i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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-Abbiamo tutto?-, chiesi per la decima volta. Volevo essere assolutamente sicuro di avere preso tutto quello che avevo, eccezion fatta per il mio letto che avevo lasciato a un conoscente dietro compenso.
Maghera, nei suoi nuovi abiti (un paio di jeans e una felpa un po' più pesante di quanto avrei desiderato), annuì (per la decima volta).
Sorrideva beata e la felicità della partenza la rendeva solo più bella.

Ancora non riuscivo a credere alla mia fortuna! Dopo anni passati a languire nella solitudine, nell'assenza di gioia, nelle sere davanti ai porno proiettati dallo schermo del portatile, finalmente giungeva un bagliore di luce!

A giudicare da come mi guardava la pensava come me.

Non potevo darle torto: con quell'esodo terminava la parte più nera della sua vita e mi lasciavo alle spalle una grave perdita.
Non che servisse però a farmela dimenticare del tutto.

D'altronde neppure Maghera sarebbe mai stata pienamente libera. Avremmo dovuto vivere con le nostre colpe.

Sospirai, una piccola nuvoletta di anidride carbonica si cristallizzò nel freddo del mattino mentre l'indiana mi abbracciava senza parlare.

Il rumore di una macchina mi fece comprendere che Pino, il tizio a cui avevo venduto il letto e che aveva deciso di darci uno strappo oltre la dogana di Ponte Chiasso era arrivato.

-Maghera ti presento Pino Adalberti. Pino, lei è Maghera Ramalingham.-, dissi facendo le presentazioni di rito. I due si strinsero la mano e Pino, guardandomi dall'alto del suo metro e settantotto, si decise a parlare -Ma dove l'hai rimediata una bomba così?-, chiese con un sorriso sornione.

-Pino, ci sono cose che è meglio non sapere.-, dissi con un sorriso, tentando di farla passare come una battuta.

Il trentaduenne guardò nuovamente l'indiana e poi me.
-Ho capito!-, disse.

Per un istante sia io che Maghera provammo un brivido, lui però sorrise nuovamente.
-C'era un qualche formulario? Un sito d'incontri, no? Elementare! Stasera mi pianto su internet anche io!-, non lo fermai nel perseverare dal suo errore e, dopo aver caricato i miei pochi averi in macchina, partimmo.

Io e Maghera eravamo sui sedili posteriori, appiccicati l'un l'altra. Il mio pene stava urlando alla libertà in pieno stile Braveheart...
Posto sbagliato e momento sbagliato!
Lei mi sorrise e senza parlare prese a baciarmi.
A giudicare dal brillare che aveva negli occhi era eccitata.
"Dio... non vorrà mica mettersi a scopare qui?!", mi chiesi, pur sapendo che non era il tipo (credevo) da fare quel genere di cose.
Il bacio divenne più profondo e sensuale. L'indiana mi si sedette in grembo. Chiusi gli occhi assaporando il momento e affanculo il resto.
Si vive una volta sola.

Le mani dell'indiana scivolarono sulla mia schiena sino al mio punto più privato, sul cavallo dei calzoni. Le mie stavano già sfiorando le sue tette attraverso il reggiseno.
Eravamo sull'orlo del baratro.
Fu la voce di Pino a svegliarci dal sogno erotico ad occhi aperti che stavamo vivendo.
-Ma cos'è?! Scopate nella mia macchina?!-.
Pino non era mai stato particolarmente gentile o garbato eppure aveva quel modo di porsi che ti permetteva di sorvolare su questi dettagli. Era capace di diventare il tuo migliore amico in mezz'ora.
Comunque ci fermammo e ci staccammo.

La dogana fu il pezzo peggiore: lessi negli occhi della mia compagna la paura di essere riconosciuta. Temevo anche io di poter essere ritrovato colpevole dell'omicidio di Giuliano Vattelappesca ma fortunatamente i documenti ressero. Il mio amico aveva fatto un buon lavoro.
E io avevo fatto bene a mettergli un po' di fretta. Maghera aveva ottenuto i documenti con un tempo brevissimissimo. Conoscenze altolocate...
Chiaramente una volta in Svizzera avremmo avuto bisogno di qualche aggiustatina ma un passo alla volta.
Mai affrettarsi.

Pino ci scaricò poco lontano dal confine, in una zona dove parcheggiavano i camion della ditta Zurzack.

Da lì sarebbe cominciata la nostra odissea.
Note finali:
Scusate per la brevità del capitolo, l'ho dovuto buttar giù di getto.
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aleessandromordasini@gmail.com