i racconti di Milu
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Accomodato confortevolmente allo scrittoio Fernando percepiva intensificarsi in modo spiccato, al di là d’ogni dubbio, la tensione che aveva già incamerato dalla mattinata nel ventre. Placidamente s’accese la pipa preferita, tenuto conto che tra non molto tempo si sarebbe attuato infine avverandosi, uno dei suoi desideri più brucianti, fervidi e maggiormente vibranti, dal momento che sarebbe stato il dono di compleanno più adorabile e squisito di tutta la sua vita. Nel frattempo s’aggiustò la cravatta, s’attribuì un leggero colpo di tosse e si squadrò preparandosi per accogliere appassionatamente al meglio la sua femmina prediletta. In conclusione il bubbolo rintoccò: era lei, la sua amante, la sua irruente e torrida fissazione, quella mania che si era conficcata nella sua mente e che non riusciva più a rimuovere né a schiodare in nessuna maniera.

Al suo ingresso la sala si riempì velocemente della sua adorabile fragranza, la voluminosa capigliatura diede l’impressione di camuffare e di colorare adornando accuratamente il grigiore raffermo e rancido di quello studio. Fernando restò immobile cercando di mantenere il suo modo da nobile inglese, per di più vagamente eccentrico e ricercato, a tal punto senz’attendere ulteriormente, Alessia si collocò sullo scrittoio con la postura lievemente in diagonale riguardo alla conformazione del suo attraente fisico, assumendo nel frattempo un contegno intenzionalmente provocante, scostumato e vizioso. Lei lo baciò teneramente stupendolo, sì, perché precisamente era questo ciò che Alessia riusciva a indurre e a suscitare in Fernando ogni volta, giacché lei si dimostrava una donna bestiale, sensuale e parimenti selvaggia, eppure terribilmente amabile, cortese e soave. A dire il vero appariva una totale contraddizione, una netta discordanza e una vistosa incoerenza vivente anche nel fisico, con quei capelli a caschetto, con quegli occhi verdi da gatta brillanti e accesi quasi perennemente dal desiderio, con quel sorriso però da bambina fiorente, infantile e tenera, giacché ne risultava un evidente contrasto, in sostanza una diversità ardente, un’ossessione in fin dei conti, malgrado ciò era una spasimante perfetta.

La loro relazione era cominciata attraverso alcuni messaggi di posta elettronica che si erano rapidamente scambiati in principio per argomenti e per prodotti operativi, cosicché gradualmente senza neppure accorgersene, quei toni erano diventati in conclusione più camerateschi e confidenziali, sconfinando ben presto nell’erotismo dapprima delicato, successivamente sempre più lascivo e scurrile, finché sovente per questioni di lavoro si erano incontrati con sempre maggior frequenza. Quella volta, in realtà, non ci fu neanche l’opportunità d’accarezzarsi, tenuto conto che ambedue se erano già addossati attorcigliandosi l’uno con l’altro in un intreccio aggrovigliato, in realtà in un vero garbuglio colmo di trasporto che impressionò e scosse entrambi. Poche erano le situazione di potersi imbattere, in quanto essendo esperti e ambedue coniugati, si concedevano malgrado ciò incontri inusuali e sporadici, tuttavia tassativamente esclusivi e unici.

La tensione erotica tra di loro era sennonché una vera ossessione, un collante che li teneva uniti ogni giorno, considerato che si dipanava tra certificati, statuti, organi giudiziari, banchetti d’approntare, affari e mansioni da compiere e il modo di vivere equilibrato d’adempiere. Tutti e due avevano addirittura architettato un arguto quanto efficace e potente passatempo, dal momento che ogni giorno scrivevano un messaggio attraverso il quale in cui uno dei due rappresentava esternando un’aspirazione voluttuosa da effettuare, in tal modo appena ne avevano la possibilità si radunavano per metterlo in pratica stimolandosi in modo reciproco. Alessia era la donna che Fernando aveva sempre auspicato e bramato, irriguardosamente disposta e incline a qualsiasi episodio per dare piacere a un uomo, ma innanzitutto in grado di godere senz’impedimenti né inibizioni alcune. Fernando amava specialmente far godere le donne, perché s’infervorava aizzandosi all’estremo laddove una donna arrivava a ottenere l’acme del piacere, perché idolatrava e gradiva per intero osservare la sua concubina manipolarsi con perizia da sola, escogitando e inventando ogni volta svaghi differenti, utilizzando strumenti e oggetti disparati per procurarsi piacere strepitando di continuo, per poi essere da lui completamente dominata e posseduta senz’interruzione.

Alessia per contro, aveva rintracciato in Fernando l’amante ideale, proprio un uomo che gongolava per le sue tendenze esibizionistiche e che soprattutto intanto che facevano l’amore conversava, le esprimeva non soltanto con dei gemiti e dei rantoli ciò che accadeva in lui, ma lo faceva con le parole, per queste ragioni entrambi impazzivano e stravedevano sentendosi dire dall’altro che cosa stavano attualmente cogliendo e sperimentando nei diversi momenti erotici che vivevano, descrivendo ed esprimendo nei dettagli ogni sensazione, ogni piega di quel piacere intimo e intrinseco vissuto, allo stesso modo compivano queste azioni nelle comunicazioni che si scambiavano, poiché l’ultimo messaggio al computer di Alessia era composto in questo modo:

“Tesoro, il tuo compleanno s’avvicina, io voglio farti un regalo davvero speciale. Chiedimi qualsiasi cosa, perché darò ascolto a ogni tuo confidenziale e intimo desiderio”. Tua Alessia.

Prima di risponderle lui aveva pensato parecchio, per il fatto che aveva paura che quello che stava per chiederle potesse in qualche criterio indispettirla tubando irrimediabilmente la sua emotività, scatenando in definitiva la sua nota e risaputa gelosia, si fece però coraggio esprimendo il sogno erotico della sua vita, perciò la risposta fu inattesa, persino bizzarra e sconcertante:

“Ogni tua aspirazione è un pertinente abbozzo, una netta e indiscussa disposizione per la mia completa lussuria, mio tesoro. Devo realmente ammettere e confidarti che m’hai stupefatto nuovamente, perché anelo e voglio pure io in maniera simile quello che esigi tu. Sta’ tranquilla, penserò e provvederò io a sistemare opportunamente la faccenda, perché sarà un’indimenticabile e strabiliante sorpresa”.

Alessia nel frattempo era lì, davanti a lui, seduta a colloquio sopra quello scrittoio, visto che si era tolta la giacca e si era accomodata di fronte in modo dissoluto e lascivo, intenzionalmente priva di slip come ogni volta d’altronde, con le calze autoreggenti così come lui adorava, perché con quel metodo lui era in grado a ragion veduta d’intravedere agevolmente la sua bella fica integralmente rasata per l’occasione appoggiata su quello scrittoio. La gonna era corta ed elegante, appena arricciata sulle cosce ben modellate, la camicetta di seta bianca invece era volontariamente sbottonata ad arte nel punto in cui il seno sporgente s’intravedeva, poiché era più che certo che avesse già i capezzoli irrobustiti dalla lussuria.

“Mi sto già bagnando, non vedo l’ora che lui arrivi” - ribadì Alessia con la voce flebile.

“Sei incantevole, io ce l’ho già duro da un po’ di tempo. Com’è lei?” - rispose Fernando incuriosito e galvanizzato a dovere per l’occasione.

“Tra poco la vedrai, è un incanto, è notevole”.

Non finì neppure la frase che lei bussò alla porta dello studio, tre tocchi distinti e definiti com’era l’accordo. Alessia balzò giù dallo scrittoio, in quanto aveva lasciato un alone umido, simbolo della sua indubbia eccitazione e corse ad aprire la porta. Roberta entrò decisa nella stanza avvolta da un cappotto lungo, attillato di colore nero e si fermò nel centro esatto della sala, precisamente come le era stato ordinato da Alessia. Era alta e snella, molto diversa da Alessia, poiché aveva i capelli rossi e gli occhi enormi, scuri e penetranti come le more nel mese d’agosto. Le labbra carnose erano dipinte da un rossetto color fuoco in netto contrasto con la pelle chiarissima, poiché era bellissima e sensuale. Fernando sentiva il membro scoppiargli negli slip, per il fatto che era eccitatissimo, malgrado ciò continuava a fumare la sua pipa fissando Roberta con una bramosia e un’ingordigia discreta e misurata:

“Ti presento Roberta tesoro, il nostro motivo e oggetto di piacere”. Questa era stata la richiesta di Fernando espressa distintamente e signorilmente in ultimo via posta elettronica.

“Io auspicherei osservarti mentre fai sesso con un’altra donna, assistere nel mentre godete, ansimate, strillate, vi penetrate scopandovi in ogni orifizio con qualsiasi cosa e poi anelerei possedervi entrambe, sì, possederci tutti e tre alla fine abbandonandoci in un delirio totale di piacere e universale di tormento. Voglio saperti gelosa, folle e furiosa, mentre scopo un’altra donna e tu assisti, obbligata a descrivermi e a illustrarmi con la voce ogni cosa che sta accadendo. Lei invece, dovrà soltanto godere al massimo, avrà facoltà di divulgare alcuni vocaboli nel corso dell’acme del piacere, potrà senz’altro gemere e urlare, però non potrà conversare. Lei dovrà essere il nostro amabile giocattolo, il raro gingillo agognato, sarà sottomessa senz’abuso né violenza alcuna, perché io la detesto, ma sarà guidata da noi e soprattutto da te. Tu dovrai farle eseguire ogni cosa per me e per te, visto che sarà indiscutibilmente un’estasi in cui ci perderemo solamente una volta, poi torneremo a essere nuovamente soltanto noi due. Te ne prego”.

Nel frattempo le tolse il cappotto e scoprì inaspettatamente un corpo da statua completamente rasato, le gambe affusolate e lunghissime, un seno piccolo e rotondo come una scultura di pietra, i glutei sodi e prominenti, forse leggermente sproporzionati rispetto alla snellezza di tutto il resto, ma ugualmente interessanti, ai piedi, splendidi e magri, un paio di sandali leggeri con un tacco alto.

“Allarga le gambe Roberta” - sussurrò Alessia.

La ragazza, che non doveva avere più di trent’anni obbedì. Alessia le toccò il pube morbidissimo e la vide fremere, le infilò due dita nel sesso e sentì che era già bagnata e calda, a tal punto iniziò a muovere le dita dentro di lei e la ragazza emise un gemito.

“Te la sto preparando amore” - disse Alessia senza guardare Fernando.

“E tu godi per questo?” - rispose lui.

“Tantissimo, sai lei ha una fica stupenda”.

Roberta stava evidentemente eccitandosi, dato che muoveva ritmicamente il bacino avanti e indietro mordicchiandosi le labbra.

“Falla piegare di fronte a te, denudati e baciatevi” - la voce di Fernando era soave, tuttavia molto decisa.

Alessia s’adeguò e obbedì, non appena se la trovò di fronte nuda si sentì invasa da un desiderio intenso e nuovo: non aveva mai fatto sesso con una donna e dentro di lei albergava irradiandosi un discreto timore, ma ora che Roberta la fissava con occhi carichi di voglia avvertì che era pronta a compiere tutto. Baciò con avidità la giovane donna che ricambiò con slancio intrecciando la lingua alla sua carnalmente. Alessia agguantò tra le sue mani i seni di Roberta e cominciò a stringerglieli tormentandogli frattanto i capezzoli, in quanto la sentiva fremere sotto le sue mani, nello stesso tempo che le loro lingue continuavano a esplorare le reciproche bocche, Fernando squadrava interamente sedotto ed estasiato la scena con quei due corpi che si stavano deliziosamente esplorando per la prima volta, lui aveva voglia di toccarsi però resisteva, continuando a essere un ammaliato spettatore con la pipa tra le labbra.

“Alessia, ascoltami, ora anelo che distendi Roberta sul tavolato così le lecchi per bene la fica, però mi raccomando, sta’ attenta, non farla venire”.

Alessia obbedì sdraiando Roberta per terra, la sua profumata fica era ben irrorata e palpitante, s’adagiò a sua volta e iniziò a leccarla, dapprima lentamente imparando a conoscere il gusto d’una donna, in seguito si riempì dell’odore e del sapore dei fluidi di quell’adorabile sconosciuta diventando più audace e sfrontata, così allargò con le dita le labbra del suo sesso e iniziò ad assaggiarla anche dentro, indurì la lingua e la penetrò come un membro per più volte. Roberta gemeva in modo quasi affranto e disperato, muoveva la cavità pelvica più velocemente e con le mani schiacciava la testa di Alessia sempre più contro di lei. Lei non poteva al momento conversare, per il fatto che aveva avuto l’ordine totale di non comunicare quando l’orgasmo avrebbe dovuto travolgerla, perché doveva essere Alessia ad accorgersene e così fu: succhiandole infatti il clitoride, Alessia captò spiccatamente che Roberta stava per erompere, per il fatto che la ragazza rantolava stringendosi in maniera palese con forza inaudita alla testa di Alessia, muovendo la cavità pelvica forsennatamente, a quel punto Fernando s’alzò in piedi e gridò:

“Basta Alessia, fermati, perché Roberta sta per godere, devi impedirle di toccarsi, altrimenti perde il controllo”.

Seppur a controvoglia e con un distinto malincuore Alessia obbedì, per il fatto che si staccò dalla ragazza alla quale sfuggì un breve rantolo:

“No, dai, ti prego” - ricordandosi che non doveva conversare bruscamente si zittì.

Alessia le bloccò le mani, considerato che istintivamente la ragazza stava portandosele alla fica per arrivare all’orgasmo. Fernando si era alzato e le aveva raggiunte al centro della stanza, nel frattempo si era spogliato e il suo membro dritto e pulsante riluceva nella penombra.

“Appoggia Roberta contro lo scrittoio, divaricale bene le gambe e scopala, penetrala con quello che trovi, arrangiati”.

Alzandosi Alessia sentì i suoi fluidi colarle lungo le cosce, siccome non era mai stata così eccitata afferrò quasi con forza il corpo leggero di Roberta e lo appoggiò allo scrittoio. La ragazza sentì il legno duro colpirle le reni ed emise un suono di dolore, ma era troppo eccitata, perché quell’orgasmo negato e rimandato le pulsava attualmente dentro la fica ossessivamente. Alessia osservò velocemente lo scrittoio, visto che nulla le sembrava potesse andar bene per penetrare la sua amante, così l’afferrò d’istinto e le infilò una piccola statuina senza troppi preamboli nella fica sugosa di Roberta. La ragazza emise uno strillo che rimbombò in quella stanza riecheggiando, imbottendola d’un inatteso e poderoso turbamento lubrico, oserei dire voluttuoso, allora rovesciò la testa all’indietro inarcando la schiena in una posa oscena e terribilmente sensuale, perché alla vista di quel godimento Alessia perse il controllo di sé. Iniziò in tal modo a penetrare la ragazza con foga selvaggia, facendo entrare e uscire la statua di marmo dalla sua fica colante, mentre Roberta godeva in maniera animale, rantolava, gemeva, sbatteva la cavità pelvica in avanti e a un tratto avvinghiò le sue gambe al corpo di Alessia penetrandola ancora più forte.

“Parlami Alessia, dimmi che cosa le stai facendo” - ordinò in modo compassato, sobrio e severo Fernando.

“La scopo come hai indicato mio signore, te la sto scopando”.

“Dimmi una cosa: tu stai godendo? E lei cosa fa, gode, si dimena, è contenta?”.

“Sì, mio signore, sto spassandomela, godo da farneticare, anche lei è in completa elevazione, Guardala, vedi, è un’autentica troia, gode a dismisura smaniandosi come una cagna”.

“Non farla venire però, sta’ vigile: adesso toglile la statua dalla fica e bloccale di nuovo le mani, voglio vederla un po’ affliggersi”.

Roberta sbarrò gli occhi a quella richiesta, perché le sarebbe bastato ancora un colpo per venire, dal momento che non avrebbe sopportato un’altra privazione di quel dissoluto e sregolato piacere. Alessia però obbedì rassegnandosi al volere del suo signore e tolse di colpo la statua dal corpo della giovane donna. Roberta sembrava una furia, sbatteva la cavità pelvica avanti e indietro così veemente da farsi male cozzando la schiena contro la scrivania, intanto che gemeva forte e diceva nonostante il divieto impostole:

“No, vi prego, fatemi godere, sto delirando, v’imploro”.

“Sta’ zitta troia” - intimò Fernando.

Alessia teneva ferme le braccia di Roberta, per il fatto che spasimava rimandando l’esplosione finale del suo piacere. Rimasero così per alcuni minuti, dato che Fernando voleva che Roberta s’allontanasse dall’orgasmo per poterla possedere, dopo s’avvicinò con passo deciso alle due donne, spinse via Alessia e senza emettere un suono penetrò con forza Roberta. Lui la scopava con furia e impeto insistente, con durezza inverosimile, dal momento che si sentiva distintamente il rumore dei testicoli sbattere contro il ventre della giovane donna, che attualmente gridava senza ritegno dal piacere attorcigliata al corpo di Fernando. Alessia provò una fitta d’innata gelosia e di rivalità al cuore, perché il suo amante stava scopando un’altra donna, una donna incantevole e seducente, che per di più godeva immensamente del suo uomo:

“Allora Alessia? Vuoi dirmi, sì o no, che cosa sto facendo?” - disse Fernando con voce decisa, appena smorzata dai rantoli profondi causati da quell’indiscusso e formidabile piacere.

“Stai scopando con Roberta” - mormorò appena demotivata e frustrata Alessia.

“Dimmi di più, descrivimi e ritraimi la scena”. Gemeva e godeva, mentre si rivolgeva alla sua donna.

“Tu la stai scopando, la stai trafiggendo per bene con il tuo cazzo come una baldracca, stai godendo e sfruttando il suo corpo, lei impazzisce e sragiona, vaneggia al massimo, perché sta per venire”.

“E tu Alessia, tu sei gelosa, ti senti risentita? Oppure stai godendo in silenzio compiacendoti per la scena?” - incalzò Fernando sragionando dal piacere, affrettando e sollecitando oltremodo quella bizzarra, stramba e stuzzicante rappresentazione.

“Sì, che meraviglia, gioisco e mi congratulo mio nobiluomo, perché esulto e gongolo da matti nel vedervi, però sono anche astiosa, corrucciata e pure vendicativa, perché vorrei che sbattessi a dovere in quel modo anche me”.

Alessia si era frattanto inginocchiata per terra e si stava rabbiosamente masturbando la fica, l’orgasmo stava per sovrastare Roberta, dal momento che si lasciò scappare un urlo tempestoso di quel godimento che la soverchiava, tenuto conto che in ultimo non poté fare a meno di pronunciare:

“Oddio, ti prego ancora, sì ecco, sto per venire, godo, sì vengo, adesso”.

D’improvviso, udendo quelle parole, Fernando sembrò letteralmente delirare e penetrò Roberta dicendo assurdità e illogicità tali con un abuso e con una prevaricazione insolita, che non si riconosceva in nessun caso, ordinando ad Alessia di descrivere esponendo accuratamente l’orgasmo d’entrambi:

“Roberta viene, oddio, sì, sta venendo. Tu la stai sfondando, stai godendo, oh sì, stai venendo. Al momento ti vedo che stai sborrandole sopra la fica. Che bello, che delizia, sì, coprila per bene”.

Alessia si stupì meravigliandosi di quelle parole così mediocri, grossolane e volgari, quasi mai uscite dalla sua bocca, eppure stava realmente perdendo la ragione. Roberta sentendo Alessia si lasciò completamente andare e gridò tutto il suo orgasmo emettendo urla quasi disumane, mentre Fernando le scaricava dentro tutto lo sperma che aveva ancora in corpo. La stessa Alessia si sorprese a gridare di piacere ed esprimere:

“Bastardi e traditori, siete due maiali, mi fate venire. Oh sì, vengo anch’io”.

Per un lungo attimo ci fu un silenzio inverosimile nello studio, Fernando staccò dolcemente Roberta dallo scrittoio e la fece stendere per terra, in quanto era ansimante e quasi priva di sensi:

“Vieni qui Alessia” - impose l’uomo alla sua amante.

“Adesso, raccogli tutto il seme dal mio cazzo e puliscilo, dopo sistemati a quattro zampe e lecca la fica di Roberta”.

Alessia ancora scossa e turbata dall’orgasmo avuto non esitò e ubbidì, s’inginocchiò per terra e leccò lo sperma dal cazzo di Fernando che in breve riacquistò durezza, poi s’accucciò a quattro zampe, sollevò le gambe di Alessia, se le mise sulle spalle e la leccò avidamente stupendosi di quanto amasse quel sapore, quel misto di fluidi maschili e femminili concentrati in quell’amorevole pertugio. Roberta godeva nuovamente della lingua ghiotta di Alessia e iniziò a gemere e a muovere la cavità pelvica, nel tempo in cui succhiava le ultime gocce di sperma dalla fica della giovane, Alessia sentì che Fernando le stava leccando l’apertura tra le natiche, circostanza che le diffondeva un piacere immenso e inatteso, perché avvertiva la lingua del suo amante insinuarsi tra i glutei divaricati con le mani lambendole avidamente l’apertura anale, perché sapeva cosa sarebbe successo tra qualche istante. Ben presto sentì il cazzo di Fernando duro come non mai penetrarle il sedere, non poté fare a meno di sbraitare, però il suono della sua voce si perse nel sesso di Roberta che stava ancora subendo la lingua vorace di Alessia. Fernando spinse più che poté, dato che la faccia di Alessia sotto i colpi del membro finì per entrare con il viso quasi per intero nel sesso di Roberta, visto che ormai ansimava senza ritegno ed emetteva grugniti come un animale selvaggio, stringendo la testa di Alessia sempre più dentro di sé.

“Brave mie piccole, siete state bravissime, sì, godete così, come due bestie feroci, due cagne in calore. Siete due troie, due magnifiche e splendide baldracche. Roberta ascolta: mentre Alessia ti divora la fica, piantale una mano nella fica e falla venire, perché deve godere anche lei con te, dobbiamo venire tutti e tre insieme”.

Da quella posizione, Roberta era quasi impossibilitata a masturbare agevolmente la compagna, tuttavia ci riuscì ugualmente e piantò letteralmente le unghie dentro il sesso di Alessia che non riusciva quasi più a respirare dal godimento, in quanto aveva il cazzo durissimo di Fernando nel sedere, la faccia nella fica di Roberta e la mano di quest’ultima che la masturbava con un’abilità indicibile facendola quasi venire. Era un ammasso meraviglioso, un groviglio magico, un intreccio di desiderio, d’odori, di sapori, di secrezioni e di sesso allo stato puro. Tre corpi diventati all’improvviso un unico centro del piacere, dal momento che sembrava che si fossero conosciuti da sempre, poi all’improvviso furono travolti da un’onda di godimento simultanea. Fernando sborrò sennonché il suo liquido nel sedere di Alessia, quest’ultima fece esplodere l’orgasmo di Roberta con la lingua, mentre Roberta fece godere Alessia carezzandole forsennatamente un clitoride diventato durissimo. Urlarono e gemettero insieme, emettendo un unico rantolo terribilmente disumano, poderoso e selvaggio, in seguito sfiniti e stremati s’accasciarono per terra per un tempo indefinito, attendendo che i respiri si riequilibrassero. Fernando era però intenzionato a continuare ancora la sua festa di compleanno, s’alzò e con la sua voce dolce ma decisa impartì nuovi ordini alle due donne:

“Adesso voglio che facciate l’amore, fate come volete. Voglio vedervi godere, questa volta se volete potete parlare”.

Roberta iniziò per prima, si stese sopra Alessia ancora supina e cominciò a leccarla con avidità. Indugiò a lungo sui seni di Alessia mordicchiandoli e succhiandoli a lungo. Alessia traeva beneficio di questi sconosciuti e nuovi piaceri, e lasciava che la giovane donna molto più esperta di lei le regalasse con la sua perizia quest’inattesi giovamenti. Ben presto però, non riuscì più a subire soltanto e iniziò a sua volta a baciare, toccare e leccare la sua nuova amante.

“Mi fai impazzire, sei una troia stupenda. Ti voglio avere, ti voglio scopare” - rantolava Roberta nelle orecchie di Alessia e lei rispondeva:

“Oh sì, certo mia puttana, scopami senza tregua, fammi venire”.

Fernando s’avvicinò alle due donne unite in un piacere sconfinato e iniziò a masturbarsi, dal momento che godeva come non aveva mai fatto nel percepire il suo sogno in conclusione concretizzarsi.

“Scopatevi” - urlò letteralmente alle due donne e lanciò sui loro corpi un vibratore uscito magicamente da chissà dove.

Roberta lo raccolse al volo, perché s’intuiva che doveva avere molta esperienza di queste cose, si staccò per un attimo da Alessia che non potendo resistere iniziò a toccarsi da sola e s’agganciò in vita il vibratore, un oggetto bellissimo e pregiato, di quei vibratori che sembrano realmente un membro maschile.

“Mettiti a quattro zampe puttana” - gridò poi ad Alessia.

La donna eseguì in preda al piacere e si posizionò a quattro zampe sul pavimento. Roberta si scagliò contro da dietro infilandole il vibratore di colpo tutto dentro il sesso bagnato e vibrante di piacere, peraltro già sollecitato dalle mani e dalla lingua. La penetrava come un uomo, però il suo corpo femminile e sensuale tradiva tutto il suo essere donna. Fernando pensò per un attimo di morire per il godimento che provava, dal momento che due donne splendide stavano facendo l’amore sul pavimento del suo studio, il suo elegante e impeccabile studio. Roberta godeva nel penetrare con forza Alessia, mentre quest’ultima aveva perso ormai ogni controllo di sé e gemeva, si dimenava come non aveva mai fatto neppure con Fernando.

“Ti piace vero? Ti senti puttana adesso, vero? Ti senti troia, vero Alessia?” - rantolava farneticando Fernando.

“Oh sì, sì, mio signore. Questa zoccola mi sta scopando meglio di te”.

Queste insperate parole fecero aizzare e infuriare Fernando, in quanto l’orda di sensazioni che si fondevano in loro era ormai simile alla follia pura.

“Ah, sì?” - riuscì a dire e con forza inaudita, dal momento che subito si scaraventò contro Roberta, l’afferrò per le spalle e la gettò per terra dove restò frastornata a osservare la scena.

“Adesso vediamo, chi ti farà impazzire di più”.

Alessia non aveva quasi avuto il tempo di rendersi conto che Roberta era uscita dal suo sesso, che già avvertì quello di Fernando durissimo entrarle dentro facendole davvero male: un animale selvaggio, senza più ritegno. La penetrò talmente forte, dato che Alessia ebbe paura per un attimo che potesse ferirla internamente, anzi, fu la paura di un secondo, perché un orgasmo poderoso e travolgente l’invase e la trascinò completamente nel mondo in cui la ragione s’annulla, perché esistono soltanto i sensi. Fernando venne dentro Alessia, un orgasmo forse mai provato prima riempì tutta la vagina della sua amante, dato che gridò così forte da sembrare un rantolo di morte. Alessia invece non riuscì a emettere suoni, perché era squassata da onde di piacere e da contrazioni così violente da perdere realmente la ragione. Roberta era rimasta per terra mentre guardava i due amanti accoppiarsi in quel modo animalesco; in quel momento si stava penetrando con il vibratore ancora bagnato dei fluidi di Alessia e ben presto si trovò a grugnire quasi tra sé:

“Vengo, brutti maiali schifosi, mi fate arrivare, sto venendo. Dio vengo, oh sì, maledetti maiali”.

Il suo viso era una maschera di benessere e di piacere, mista a cattiveria e rabbia: un’amazzone cavalcata e ferita, abbrutita e involgarita da due amanti selvaggi e abbracciati in un amplesso da cui l’avevano esclusa, abbandonandola per terra con un membro tra l’altro finto. Alessia e Fernando s’accasciarono presto dove rimasero sfiniti e abbracciati per molti minuti.

“Buon compleanno amore mio” - sussurrò Alessia nelle orecchie del suo uomo.

“Il più bello e magnifico, il più sbalorditivo e sensazionale della mia vita” - rispose lui.

Roberta li guardava dalla porta dello studio. Lei si era rialzata e aveva indossato il cappotto nero, aveva preso la busta dal cassetto della scrivania di Fernando come aveva stabilito qualche giorno prima con Alessia, poiché conteneva un assegno assai cospicuo.

“Bene signori, io vado e v’aspetterò per il mio compleanno. Come da accordi con Alessia, il compenso per voi sarà esattamente il doppio di questo” - disse con la voce chiara e stagliata con lo sguardo audace, fiero e spericolato.

Silenzioso si chiuse la porta alle spalle e lasciò che i due amanti alterati e stravolti, continuassero a baciarsi perdutamente indisturbati.

{Idraulico anno 1999}