i racconti di Milu
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Note dell'autore:
Conosco i gemelli, i miei eroi, comincia la mia educazione
Gironzolavo all'interno di una palestra dove i machos erano in netta maggioranza.
In realtà non praticavo alcun sport, il mio fisico minuto ed affusolato si sarebbe sciupato.
Algida ed eterea fanciulla provavo un inconsapevole piacere solo a stare lì, nell’osservare quei muscoli guizzanti, quei comportamenti rudi e strafottenti, soprattutto negli spogliatoi, dove tutti erano nudi.
Però ero ingenua ed inesperta e finii col farmi sgamare.
C'erano frequentatori che trovavano piacevole stare con me, sorridente e frivolo, alcuni altri la pensavano diversamente. Fortunatamente spuntarono due amici di qualche anno più grandi, due gemelli identici che mi presero a benvolere, erano alti e robusti e divennero i miei angeli custodi; mi proteggevano da quelli che mi prendevano in giro chiamandomi (in verità giustamente) femminuccia, dai bulletti che mi aspettavano per picchiarmi, calarmi i pantaloni e cose del genere.
Oltre a tutto questo ebbero il grande pregio di insegnarmi, aldilà degli sfottò e delle parolacce che mi prendevo ogni giorno riguardo al mio culo, alla mia bocca e tutto quanto, cosa si potesse fare con un cazzo eretto e cosa fosse un orgasmo.
In effetti li conobbi proprio quando mi stavo approntando, mio malgrado, a fare sesso completo per la prima volta, infatti tutto ebbe inizio un giorno quando stavo attraversando il parco vicino alla scuola, molto grande, quasi un bosco: tre bestioni mi bloccarono e mi trascinarono fra i cespugli, due mi afferrarono per le braccia e mi distesero a terra, il terzo mi tirò via i pantaloni e mi strappò le mutande, disse che mi avrebbero rotto il culo e scopato per benino, perché ero una fighetta, un frocetto che si meritava un trattamento con i fiocchi. Proprio quando avevo smesso di divincolarmi, cosa che si era rivelata del tutto inutile, in realtà la mia era stata una resistenza più simbolica che reale (ero rassegnato a prenderlo nel culo) ed stavo lì disteso mentre gli altri due energumeni mi tenevano le gambe alzate e divaricate, vidi quattro mani che afferravano il terzo che col cazzo di fuori si stava abbassando su di me. Volò letteralmente via. Gli altri fuggirono.
Uno dei gemelli mi porse i vestiti, sorridendo.
Io ero veramente grato, diventammo inseparabili.
Quando mi chiesero se mi sarebbe andata di prendergli il pisello in mano e fare su e giù non mi parve vero. Del resto avrei fatto qualsiasi cosa mi avessero richiesto. Siccome a loro piaceva non mi ponevo assolutamente il problema, in realtà provai da subito un sottile piacere a stringere quelle verghe pulsanti, tanto più grosse della mia, a muoverle fino a far uscire i potenti schizzi di sborra che mi bagnavano le mani.
Intimamente femmina, tutto ciò mi era naturale, forse era per questo che quel giorno nel parco non mi stavo opponendo più di tanto.
I maschi mi piacevano, moltissimo, loro erano dei veri maschi.
Appena potevo correvo dai miei protettori che masturbavo furiosamente, rendendoli felici. Nel solito parco, seduti sopra un panchina nascosta, mi mettevo in mezzo, uno per ogni mano, divenni bravissimo.
Li spossavo di seghe.
Da me, così dolce e carino, accettavano, anche se apparivano sostanzialmente eterosessuali, anche qualche languido bacio di gratitudine.
Ero innamorato di tutti e due.
Questa cosa dei baci si sviluppò in limonatine, in giochi di lingua che divertivano moltissimo i gemelli ed anche me.
Col tempo iniziai a frequentare casa loro, vivevano soli.
Ci mettevamo in mutande, loro dicevano per stare comodi, finimmo poi per togliere spesso anche quelle, io fui il primo, soprattutto quando io tenevo i loro cazzi in mano mentre mi slinguavano, succhiavo le loro lingue con devozione, preludio di ciò che sarebbe accaduto, dello sviluppo naturale delle cose.
Infatti, uno di questi caldi pomeriggi stavamo lì senza nulla addosso sul divanone ed io, come sempre grato, li ricoprivo di baci mentre accarezzavo i loro cazzi durissimi.
Baciavo i capezzoli, poi giù, fino allo stomaco. Ero a pochi centimetri dalle verghe svettanti e mi venne naturale baciare anche quelle, sulla cappella, sul tronco e tutto attorno.
Mi resi conto che questa cosa aveva colpito nel segno, perché entrambi i gemelli sospirarono di piacere.
Allora presi coraggio e divenni ancora più ardito, allargai le labbra e feci entrare quei cazzi nella mia bocca, uno dopo l’altro, una succhiatina ed un colpetto di lingua, due menate con la mano, poi ancora in bocca, sempre più a lungo.
Il sapore era buono e la sensazione bellissima, con la lingua avvertivo il sangue pulsare nelle vene del cazzo, quei grossi pezzi di carne di espandevano nella mia bocca, fino quasi a slogarmi la mascella.
Inizialmente, però, venivano sempre allo stesso modo, sulle mie mani, ma dopo quel giorno passammo all’uso quasi esclusivo della bocca.
Ciucciavo e leccavo quei bei cazzoni, fino a portarli all'orgasmo. Infine bevetti, mi decisi ad ingoiare tutta quella bianca crema.
Lo facevo ogni volta, il sapore era diverso, cambiava sempre.
E poi accadde l’inevitabile. Quel giorno erano piuttosto strani, mentre io mi dedicavo ai loro cazzi, adorandoli, i due si guardavano in faccia, come se dovessero decidere chi dovesse parlare.
Alla fine il più intraprendente, quello dal cazzo un po’ più grosso, intendiamoci questione di millimetri, con dolcezza mi disse che gli sarebbe andato di fare una cosa, che a tutti e due sarebbe piaciuto possedermi completamente, ampliare il nostro rapporto.
Fui immediatamente felice, qualsiasi cosa intendessero fare andava bene, i loro desideri erano tutto per me.
Mi fecero accomodare a quattro zampe sul divano, il culetto per aria, era chiaro cosa volessero ma era giusto così, eravamo fidanzati da tempo, era l’ora che io donassi loro la mia verginità.
Stavo lì fremente, in attesa, mi leccarono piacevolmente il culo, prima l'uno e poi l'altro, dopodiché qualcosa di freddo entrò dentro, era una noce di burro che veniva spinta all'interno, un dito, poi due. Restarono ferme lì, ad aspettare che il buco si abituasse.
Qualcosa di grosso e liscio si presentò sull'entrata, due mani mi abbracciarono i fianchi, e la grossa cappella si fece strada, piano piano ma implacabilmente.
Il buchetto intonso dopo una flebile resistenza si allargò dolorosamente, aprendosi come una rosa.
Il potente membro mi spaccò il culo.
Provavo dolore, ma sapevo che dovevo resistere, quando una ragazza viene sverginata ha male, ma poi passa.
Ma non passava, non potei fare a meno di lamentarmi, tant'è che quando il primo ebbe finito, riempiendomi, per la prima volta, l'intestino di sperma, l'altro lo feci venire con la bocca, poiché, vendendomi sofferente, non se la sentì di completare l'opera.
Sarebbe accaduto solamente due giorni dopo.
Mi possedettero entrambi, incuranti dei miei lamenti, fu bellissimo. Erano contenti del mio culo, stretto al punto giusto e totalmente disponibile, trovavano gratificante il fatto che io avrei sempre provato un po' di dolore, significava che non ero una troia sfondata, dissero che avrei fatto molta strada.
Mi penetravano a turno, qualche colpo l'uno e poi qualche colpo l'altro, chi era fuori me lo metteva in bocca. Poi sborravano, da una parte o dall'altra, come capitava.
Fu in questo periodo che iniziarono a rivolgersi a me al femminile, il passo iniziale per fare di me una perfetta servetta sessuale, una fidanzatina servizievole.