i racconti di Milu
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Mi stavo annoiando a morte, studiando un argomento che c'entrava ben poco con il mio indirizzo di studio. La materia proprio non mi entrava in testa…
— Uffa — sbuffo sonoramente — Se becco chi ha messo in esame questa materia gli faccio il culo quadro!!!
Chiudo pesantemente il libro e lo butto ai piedi del letto.
— Basta! Non ne posso più! Qui ci vuole un caffè — esclamo anche se non c'è nessuno a sentirmi.
Sono sola in casa. I miei sono al lavoro, naturalmente. Faccio per alzarmi dal letto e mi suona il cellulare. Perdo qualche secondo a trovarlo e rispondo senza guardare chi è.
— Pronto, Lena? — dice una voce da roca da maledetti.
— Pronto? Ma chi parla?
Poi guardo lo schermo. È mio fratello.
— Pronto? Sergio? Mi senti?
— Sì Lena, ci sono. Scusa se ti chiamo ma mi serve il tuo aiuto. Puoi venire?
— Ok, arrivo subito. Dove ti trovi?
— Sono a casa.
— Bene. Due minuti e arrivo.
Lui è il mio fratellone ed io sono la piccolina. C’è una notevole differenza d’età tra noi, quasi diciotto anni, perché io sono stata un incidente di percorso di nostra madre. Non si aspettavano che potesse restare incinta ancora a 48 anni suonati. Si erano rassegnati da un pezzo al fatto che Sergio fosse figlio unico. Quando ero piccola, a volte mio fratello si occupava di me, mi portava a scuola, mi faceva fare i compiti ed io lo vedevo come una sorta di eroe, e fino a che si è sposato non facevo che girargli intorno. Comunque…
Mio fratello abita a poche centinaia di metri dalla casa dei nostri genitori. Non devo neanche prendere la macchina.
Il tempo di mettere le scarpe, chiudere la porta e manco cinque minuti sono da lui.
Quando mi apre la porta mi ritrovo davanti uno zombie. Occhi lucidi da febbre, naso arrossato… diagnosi: influenza.
— Scusa se ti ho fatto venire, ma ho la febbre a quasi 40 e non riesco a fare niente. Per di più Antonia è via per lavoro per tutta la settimana. Sono già stato dal medico, ma non ho le forze per andare in farmacia. Non è che potresti andarci tu? — mi dice mentre mi fa entrare.
— E me lo chiedi? Certo che ci vado. Tu però mettiti a letto, eh? Dove sono le ricette?
Con un cenno della testa mi indica il tavolo su cui ci sono le ricette e 50 euro.
Prendo le sue chiavi di casa e, dopo essermi assicurata che fosse andato a letto, vado in farmacia. In meno di mezz'ora dopo sono di ritorno.
Lascio tutto in cucina e silenziosamente vado in camera. Dorme. Mi avvicino di più e gli tocco la fronte. Scotta incredibilmente e allora gli tolgo le coperte.
Mentre cerco di tirare via la coperta, si sposta anche il lenzuolo. È nudo!!! Neanche le mutande porta! E vedo bene anche il perché gli amici lo chiamano Dumbo. Assolutamente non per le orecchie, ma per la proboscide che tiene tra le gambe.
— Cazzo… che cazzo… — sussurro esterrefatta.
È enorme anche a riposo. Solo nei film porno ne ho visti di così grandi. Mai mi sarei aspettata che mio fratello fosse così dotato. Ero ancora una mocciosetta quando lui si è sposato. C'è molta differenza d'età tra noi. Io ora ne ho 21 e lui 38.
Lo copro solo col lenzuolo, vado in sala e accendo la tv. Metto un canale a caso, tanto per fare qualcosa. Aspettando che si svegli, chatto con le mie amiche.
Sento tossire e corro in camera a vedere. Ha un pessimo aspetto.
— Quando hai preso l'ultima volta la tachipirina?
— Verso le due stanotte, credo.
— Beh… ora ne prendi ancora e poi torni a dormire.
— Mi sento solo però. Mi fai compagnia?
— Va bene. Ti va qualcosa da mangiare?
— No, non ho fame ora.
Vado in cucina, prendo le medicine e torno da lui con anche una bottiglia d'acqua.
— Ecco, prendile tutte e poi a nanna.
Sergio si beve diligentemente tutto e si rimette a letto.
Io mi siedo sulla poltroncina.
— No, non intendevo lì. Sdraiati accanto a me.
— Non credo sia il caso. Farai ammalare anche me.
— Così sarò io che ti curerò — dice dolcemente. — Dai vieni qua.
Capitolo, mi sdraio a letto con lui.
Si addormenta subito e allora mi alzo e vado in sala, perché ho lasciato il cellulare e la tv accesa.
Due chiamate perse. Un mio amico e mia mamma.
Chiamo subito la mamma, tanto sarò una cosa veloce. Le dico che Sergio è ammalato e che sono a casa sua, perché non c'è Antonia. Tornerò prima di sera a prendere dei vestiti di ricambio, i libri, il computer.
Poi chiamo il mio amico. Non è il mio ragazzo, anche se qualche volta siamo finiti a letto insieme. Non c'è feeling tra noi, solo amicizia. Dovevamo uscire stasera, ma la situazione di mio fratello non me lo permette. Sarà per un'altra volta.
Spengo la tv, prendo il cellulare e ritorno in camera. Lui dorme ancora e mi sdraio anche io.
Va a finire che mi appisolo. Quando mi sveglio sento il fiato di Sergio sul mio collo e un braccio mi tiene stretta a sé. Cerco di muovermi, ma lui stringe di più. Mi tocca restare così. Mi appisolo di nuovo. Quando mi risveglio sono in un lago di sudore. Sergio è davvero molto caldo. Fortunatamente poco dopo si gira.
Mi alzo e mi tolgo maglia e pantaloni. Con solo l'intimo addosso mi rimetto a letto, ma ora che lui è voltato dall'altra parte sento freddo. Mi avvicino alla sua schiena e il suo calore mi avvolge. Senza davvero rendermene conto lo abbraccio anche io. Sotto le mie mani sento i muscoli del torace. Nonostante la febbre è in forma. Muscoli sodi e tonici anche sull'addome.
Inavvertitamente gli tocco il cazzo e ritraggo la mano prima che se ne accorga. Si gira sulla schiena e lentamente il lenzuolo si solleva. La sagoma sembra un vulcano in miniatura. Sono curiosa. Sollevo il lenzuolo e guardo la bestia in azione.
— Ma come fa Antonia a prenderlo… — sussurro senza pensare.
— Se vuoi te lo mostro — risponde Sergio.
— Ma smettila, dai! Che dici…
— Non dirmi che non hai mai preso un cazzo, perché non ci credo.
— Certo che l'ho preso! E più di uno se per questo. Ma non uno di quelle dimensioni — gli rispondo. — Come ti senti piuttosto? Ti preparo qualcosa?
— Una tazza di tè la bevo volentieri.
Mi alzo e così come sono vado in cucina. Ritorno poco dopo e poso la tazza sul comodino.
— Sai Lena, hai un fisico davvero niente male. Un giro me lo farei… — facendomi l’occhiolino.
— Piantala di scherzare e bevi il tè. Senti, io vado a casa un momento a prendere delle cose. Hai delle chiavi di riserva? — gli chiedo mentre mi rivesto.
— Guarda in cucina, sopra il frigorifero.
— Ok. Tu ora fai il bravo, bevi il tè e fa il bravo bambino…
— Sì mamma — risponde in falsetto, ma con la voce roca non gli viene bene.
A casa informo i miei sulle condizioni di salute di Sergio.
— Dovrei cavarmela in tre o quattro giorni. Se avete bisogno o se mi cerca qualcuno sono là.
Mangio qualcosa velocemente, prendo una borsa con vestiti di ricambio e tutto il resto che mi occorre e torno a casa di Sergio.
Quando entro, lui è in bagno. Sistemo il computer e i libri in sala e metto la borsa coi vestiti in camera.
È ancora nudo e si rimette subito a letto.
— Mentre eri fuori ho misurato ancora la febbre. Ne ho ancora 39.3.
— La prossima volta ti prendi una dose doppia di tachipirina. Magari riusciamo ad abbassarla sotto i 38. Così riuscirai a dormire meglio.
Chiude gli occhi e annuisce.
Ritorno in sala e accendo il computer. Studio ancora un po' e verso le undici vado a letto. Cavoli! Ho dimenticato di prendere il pigiama… Mi tocca dormire senza.
Sergio dorme profondamente. Finalmente la febbre si è abbassata un po'. Tiro su le coperte e mi sdraio anche io. Mi addormento subito.
È notte fonda e mi sveglio quando Sergio mi ansima in un orecchio. Avverto anche qualcosa tra le gambe.
— Sergio… ma che fai! Smettila.
Non risponde. Sento le sue mani che mi toccano ovunque, e subito dopo una mano che mi sposta lo slip e l'altra che cerca l'entrata della fica.
— Sergio, adesso basta, smettila.
Non mi risponde ancora. Sento qualcosa di grosso che mi entra dentro.
Sarà per la situazione, ma sono bagnata e, anche se a fatica, il suo cazzo mi scivola dentro per buona parte. Inizia un lento andirivieni. Poi di botto si ferma.
Non ho il coraggio di muovermi. Da una parte desidero che continui e dall'altra parte spero che non si risvegli.
Resto così. Mi addormento col suo cazzo mezzo dentro e mezzo fuori. Mi risveglio all'alba e il suo cazzo è ancora dentro. Faccio per muovermi, ma Sergio mi tiene stretta a sé. Una sua mano è sul mio seno e l'altra è infilata dentro gli slip.
All'improvviso sento che il cazzo di Sergio si gonfia di più, si muove leggermente, si irrigidisce ancora e poi mi sento bagnare dentro.
Sergio ha sborrato mentre dorme. Cazzo! E ora?
— Sergio svegliati… Sergio! Mi hai sborrato dentro…
— E allora? Perché ti preoccupi Antonia! Tanto lo sai che non resti incinta con la spirale. Perché urli così?
— Sergio! Sergio, svegliati!
— Che c'è?
Non mi sono ancora mossa. E lui è ancora dentro.
— Come che c'è. Mi sei venuto dentro!
— Cosa?! Ma che dici! Lena che ci fai qui! Cosa…
Si è appena reso conto che è ancora dentro di me. Ridacchia.
— Scusa. Stavo sognando che scopavo con Antonia. Ti ho sborrato dentro, vero?
— Già.
— Bene allora completiamo l'opera.
Si toglie, tira via le coperte e mi sfila le mutandine.
— Sai… ieri mi hai fatto arrapare. Ma avevo la febbre alta e non riuscivo a combinare niente. Ma ora… ora mi sento meglio ed ho bisogno di scaricare la mia dose giornaliera… Per cui preparati…
Si stava segando mentre parlava e ora il suo cazzo sporge imponente. È incredibilmente lungo e grosso. Ma non me ne preoccupo. Allargo le gambe… tanto ormai l'ha fatta. E lo voglio ancora, il suo cazzo dentro di me.
Scivola dentro senza troppi problemi e lo sperma già presente fa da lubrificante.
Sergio si sdraia sopra di me, quasi subito senza fiato. Anche se non ha la febbre alta ne è comunque spossato dalle conseguenze.
Il suo cazzo è ancora duro dentro di me. Si muove lentamente e non riesce a raggiungere l'orgasmo. Si ferma ancora. Insomma, la tira per le lunghe, fino a che mezz'ora dopo che va avanti così, sborra. Tre brevi schizzate. E poi si addormenta sopra di me.
Appena posso mi levo e lo copro con le coperte.
Vado in bagno a pulirmi un po', poi ritorno a letto.
Sergio si risveglia un'oretta dopo, mi sorride e mi attira a sé.
— Non hai goduto, vero?
Faccio cenno di no.
— Allora devo rimediare.
Sento la sua mano che mi tocca il clitoride ed io impugno il suo cazzo. Lui mi eccita con la mano e io lo sego. Quando poi è bello duro, entra ancora in me.
Questa volta, appena scivola dentro, ho un orgasmo.
Inizia a stantuffare. È un carro armato. Si ferma un attimino per alzarmi le gambe sulle sue spalle e ricomincia. Lo sento che sbatte violentemente la cappella sull'utero. Sembra quasi che voglia entrare. Le spinte che a cui mi sottopone sono davvero potenti. Ogni colpo è un delirio di dolore e di eccitazione. A ogni colpo mugolo, mentre si appoggia con le braccia al materasso, sollevandosi per vedere il suo membro sparire dentro di me.
— Uhm… che bella scena… da immortalare… — mi dice tra una spinta e l'altra.
Si toglie rapidamente e afferra il suo cellulare sul comodino. Scatta delle foto mentre mi sta di nuovo entrando dentro e poi lo appoggia sul materasso, a portata di mano.
Mi fa cambiare posizione. Mi fa mettere su un fianco, mi solleva una gamba ed entra. Chiava per poco ed esce. Mi fa mettere di nuovo supina, mi si sdraia sopra ed entra di nuovo. Mi bacia, un profondo e sensuale bacio. Questa volta ci resta per parecchio a martellarmi la fica.
Ogni tanto scatta ancora delle foto.
Ormai ho smesso di contare gli orgasmi che ho avuto. Il suo movimento, dentro e fuori dalla mia fica, è un vigoroso massaggio.
— Oh, sì. Sei fantastica. Sì… adesso ti riempio col mio seme…
Sento distintamente quattro copiosi schizzi entrarmi direttamente nell'utero. La lunghezza del suo cazzo è tale che ogni colpo che mi dava, mi allargava la cervice e la cappella mi è entrata direttamente nell'utero quando ha schizzato il suo seme dentro di me. Anche io godo assieme a lui.
Anche se è già venuto, è ancora duro ed è ancora dentro di me. Riprende subito a scoparmi di nuovo. Va avanti ancora un bel po' a scoparmi con la stessa irruenza. Ormai la cervice è dilatata e quando viene, lo sperma inonda ancora l'utero.
Resta fermo così, dentro di me, fino a quando riprende fiato ed il cazzo gli si smolla ed esce da solo.
Mi addormento immediatamente. Con la testa appoggiata al suo torace e una gamba di traverso sulla sua. La mia fica umidiccia è appoggiata alla sua coscia.
Anche lui si addormenta tenendomi abbracciata a sé.
Verso le dieci mi sveglio. Ogni tanto sento il suo membro che si muove. Lo accarezzo dolcemente, senza che Sergio si svegli.
Mi alzo per andare in bagno. Devo fare pipì. Quando mi pulisco noto che non c'è nemmeno una traccia di sperma. È rimasto tutto dentro l'utero.
Cazzo… e se mi mette incinta? Non mi ricordo quando ho avuto le mestruazioni. Quanto tempo è passato? Dieci giorni? Due settimane? Quando è stato? Non me lo ricordo assolutamente e neanche tengo una agenda! Cazzo, cazzo, cazzo!!!!
Ritorno in camera e recupero reggiseno e mutandine, poi vado in cucina a fare colazione.
Preparo anche per lui una tazza di latte e una spremuta. Appena mi affaccio sulla porta vedo che è sveglio.
— Come ti senti, Sergio. Meglio?
— Così così. Però non mi fanno più male le palle…
— E ti credo! Ne hai riversato una marea dentro di me. E direttamente nell'utero, se lo vuoi sapere!
Lui sogghigna.
— Avevo proprio bisogno di una bella scopata… Antonia non me la da così spesso, sai…
— E perché scusa? Con un attrezzo del genere, chi non vorrebbe essere scopata? È una pazza se si rifiuta. Io non rinuncerei mai ad un cazzo meraviglioso come il tuo.
— È a tua disposizione. Quando vuoi, sorellina.
— Dai, vieni a fare colazione, adesso. È tutto pronto.
Si alza dal letto e barcolla un pochino. Accorro velocemente e lo aiuto a rialzarsi.
— Grazie. Mi gira solo un po' la testa. Tra poco passa.
E si avvia verso la cucina senza neanche mettersi addosso qualcosa.
Si siede pesantemente al tavolo, dove ho preparato per lui e io sono appoggiata al bancone.
— Scusa se ti sono venuto dentro, Lena. Sei protetta, almeno?
Faccio segno di no con la testa.
— Ops. Mi dispiace. Sei nel periodo fertile?
Faccio spallucce.
— Non lo so. Non mi ricordo quando ho avuto il ciclo l'ultima volta. Le volte che scopo faccio sempre mettere il preservativo. Ma ormai l'hai fatta. È già dentro di me. Tanto vale divertirsi e non pensare alle conseguenze. Cosa è successo tra te e Antonia, piuttosto.
— Chi lo sa. Si è, come dire… raffreddata. Forse non le interesso più.
— Ma siete sposati da dodici anni!
— E che c'entra… forse si è stufata di me.
Appena vuota le tazze, le metto nel lavandino.
— Adesso vado in bagno. E poi vieni ancora a letto con me?
— Devo studiare un po' e tu devi riposare. Hai ancora la febbre.
— Dai… vieni con me…
Diniego.
— Ah. Uffa!
Sergio se ne va a letto e io mi metto a studiare.
Ma leggo e rileggo lo stesso paragrafo senza capirci niente… Non riesco a concentrarmi.
Il mio pensiero è sempre distratto dal cazzo di Sergio dentro di me, a come riuscivo a goderne, e a quanto sarebbe bello poter vivere con lui. Come una coppia. Alla mia pancia gonfia dei suoi figli… Ehi! Ma che ti viene in mente! Oh sì… sarebbe proprio bello… farsi scopare all'infinito da quel maestoso cazzo… Quel grosso cazzo che mi riempie la pancia di fertile seme… di io che allatto un bebè mentre mi scopa ancora… e ancora… e ancora… e mi scopa ancora mentre un bambino mi cresce dentro… mi scopa mentre sono incinta di un suo figlio… e un altro lo sto allattando… e altri bambini corrono per casa gridando “mamma, mamma, dammi un fratellino…”
Mi sveglio di soprassalto, con una guancia appoggiata sul libro aperto sulla stessa pagina che stavo studiando ieri.
— Pfhiu… era solo un sogno! Meno male…
O forse dovrei dire un incubo.
Non riesco a concentrarmi. Vado in camera a vedere come sta Sergio. Mi avvicino. Dorme. Gli tocco la fronte. È calda ma non scotta ancora. La febbre gli si sta già alzando di nuovo.
È quasi mezzogiorno e penso cosa preparare da mangiare. Un piatto di pasta, una bistecca, dell'insalata. Sarà facile da scaldare nel microonde quando si sveglierà.
Sono girata, affaccendata ai fornelli, quando Sergio mi afferra da dietro, spaventandomi.
— Ti ho presa… — mi sussurra all'orecchio mentre mi stringe a sé.
Sento il suo cazzo in tiro che si appoggia tra le natiche.
— Sei così arrapante… mentre cucini con solo l'intimo addosso… coperto dal grembiule per non scottarsi… — mi sussurra ancora mentre le sue mani percorrono il mio corpo.
Sento la sua pelle che scotta sul mio corpo.
— L'hai misurata la febbre, piuttosto?
— Sì… 38.8. Dai… vieni a letto con me. Ci divertiamo… — mi sussurra ancora mentre mi lecca l'orecchio.
Piego la testa verso di lui, eccitata…
— No… non ora… — ma il mio corpo vuole solo lui.
Mi slaccia il reggiseno e ci infila sotto le mani, mentre col bacino mi spinge contro il bancone della cucina.
Si allunga verso i cassetti e con una mano prende delle forbici. Mi taglia i bordi delle mutandine, che cadono a terra. Fa la medesima operazione al reggiseno e poi abbandona le forbici sul bancone.
Le sue mani ora scivolano verso il basso… accarezzandomi insistentemente il clitoride.
Spengo i fornelli e mi appoggio a lui. Quando faccio per slacciarmi il grembiule, mi ferma.
— No… lascialo… — mi dice mentre le sue mani impastano il mio seno. — Oh sì… che belle tette che hai… morbide… grosse… succose… Uhm… oh sì…
Sento il suo membro che mi si infila tra le gambe, arrivando fino sul davanti… Con una mano, Sergio lo schiaccia contro il clitoride, mentre simula una chiavata.
Vengo quasi subito e prima che l'ondata sia passata Sergio infila il suo uccello dentro di me.
Istintivamente sporgo il culo verso di lui, facilitando il compito di chiavarmi. È meraviglioso essere chiavati prepotentemente mentre hai già un orgasmo.
Con una mano mi invita a piegarmi sul bancone, mentre l'altra mi accarezza ovunque.
Mi lascio fare perché sto già godendo freneticamente… Mi prende per i fianchi e inizia a tirarmi e spingermi alternativamente. Mi strizza le tette e i capezzoli facendomi gemere, mi massaggia il clitoride mentre non smette di muoversi dentro di me. Sono sulla soglia di un altro orgasmo, mentre non faccio altro che ansimare e gridare.
— Oh, sì… non smettere… continua… scopami… sì… continua… più forte… più forte… vengo… vengo…
E infatti vengo, mentre Sergio continua il suo andirivieni dentro la mia fica…
— E così… vuoi… il mio cazzo… eh? … sì… è tutto tuo… prendilo… prendilo tutto… tieni… sì… sei fantastica Lena… una fantastica donna da scopare… sì…
Va avanti così per qualche minuto ancora e poi viene spruzzandomi dentro il suo seme ancora una volta.
Quando ci riprendiamo, ci diamo da fare entrambi per terminare il pranzo, ridendo e scherzando per tutto il tempo. Quando è tutto pronto ci sediamo al tavolo.
— Sai… prima, mentre stavo studiando, mi sono appisolata ed ho fatto un sogno assurdo — gli confesso.
— Ah sì? E cosa hai sognato di così particolare?
— Beh, a dire la verità era tutta colpa tua.
— Mia?! E perché?
— Insomma… vedi… è che… ho sognato che mi stavi scopando mentre… sì beh… oh cazzo! che situazione… Insomma mi stavi scopando mentre ero incinta dei tuoi figli… Sì lo so, è assurdo… ma c'erano una marea di bambini… un numero davvero spropositato… non si riusciva nemmeno a camminare per casa senza dover scansare un pargolo che gattonava. Assurdo, eh? Sembrava quasi che ogni volta che mi scopavi nascevano… che so… una ventina di bebè per volta… E c'erano bambini di tutte le età… alcuni già grandicelli…
— Cavoli, Lena… che sogno… hai proprio ragione. È assurdo. Beh, non tanto il fatto che tu abbia avuto dei figli da me. A dirti la verità, mi piacerebbe avere dei figli. Ma così tanti è impossibile.
— Eh sì… era solo un sogno. Ma credi che incoscientemente io desideri avere dei figli da te? È questo che significa? O era solo un… che so… un'esasperazione della situazione?
— Ma che ne so, Lena! Io non li so interpretare i sogni! Sei tu che studi psicologia… Però è anche vero che io desidero per davvero avere dei figli. Antonia non ne vuole sapere. È troppo presa dalla sua carriera per scendere a patti con la sua femminilità. Credo di avere preso una cantonata sposandola, sai? Mi piaceva molto la sua indipendenza, ma ora… ora pensa solo alla carriera. Lavora sempre fino a tardi quasi tutte le sere e per me non c'è quasi più posto.
Allungo una mano, afferrando la sua.
— Mi dispiace Sergio. Non credevo che andasse così male.
— Beh, non sono cose che vai in giro a sbandierare ai quattro venti… Credo che ormai il nostro matrimonio sia finito. Forse dovrei chiedere il divorzio, così potrò rifarmi una vita con una donna che mi voglia per davvero…
Nel bel mezzo delle nostre confidenze, gli squilla il cellulare. È il suo capo. Lo informa della sua salute e che il medico gli ha dato una settimana di malattia. La telefonata finisce quasi subito.
Ma il momento di armonia e intimità si è rotto, per cui si alza e torna a letto.
Io finisco di rassettare la cucina e accendere la lavastoviglie.
Vado in camera da lui e mi sdraio al suo fianco. Sergio mi prende tra le sue braccia. Metto una gamba tra le sue, facendo aderire il mio corpo al suo.
— Sergio… davvero vuoi dei figli o dicevi tanto per dire?
— Oh, sì. È una cosa che desidero e anche tanto, direi — mi risponde accarezzandomi una spalla. — Il mio più grande desiderio. Sarà che sono un uomo, ma desidero trasmettere i miei geni alle future generazioni. E poi a me i bambini piacciono.
— E se mi avessi ingravidato? Che farai?
— Sarò il padre di tuo figlio o figlia, ovviamente. Non voglio rinunciare a nulla. Sarò presente in ogni momento della sua vita. Ma non voglio essere lo zio. Sarò suo padre a tutti gli effetti. Andremo a vivere insieme non appena mi dirai che sei gravida. Spero davvero di ingravidarti, sai, sorellina… Sarai una madre eccezionale. Ti conosco. Adoro la tua passione per la vita — posando poi una mano sul mio ventre — e mi auguro che il mio seme germogli dentro di te.
Con un dito mi solleva il mento e mi bacia. Sorride dolcemente — Sei bellissima, lo sai?
Mi sposto dal suo fianco, fino a sedermi sulla sua pancia. Le sue mani afferrano i miei seni, strizzandoli forte. Gemo dal dolore e dal desiderio.
Si solleva a leccarmi le tette e io mi abbandono al piacere della lingua che percorre le mammelle stimolandole al limite dell’orgasmo; prende in bocca un capezzolo e lo succhia a lungo, passa all’altro e lo strizza coi denti provocandomi ondate di piacere.
— Mi stavo chiedendo… mi scoperai anche quando sarò incinta?
— Oh sì. Ci puoi giurare.
— Sai, ho preso una decisione. Mi piacerebbe, anzi desidero molto che tu mi metta incinta. Voglio partorire dei figli tuoi. Anche a me piacciono tanto i bambini… Anche se non tanti come quelli che ho sognato… — concludo ridendo.
— Concordo. Due o tre basteranno…
Sento il suo cazzo pulsare all’impazzata e tenendolo ben dritto m’impalo con un colpo deciso. Sento di nuovo Sergio tutto dentro di me, nel mio corpo e sento quel suo bel cazzo grosso pulsare all’impazzata nella mia fica.
È eccitato, il suo respiro diviene affannato ma il cazzo pulsa ritmicamente nella mia fica. Mette le mani sui miei fianchi e comincia a muoversi dentro me. Sfila quasi tutto il cazzo per poi penetrarmi di nuovo. Godo, tutto il mio corpo è teso e fremente.
Il suo cellulare è ancora a portata di mano. Fa ancora delle foto al suo cazzo che sparisce dentro la mia fica, dei miei capezzoli coi segni dei suoi denti e della sua mano che stimola il clitoride fin quasi a farmi venire.
— Stenditi — sussurra. — Oh, amore mio, lascia che ti ingravidi allora. Apri le gambe, voglio scoparti ancora… e ancora… e ancora… e ancora… — mi bisbiglia all'orecchio.
Il cazzo esce dalla mia fica… com’è grosso e come pulsa! Sergio si mette in ginocchio a gambe larghe davanti a me, vedo quel suo bel cazzone pulsare ritmicamente. Mi sdraio e allargo le gambe il più possibile, con due dita mi apro la fica.
— Vieni Sergio, vieni ti prego, ti desidero, ti voglio.
Appoggia le mani sul letto, punta la cappella sulla fica e la sento entrare con lentezza. Inizia a stantuffarmi lentamente, molto lentamente ed io cercavo di muovermi con lui, poi il suo ritmo aumenta sempre più fino ad raggiungere un ritmo veloce. Me lo sento anche nel cervello.
Ogni cellula del mio corpo godeva, una sensazione magica quasi irreale ma avevo quel bel cazzone piantato nel mio corpo, sentivo il suo respiro farsi sempre più affannato ma non diminuiva il ritmo delle sue penetrazioni.
Il suo ventre sbatte contro il mio, accelera le penetrazioni e poi lo sento contrarsi, sparandomi ancora nel corpo il suo prezioso seme.

Per quattro giorni scopiamo a fasi alterne. A volte godiamo per ore, a volte si addormenta nel giro di pochi minuti.
Ma ogni singola volta godo come una cagna in calore quando la sua bestia entra in me.
— Fortuna che sei venuta, sorellina — mi dice prima che me ne vada, dandomi un bacio sulla guancia.