i racconti di Milu
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Sangue e Sesso

Acciaio. Sottile. Lucido. Freddo.
Lama affilata.
Spillo acuminato.

Le tue gambe sono aperte, spalancate, come le braccia. Polsi e caviglie sono legati al letto, non puoi chiuderle. Non puoi andare da nessuna parte. I tuoi occhi sono bendati. Non vedi altro che oscurità. Non puoi fare nulla. Puoi solo subire la mia volontà e urlare.
Delicatamente appoggio la lama proprio sotto l'orecchio, senza esercitare alcuna pressione, come una sottile carezza. Voglio che tu sia consapevole del freddo metallo contro la tua pelle morbida. Voglio che tu sappia che non sono le mie dita ad accarezzarti, ma lucido, tagliente, affilato acciaio.
Trattieni il respiro.
Come un pennello che dà vita con mille colori alla tela immacolata, così fa la lama sulla tua pelle, che si tinge di un invitante rosso appena accennato.
Dall'orecchio scivolo lungo il tuo collo, fino alla gola, dove ti concedo il tempo di percepire la lama sulla carne morbida. Un brivido ti attraversa la pelle e si diffonde per tutto il corpo. Salgo dall'altro lato e fermo la lama proprio sotto l'orecchio. Spingo appena, la tua pelle si incurva, provocante.
Mi allontano e ti osservo.
Hai la pelle d'oca. I tuoi seni si alzano e si abbassano ad ogni respiro. I tuoi capezzoli puntano al soffitto, forti, decisi.
Bendata, non sai dove appoggerò la lama, non sai quello che farò, non sai quello che succederà.
Legata, non hai possibilità di opporti, di sottrarti a ciò che ti farò.
L'acciaio si posa sulla tua gola, lì dove la carne si fa più morbida e fragile. Ti sento esitare a quel contatto. Se spingessi, se affondassi la lama in questo punto, avresti il tempo di sentire la vita che, lentamente, scivolerebbe via dalle tue membra.
Le mie labbra posano un bacio sulla tua fronte prima che la lama inizi a scendere tra i tuoi seni, dritta verso il tuo ventre. Scivola lentamente, così che tu possa percepire ogni centimetro di pelle, nuda, che viene accarezzata dall'acciaio. Nemmeno l'ombelico spezza questo cammino che si ferma soltanto un attimo prima del tuo sesso perfettamente depilato.
Una goccia densa e cristallina fa capolino tra le tue più intime labbra.
Giro la lama e torno su, fino alla gola. Una leggera pressione per godere della tua pelle che si piega al mio volere.
Una sottile linea rossa divide il tuo corpo in due metà.
L'acciaio danza sinuoso tra le mie dita mentre cammino attorno a te in silenzio e mi riempio la vista con le tue curve. Sei a mia disposizione. Sei sensuale, provocante. La tua arrendevolezza lo è. Il tuo voler essere tale lo è.
Lascio che la lama si appoggi verticale sul polso, sopra quell'intreccio delicato di vene e arterie. Se spingessi, potrei toglierti la vita. Una scossa mi attraversa la schiena: è questo che si prova a stringere tra le mani la vita di una persona?
La lama riprende il suo silenzioso percorso verso l'incavo del gomito. Posso quasi sentire la tensione dei tuoi nervi sotto la pelle arrossata. Un brivido ti scuote.
Ti osservo silenzioso, quasi non volessi esistere se non in quando acciaio sulla tua pelle.
Apri la bocca in un muto sospiro nel momento esatto in cui la punta acuminata tocca il centro del gomito.
Appoggio delicatamente le mie labbra alle tue.
Ti bacio.
Arrivo alla spalla, scivolo sul tuo collo, di nuovo fino all'orecchio e mi fermo. Il contatto si interrompe.
Di nuovo, la lama sul polso, l'altro questa volta. Di nuovo percorro il tuo braccio, lentamente, fino alla spalla, fino all'orecchio.
La tua bocca dischiusa mi affascina e mi provoca. La tua arrendevolezza scatena mille emozioni contrastanti. Faccio un respiro profondo per cercare di calmare i miei stessi sensi.
L'acciaio si posa, di piatto, sulle tue labbra. Tocca lo smalto candido dei tuoi denti. Avverto la tua tensione, la tua paura, il timore per quello che farò. La lama scivola nella tua bocca, fino a toccare, con la punta acuminata, la punta della lingua. Sei immobile. Un tuo gesto potrebbe essere pericoloso.
Senza spostare il coltello mi chino su di te e le nostre lingue si sfiorano.
Tolgo la lama e lascio esplodere il bacio in un impeto di passione.
Mi allontano. Il tuo respiro accelerato.
Con un dito ti costringo a spalancare la bocca. Obbedisci docile. Appoggio la lama esattamente a metà del tuo labbro inferiore. Osservo la tua carne piegarsi sotto l'acciaio. La trovo così... eccitante.
Voglio di più.
Hai paura? Non ne dubito. Sei eccitata? Inutile negarlo. Fai respiri lenti e profondi. Un dito scivola tra le umide labbra del tuo sesso, raccogliendo una goccia di umori sul polpastrello.
Spingo la lama contro di te e, lentamente, la lascio scivolare indietro.
L'acciaio ti apre la carne. Osservo la lama scivolare sulla tua pelle, aprirla, lasciare che il sangue fuoriesca. Mugoli, ma non urli. Sai che se urlassi, il gioco avrebbe fine.
L'unica scelta che hai.
Osservo il liquido cremisi uscire dalla ferita.
Mugoli ancora, ma non hai il coraggio di muoverti. Un dito si fa strada dentro di te senza alcuna fatica. Sento il tuo sesso, fradicio, pulsare.
Tolgo la mano dal sesso, raccogliendo i tuoi umori. Un attimo dopo quel dito che, poco prima, era dentro di te, si appoggia alla tua ferita, mescolando sangue ed umori.

Sangue e sesso.

La mia lingua lecca la tua ferita. Assaggio il tuo sangue. Assaggio i tuoi umori. Rispondi al bacio, porgi la lingua, la stringo tra i denti. Mugoli ancora.
Mi allontano da te.
Torna il silenzio. Il tuo respiro è veloce, irregolare.
La punta della lama scivola attorno ad un capezzolo, quasi ne stesse disegnando le forme. Ci giro attorno, ne ricalco la circonferenza, ne seguo i contorni. Mi chino lo bacio, lo accarezzo con la lingua, lo stringo tra le labbra e lo succhio. Mi piace la sua consistenza, la sua forma, il suo sapore.
Voglio di più.
Chiudo il capezzolo tra i denti e stringo. All'inizio la stretta è lenta, morbida. Poi, gradualmente, applico sempre più forza e posso sentire la tua carne cedere alla stretta e deformarsi.
Mugoli, forse per il dolore, forse per il piacere, ma non mi fermo. Stringo. Finché la tua voce non spezzerà il silenzio, tu sei mia.
Solo quando finalmente allento la stretta ti sento inspirare a fondo e sfogarti con un lungo respiro. Raramente ho visto i tuoi capezzoli così irti e duri. Me ne compiaccio.
Con molta calma accarezzo il capezzolo, godendo di ogni sua minuscola curva. Quando, senza preavviso, la forcina per capelli gli si chiude attorno, di scatto ti irrigidisci. Spalanchi la bocca, fai per urlare, ma all'ultimo ti mordi il labbro ferito e ti lasci andare ad un lungo lamento. Un lamento di dolore e piacere profondamente sensuale ed eccitante.
Ti osservo mentre fai respiri profondi e misurati, ritrovando il controllo di te mentre il petto si alza e si abbassa.
Vorrei farti mia, possederti ora, ma non è ancora il momento. Non posso far altro che scivolare tra le tue gambe, aprirti delicatamente il sesso con due dita e leccarti la carne più tenera. Mi nutro dei tuoi umori e lambisco il clitoride gonfio. Sento che ti piace. Lo percepisco.
È tempo di dedicarsi al secondo capezzolo. Come prima, inizio ad accarezzarlo con la lingua, lo assaporo, lo coccolo e lo stuzzico. Questa volta sai già quello che sta per succedere e posso solo immaginare che effetto tutto questo provochi nella tua testa.
Mordo. I miei denti sulla tua carne. Tengo ben stretto il capezzolo e lo tiro. Ti sento respirare a fondo, cercando di mantenere il controllo, di gestire il dolore. Mi fermo, con la tua carne stretta ed in tensione tra i miei denti. Quando la forcina si chiude di colpo sul tuo capezzolo trattieni un urlo. Il mio cuore reagisce ed i battiti aumentano.
Mi allontano e ti osservo. Sei eccitante.
Con i capezzoli così stretti e vulnerabili.
La punta dello spillo ti punge delicatamente la punta del naso. Ti vedo trasalire, non te lo aspettavi. Sorrido e ti bacio, cercando la lingua che non mi neghi. Piccole punture, una vicina all'altra, sul contorno delle tue labbra. Trovo incredibilmente conturbante vedere la tua carne piegarsi sotto l'acciaio che ti punge.
Una mano accarezza un tuo seno, la punta del capezzolo messa in risalto dalla forcina. La sfioro con i polpastrelli. Quando l'acciaio acuminato tocca quella carne sensibile ti irrigidisci di scatto. Con due dita tengo lo spillo verticale sopra il tuo capezzolo, proprio nel suo centro. Mi chiedo quanto potrebbe entrare dentro di te prima di... farti troppo male. Riuscirebbe ad entrare fino alla capocchia?
Spingo.
Come è stato per il labbro, la tua carne si piega sotto la forza di quel contatto. L'acciaio curva la tua pelle, la tua carne si sottomette.
Spingo ancora.
Il capezzolo si piega su se stesso, proprio nel punto più alto.
Spingo.
D'un tratto lo sento. Un piccolo, infinitesimale scatto, quasi impercepibile, seguito da un tuo irrigidimento. La tua pelle ha ceduto. Anche se molto superficialmente, ti ho bucato il capezzolo.
Spingo ancora. Lo spillo entra dentro di te.
Osservo l'acciaio scivolare nella tua carne dopo aver bucato la pelle morbida.
Hai la bocca leggermente dischiusa. Il tuo respiro è lento, misurato, segno che cerchi di mantenere la calma e di gestire il dolore mentre la spinta di quel sottile ago non si esaurisce.
Uno spettacolo mozzafiato. Invitante.
Lo spillo si ferma. È dentro di te di poco. Non mi basta. Spingo ancora e lo osservo, come ipnotizzato mentre la superficie lucida sparisce tra le pieghe della tua carne non più di pochissimi millimetri.
«Quanto pensi potrebbe entrare dentro di te?»
Ti sussurro sensualmente, vicino all'orecchio. Non rispondi, resti in silenzio, immobilizzata nel corpo e nello spirito. Un silenzio pieno di significato.
Lascio la presa. osservo il piccolo ago piantato nel tuo capezzolo restare perfettamente verticale, come fosse un'estensione.
È il turno dell'altro seno. Respiri regolarmente. Appoggio lo spillo alla tua carne e resto fermo. Voglio che tu ti renda ben conto di cosa farò ora. Un attimo dopo la punta sottile si fa strada, inesorabile, nel tuo capezzolo, nella tua carne. Solo quando è abbastanza dentro di te da non cadere lascio la presa.
Sei una visione perversa ed eccitante.

Raccolgo la lama e lascio che scorra sulle tue guance, sul tuo collo, sul tuo ventre.
Mi piacciono le tue gambe. Le tue cosce sono tornite, sanno di buono. Segno la pelle sfiorandola con la lama di freddo acciaio. Le accarezzo fino al ginocchio.
«Voglio il tuo sangue.»
Tremi alle mie parole.
Appoggio la punta della lama poco sotto l'anca. Spingo. La tua pelle si piega, si oppone, ma alla fine cede. Una goccia cremisi affiora. Non spingo oltre, mantengo la pressione costante.
Fin quando la lama inizia a scivolare verso il basso, aprendo la tua pelle come fosse carta e disegnando una rossa linea brillante sulla tua coscia.
Il tuo sangue che affiora.
La lama taglia la tua carne fin quasi al ginocchio. In alcuni punti il sangue ha iniziato a colare, scivolando sinuoso sulla tua pelle. Osservo le strisce gocce cremisi disegnare arabeschi sulle gambe. Ne raccolgo una con la punta di un dito e me ne nutro.

Sangue e sesso.

La mia lingua si appoggia sul punto più basso della tua ferita e la percorre tutta, fino in cima, nutrendosi della tua linfa vitale.
La tua coscia è coperta di sangue. L'altra è pulita, per ora.
Accarezzo la pelle delicatamente, assaporandone la morbidezza. Ti sento fremere sotto il mio tocco. La tua coscia sinistra, ora, ha un lungo taglio che la percorre nella sua lunghezza. Non farò lo stesso lavoro due volte.
Il tuo sesso sta schiumando.
Lentamente, la lama si appoggia nell'interno coscia, a pochi centimetri dal tuo sesso.
Spingo.
La tua carne si piega, si oppone, ma io spingo l'acciaio fin quando la pelle non cede e si apre.
L'acciaio vince sulla carne.
Una riga rossa decora la tua coscia fino all'altro lato, in orizzontale. Due gocce di sangue, una per parte, fanno capolino e colano verso le lenzuola bianche.
Lecco la ferita, bevo il tuo sangue.

Sangue e sesso.

Quattro dita più sotto, ripeto il taglio. Dall'interno coscia fino all'esterno. Sarebbe eccitante percorrere la circonferenza completa della tua gamba. L'acciaio apre la tua carne ed io mi nutro del tuo sangue.
Scendo verso il ginocchio di altre due dita e appoggio la lama.
Taglio.
Bevo il tuo sangue.
Osservo il liquido cremisi colare pigramente dalle ferite, scivolare sulla tua pelle e allargarsi lentamente sul tessuto bianco delle lenzuola.
La mia mano sfiora la tua, bloccata dal laccio di seta all'altezza del polso. Ti bacio dolcemente. Ti accarezzo una guancia con un gesto che scivola sulle curve del tuo collo e del seno. È tempo di togliere la benda.
Stringo il primo spillo tra due dita. Quando senti la vibrazione, trattieni il fiato.
«E se adesso spingessi?»
La paura nei tuoi occhi.
Non si può capire quanto sia eccitante leggere il terrore negli occhi della vittima fino a quando non si prova.
Muovo leggermente lo spillo, disegnando cerchi con la capocchia. Vibrazioni che si riflettono sulla tua pelle e a cui non sei indifferente. So che trai piacere dal dolore che ti infliggo.
«Se ora questo ago entrasse completamente dentro di te...»
E quando le mie dita lo spingono trattieni il fiato, scuoti il capo in una preghiera silenziosa. Sento la tua carne cedere e posso vedere lo spillo aprirsi la via dentro di te. I tuoi occhi sono sgranati, la bocca spalancata.
Un attimo ancora e ti libero dalla perversa tortura degli spilli. Tiri un profondo sospiro di sollievo.
La mia lingua scivola sulle tue labbra, seguendone i provocanti contorni.
Apri la bocca, mi cerchi, mi nego.
La punta di un ago sfiora nuovamente il capezzolo. Ti sento vibrare come una corda di violino. L'acciaio scorre sulla tua pelle. Nonostante siano gonfi, torturati ed intrappolati in quel modo, i tuoi capezzoli non perdono vigore. La punta di acciaio spinge, da un lato, contro la tua carne. Il tuo capezzolo si oppone, ma non viene risparmiato.
Hai capito cosa voglio fare, lo leggo nei tuoi occhi spalancati.
Un attimo ancora e sento la tua pelle cedere.
L'acciaio è dentro la tua carne.
Spingo ancora.
Mugoli, scuoti il capo, ma non urli.
Spingo.
Sento la tua carne cedere, l'acciaio farsi largo dentro di te finché, così come è entrato, emerge dall’altro lato.
Respiri, a fondo. La mia lingua lambisce il tuo capezzolo con cura e amore.
Una mano scende al tuo sesso. I tuoi umori stanno colando sulle lenzuola. Il mio tocco ti strappa un sussulto. Due dita affondano dentro di te senza trovare ostacoli, dandoti piacere. Il pollice, scivola sul clitoride, provocandolo.
Ansimi.
Gemi.
Quando sono sazio, mi fermo e le mie dita, cariche dei tuoi umori, scivolano nella tua bocca. Te le offro da pulire, da leccare. Solo allora torno sul tuo capezzolo. Ti faccio sentire l'acciaio. Perpendicolare all'altro spillo, spingo.
Apri la bocca, trattenendo il fiato.
Come prima, il momento in cui la tua pelle cede e lascia che l'acciaio la penetri ha una carica erotica indescrivibile.
E spingo, ignorando i tuoi gemiti, i tuoi respiri, fino a quando la sottile punta di acciaio emerge dal capezzolo.
Una croce cromata con un cuore di carne.

Sangue e sesso.

Ti concedo un momento di tregua. La voglia di farti mia è potente, ma devo resistere.
La lama si appoggia alla base del collo. Basta poco perché l'acciaio vinca contro la carne. Osservo l'acciaio affondare nella tua pelle e farsi largo verso il capezzolo, lasciando una scia cremisi al suo passaggio, fino al capezzolo.
L'acciaio scivola su di te, con meno pressione, lungo le curve della tua pancia, fino al sesso. Ti segna la pelle con una lunga scia rossa, ma non la apre. Niente sangue questa volta.
Con due dita, delicatamente, ti apro le labbra del sesso. I tuoi umori, copiosi, stanno colando ed hanno bagnato le lenzuola. Il tuo sesso pulsa. Il clitoride è gonfio. Ogni accarezza, per te, è un sussulto. La mia lingua ci scivola sopra e ti lasci andare un lungo gemito. Raccolgo gli umori con la lingua e me ne nutro, avido.
La punta d'acciaio accarezza la pelle attorno al sesso. Hai i brividi. Mi chiedo cosa ti stia passando per la testa.
In un attimo entro dentro di te. Sei talmente bagnata che il mio membro non incontra nessuna difficoltà, nessuna resistenza, ad entrare nel tuo piacere. Sei così calda, sensuale ed accogliente.
Esco, affondo.
Esco di nuovo. Ti allargo il sesso con la mano e affondo dentro la tua carne con mia grande soddisfazione. Ansimi. Godi.
Mentre sono saldo dentro di te afferro il capezzolo senza aghi tra le unghie del pollice e dell'indice e stringo. Muovi il bacino. Soffri, ma al tempo stesso godi.

Sangue e sesso.

Mi allontano leggermente da te, ma non esco del tutto. Allargo il tuo sesso, scopro il clitoride. Gonfio. Invitante.
L'acciaio lo tocca. Rabbrividisci. Quasi urli per la sorpresa. Quasi. Non basta a far finire il nostro gioco.
Appoggio ancora la punta della lama sul tuo clitoride, ma questa volta ti controlli meglio.
Affondo dentro di te. Lentamente, gustandomi ogni centimetro dentro il tuo sesso. Ti do piacere. Il silenzio spezzato solo dai nostri respiri e dal rumore causato dagli umori del tuo sesso.
I miei movimenti si interrompono. Resto dentro di te solo per un soffio.
Un attimo dopo, quando la forcina si chiude sul clitoride, ti irrigidisci, il tuo sesso quasi mi risucchia e spalanchi la bocca.
Inizio a fotterti.
«Adesso, un ago, lentamente, si appoggerà al tuo clitoride. Sentirai l'acciaio freddo contro la tua carne.»
Ansimi. Godi. Io mi muovo dentro di te.
«Lo sentirai toccarti in diversi punti... cercando quello più sensibile...»
Non riesci a stare ferma e, nonostante tu sia legata, muovi il bacino per venire incontro ai miei affondi. Il tuo corpo è legato con tagli sparsi sul corpo e un capezzolo trafitto da due aghi. E ora, a tutto questo, unisco le parole.
Dolore. Piacere. Sangue. Sesso.
«Sentirai il metallo spingere contro la tua carne, sempre più forte.»
Nonostante le corde, muovi il bacino. Godi, stai godendo. Come non ti è mai successo prima.
«Fino a quando la tua carne cederà... l'acciaio entrerà dentro il tuo corpo... bucherà il tuo clitoride...»
E l'orgasmo esplode possente e sconvolgente, travolgendoci senza alcuna remora.
Note finali:
Questo e altri racconti:
http://roninmoonlight.blogspot.it/