i racconti di Milu
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E’ un afoso e rovente pomeriggio autunnale, a dire il vero un po’ anomalo ed eccezionale per la stagione. Annunziata era in casa, comodamente sprofondata sull’ottomana che mangiava dei biscotti e beveva del succo d’arancia, mentre guardava smemorata la TV. Oggi, infatti, non aveva voglia d’andare in palestra, in quanto avvertiva solamente la piena tentazione d’oziare e di rilassarsi. Annunziata è seducente con dei lunghi capelli biondi, non alta, malgrado ciò esile, nondimeno con un corpo molto femminile e sensuale, esaltato e valorizzato addirittura soltanto con una banale tuta da ginnastica. Lei è molto curata e ordinata fisicamente, perché lei ha fatto del suo corpo il punto di forza, sì, perché Annunziata è un’accompagnatrice, una prostituta, una donna che ha scelto d’usare il suo corpo per il piacere altrui, per ricavarne denaro, abbondante denaro.

E’ una prostituta d’alto lignaggio, visto che i suoi clienti sono facoltosi e sfacciatamente ricchi, in quanto tanto pagano, ma tanto esigono e fortemente pretendono. Non sa nemmeno lei a che fine ha scelto quella vita, non ha scelto né selezionato, è più corretto dire che ci si è trovata e non ha più abbandonato né rinunciato al lusso, che solamente tanto denaro le restituisce. Una sera, invero, per caso ha conosciuto un uomo che si è rivelato poi molto abbiente, due pettegolezzi, da bere, una camera d’albergo e poi il sesso, giacché sembrava una serata normale, l’avventura d’una sera, soltanto che lui inaspettatamente le ha lasciato i soldi sul comodino prima d’andarsene, ed è iniziata così l’avventura. Lui l’ha cercata ancora, ha passato la voce ed ecco la nuova vita di Annunziata, tanto denaro, parecchio sesso, malgrado ciò tanto sconforto e molta tristezza nel cuore, anche se lei non ha padroni, non ha protettori, perché decide lei come, definisce in ultimo lei quando.

Attualmente scruta allo specchio scandagliando la sua immagine riflessa, ha un bellissimo corpo, un aspetto che gli uomini amano deliziosamente profanare, gradevolmente penetrare sbattendola senza il minimo riguardo, una corporatura per il piacere, unicamente per il sesso. Non è prevista né la delicatezza né la tenerezza, no, perché questa facciata non si concede a una prostituta, fosse anche la più bella in assoluto. La dolcezza in verità è lasciata alle compagne, alle mogli e alle fidanzate, lei è solamente un corpo d’afferrare, da sfruttare e da usare in ogni modo. Al presente si volta e s’osserva il sedere, a dire il vero la maggiore attrattiva della sua clientela, in quanto è alto, tondo, però soprattutto è accessibile. Quante volte l’hanno posseduta quasi con violenza, l’hanno sbattuta, quanti orgasmi finti, simulati per compiacere e per esaudire, quante parole forti, quanti insulti e quante offese ha ricevuto, quanto sperma sulla bocca, sul volto e sul corpo ha dovuto sopportare? Quante volte s’è trovata con un fallo finto tra le cosce e il sesso d’un cliente tra le natiche, per accontentare appagando in conclusione le sregolate e viziose fantasie di taluni, la cui realtà non arrivava a tanto. Il denaro è il potere, per lei che lo prende e per loro che la comprano, sì, perché l’acquisiscono e diventa faccenda loro, disponibile e usufruibile a tutto e di più.

Lei non sente più nulla con i clienti, perché ha il corpo come se fosse anestetizzato e intorpidito, dato che esegue e basta come se recitasse una parte, come una brava attrice, eppure non è stato sempre così, perché c’è stato un periodo della sua vita in cui è stata allegra, felice e spensierata, in cui amava, in cui adorava far l’amore, fare sesso, perché no. Un brivido al momento le percorre la schiena rimembrandole il ricordo netto di Nino, il suo più grande amore, quella persona che le ha fatto scoprire la sensualità, il piacere, i giochi, ma soprattutto il sesso anale, con grande sorpresa di lei, giacché all’epoca era combattuta, confusa, impacciata e titubante nell’eseguire questa pratica.

I ricordi avanzano e lo sguardo di Annunziata è desolato, malinconico e nostalgico. Ripensandoci bene i ricordi riemergono, perché era una sera d’inverno, molto tempo addietro a casa di lui, giacché avevano cenato insieme e bevuto, dato che come sempre lui l’aveva cercata per fare l’amore senza alcuna resistenza da parte sua. Di corsa in camera e subito nudi, quei corpi vicini, i baci, gli sguardi e i sospiri, le mani concitate e impazienti che percorrevano l’uno il corpo dell’altra, come per volersi toccare dappertutto in un unico istante, ingorde di pelle, di carne e di succhi, mentre le lingue s’intrecciavano agitate:

“Ti voglio dentro di me, sì, perché adesso ho voglia di sentirlo dentro” - disse.

Lo fece sdraiare e s’adagiò su di lui piano, accogliendolo dolcemente per sentire ogni centimetro della sua carne, cominciando a muovere il bacino, ondeggiando lentamente e togliendosi di tanto in tanto per abbassare la pelle, variando l’intensità e il ritmo. Non tardò molto a godere Annunziata, in quanto fu un orgasmo intenso e prolungato, che le fece assaporare l’estasi e l’incanto totale, lei non era però soddisfatta, perché voleva eccitarlo, voleva dargli ciò che lui aveva sempre cercato con insistenza, dato che adesso si sentiva pronta, cosicché s’alzò, si girò accomodandosi ancora sopra di lui, volgendogli la schiena e muovendosi molto piano, oscillando il bacino e seguendo la lieve curvatura del suo cazzo diventato durissimo. Nino vedeva il suo sedere ondeggiare davanti a lui, un’immagine piacevole e poderosa, Annunziata si muoveva in modo che il buchino si dilatasse un po’ quando si sporgeva verso di lui, tenendosi con le braccia prima alle sue caviglie, poi al letto. Nino in quel frangente era come se fosse in trance, visto che aveva lo sguardo affannato e convulso dall’eccitazione.

Lei era diventata davvero brava a letto e quella sua audacia lo fece osare, giacché si sentì penetrare dapprima con un dito, in quell’occasione era manifestamente inquieta e tesa, lui se ne accorse iniziando a pronunciare parole d’amore con una dolcezza ormai dimenticata, lei iniziò a rilassarsi e il buchino divenne cedevole e morbido, prima un dito poi due, dato che era lei a dettare il ritmo muovendo il ventre, successivamente era lei che decideva quanto affondare. Era eccitatissima e lui di più, al punto che la fece alzare e la posizionò a quattro zampe, dapprima la baciò bene tra le natiche riempiendola di saliva, dopo inumidì il suo cazzo che appoggiò a quella misteriosa e segreta entrata. Annunziata lo voleva, eppure era un po’ contratta, tuttavia appena lui spinse ebbe un sussulto e un lamento fuoriuscì dalle sue labbra:

“Sta’ tranquilla, vedrai che ti piacerà. Rilassati amore e spingi indietro, che così sei bellissima” - le ripeteva lui rincuorandola.

Nino lentamente riuscì a penetrarla a ogni spinta un po’ di più, usciva quasi completamente per poi riaffondare con lentezza, per assaporare quell’eccitante tunnel facendole adattare il membro, finché non entrò completamente osservando scomparire il suo cazzo tra quelle natiche chiare e sode iniziando con movimenti naturali seguendo l’istinto e la passione, alla fine esplose in un energico e poderoso orgasmo imbrattandola a dovere, più tardi la riempì baci e di carezze per tutta la notte facendola sentire unica, come ogni volta che s’amavano carnalmente.

Una lacrima attualmente scende sul volto di Annunziata rigandoglielo, perché quel vibrante ricordo e quell’andato rimpianto è sempre così attuale e vivo in lei, per il fatto che nessuno l’ha giammai più considerata né trattata così. Dov’è finita quell’Annunziata, con i suoi sogni, con la sua voglia d’amore e di dolcezza? E lui? Non sapeva rispondere, sapeva soltanto che Nino era sparito e che questo l’aveva fatta delirare sia dal dolore quanto dal tormento, lei era consapevole soltanto che al momento era un’altra Annunziata, la prostituta, la puttana da usare, da umiliare e da pagare, poiché era rimasta una donna internamente nell’animo calcolatrice, fredda e insensibile, abile ed esperta nel fingere ingannando a modo i suoi clienti. Avventori esigenti, pignoli e pretenziosi che le mettevano le dita dovunque, senza chiedere e con forza, quasi fosse una bambola con due vagine, dato che la penetravano brutalmente, imponendo e pretendendo la massima arrendevolezza, mettendoglielo tra le natiche soltanto ed esclusivamente per le loro lascive e scostumate esigenze di piacere.

Del resto, si cercano queste necessità e queste pretese da una prostituta, eppure è inutile che lo neghi a sé stessa, perché l’altra Annunziata c’era ancora eccome dentro di lei, perché in quel pomeriggio era uscita prepotentemente lasciandole l’amarezza, il dispiacere e il dolore. Uno sguardo furtivo all’orologio la richiamava all’incarico, giacché era tardi, visto che non c’era più tempo per la mancanza, per la nostalgia, per i ricordi e per i rimpianti.

Adesso, per la consueta volta, doveva prepararsi per indossare infilando l’abituale e la giornaliera maschera, poiché l’atteggiamento della donna obiettivo è quell’oggetto. Del resto deve affettarsi, perché il cliente va accudito, considerato che non deve attendere.

{Idraulico anno 1999}