecchio per arrivare lì dov'era: l'azienda era di proprietà di suo padre che l'aveva iniziata a quel lavoro sin da quando aveva sei anni...
Continuai il lavoro ed entro sera, il bilocale semivuoto si riempì di mobili di gusto, carini davvero per i miei canoni: esteticamente essenziali ma fondamentalmente bellissimi. Molto zen, per quel che mi riguarda.

La giapponese, sempre con lo stesso abbigliamento mi guardò per qualche istante senza parlare prima di ringraziarmi. Estrasse dal portafoglio un po' di banconote da 50 €. Le rifiutai. -L'ho fatto per lei.-, dissi. -Dammi pure del tu, Ale.-, rispose lei con un sorriso smagliante. -Ok. L'ho fatto per te.-, riformulai. Ero quasi certo che fossimo vicini ad un radicale mutamento della situazione. infine me lo chiese:
-Sembri parecchio sudato. Vuoi farti una doccia?-.

Sorrisi, non volevo approfittare della cosa ma ne avevo davvero bisogno e sapevo che accettando mi sarei ulteriormente avvicinato al mio obiettivo. Accettai con un sorriso.

Mi spogliai in quel piccolo bagno e, preso un sapone neutro, mi infilai sotto il getto di acqua calda. Mi lavai e, uscito, cercai l'asciugamano per potermi asciugare. Non lo trovai.

Maiko entrò proprio in quel momento con l'asciugamano in mano, vedendomi totalmente nudo. Cosa ancora peggiore: il mio pene si era ingigantito, cosa che la giapponese non poteva evitare di notare. Attesi cinque dannatissimi secondi per riprendere il controllo su me stesso ma Maiko mi sorprese.
-Quanto tempo che non faccio l'amore...-, sussurrò prima di avanzare di un passo, lasciar cadere l'asciugamano e baciarmi. Mi sorprese ma mi permise anche di raggiungere il mio obiettivo. Presi a toglierle i vestiti di dosso, con lei che mi aiutava mentre mi accarezzava il petto, scendendo per lo stomaco, e infine prendendomi il pene e iniziando a masturbarmelo. -È bello duro... Sono anni che non faccio sesso.-, osservò con una nota di vaga nostalgia che non seppi interpretare.
Non ne ebbi il tempo: il reggiseno, ultimo indumento che mi separava dai suoi seni, cadde a terra. Presi a succhiarle i capezzoli, stringendole i seni (che non erano esattamente enormi) come se avessi voluto spremerli. Maiko gemette, interrompendo la sega che mi stava facendo per togliersi gli slip.
La sua fica era glabra e non molto differente da quella di Laura. La sola differenza poteva essere all'interno e mi affrettai ad appurarla: sollevai la giapponese che si avvinghiò al mio collo con un sorriso mentre mi baciava di nuovo. La penetrai. Era stretta, quasi fosse vergine, ma molto molto eccitante. Appena un po' umida. Cominciai a muovermi dentro di lei mentre sentivo le unghie di Maiko graffiarmi la schiena. -Oh sì...-, gemette lei, -Non farti problemi a venirmi dentro... sono sterile.-. Era un sogno? Se non lo era gli somigliava molto.
Continuai per un tempo incredibile, mordendole i capezzoli e stringendole le natiche mentre continuavo a pomparla. Quando alla fine venni dentro di lei, Maiko era già venuta due volte, urlando come un'ossessa frasi in giapponese il cui significato mi era empiricamente chiaro.
Sentivo le mie gambe molli e mi sedetti sul vater con la bella nipponica sulle mie cosce e ancora piantato dentro di lei.
-Torna quando vuoi.-, mi disse, un sorriso enorme che le illuminava il volto.
Note finali:
Per eventuali osservazioni
aleessandromordasini@gmail.com