i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Indice
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Note:
Un racconto più intimo e personale, diverso da quelli pubblicati finora
Ricordo i pomeriggi passati a fare l’amore, chiusi in quella mansarda che era tutto il nostro mondo.
Il tempo scorreva senza che noi fossimo consapevoli di nulla, se non dei nostri due corpi uno sull’altro.
Ricordo che fuggivo da scuola sempre prima della fine delle lezioni, inventavo scuse, mentivo ai miei genitori, poi prendevo il treno e arrivavo da te. E tu mi aspettavi alla stazione e sentivo quel torpore mescolato all’eccitazione prendermi allo stomaco non appena ti vedevo.
La tua lingua esplorava avida la mia bocca, come fosse stata assetata, e le tue mani cominciavano ad esplorare il mio corpo sotto i vestiti, impazienti.
Ricordo l’ansia che mi prendeva ogni volta che mi spogliavi, temendo di non piacerti e la sensazione di essere incredibilmente felice quando mi dicevi quanto ero bella.
Hai sempre amato il mio seno, sin dalla prima volta che lo hai preso per accarezzarlo. Ti è sempre piaciuto accarezzarlo, stringerlo, succhiare i miei capezzoli grandi e rosa. E io potevo venire anche solo così, con la tua bocca sui miei capezzoli. Mi sentivo stordita ogni volta che mi toccavi, arrossivo, mi imbarazzavo eppure non potevo fare a meno di noi.
Ricordo il modo dolce in cui entravi dentro di me, un po’ per volta, facendoti spazio nel mio intimo. Sentivo ogni centimetro della tua erezione e godevo di ogni centimetro. E quel miscuglio di senso di colpa e piacere sembrava indissolubile, il mio cuore batteva a mille quasi non potessi credere che tutto quello stava capitando a me.
Mi hai fatto conoscere il mio corpo, lo hai messo in luce. Mi piaceva vederci riflessi nello specchio, vederti dietro di me mentre mi prendevi con sempre maggior foga, mi piaceva il tuo modo che sapeva essere dolce e rude e mi piaceva il fatto che avessi già capito che io non ero il tipo giusto per le melensaggini.
Ti chiedevo sempre di più, di spingerti sempre più in fondo perché mi piaceva averlo tutto dentro, anche se poteva far male. Il dolore era una parentesi veloce.
La consapevolezza del piacere che può darmi il mio corpo è cominciata lì. Con le tue mani su di me, dentro di me, a esplorarmi, dapprima lentamente poi con sempre maggiore desiderio.
Passavamo ore a fare l’amore, finché non eravamo entrambi troppo esausti per fare altro e ci addormentavamo a metà pomeriggio, il letto sfatto e i vestiti sparsi in giro. Non ci serviva molto altro tranne mangiare qualcosa ogni tanto, quando la fame cominciava a sentirsi.
Forse a volte rimpiango quel tempo, l’innocenza con cui mi davo a te, il nostro scoprirci un po’ per volta, imparare da ciò che ci piaceva fare e ciò che invece non ci piaceva, l’inesauribile voglia di prenderci in ogni posizione o su ogni superficie, con la fame tipica degli adolescenti alle prime armi.
Sì forse mi manca a volte, quel brivido, quella scoperta, quell’eccitazione animalesca in cui non ci importava se qualcuno ci sentiva o di cosa diceva, perché il rischio era una parte essenziale del piacere e se qualcuno ci avesse sentito sarebbe stato anche più eccitante.
Ma forse ora, con l’esperienza, so qualcosa di più su di me. Il tempo ci ha affinati.
Sai quanto mi piace toccarmi e farmi vedere da te, so quanto questo ti eccita. Sai quanto adoro la tua lingua su di lei, quanto mi fai godere perché la sai usare nel modo giusto, e ora so come usare la mia bocca su di te, per farti venire come ti piace.
Ripenso a quei pomeriggi con tenerezza, con felicità, per il nostro piccolo mondo fatto di gioia e appagamento, di esplorazioni. Ripenso alle tue mani così vogliose del mio corpo, che mi accarezzano ancora con lo stesso trasporto. Ripenso ai primi approcci all’inizio timidi e titubanti di chi ancora deve prendere il giusto ritmo e la giusta confidenza, e al modo maturo in cui ora facciamo l’amore, più esigente e più intenso, più consapevole dei nostri bisogni.
Non mi sono mai negata il mio piacere, mi è sempre piaciuto venire anche da sola, toccarmi in profondità con la delicatezza con cui solo le proprie mani riescono a toccare. Non ho mai avuto il pudore di mentire su quanto mi piacesse darmi piacere, accarezzarmi a lungo o freneticamente a seconda del bisogno, di quanto mi piaccia farlo mentre mi entri dentro e godere di te e di me.
Vorrei tornare in quella mansarda con la consapevolezza di ora, farne la nostra alcova del nostro piacere, tornare a quell’innocenza e timidezza, e mescolarla alla mia maturità. Bere del tuo piacere e farti bere il mio in un lungo amplesso che duri tutto il pomeriggio.
Note finali:
Per commenti suggerimenti idee e anche solo per due chiacchiere: melagranadiade@libero.it