i racconti di Milu
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Sono quasi le otto del mattino, io m’alzo festante e gioiosa perché questo sarà per me un gran giorno, dato che l’appuntamento è fissato per le dieci e trenta, per questo motivo infatti voglio prepararmi per bene perché sono ormai due mesi che non esco con Valerio e so già che cosa m’aspetterà. Lui è da ritornato da poco tempo dal Sud Africa dove lavora, visto che di certo vorrà espellere e smaltire tutto quel freddo accumulato, tenuto conto che io sono da oltre due mesi che non sento più le sue mani sulla mia pelle. Io scelgo per quell’occasione l’intimo che lui predilige maggiormente, il perizoma che mi regalò quella volta al mare quando ci conoscemmo, praticamente sembra d’essere nudi talmente esso è sottile e delicato, mentre sopra indosserò un vestito corto e molto morbido. Nel momento che mi pettino mi pare già di percepire lucidamente addosso le sue mani e la sua bocca, sì, perché credo proprio che oggi sarà una bella, leggiadra e piacevole giornata. Devo però sfortunatamente attraversare la città in autobus, per il fatto che il giovedì mattina a quest’ora vi saranno tantissime persone e ci sarà la calca alle fermate, malgrado ciò posso anche accettare qualche disagio e qualche scomodità per rivedere il mio amore.

La corriera attualmente è abbastanza gremita, eppure riesco fortunatamente a malapena a individuare un angolino tra le valigette e i borsoni ingombranti pressata tra i bambini in braccio alle proprie mamme e i passeggini. A ogni fermata c’è la seria insidia d’essere scaraventati di sotto dalla massa, mentre chi sale di sopra esorta facendo pressione comprensibilmente in cerca di spazio. Ogni curva e ogni semaforo mettono alla prova il nostro già precario senso dell’equilibrio, comunque è una situazione per cui è veramente difficile restare in piedi, poiché si è schiacciati l’uno contro l’altro, in quanto o cadono tutti oppure non cade nessuno. Il mio pensiero corre adesso verso Valerio, tenuto conto che lui sarà in attesa nella sua dimora in quel sobborgo, in quanto colgo limpidamente il suo ammonimento e la sua tipica espressione addosso. Io rifletto attentamente e capto qualche tempo prima il suo caratteristico sfioramento, tuttavia non mi rendo conto che la mano che al presente mi sfiora palpeggiandomi non è quella di Valerio. Io l’avverto spiccatamente che s’arrampica strofinandosi sulla mia epidermide sino a lambire la mia intimità coperta appena da quella sottana insufficiente. Io cerco di guardarmi attorno, però non vedo nessuna faccia soddisfatta né sospetta, poi a ben giudicare dall’angolazione da cui arriva deve trattarsi certamente d’una persona seduta e che sfugge alla mia vista.

La folla non mi permette correttamente di vedere, siccome la voglia d’imprecare e di reagire è mitigata istantaneamente dalla situazione di vergogna. A un tratto non l’avverto in nessuna maniera, però m’accorgo distintamente di grondare per il caldo, la corriera si blocca violentemente e le facce dei passeggeri a me attigui si modificano, io sono appresso la porta d’uscita e per non farmi trascinare brutalmente di sotto resto nello stesso posto aggrappata al corrimano sopra la mia testa, nel tempo però che la corriera riparte quella mano ritorna circospetta e furtiva a scivolare perlustrando sotto la sottana e arriva sino a toccarmi la barbutissima fica. Io non so esattamente perché, eppure in queste situazioni o riesci a fuggire, altrimenti urli immediatamente perché se lasci serenamente operare per svariati momenti diventi macchinalmente connivente, In quegl’istanti si ha invero l’angoscia e il netto spavento, tenuto conto che denunciare ed esporre il fatto infine segnalandolo, crei producendo in modo inatteso inducendo e suscitando nelle persone presenti che assistono, la certezza e la credenza sostanziale che se non hai summenzionato nulla sul momento, vuol dire che placidamente sei d’accordo e che aderisci di buon grado, anche se ovviamente loro non sanno da quanto tempo tutto ciò questo accada.

Questi pensieri s’accavallano sovrapponendosi e arrovellandomi la mente, poiché rimango lì ad assoggettarmi e a subire, nascondendo il volto dietro le braccia alzate aggrappata a quella sbarra di metallo. Una frenata improvvisa e lo spostamento repentino della corriera produce sennonché una manovra brusca e inaspettata al mucchio dei passeggeri presenti, e quella mano furtiva e vogliosa comprime all’improvviso colpendo e stuzzicando il mio clitoride. E’ come se io avessi in brevissimo tempo sostenuto una scarica elettrica, una sventagliata inattesa, dato che un gemito d’insperato piacere misto allo stupore della situazione mi esce dalle labbra, fortunatamente confuso e indefinito tra il brusio ingarbugliato della folla, che cerca immediatamente di capire che cosa avviene là di fuori. Io mi mordo le labbra cercando nel modo adatto di non lasciarmi sfuggire dei lamenti, però m’accorgo che la mia foltissima e nera fica si sta letteralmente allagando, eccitata ed elettrizzata prima dai pensieri di Valerio e alla fine importunata e molestata da quell’inattesa invadenza. Le dita della mano penetrano l’apertura bagnata e si muovono febbrilmente, strattonate a maggior ragione dall’affollamento.

Io al momento, invero, sto godendo su d’un autobus alle dieci di mattina, manipolata e masturbata di nascosto da un eccezionale e perfetto quanto abile ed esperto sconosciuto. Quest’estroso e insperato pensiero m’avvolge e penso a quale tipo di mente malata e ossessionata si sia incautamente impossessata di me, e mentre penso tutto ciò m’accorgo d’allargare un poco le gambe per facilitarne quell’insolito e stravagante gesto. Io riesco a volgere lo sguardo verso il sedile alla mia sinistra e tra le spalle di due persone distinguo molto bene due occhi che mi squadrano arrossati, sognanti e carichi di speranza. Io afferro totalmente la situazione e ritorno bruscamente alla tangibilità, stacco la presa delle mani e mi piego per affrontare, per assalire, sennonché vengo in seguito trascinata dalla folla fuori dalla corriera che si era nuovamente fermata. In quel preciso istante rimango lì affaticata, inerte e insensibile, nel tempo in cui la ressa mi passa attorno e la corriera passa davanti al mio sguardo, mostrandomi in definitiva distintamente quel volto di quell’individuo accomodato nella parte posteriore del finestrino, che mi squadra senza difficoltà né opposizione peraltro allietato e divertito. Io ispeziono misurando in ultimo il profilo della corriera fino a che non scompare in lontananza dalla mia vista.

In conclusione mi ritrovo da sola con la testa angosciata, sconvolta e stralunata con il pensiero durevole di Valerio, però nel frattempo ingenuamente e pure schiettamente m’interrogo in maniera assennata, quale tipo strampalato di donna lui si sia trovato mettendosi insieme a me.

{Idraulico anno 1999}