i racconti di Milu
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Mio figlio Carlo è sempre stato un tipo piuttosto discreto, chiuso, riservato. Non avrei mai pensato che lentamente sarebbe cambiato qualcosa in lui eppure riuscì a maturare come un frutto che, nella stagione giusta, diventa buono da gustare. Fu anche merito mio, certo, soprattutto merito mio.
Mi scoprii che era un giorno di primavera. Io e suo cugino Bruno eravamo sull'ampio balcone al primo piano che si affacciava sul nostro giardino sul retro di casa lontano da occhi indiscreti. Ero assuefatta dal piacere e tenevo gli occhi chiusi come se fossi in estasi. Quando li riaprii vidi proprio Carlo nel giardino che ci fissava. Restai interdetta per qualche istante, poi avvisai Bruno che Carlo ci guardava, ma lui continuò a scoparmi senza sosta. Gli ripetei ancora che c'era mio figlio in giardino poi fui io a spingermi indietro forzando anche i suoi passi. Finimmo al riparo dalla vista di Carlo e continuammo a scopare. Ero tenuta per le braccia, leggermente protesa in avanti e con le gambe un po’ divaricate. Mio nipote ci dava giù di brutto ed io senza risparmiarmi mi detti a lui fino alla fine. Tanto ormai Carlo c'aveva visti. Due minuti, forse tre, riuscii appena a mettermi la camicia, sufficientemente lunga da coprirmi l'intimità, che mio figlio ci raggiunse. "Mamma!", tuonò mentre io tenevo gli occhi bassi sul perizoma che non ero riuscita a tirar su e che era ancora ai miei piedi, attorcigliato ad una caviglia. Doveva essere tutto assurdo per lui, una di quelle cose impensabili. Restò attonito. Levai rapidamente lo sguardo verso il suo viso. Era pallido, come spettrale. "Mamma", ripeté con una voce angosciata. Io restai zitta, il cugino, sudaticcio, filò via. Dopo pochi istanti, l’incredibile timidezza di Carlo gli fece voltare le spalle. Così scomparve tra le mura di casa, come cupo ed avvilito, mentre io ripetevo tra me che mai si sarebbe dovuta ripetere una cosa simile. Invece quella fu solo la prima di tante volte.

Continuai a cullarmi nel mio vizio, incestuoso e fedifrago, e quasi persi ogni pudore nei confronti di mio figlio. Dissimulavo eppure ostentavo un benessere fisico e psichico che risultava attraente come una calamita per gli uomini. Dai non siate i soliti moralisti, tanto mio marito non lo sa né gli interesserebbe saperlo.

Sopravvenne l’estate e, con essa, il giorno in cui capii che mio figlio era finalmente maturato.

Eravamo in spiaggia. Ero appena uscita dalla cabina con un po’ di sborra ancora tra le gengive quando, tra le miriadi di ombrelloni, lo vidi venirmi in contro. "Hey ti stavo cercando", mi disse. "Perché?", gli chiesi e lui in risposta mi mostrò una strana conchiglia a punte color porpora e sfumature verdastre, era davvero bella. "Wow! Dove l'hai trovata?", gli chiesi. "Più avanti tra la sabbia", fece lui. Poi alle mie spalle saltò fuori suo zio Tullio, il padre di Bruno, un uomo sui quaranta, dagli occhi opachi, ben piantato, con ossatura robusta e muscoli duri, i capelli ramati e la barba brizzolata tenuta corta e curata. Tullio proseguì oltre come se nulla fosse, ma Carlo lo accompagnò con uno sguardo inquisitore. "Stavamo vedendo se era tutto apposto in cabina", mi affrettai ad addurre una scusa: "Sai ci hanno detto che ci sono stati dei furti ieri". Mio figlio smorzò un "ah!" poi io cambiai subito discorso: "Bhe incredibile questa conchiglia!". Lui se ne stette zitto a fissarmi sotto quel cielo color brace. Aveva capito tutto. Temperò un sorriso forzato, poi voltò le spalle e andò via. Mi lasciò con una sensazione fastidiosa addosso tutta la giornata. Ignaro, mio marito se ne stava tranquillo sotto il suo ombrellone a fare le parole incrociate, ma la mia mente era piena di interrogativi e mi isolai completamente dal frastuono di quella spiaggia strapiena. Come dicevo, quasi non avevo più vergogna e così non montarono dentro di me i rimorsi, era stata proprio una bella scopata quella col fratello di mio marito, però pensare che mio figlio mi aveva scoperto mi creava qualche imbarazzo. Carlo mi evitò sempre con lo sguardo, forse imbarazzato, forse dispiaciuto, in ogni caso introverso come al solito. Solo tornati a casa mi rivolse la parola.

Avevo appena fatto la doccia. Indossavo l’abito beige corto ed attillato che avevo acquistato due settimane prima. Sotto ero completamente nuda. L’abito mi stava davvero bene, evidenziava le mie forme abbondanti, le esuberanti curve del fondoschiena, le rotondità dei seni. Mi donava un che di spumeggiante insomma ben si addiceva alla mia personalità espansiva ed in cerca costante di eccessi.

“Ciao”, disse entrando in bagno. Io lo guardai ma non dissi nulla riportando lo sguardo alla cesta in cui stavo sistemando i costumi. Lui mi si avvicinò poi afferrò con le mani i miei fianchi. Avvertii la sua presa dura. Rimasi confusa poi sorrisi ed apprestai un tono volutamente caldo e dissoluto: “Che fai?”. Mossi il capo verso di lui che intanto aveva preso a baciarmi il collo spingendo la sua bocca tra i miei capelli. “Carlo…”, richiamai mio figlio ancora col mio tono provocante ma lui continuava. Immaginavo che si sarebbe fermato e che le sue intenzioni non fossero affatto immorali. Pensavo che semplicemente volesse esprimere affetto verso di me, forse chiedere un chiarimento. Eppure lui osò di più, con una audacia che mi lasciò sorpresa. Le sue mani salde sui fianchi si mossero verso l’alto trascinando su il vestitino. Era un movimento voluto, sicuramente non frutto di casualità. Ansimai piacevolmente colpita dall'intrepidezza di mio figlio. Carlo sollevò il vestitino, scoprì il mio sedere poi con una mano passò a massaggiare una natica, con l'altra mi tenne ferma a se. Continuò a baciarmi, avrei potuto fuggire, ma non avevo affatto intenzione di farlo. La sua mano sul mio sedere mi eccitava da impazzire, era calda e trasmetteva una voglia di sesso che non avevo mai conosciuto in mio figlio. Le dita mi tastavano, stringevano la mia chiappa con desiderio ed io, felice, tolleravo la sua mancanza di pudore. Sentivo i suoi baci raggiungere il mio collo, la sua lingua scatenarsi attorno all'orecchio. Ero sorpresa e contenta del comportamento di Carlo. Quando la sua mano sinistra lasciò il mio fianco, l'altra mollò la mia chiappa e risalì repentina lungo la schiena ad afferrarmi i capelli. Mi sentii spingere in basso il capo poi giunse alle mie orecchie il rumore della zip dei suoi jeans che si apriva ed allora lo accontentai, mi chinai in avanti tenendo ben alto il mio sedere. Non riuscivo a credere a quanto stava accadendo. Inspirai, la sua cappella fu nella mia figa, un brivido mi assalì, espirai. Mi spinse dentro tutta la sua asta, la sentii larga e compatta conquistarmi. “Oh si…” gli dissi più lasciva che mai.

Mi abbandonai subito a folli effusioni, con gli occhi strabuzzati e la lingua che mi si riempiva di saliva nell'eccesso di quel dolce ed inatteso piacere. Lui prese a fottermi con un piglio sfrontato che mai avevo immaginato potesse avere. Ero contenta, appagata, respiravo a bocca aperta ed inarcavo la schiena per favorire i suoi movimenti. Le sue mani mi stringevano i capelli con forza, il suo bastone si scagliava dentro di me con irruenza. Era bello duro e mi stava donando un piacere folle che proruppe in un primo orgasmo. Gemetti e la mia figa grondò di piacere. La mia ingorda sete di sesso era ancora una volta esaudita nel più eccessivo dei modi, mio figlio mi stava scopando. Ne ero rallegrata, acconsentivo alla spudoratezza delle botte che incalzavano nella mia figa senza riguardo; strinsi i denti e venni ancora mentre i capelli mi piombavano sul viso.

Lo sentivo dentro di me come uno spuntone roccioso. Carlo era un giovane di ventidue anni, brioso, pieno d’estro, un bel ragazzo, dal fisico solido e i modi eleganti ma chi avrebbe mai pensato che mi sarei trovata con lui in tale situazione! Mi era capitato di immaginarlo inesperto se non vergine. La sua estrema timidezza mi aveva sempre indotto a pensarlo impacciato ed invece ora era lì che mi schiantava il cazzo dentro che era un amore. Mi speronava, mi fotteva in modo eccellente, formidabile, senza riguardi, ruvidamente, folle, carico di energia e voglia. Il suo cazzo mi mandava in delirio, gemevo disperata per questa impetuosa effusione d'immensa gioia. Ero divorata dalle fiamme e lui mi scopava con sorprendente naturalezza. Sentivo il rumore dei nostri corpi rintoccare con ritmicità e gioivo di un nuovo orgasmo. Carlo si dimenava spasmodico, frenetico, convulso. Grazie a quell'impeto lascivo conobbi ancora un altro orgasmo e poi fu lui a riversare il suo piacere nel mio corpo. Lo fece straripando e troncandosi tra le labbra una specie di ruggito. Io ansimai entusiasta proprio quando sentimmo mio marito chiedermi, ad alta voce dalla cucina, dove avessi messo l’ultimo numero della sua rivista di enigmistica.

Mi voltai verso Carlo e lo baciai sulla bocca, poi, abbassatomi il vestitino, corsi da mio marito a procurargli il suo giornale.

Mio figlio era maturato. Messa da parte ogni remora, gettata via nel dimenticatoio ogni timidezza, era ora un uomo. Non so spiegarmi bene il suo comportamento, questa insospettabile maturazione. Forse si sentì più sicuro nel vedere che tradivo il padre persino con i suoi parenti. Forse fu proprio questo che gli fece creder d'avere mano libera. Dovette pensare che per lui non ero più inaccessibile, ogni vincolo che poteva frenarci gli parve sciolto. Forse pensò questo e si lanciò nell'impresa. Con successo, ovvio. S'era comportato proprio bene.
Note finali:
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