i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy webcam Chat  | ChoCam Mature webcam  |  Live18 |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
La fluente chioma cerulea, gli occhi profondi e verdi, un viso dai tratti ruvidi. Il suo era uno stile minimal direi, ma anche chic, che quel giorno si esprimeva con un pantalone grigio, una cintura di cuoio ed una camicia semplice coi risvolti alle braccia che mostravano i suoi tatuaggi così fitti e maschi. Mi sembrava condannato ad una eterna bellezza coi suoi meravigliosi cinquantatre anni. Stava in piedi alla calda luce del sole, snello e solare come un moderno Adone. Mi ci avvicinai e gli tolsi le Rayban. Poi mandai indietro la testa smuovendo i miei capelli. Lo fissai negli occhi e provai una sensazione di attrazione irrefrenabile. Eppure era mio padre.

Lo abbracciai, mi sorrise. “Posso offrirti qualcosa?”, mi chiese in quella piazza soleggiata e piena di gente dove si godeva la sua vita da divorziato. “Vorrei te”, gli risposi come una gatta. Riteneva certe mie esternazioni frutto del solo, semplice e puro affetto, ma si sbagliava ed io, decisa a farmi capire bene, gli poggiai la mano sui pantaloni proprio dove era il suo cazzo. Lui si ritrasse, impressionato. “Hai cambiato casa ed ancora non me l’hai portata a vedere”, gli dissi maliziosa riavvicinandomi con la mano alla sua patta. Lui mi scrutò colto da una fiammata di calore elettrizzante. Guardò altrove, pensava di spegnere i bollori allontanando i suoi occhi dalla incitazione depravata dei miei? Fallì. “Casa mia è qui, dietro l’angolo”, mi disse. “Lo so”, ammiccai poi lo presi per mano invitandolo con lo sguardo a portarmici. Lui mi seguì, silenzioso e palesemente logorato dai tentacoli asfissianti di pensieri, desideri e tabù. Attraversammo un porticato, poi percorremmo delle scale.

Quando aprì la porta mi trovai di fronte un ambiente piccolo ed accogliente con un soggiorno con divano letto ancora sfatto, pochi quadri, un tappeto bukara e la cucina, separata da una parete, che si intravedeva attraverso una porta scorrevole semiaperta.

Mi scatenai su di lui coi miei baci, conquistai la sua bocca, le sue mani, il suo corpo e ci spogliammo travolti dalla passione. Impazzivo al suo tocco tra gridi soffocati e gemiti. Fummo nudi sul tappeto.
Gli leccai il petto e i capezzoli e la sua pertica si scatenò prima nella mia gola che debordò saliva, poi la ritrasse per sbizzarrirsi con l’insenatura dei seni mentre la saliva, come la bava d'una cagna, colava con goccioloni e densi filati. Lo fissavo dritto negli occhi devastati da quella irrazionale voglia di sesso ed intanto mi faceva ciò che desiderava. Mi distese sul letto e mi inforcò. Restò col busto sollevato a fissarmi mentre iniziò subito a sciorinare una raffica di colpi massicci e cadenzati, botte belle pesanti, cariche di esperienza. Strinsi nei pugni le lenzuola e serrai i denti cercando di soffocare l’orgasmo che mi stava regalando. Ma fu tutto inutile, strabuzzai gli occhi ed urlai come un'ossessa. Fui sbaragliata da una mareggiata di piacere che spruzzai fuori violentemente insozzandolo. Lui mi guardò, rise dinnanzi alla sua figlia ventenne e poco esperta, dovevo avere un'aria buffa, sicuramente ero rossa come un peperone, mi sentivo le guance accaldate e la mente in subbuglio. Lui assestò altri colpi, io digrignai i denti e fu ancora una pioggia di desiderio. Mi capovolse e finii a pecorella. Ancora continuò a scoparmi con accaldata maestria. Mi sbatté ferocemente, fui travolta dalla sua irruenza. I miei seni erano sballottati senza tregua. Mugolavo con la bocca aperta ed i denti battevano investiti dalla sua foga. La mia testa era frullata da uno scuotimento tosto e convulso e venni ancora. Poi mi chiamò sfilandomi il cazzo dalla figa. “Devo.. non ti resisto..”, capi quanto mi stava chiedendo e mi inginocchiai sul tappeto spalancandogli la bocca. Eruttò ferino e presi tutto il suo nettare bollente tra bocca e faccia. Si tastò il cazzo facendola tutta su di me mentre respirava affannato ed ansante. Attesi che finisse e mi sollevai col viso infangato della sua sborra, gli sorrisi: “Contento papà?”. Lui ricambiò il sorriso, mi abbracciò, mi strinse a se, mi spinse e precipitammo di nuovo a letto. Mi sentii felice e protetta.

Quanto accaduto finì nei più profondi recessi della nostra coscienza, dove l'irraccontabile e l'indimenticabile dormono assieme, ma non restò a lungo solo un episodio.
Note finali:
Chi voglia contattarmi, faccia attenzione ad inserire l'indirizzo mail corretto per ricevere la mia risposta. Grazie