i racconti di Milu
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Se vi foste affacciati alla finestra della nostra casa a mare in una normalissima notte d'estate, avreste conosciuto il piacevole oblio della lussuria orgiastica. Avreste visto me e mia figlia gemere in maniera assordante, travolte dal piacere che riempiva senza controllo i nostri corpi. Ci avreste visto inculate, giocare faccia a faccia spremendoci i seni a vicenda. Ci avreste visto baciarci con la lingua, sorriderci maliziose e vibrare vittime di continui brividi di benessere. In una normalissima serata estiva, affacciandovi alla finestra di casa nostra, avreste ascoltato la fantastica sinfonia del sesso senza regole, l'intreccio di voci e respiri distorti dal piacere. Avreste visto mio cognato Piero farsi spazio tra noi porgendoci il suo cazzo. Avreste visto le nostre lingue guizzare attorno alla sua asta. Avreste visto le nostre mani masturbarlo e le nostre bocche alternarsi nell'aspirargli voluttà. Avreste fatto la conoscenza di mio marito, mentre inculava nostra figlia, e di zio Enzo, mio fratello, che inculava proprio me. Quel godimento così lascivo ci soggiogava, ci faceva impazzire. Probabilmente non avremmo prestato retta alla vostra presenza. Loro avrebbero continuato ad incularci con foga, noi avremmo continuato a baciarci col cazzo di Piero tra le labbra, fino a quando, come una gatta insaziabile, sul suo corpo sarebbe scivolata mia cognata Antonia, la moglie di Enzo. Chissà come avreste reagito. Chissà se i vostri occhi sarebbero stati catturati da lei, che ora si adagiava su Piero prendendo il suo cazzo dentro di se di colpo, o da mia sorella Valeria, la moglie di Piero, che, lasciata sola da Antonia, ora si sgrillettava ferocemente. Chissà cosa avreste pensato di me e mia figlia prima chinate a succhiare i testicoli di Piero, poi ritte a giocare coi seni di Antonia che lo cavalcava. Chissà. Noi due inculate, lei che montava suo cognato, mia sorella Valeria a masturbarsi e voi alla finestra a spiarci, a scoprire l'eccitazione delirante che ci scompaginava i sensi. Di lì a poco a Valeria avrebbe pensato suo figlio Marco, appena uscito dalla camera in cui sua sorella Monica e mio nipote Fabrizio, figlio di Antonia ed Enzo, ancora si intrattenevano abbandonandosi al piacere intenso. Lo avreste visto col cazzo ritto raggiungere la bocca di Valeria e farselo succhiare con una gioia gutturale che trasaliva senza ritegno. Non so dirvi come tutto sia iniziato. Non lo so. So solo che quel piacere ci sopraffaceva, non ne potevamo fare a meno ed anche voi, ne sono sicura, sareste rimasti lì assuefatti a quelle visioni sensualissime e libidinose coi calzoni gonfi del gusto di spiare la nostra famiglia unita in quel vortice di sospiri e lussuria fino alla fine, oramai già dipendenti da quella melodia scandalosa.

Fu così che successe anche a mio figlio due estati fa. Quando scorsi alla finestra il suo viso mi sentii per un attimo smarrita. Ci aveva colto in fragrante, ci spiava, mi sembrò trasognato, attonito. Noi eravamo nel soggiorno, completamenti nudi. Sudai freddo, mi voltai verso gli altri senza sapere bene che fare. Poi tacqui, fissai ancora lui alla finestra. Che sensazione strana, piacevole direi. Scelsi di stare in silenzio, mi eccitavano le espressioni che scorgevo sul suo volto, il suo sguardo incuriosito, la bocca stupita, la fronte sconvolta. Mia figlia, inginocchiata sul viso di Antonia era completamente nuda e si stava abbassando verso la sua figa con Piero che la inculava. Distante mio nipote Marco si masturbava col cazzo come un grattacelo tra le mani avvicinandosi con passi brevi. Me ne accorsi e mi capovolsi accovacciandomi e fissando mio figlio che ci spiava dritto negli occhi. Marco accolse il mio invito e me lo piantò nel culo. Chissà cosa provava mio figlio, non riuscivo a vedere il suo corpo per intero, chissà se si dava piacere con le mani, pensai di sì e venni travolta da un brivido lungo la spina dorsale mentre Valeria era venuta a leccarmi la figa con le sue solite slinguazzate così profonde ed ampie. Si insozzò tutto il viso e continuava a leccare spiaccicando la sua lunga lingua fino a prendere anche le palle di suo figlio. Voci rotte dal piacere e respiri intensi accompagnavano il nostro trastullamento. Essere scopata da mio nipote mentre avevo gli occhi di mio figlio puntati addossi era una sensazione nuova ed eccitante che scoprivo solo quel giorno. Mi sentivo impazzire dalla voglia, gridavo dal piacere, mia figlia invece incitava Piero con la sua voce sottile e calda, dimenandosi travolta da ripetuti orgasmi. Poi i nostri maschi afferrarono i loro cazzi e si scambiarono le partner. Fu il delirio orgiastico più puro e brioso. Quando rialzai il capo, guardai alla finestra. Massimo non c'era più.
Vi starete chiedendo perché non fosse dei nostri. Ebbene avevamo deciso di tenerlo fuori. Sì, era stato tutto prestabilito, mio figlio era troppo diverso per unirsi a noi. A volte avevo provato a tenere, in sua presenza, degli atteggiamenti provocatori, ma mi era sempre risultato difficile perché mai Massimo mi guardava con libidine. Non avevo mai visto nei suoi occhi quell'interesse rovente che coglie gli uomini quando li stuzzichi. Ero decisamente convinta che mio figlio non provasse attrazione per me. I suoi comportamenti erano stati chiari in tutte le circostanze. Per esempio tutte le volte che gli avevo chiesto di allacciarmi il reggiseno o quando l’avevo invitato a chiudermi la gonna o ancora in spiaggia quando si tirò indietro dal passarmi la crema solare sui seni ed io dovetti accogliere questo imbarazzato diniego con un sorriso rassegnato. Dinnanzi a quel contegno così privo di interesse mi ero comandata di tenere mio figlio fuori dalla mia vita sessuale. Mio marito era stato titubante sulla cosa, ma alla fine si era detto con me d’accordo ed era stato proprio lui a spiegare le nostre ragioni al resto della famiglia.

Capivo bene però che, ora che mio figlio aveva visto le nostre orge, qualcosa sarebbe presto cambiato.

Erano le cinque del mattino, il cielo ancora coperto ed io, intorpidita, ero in cucina a farmi un caffè quando iniziai ad avvertire una presenza alle mie spalle, mi voltai di scatto e fui scossa dallo spavento. "Amore ma che fai, mi hai fatto prendere uno spavento", era mio figlio. Mi guardava pensieroso, poi mi mise entrambe le mani sulle spalle. Lo fissai, sorpresa. Le sue mani si fecero più pesanti, guardai in basso il suo cazzo bello teso nei boxer poi tornai a fissare lui subdola e tagliente. Quel giorno il sole apparve con un lungo raggio che, attraverso la finestra, copriva tutto il pavimento della cucina trovandomi inginocchiata col cazzo di mio figlio in bocca. Più l'assaporavo, più mi piaceva il suo sapore. Un risultato insperato, che anzi già avevo abbandonato. Eppure eccolo lì, il mio sogno si stava avverando. Succhiavo, succhiavo impazzita di gioia, gli massaggiavo l'asta e tornavo a ciucciare, fiera di mio figlio, entusiasta del suo atteggiamento. Aspiravo la sua cappella, gliela stavo mettendo a lucido. Levai gli occhi verso l'alto, lui era frastornato dal godimento. Mi accorsi che ora quelle mani che mi avevano sospinta sul suo cazzo, si aggrappavano su di me per aiutarlo a non venire. Non doveva venire, non ancora. Impugnai il suo cazzo, lo ammirai, insalivato contro il sole generò un barbaglio di luce. Era pronto per scopare.

Gli spalancai le cosce, sul pavimento ad un passo dai fornelli, e lui ci dette dentro con la lingua. Assaporava la mia caldarrosta cotta a puntino. La irrigidiva contro il clitoride, poi la sbatteva tra le mie pareti stimolandomi umori su umori. Strinsi le cosce e gli venni in faccia ridendomela per la contentezza. Lo guardavo mentre lui continuava a leccarmela, spiaccicava la sua lingua dentro di me e leccava rapido inebriandomi di sesso.

Levò il bacino, e notai il suo volto sporco del mio godimento. Fantastico! Cercò il mio vuoto. Inarcai la schiena per aiutarlo e quando trovò il buco, il suo affare ci sprofondò dentro. Fui sua. Sì, finalmente! Io frignavo per il piacere, strafelice di avere anche mio figlio dopo tante palpitazioni. Ero tutta un fremito, sbattuta come in una giostra. Gemevo e l'incitavo: "Sì tesoro mio, sì quanto ti ho desiderato, quanto ho desiderato il tuo cazzo...". Era una goduria ed io gli sorridevo, lasciva come una troia, la sua troia. Continuava a scoparmi, che foga! Lo riempii di complimenti: "Sì amore, me la stai spaccando, si amore, bravooo". Mi intasò la figa di cazzo. Mi sprangava. Mi sentivo la figa stracciare. Quel suo robusto virgulto mi donò un tremendo e prolungato piacere. Gli chiesi di aspettare e passai io sopra. Lo cavalcai, lui strizzò le mie tette, ma durò un minuto e con prepotenza mi sbatté di nuovo sotto. La presi come una sfida e dopo poco ero nuovamente io sopra di lui a ruggire per il piacere disperato. Il nostro sembrava un duello e la sua spada mi infilzava magnificamente. La mia eccitazione esplose in un fragoroso "splash" ed il suo cazzo si ritrovò immerso nei miei umori. Facemmo così tanto chiasso che svegliammo tutti.

Fu così che anche mio figlio imparò a godersi la vita senza starsene alla finestra.
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