i racconti di Milu
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Mi chiamo Barbara, ho trentatrè anni, sono sposata. Abbiamo due bimbi, che per abituare ad avere confidenza con la natura e l'aria aperta abbiamo deciso di portare in campeggio. Una settimana, in un posto consigliatoci da amici, che purtroppo non erano venuti con noi.
Sia io che mio marito era da tanto tempo che non campeggiavamo, e sin da subito mi resi conto di quanto fosse difficile abituarsi a quella nuova vita. Rispetto ad avere una casa, o una stanza d'albergo, era tutto davvero diverso. Anche la privacy era molto ridotta, nonostante tra una tenda e l'altra ci fosse comunque un po' di spazio. Ma era luglio, alta stagione, ed evidentemente i proprietari del campeggio volevano ottimizzare gli spazi.
Attorno a noi c'era una coppia con una bambina più o meno dell'età del nostro figlio più piccolo, ragione per cui legammo subito una di quelle amicizie da vacanza, appunto. C'era anche una coppia anziana, due ragazze sole, e due ragazzi soli. Mi venne subito da pensare che quei quattro avrebbero facilmente potuto incastrarsi per bene. Mi ricordai di quando ero stata in campeggio a diciotto anni, con due mie amiche. Ci eravamo divertite, eccome, in quella tenda. E non solo nella nostra. Altri tempi, però. Ormai il mio ruolo di madre e moglie mi imponeva di rigare dritto. Il mio uomo era quasi privo di corna. Dico quasi perché in effetti da quando eravamo sposati non lo avevo mai tradito. Pochi mesi prima del matrimonio invece era successo qualcosa, ma non è di quello che voglio parlarvi adesso. Comunque in questi cinque anni di matrimonio non avevo combinato nulla di male, se non nella mia testa. Ma quello non vale, giusto? E dire che mio marito un po' di corna se le meriterebbe, ultimamente. È sempre stanco, mi fa pochissimi complimenti, non mi guarda più con gli occhi bramosi di un tempo. Quegli occhi che noi donne conosciamo. Quando dentro non vi troviamo la fiamma, si vede subito.
E dire che io sono rimasta in forma, nonostante le due gravidanze. Il mio punto forte è il sedere, sodo e invitante. Ho tratti mediterranei, sono sarda. Capelli neri, occhi neri, labbra carnose e ben disegnate. Non ho il seno molto grosso, ma non mi lamento. Almeno invecchiando non rischierò di vedermi cadere le tette sulle ginocchia.
Gli uomini in giro mi guardano, eccome. E non facevano eccezione gli uomini nel campeggio. Anche perché la promiscuità e il vestiario ridotto aiutavano ad attrarre sguardi viziosi. Non si esentavano nemmeno i due mariti delle coppie che avevano la tenda vicino a noi. Quello più giovane, padre della bambina, era un impiegato di banca impacciato e bruttarello. Pallido, timido. Ma certamente non si faceva mancare occhiate alle altre donne, come mi accorsi. Non perdeva occasione per spiarmi, per guardarmi, anche se lo beccavo sempre e lui abbassava lo sguardo. Non lo aiutava il fatto che la moglie fosse una rinsecchita donnina insipida. Si erano proprio trovati, insomma. La coppia anziana era meglio assortita. Avevano poco più di sessant'anni, abbastanza ben portati. Forse meglio lui, pancione e robusto, ma ben messo. Lei un po' cadente, tettona. Quei due mi davano l'idea di divertirsi ancora parecchio. C'era una bella intesa tra di loro. Ma lui non faceva a meno di lanciarmi sguardi da porco, ogni qual volta ci incrociavamo. Anche quando ci trovammo da soli vicino ai bagni, mi fece una battutina spinta, seppur non volgare, cui risposi con un'altra battuta sulla sua età. Ma lui non si schernì, stava al gioco. Mi fece intendere che nonostante l'età, appunto, avrebbe saputo darmi quello che meritavo. Disse proprio così: “quello che una bella donna come lei si merita”. Intendeva una bella razione di cazzo, senza dubbio. Ma seppe dirlo senza essere totalmente rozzo. Andando verso il bagno pensai a quell'omone, e alle sue mani addosso. Mi immaginai come potesse avere il cazzo. Mi dava l'idea di essere uno di quelli con il cazzo largo, ciccione, non lungo. Quei pensieri mi eccitarono parecchio, dovetti toccarmi e godere, seppur silenziosamente. Mi pizzicai i capezzoli e mi vidi la scena di quel maschio anziano che mi montava. Quel porco con poche parole era riuscito a sedurmi. Ma non potevo fare sciocchezze. Non in quella vacanza, con mio marito e i miei figli vicino.
In ogni caso quell'evento contribuì a mettermi addosso una certa energia, e mi trovai a confessare a mio marito che sarebbe stato il caso che mi desse una bella ripassata. Gli dissi proprio così. Lui si mise a ridere, e mi disse che con i bambini nella stessa tenda sarebbe stato davvero impossibile. Di aspettare il nostro ritorno a casa. Lo maledissi, dentro di me. Avrei potuto dirgli di portarmi nei bagni e di fottermi così, come una cagna. Come avrebbe fatto quel vecchio porco del vicino di tenda. Ma non lo feci. Avrebbe dovuto lui sforzarsi di fantasia. I due maritini non erano gli unici che mi osservavano con cupidigia, mi accorsi. Perché anche i due giovincelli della tenda di fianco non lesinavano occhiate, soprattutto al mio fondo schiena. Li avevo sentiti sussurrare “la mammina”, una mattina. È così che mi appellavano. Erano due bei ventenni tonici e baldanzosi. Uno magro, atletico, fisico da nuotatore. Pochi peli, carnagione bianca. L'altro più torciuto, capelli ricci lunghi, selvaggi, tatuaggi sulle gambe e sulle braccia. Presi a salutarli, come cortesia visto che condividevamo quegli spazi. Strinsero come da copione amicizia con le due ragazzotte di fianco. Che non erano male, dovevo ammettere. Soprattutto una aveva una bella quarta di seno che mostrava con fierezza. Dopo nemmeno due sere vidi tutti e quattro avviarsi verso la città insieme. Ero curiosa di capire come si sarebbero assortite le coppie. Intuivo la tettona farsi il selvaggio.
Così la sera tardi, quando sentii delle risate e delle voci provenire da fuori la nostra tenda, capii che stavano rientrando. Dopo alcuni minuti le voci si attutirono, lasciando spazio a inequivocabili rumori di sfregamenti, vestiti che si toglievano. Uscii con la scusa di andare in bagno, e volli passare il più vicino possibile alle loro tende. Una delle due coppie si era premurata di chiudersi dentro. L'altra, evidentemente preda del furore, aveva invece lasciato la tenda aperta. Potevo scorgere i due corpi muoversi. Era la tettona, la riconobbi dal tatuaggio dietro la schiena. Stava cavalcando un maschio, ma non riuscii a capire quale dei due. Per riconoscerlo avrei dovuto avvicinarmi troppo, con il rischio di farmi beccare. Già lo stare a pochi metri da loro ferma era sospetto. Chiunque avrebbe potuto darmi della guardona. Dall'altra tenda provenivano dei sospiri. Cercavano di non fare troppo rumore. Ero curiosissima, e anche arrapata. In bagno ci andai per davvero, di nuovo però per darmi sollievo da sola. Di nuovo mi immaginai il vecchio porco che mi raggiungeva nei bagni, e che mi scopava rudemente. Anzi, se fosse comparso in quel momento avrei ceduto, probabilmente.
Ritornai alla mia tenda, notando che anche i due più focosi avevano chiuso la loro. Forse si erano accorti della mia sosta da spiona? Chissà. Dalle due tende comunque provenivano ancora rumori, e urla soffocate. Beati loro. Faticai a riprendere sonno.
Il giorno dopo andammo al mare, e verso l'ora di pranzo facemmo ritorno nella nostra tenda. Vidi parlare e scherzare tra loro il vecchio porco e la tettona. Quel satiro ci provava anche con la giovane vacca. Ebbi un piccolo moto di gelosia. Lui la stava interrogando sui suoi tatuaggi. Con le dita ne percorreva i contorni, con molta confidenza. Ci sapeva fare. Lei non pareva indispettita da quelle attenzioni, anzi. Rideva come una scema, e le sue tettone sembravano ancora più gonfie. Forse non le era bastata la scopata notturna. Il vecchio lanciò un'occhiata verso la sua tenda, per assicurarsi che la moglie stesse dormendo. Prese per un braccio la giovane tettona e li vidi camminare verso il bar. Decisi di seguirli. Dissi a mio marito di preparare lui il pranzo, e gli andai dietro. Si fermarono al bar, a prendere un gelato. Poi si sedettero su degli sgabelli, attorno a un tavolo rotondo. Stavano molto vicini. Lui la faceva divertire, lei arrossiva e stava al gioco. Il loro tavolo era nascosto dalla colonna del bar. E a un certo punto vidi una scena che mi fece rimanere a bocca aperta. L'uomo sfacciatamente aveva portato la sua mano dal collo della ragazza fino al seno destro. Si era insinuato nel costume e ne aveva quasi tirato fuori la tetta. Con due dita strizzava e giocava con un capezzolo di lei. Che, come me, era rimasta con il suo ghiacciolo in mano, e sul viso un'espressione di sgomento. Forse anche lei non si aspettava tanto ardire. Il vecchio continuava a stuzzicare quel seno. La comandava toccandole solo quella parte del corpo. E intanto continuava a parlarle. Dio se ero invidiosa di quelle attenzioni sporche. La figa mi pulsava, tanto.
Tornai a malincuore alla mia tenda, mangiando con scarsa voglia. Dopo pranzo tutti ci stendemmo per un riposino, prima di tornare al mare dopo le quattro. Ma non riuscii a dormire. Nella testa si accavallavano scene di sesso, avrei pagato non so cosa per vedere il vecchio e la tettona accoppiarsi. Chissà cosa le aveva fatto, dove l'aveva portata. Chissà se era già successo.
La sera stessa proprio la coppia di anziani venne a dirci che da lì a due giorni sarebbero ripartiti. Lui mi dedicò ancora qualche sguardo lussurioso, che ricambiai, spudorata. Avrei voluto chiedergli tutto. Ma non ci fu occasione.
L'indomani i nostri bimbi sarebbero andati a fare una piccola gita istruttiva con la barca. Avevamo deciso, con mio marito, che li avrebbe accompagnati lui, visto che io soffro un po' il mare.
Ne approfittai per sistemare la tenda, lavare alcune cose. Mentre ero indaffarata a stendere dei panni sentii i due ragazzi ridere e scherzare tra loro. Erano romagnoli, la loro parlata mi divertiva. Incuranti che io li potessi sentire stavano commentando le mie pose, il mio culo. Forse il vento, forse la loro intenzione, ma sentivo ogni cosa. I commenti erano spinti, il selvaggio diceva che si voleva chiavare la mammina. L'altro provava a immaginare come sarei stata messa meglio, se a pecora oppure sopra. Che due bei porci, pensavo!
Indugiai ancora in quelle operazioni, anche se ormai avevo praticamente finito. E mi resi conto di piegarmi più del dovuto. Stavo facendo un piccolo spettacolino hard tutto per loro. Altro che mammina. I due forse se ne erano accorti, perché smisero di ridere e presero a confabulare sottovoce. Ero curiosa di sapere le zozzerie che si stavano scambiando sul mio conto.
Smisi quell'esibizione e mi sedetti a leggere, vestita solo del costume. Ogni tanto gettavo l'occhio sui due giovani mandrilli. Da loro adesso arrivava un odore inequivocabile. Stavano fumando erba. Anche a me era sempre piaciuto fumare un po' d'erba ogni tanto. Ma da molti anni non lo facevo più. Il più alto dei due si accorse che li guardavo, e si avvicinò. Dandomi del lei, mi chiese se volevo fumare.
-Ti sembro così vecchia da darmi del lei?
Lui rimase un po' intontito, quasi intimidito.
-No, no, signora. Va bene, le do del tu.
Scoppiai a ridere. Nel frattempo anche il selvaggio si era avvicinato.
-Oh voi due, non vi divertirete mica senza di me.
Adesso li avevo vicino, la mia seduta faceva sì di avere il viso all'altezza dei loro pacchi. Avevano soltanto un asciugamano legato in vita. Chissà se erano nudi sotto.
-Non andate al mare oggi?
-Ieri abbiamo fatto tardi. Ci prendiamo la mattina di riposo. Ci andiamo nel pomeriggio.
-Allora vuoi fumare?
Guardai la mano che mi tendeva la canna.
-Sì, però spostiamoci da qui. Cosa penserebbero vedendo una madre di famiglia che fuma le canne?
Si misero a ridere, e insieme ci dirigemmo verso la loro tenda.
-Beh, mettiamoci dentro allora, che stiamo più comodi.
Entrare in una tenda da sola con due maschi era forse più sconveniente di farsi vedere a fumare una canna, ma non ci feci troppo caso. Li seguii, dentro la tenda era molto spaziosa, e molto disordinata.
Aprirono una finestrella in cima, e chiusero la zip frontale. Il fumo usciva da sopra, e da fuori nessuno poteva vederci.
Mi accorsi subito che sotto gli asciugamano i due erano nudi. Potei ammirare il cazzo barzotto del selvaggio, mentre si era sdraiato. Sembrava un bel cazzo. L'altro ancora più sfacciatamente si era messo con le gambe incrociate. Praticamente il suo cazzo era in bella mostra. Lui aveva il cazzo lungo, non troppo largo. Era una coppia bene assortita. Le prime boccate di quella canna mi stordirono piacevolmente. Era una sensazione che non provavo da tempo. Mi piaceva. Ridevamo e scherzavamo, c'era una bella atmosfera.
-È qui che vi portate le vostre conquiste?
I due sorrisero.
-Oh, guardate che anche io ho avuto vent'anni.
-E tu ci andavi nelle tende dei maschi?
-Beh, se è per quello ci vado ancora adesso. Lo sono in questo momento!
Ridemmo tutti insieme, ancora. Ogni tanto i miei occhi cascavano in mezzo alle loro gambe. E loro due senza pudore mi scrutavano il corpo.
Sembravano due lupi pronti ad azzannare la preda. Cosa stava per succedere? Avrei dovuto uscire e andarmene? Mentre ci stavo pensando successe che loro anticiparono la mia scelta. Si tolsero del tutto gli asciugamani, rimanendo completamente nudi. Si erano messi d'accordo.
-Così la mammina ci può guardare meglio il cazzo.
Ora non ridevano, ma ghignavano. Si stavano accorgendo della mia debolezza.
Ancora gli guardavo i cazzi, che adesso si gonfiavano.
Eravamo in uno spazio stretto, allungando le braccia avrei potuto raggiungerli ambedue.
Era il momento giusto per alzarmi e dimostrarmi indignata per quel cambio di toni. Non c'era più ambiguità tra di noi. Non stavamo più scherzando. Loro volevano scoparmi. E io?
E io allungai le braccia, e le mani, prendendo il cazzo di uno e dell'altro. Li guardavo gonfiarsi nelle mie mani. Presi a segarli lentamente. I due ghignavano ancora, un po' per l'erba e un po' per la soddisfazione di avermi fatto cedere.
-Brava mammina.
Li avevo ai due lati, e continuavo a segarli, ammirando adesso la loro vigorosa erezione. In pochi secondi le loro mani mi denudarono completamente. Adesso eravamo tutti e tre nudi. Non era la prima volta che mi facevo mettere le mani addosso da più maschi contemporaneamente. Ma non succedeva dai tempi dell'università. Ora ero una moglie, una mamma. Prenderne atto mi diede una scarica al cervello. Il cespuglio di capelli del selvaggio si spostò tra le mie gambe. Leccava bene, e con bramosia. Come avesse sete. Misi una mano tra i suoi capelli folti, accompagnando il suo movimento. Con un dito insalivato mi titillava il buco del culo. L'altro mi infilò il suo uccello lungo tra le labbra. E intanto mi toccava le tette. Erano una coppia rodata.
-Vi scopate spesso insieme le donne, vero?
Ci misero un po' a rispondere, quasi volendo scegliere le parole giuste.
Il selvaggio alzò la bocca dalla mia figa.
-Sì, e adesso ci scopiamo per bene anche te, mammina.
-Siete due porci.
Lui sorrise, e tornò a brucarmi tra le gambe. Il suo dito birichino sul mio buco del culo era sempre più intraprendente. Gli venni in bocca una prima volta. I miei gemiti soffocati dal cazzo dell'altro.
Chiesi loro come era andata con le due ragazze, l'altra sera. Dissi “le due puttanelle”.
Loro capirono che mi piaceva quel gioco, e mi raccontarono tutto. Di come se le erano scambiate, durante la notte. E di come avevano provato a fare una cosa a quattro, ma quelle non avevano voluto.
-Peccato.
-Certo che siete due bei porci.
-Chissà magari anche tu potresti infilarti con loro due. Ti piacerebbe leccare quelle tettone mentre l'altra ti lecca la figa, vero?
Rimasi zitta, ma quell'immagine mi piaceva. Non ero del tutto insensibile alle femmine.
Inoltre non potevo parlare perché adesso il selvaggio mi aveva messo il suo cazzo largo nella bocca, e l'altro stava infilando lentamente la sua minchia lunga dentro di me. Era esasperante la sua lentezza. Voleva farmelo sentire tutto. Si fermò sbattendomi con il pube sul culo. Non avevo mai preso un cazzo tanto lungo. Gli dissi di fare piano, di stare attento. Lui prese a muoversi più velocemente. Mi faceva godere, anche se avrei preferito il cazzo del selvaggio. Che dopo poco prese il posto dell'amico. Mi piaceva di più essere sfondata in larghezza. Mi riempiva per bene. E scopava da dio. Doveva avere una fissa per il mio culo, perché continuava a leccarmi il buco, a insalivarmelo, ad allargarmi le chiappe mentre mi chiavava.
-Cosa vuoi fare?
-Indovina...
-Dimmelo...
-Ti inculo, puttana di una mammina.
-No, sei troppo grosso.
-Ti piacerà, non fare storie.
Era vero. Fingevo per gioco. Ma lo volevo anche io.
Così mi presi il suo cazzone nel culo. Mi ingroppava per bene, mentre l'altro continuava a lavorarmi la bocca, le tette, a tenermi i capelli con le mani. Volle però farmi salire sopra di lui. E lì capii le loro intenzioni.
-Volete proprio farmi tutto eh...
Scesi sul cazzo del lungo, mentre il selvaggio armeggiava ancora con il mio culo. Chiesi a quello sotto di rimanere fermo. A malincuore accettò, mentre l'altro si muoveva nel mio buco stretto, anche se in quel momento molto slargato.
Era una bella sensazione sentirli ambedue dentro. Quello sotto si rifaceva leccandomi le tette. L'altro mi inculava con regolarità.
Gemevo e godevo come non mai. Accompagnavo le spinte nel culo con dei movimenti sul cazzo che avevo nella figa. E riuscivo anche a strofinarmi il clitoride contro il suo pube. Ero appagata. Avevo fame di cazzo e mi stavo saziando. Ne avevo proprio bisogno, fanculo mio marito e le sue premure. Avrei ricominciato a fare la troia, se lui mi avesse obbligata.
Il selvaggio mi mise una mano sulla bocca, e mi fece segno con il dito di stare zitta. I due rimasero immobili. Davanti alla tenda la sagoma di una persona. Chi era? Non fiatavamo. Non ci muovavamo. Poi la figura si mosse e si allontanò. I due ragazzi ripresero a scoparmi, quasta volta con più foga. Forse temevano di essere ancora interrotti. Mi vennerò dentro, gli dissi che potevano. Fu una bella sensazione essere riempita quasi all'unisono. Venne prima quello sotto, anche se gli avevo permesso di muoversi poco. Ma lo feci venire stuzzicandogli i capezzoli, intuii che gli piaceva molto. Me ne accorsi. Dopo poco venne il selvaggio, nel mio culo. Mi arpionò per le spalle e mi diede le ultime spinte con inusitato vigore, facendomi inarcare la schiena e sbuffare per lo sforzo. Ero piena, ero sudata, ero sfiancata. Mi disarcionai da quei due maschi. Loro rotolarono di fianco, soddisfatti. Provai a ricompormi. E rivestita uscii dalla tenda, volgendomi verso di loro un'ultima volta.
-Grazie.
Non dissi altro. Loro rimasero in silenzio. Poi sentii uno di loro dire “quando vuoi”, alle mie spalle. Tradivano la loro giovinezza con quella battuta goliardica. Ma erano stati bravi, eccome. Quindi potevano anche permettersi una caduta di stile.
Fuori mi avvicinai circospetta alla mia tenda. Tutto era come l'avevo lasciato. Avrei dovuto farmi una doccia. Cercavo il bagnoschiuma e l'accappatoio, quando vidi appoggiato sul mio libro qualcosa di non familiare. Era un biglietto, un post it giallo anonimo appoggiato sulla copertina del libro che stavo leggendo.
A penna c'era scritto: “Brava Barbara, sono contento che ti sia divertita. Stasera lo farai anche con me. Alle undici fatti trovare alla doccia 37, dietro i lavatoi”.
Note finali:
viktorburchia@gmail.com