i racconti di Milu
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Un ultimo tocco di rossetto ed era pronta per uscire da casa. Anna, invero, con i suoi trentacinque anni già compiuti, laureata brillantemente in lettere, assistente di cattedra si mostrava una donna energica, intraprendente e raggiante, aveva un fisico regolare e ben armonizzato, tenuto conto che le sue curve si muovevano sotto quel vestito color marrone che aveva indosso, mentre una rilevante scollatura evidenziava la forma tondeggiante dei suoi splendidi seni. La sua piccola vita spiccava maliziosamente sui glutei pieni, il vestitino s’adagiava leggero su quelle natiche che vibravano a ogni suo passo, separate stupendamente dal perizoma che per l’occorrenza s’intravedeva sotto il vestito nei suoi movimenti.

Lei arrivò nella sala da ballo verso mezzanotte, poiché la stessa era già affollata, ma per lei insolitamente senz’identità. Negli ultimi tempi si era rinnovata nella frequentazione e lei spesso si sentiva smarrita e turbata, dal momento che si sedeva comodamente sul suo divanetto sorseggiando il suo cocktail di Cuba Libre, attendendo sennonché pazientemente che qualche individuo si presentasse da lei per invitarla, quando si sentì bruscamente afferrare per mano da uno sconosciuto trainandola speditamente verso la pista da ballo. In quel frangente, infatti, lei non era riuscita a vedere quell’uomo in viso, però la sua struttura era forte, gradevole e simpatica, lui aveva delle spalle larghe evidenziate da una maglietta color melanzana su quei jeans a vita bassa, che si posavano sensualmente sui glutei pronunciati. La musica disco-funky del brano “Love Massage” di Lowrell Simon era gradevole e ben ritmato, molto emotiva e passionale, sennonché lui l’afferrò a sé stringendosela al corpo. I suoi movimenti molto definiti e libidinosi non le lasciavano spazio, in quanto lei poteva soltanto corrispondere ricambiando a quelle carnali movenze con altrettanta sensualità. La mano destra, aperta dietro la sua schiena, era forte e la teneva, mentre con l’altra le indicava le direzioni da prendere nei suoi improvvisi volteggi, poi immediatamente ritornava a essere bloccata in lui, dalle sue gambe, dal suo bacino e da quella mano dietro la schiena. A un tratto le fece fare mezzo giro e la bloccò, lei lo sentì appoggiarsi vigorosamente dietro di sé, perché attualmente la sua mano destra aperta era ferma sul ventre e il suo alito affannato sospirava sul suo collo.

Lei si sentiva come nuda sotto quella presa, sentì in tal modo nascere repentinamente un inedito stimolo su tutto il corpo, così come mille bollicine che esplodono in ogni dove, perché il suo calore cominciò a divampare. Lui insinuava la gamba tra le sue cosce aperte, per indicarne i movimenti e lei nel suo passo si posava su di lui quasi a essere una sola cosa. Ancora qualche nota di quella melodia e lui la voltò ancora, ma stavolta in un faccia a faccia, per il fatto che poggiati sulla fronte lei vide i suoi occhi neri che la penetravano, in quanto erano d’una lucentezza passionale molto viva. Lei avrebbe giurato di non essere quella persona, la prima volta che sentiva su di sé quello sguardo, cosicché s’allontanò di colpo da quel viso e lo vide nella sua pienezza: era lui, quel ragazzo fuoricorso dell’ultimo banco, che in maniera languida e abituale tentava sovente d’imbarazzarla con lo sguardo durante le sue lezioni all’università, al presente la sua mano l’agguantò alla nuca e l’attirò di nuovo a sé, mentre l’altra la bloccava dalla schiena. Lei s’irrigidì pensando che tanta lascivia e voluttà appartenesse a un suo alunno, anche se uomo affascinante.

Le ultime note musicali sembravano eterne sotto quella stretta passionale, soprattutto perché lei ne era rimasta colpita perché desiderava che non finissero di suonare. Terminata la canzone lui la lasciò andare delicatamente mentre le loro mani continuavano a sfiorarsi, lei s’allontanò non sapendo distogliere lo sguardo da quegli occhi neri e profondi, s’incamminò per il bagno, non sapendone però nemmeno il motivo, scese le scale con passo veloce, si diresse verso il bagno delle donne e imbucò la prima porta aperta. Proprio mentre chiudeva la porta dietro di sé sentì afferrarsi per una mano, lui era lì che la spingeva nel piccolo bagno per entrare. In quella circostanza la guardò fissandone gli occhi creando un attimo intenso, l’avvolse con il suo sguardo mentre s’avvicinava a lei e cingendola con una forte stretta la baciò. Il loro fu un bacio istintivo, passionale che aveva la vivacità del peperoncino e la gustosità del miele. Le sue mani passavano lente su tutto il suo corpo, lasciando dietro una scia di sensazioni profonde, perché lui la baciò dappertutto. Quel vestito lasciava la pelle scoperta, il suo respiro era sempre più ansimante e il suo sguardo era ininterrottamente diventato più anelante, per il fatto che sbottonò i tre bottoncini per liberare il suo seno e ne agguantò uno: la sua mano lo conteneva perfettamente, lo strinse e poi lo baciò. Il suo respiro fervido fece incitare mille brividi gonfiando quel piccolo capezzolo bruno che lui iniziò a succhiare, poi di nuovo catturò amabilmente il suo sguardo.

Anna al presente era visibilmente sbigottita, era linearmente impressionata, poiché non aveva la forza di contraccambiare a quell’irruente passione, in seguito cominciò a rispondere reagendo a quei baci, a sussultare manifestamente a quelle carezze, perché il suo desiderio cresceva senza che lei stessa potesse coordinarlo né gestirlo agevolmente. Lui le sfilò l’abito e rimase estasiato nell’osservarla, Anna era una perla sinuosa, lui squadrava quel corpo accalorato e vibrante, il suo sguardo adesso la carezzava con desiderio, con innocenza e con malizia messe assieme, perché con il dito indice sfiorò ogni suo contorno. Il suo sguardo era perso in quel viaggio, quello di lei abbandonato a quelle forti e piacevoli sensazioni, a un tratto Anna sentì nuovamente il calore del suo respiro, aprì gli occhi e trovò i suoi che la penetravano, lui cominciò a baciarla appassionatamente. In maniera rapida lui la sollevò con naturalezza, la strinse al suo corpo e la penetrò con irrefrenabile decisione e con veemente passione, con dei movimenti ritmati così come il ballo che avevano appena eseguito. Con una mano lui la cingeva e con l’altra l’accarezzava, lei si sentiva presa completamente, palesemente trasportata, ma questa volta non coglieva il bisogno di fuggire, voleva viceversa che quel sentimento amoroso non terminasse più.

I respiri sempre più affannati accompagnavano quei movimenti sempre più decisi, fino a raggiungere un orgasmo inaspettato, irruente e travolgente, successivamente il ritmo divenne gradualmente più pacato e la passione s’affievolì lasciando il posto alla gradevolezza dei suoi baci. Lui la sistemò per terra delicatamente e le fece una moina, Anna ancora intorpidita cominciò a sentire l’imbarazzo per quanto appena accaduto, raccolse velocemente i suoi indumenti per coprirsi, ciò nondimeno lui le afferrò il polso e guardandola negli occhi le sorrise. Quello era un benevolo e indulgente sorriso, un sorriso carico di contentezza e di gioia che le restituì in un attimo la confidenza, la franchezza e la sicurezza che cercava, lui si rivestì in fretta, la baciò ancora una volta e andò via.

Anna rimase immobile, emozionata e scombussolata, ma soprattutto estasiata e felice, si vestì lentamente, si diresse al guardaroba, agguantò il suo paltò e la sua borsa dirigendosi verso casa. Per tutta la notte rimase sveglia con continui ripensamenti che le si ripresentavano di frequente scompigliandole l’intelletto, accompagnati da impressioni, ponderazioni e riflessioni vive che la facevano ancora manifestamente sussultare. Si chiedeva che tono di voce avesse lui, poiché non lo aveva mai sentito parlottare, perché man mano che l’alba rendeva il cielo sempre più chiaro s’amplificavano di pari passo pure le sue intrinseche paure, i suoi pensieri e le sue preoccupazioni, in quanto alle dieci avrebbe avuto la lezione all’università. Moltissime erano le sue domande, eppure a nessuna di esse riusciva a dare un’adeguata risposta, entrò nell’aula a testa bassa e si diresse verso la cattedra, dove trovò un biglietto piegato in quattro parti:

“Non cercarmi, perché stavolta non sarò seduto al solito posto. Passerò a prenderti stasera alle venti e trenta. Questa sera cena per due, sono più che certo che non mancherai all’appuntamento”.

{Idraulico anno 1999}