i racconti di Milu
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Io adoro il mare e il sole, però prediligo andarci da sola, dato che cerco spiagge solitarie e sperdute difficilmente raggiungibili per starci precisamente isolata, non m’importa però più di tanto se qualcuno in seguito passa e magari si ferma. Io mi ritengo abbastanza asociale valutandomi chiusa e isolata, anche se acchiappo il sole senza vestiti, giacché mi piace e quest’aspetto mi rilassa. Resto con il sole e con la mia nudità, dal momento che è come una circostanza primitiva, i miei sensi sono come ingranditi e moltiplicati, dove confronto e paragono questi momenti di delirio all’orgasmo, durante quella forma d’abbandono insieme con la luce forte che illumina come un lampeggiamento gli occhi chiusi al sole.

In verità, finora, non ho mai avuto grattacapi in genere con nessuno, però non s’avvicina al tempo stesso pressoché nessuno, io presumo che questo avvenga per una forma di timidezza, anche se in realtà non mi dispiacerebbe per nulla fare conversazione. M’infiamma e mi provoca se taluno mi squadra con un’innegabile misura ed eleganza, giacché quando questo accade si crea una giusta intesa all’opportuna distanza e il fatto che qualcuno m’osservi senza farsi accorgere oltremodo, persino con gli occhiali da sole facendo la mossa di sfogliare una rivista, allora il benessere conquista e raggiunge il massimo, dato che invoco sempre che non arrivi nessun altro ad angustiare né a impensierire quel perfetto equilibrio.

Ogni tanto modifico il mio atteggiamento oppure aggiungo il latte solare massaggiandomi il corpo dopo aver cercato irritata il flacone nello zaino pieno d’oggetti, mentre sto a quattro zampe lasciando con la massima naturalezza possibile e facendo in modo che il mio caro spettatore osservi il mio corpo senza rubare alcun centimetro ai suoi distaccati sguardi. Alcune volte se non mi sento abilmente sorvegliata cambio di posto il canovaccio, per il fatto che mi garba considerare che gli s’indurisca il cazzo nel tempo in cui m’ispeziona e volesse il cielo che tornando a casa lui debba badare a soddisfarsi adeguatamente meditando ardentemente alla vista del mio corpo.

Un’appropriata posa è anche sulla riva, in genere sugli scogli, isolata e sdraiata con le gambe abilmente aperte verso il mare, visto che una persona attenta agitandosi nell’acqua e nuotando verso la riva possa analizzare agevolmente in primo piano le mie cosce volontariamente spalancate, intanto che io sbadatamente sfoglio una rivista, dal momento che in differenti condizioni avrei assimilato con molta più applicazione. Nel momento che poi giudico e stabilisco che sono sazia di stare in spiaggia, in quel preciso momento m’infilo un indumento senza nient’altro sotto e me ne ritorno a casa, a volte con una certa eccitazione e un’inquietudine irrefrenabile e bruciante fra le cosce. Non mi garba essere fuori tempo massimo, in tal modo posso utilizzare la corriera con pochi viaggiatori, tenuto conto che mi vengono sempre delle idee quando sono in quello stato di lieve eccitazione con la pelle che sbollenta ancora e gli sguardi continui degli uomini addosso, perché l’abito così ampio e corto mi consente di mostrare parti del mio corpo in atteggiamento persino più sottinteso, anziché trattenendomi scoperta sul bagnasciuga.

In quei momenti le impressioni sono per me così gratificanti e poderose, per il semplice fatto che non sempre vengo giù dall’autocorriera, bensì talvolta procedo spingendomi persino alla stazione iniziale con le cosce umide, che nessuno tra l’altro suppone per lo più zeppe di libidine. Adesso lo dichiaro apertamente, visto che in diverse circostanze sono anche scesa alla stessa fermata con qualche ragazzo che mi squadrava sulla corriera, tuttavia in assenza d’un piano definito, soltanto così per prolungare il divertimento. Ogni volta l’inseguimento non partiva, in tal caso magari m’infilavo in qualche grande magazzino d’abbigliamento, alla ricerca di qualche abito a poco prezzo, però con determinate eccitanti caratteristiche, come per esempio essere troppo corto o troppo trasparente, oppure dall’aria moderata, ma con un tessuto assai sottile e con ampi sventolanti spacchi laterali.

Di frequente, davanti agli specchi, mi rallegravo nel compiere appaganti e durevoli autocompiacimenti, che potevano comodamente in conclusione approdare fino all’acme del piacere, in altro modo mi consolavo addirittura allontanandomi dalla mia abitazione e aggirandomi nella metropoli o lungo la costa alla ricognizione e alla ricerca di esordienti emozioni e di spunti per i miei frequenti e personali palpeggiamenti intimi. Laddove in seguito l’eccitazione oltrepassa un certo limite, io mi distolgo da tutto quanto e penso solamente di tornare verso casa con la voglia licenziosa e sfrenata di masturbarmi, perché quest’ultima sale sempre di più allorché si trasforma in una situazione ingestibile e sgradevole d’allontanare e da distogliere. A seguito di questo, appena supero l’entrata principale sono con la mia fica che già sussulta di voglia, mi preparo per fare i cinque piani delle scale che mi dividono dalle mie mani agitate e impazienti di concludere.

Io al mare ci ho vissuto a lungo presso la casa d’una zia che m’ospitava lasciandomi piuttosto libera, dato che mi controllava solamente laddove temeva che mi cacciassi nei guai, giacché sapeva avendo coscienza delle mie usuali preferenze, visto che le capiva bene così come io comprendevo le sue, tenuto conto di quel soddisfacente traffico di continui nuovi zii nella sua bella casa e d’estate, in quanto la mia meta privilegiata era ogni volta il litorale. Tempo addietro, capitò che il cielo instabile si modificò in una sorta di tempesta con la pioggia che veniva giù abbondante, perché in quell’occasione me la sono data a gambe dalla riva per trovare un riparo, soltanto che in pochi istanti mi sono ritrovata bagnata dalla pioggia e piuttosto infreddolita. Nella fretta, indossavo unicamente il pezzo di sotto del costume, un pareo trasparente ed ero completamente avvolta dall’asciugamano anche lui d’altronde bagnato, mentre nello zainetto avevo il mio consueto e miserevole abito e nient’altro. Le strade sembravano dei fiumi in piena, fortunatamente però l’acqua che scendeva così forte era curiosamente tiepida e sembrava quasi che mi riscaldasse. In quell’occasione mi ero riparata all’interno d’un andito nella speranza che cessasse di diluviare, quando in quel momento sbuca un individuo che introduce la chiave nella serratura dell’entrata principale e mi squadra con curiosità, io senza pensarci gli annuncio:

“Sto aspettando che smetta” - dichiaro io come per scusarmi, poiché sembravo un’autentica fuggitiva.

Lui avrà avuto una cinquantina d’anni credo, era ben vestito, elegante con la giacca, la cravatta e con le mani grandi e curate:

“Se vuoi entrare” - mi chiede lui in un modo non proprio premuroso, così fintanto che richiude l’ombrello io gli rispondo:

“Sì, grazie” - ed entro nel corridoio.

Io sto tremando dal freddo, lui mi sembra incerto, perché a metà della prima rampa di scale si ferma, si volta indietro e mi ribadisce:

“Se vuoi puoi salire, così potrai asciugarti”.

Di regola io avrei detto di no, però il tipo m’invoglia e m’ispira, perché visto così mi sembra una persona valida.

“Sì, in effetti, comincio ad avere un po’ di freddo” - bisbiglio io leggermente indecisa, ma a conti fatti persuasa.

Nel momento in cui agguanto lo zainetto da terra capisco subito in che tipo di storia sto entrando, perché in genere così non mi comporto in nessuna occasione con degli sconosciuti, però lui insolitamente m’attira infondendomi affidabilità, dal momento che m’aspetta a metà della rampa. In quella circostanza m’appresto a salire le scale e cerco di non sculettare come una troietta, così quando lo incrocio gli sorrido pavidamente. Lui mi sfiora con la mano a metà della schiena con un gesto gentile come per farmi passare. La sua mano è calorosa ed entusiastica, io sono tutta bagnata e gelata dalla pioggia, il suo tocco leggero mi fa un effetto inatteso, aggiungerei travolgente e vorticoso. Quella mattina non ero per nulla eccitata, però adesso lo sono solamente nella testa, sarà anche per il freddo che ho preso. Indosso soltanto il pareo gocciolante e dei mini slip a vita bassa che uso per prendere il sole.

In seguito saliamo insieme, io davanti e lui dietro, so che mi guarda e la faccenda ovviamente mi piace, mi diletta, giacché sono quelle situazioni che spesso immagino e che mi fanno apprezzabilmente attizzare. Lui abita all’ultimo piano e durante il lento percorso mi chiede tante cose, perché vuole sapere dove vado a prendere il sole e se lo piglio completamente nuda, infine mi piace anche la sua voce. Io replico in maniera disciplinata e ubbidiente a tutte le sue domande, mi chiede persino se ho il fidanzato, io ribatto dichiarando che in questo momento sono da sola e che mi va di stare così anche se non è per niente vero. Io sono ancora tentennante e non riesco a eccitarmi come vorrei e per sentirmi più protetta facendo le scale, per un secondo m’abbranco le tette, mi rasento i capezzoli che reagiscono istantaneamente erigendosi, considerato che l’attrito con l’indumento leggero che porto addosso ne amplia il rassodamento, di questo andare inizio a eccitarmi e ad acquisire e guadagnare più attendibilità e credito.

A dire il vero mi sono manipolata intimamente immaginando situazioni del genere in mezzo a tanti uomini seducenti che mi desideravano, frattanto ci guardiamo negli occhi senza dire niente, tuttavia anche lui è combattuto e incerto, in netto conflitto, dal momento che forse prevede di compiere un errore. Accorgermi e notare in lui le mie stesse preoccupazioni invece mi tranquillizza, a quel punto mi rassereno un poco, comunque noto che il suo sguardo si fionda lì fintanto che estrae le chiavi spalancando il portone d’ingresso. Dopo entriamo in casa e mi fa vedere dove posso stendere gli oggetti nel bagno, dove poi avrebbe acceso una stufetta elettrica per asciugarli più in fretta, indifferente e neutrale della sua compagnia io mi sfilo il canovaccio e il pareo bagnati restando con il seno nudo, perché ho la pelle d’oca e i capezzoli sono diventati dritti e duri. In quel momento distinguo molto bene il suo sguardo incollato addosso, in quanto è amorevole e cordiale, tenuto conto che mi porge all’istante un canovaccio asciutto, soltanto che in realtà non è molto grande perché mi copre a mala pena, poi mi sfilo lo slip e lo appoggio per asciugarsi insieme al resto. Io sono integralmente disadorna sotto quel canovaccio e incessantemente più aizzata ed eccitata per quella bislacca situazione. In quel momento stringo le cosce accorgendomi che la mia consueta libidine è alle porte, pertanto in un attimo lui da dietro s’avvicina a m’abbraccia con cautela formulandomi:

“Vieni qua, che il calore che cerchi te lo distribuisco io” - mi confida segretamente con la voce convinta, esperta e valente.

A quel punto m’abbraccia compostamente, m’avvolge dignitosamente con le sue grandi braccia calde e nella stretta mi scopre fino a metà della schiena, dato che sento distintamente la sua cintura fredda contro la pelle di quel tessuto ruvido della giacca e dei pantaloni eleganti. Io sono seminuda tra le sue braccia, m’adatto rapidamente al suo corpo e spingo senza nemmeno pensarci indietro con il sedere, mentre le mie gambe e in special modo il sedere è rimasto infreddolito. Lui abbassa le braccia e posa le mani sulla mia pancia nuda, io mi sento sciogliere, deglutisco in silenzio, lui non mi dice niente, però sento il suo cazzo diventare duro nel tempo in cui si sfrega contro le mie chiappe. Lui spinge, io non m’accorgo quasi d’aver mollato la presa sul canovaccio, intanto lui con cautela me lo apre davanti, lo scosta, infila dentro le mani che salgono lentamente fino al ventre per scontrarsi con i miei seni. In quegli attimi li preme e li piega, li strizza piano con le dita, lentamente se ne impadronisce completamente. Io boccheggio per tutta l’irrequietezza e per il freddo di prima, sennonché mi lascio andare e sento la fica che si muove da sola, si bagna e s’apre senza nemmeno toccarla.

In quel preciso istante bado al mio clitoride impaziente e sensibile, dato che vorrei affondarci le dita, allora inarco la schiena per far uscire di più il sedere e spingo contro il suo cazzo che mi sembra sempre più grosso e duro, poi lui mi bacia sul collo. Io ansimo mentre mi stringe i seni e spinge forte con il suo membro. Per un momento prevedo sospettando che possa improvvisamente sborrare, schizzando tutta la sua voglia nei pantaloni, a un tratto apprendo che ho la gamba bagnata, lui prosegue a sfregarsi, io viceversa a provocare pressione, dato che sto quasi per venire quando all’improvviso smette. Mi toglie dalle spalle il canovaccio ormai inutile e resto finalmente nuda, nel tempo in cui delicatamente mi rasenta l’ano, poiché mi dà un sacco di brividi. I capezzoli sembrano come se fossero collegati e iniziano a tirare, lui preme un po’ con il dito per penetrarmi, io sono così eccitata che spingo indietro il dito infilato perché lì mi fa esplodere. Lui entra più dentro, io lo accolgo e lo stringo forte, sento il suo cazzo che s’impenna insistente diventato a questo punto inquieto.

Adesso ho la tentazione d’impugnarlo, si sofferma sulle mie cosce umide, adagio mi tocca delicatamente la fica e naufraga dentro con le dita, giacché entrano facilmente. Con due dita allarga le grandi labbra e con il dito medio mi masturba, adesso sono bagnatissima, perché sento distintamente le dita che vagano a caso dentro e fuori e sul clitoride durissimo sul quale s’accanisce, facendomi sussultare e scivolando continuamente senza riuscire a schiacciarlo. Percepisco in modo netto il suo cazzo inalberarsi e conficcarsi persino più forte, io vengo in brevissimo tempo sobbalzando in modo irragionevole e spasmodico, frenata con le sue dita affondate dentro mentre m’agito seduta sul suo braccio.

Io sono tutta rossa in faccia, il freddo di prima è scomparso, lui mi toglie piano le dita dalla fica, mi giro verso di lui, prendo le sue dita in bocca e gliele succhio guardandolo negli occhi, poi lo bacio rabbiosamente con tutta la lingua dentro la sua bocca, dopo lo contemplo ancora negli occhi e gli lecco golosamente il viso, in quanto sono una femmina grata, in seguito cerco di sfibbiargli i calzoni, successivamente quando da ultimo compare è granitico. Ha realmente un buon gusto e un autentico carattere di cazzo infervorato ed è umido sulla punta, non è enorme, però è ben fatto, io m’avvicino per prenderlo in bocca, sennonché lui m’acciuffa per le chiappe, mi solleva schiacciandomi a lui sussurrando parole illogiche e sconclusionate, s’avventa sul mio seno mentre io m’abbandono interamente alla sua bocca desiderosa, strappandomi alla fine smorzati gemiti di dolore e di lussuria.

Attualmente sono attaccata a lui e sento ogni tanto il suo cazzo che mi sfiora le chiappe e le sue mani poderose che m’allargano facendomi male. Dopo mi trasporta e infine mi colloca sul letto a quattro zampe con le ginocchia sul bordo e le gambe sul vuoto, mi blocca la schiena, m’allarga bene le cosce, poi m’appoggia il cazzo contro e inizia piano a farlo entrare irriducibile e vendicativo senza fermarsi fino in fondo, poi si trattiene. Io smetto di respirare, giacché mi sento bloccata, irrigidita e piena, poco per volta inizia a muoversi piano, tuttavia senza retrocedere. La sensazione che avverto è più una precisa vibrazione, dato che io potrei anche venire all’istante, eppure non riesco a eseguire nemmeno una contrazione, poi finalmente si muove, inizialmente piano, appresso sempre più imperioso e veloce. Dopo m’afferra per le braccia e con una mano mi tiene entrambi i polsi bloccati dietro la schiena mentre mi sbatte forte. Quando inizia a sborrare mi lascia le braccia libere e mi cinge per i fianchi, s’interrompe per condurre il mio corpo con le braccia forti ritmando gli affondi con i suoi schizzi, che io sento assestarsi abbondanti dentro di me.

Io vengo insieme a lui con un lungo gemito, poi appagata, esausta e stravolta mi butto sul letto disinteressata e indifferente di quegli odiosi e sgradevoli rumori di quella posizione così piacevole. Lui appena esce m’adagia la mano sulla fica, mi fa alzare, me l’agguanta disponendola al posto della sua, mi dà un colpetto sul sedere e m’indica il bagno. Io capisco in ritardo e sorrido, siccome ha il timore che tutto lo sperma goccioli sul letto o per terra, in tal modo filo via nel corridoio in punta di piedi sul pavimento agghiacciato con la mano tra le cosce con lo sperma che cola, giacché qualche goccia finisce perfino sul pavimento. Appena mi trovo dentro la stanza da bagno ho la netta e inequivocabile conferma d’una presenza femminile dai molti cosmetici di marca sparsi qua e là, così mentre faccio la doccia penso che questa faccenda mi eccita e mi gratifica nel contempo, poiché probabilmente lei è una femmina influente, avvenente e perfino raffinata di quelle che si decantano. Durante il tempo in cui lui mi scopava sul letto, ogni tanto io riuscivo a rivolgere lo sguardo dentro gli armadi mezzi aperti con i suoi numerosi vestiti appesi, dal momento che io ho una propensione per gli abiti, visto che ne ho notati alcuni d’interessanti, e mentre ero felice dei suoi affondi cercavo d’immaginarla e quella bizzarra la circostanza mi faceva godere fomentandomi e incoraggiandomi ancora di più.

Adesso ha smesso di piovere. Quando me ne vado ho indosso soltanto quell’indumento di prima ormai asciutto senza nient’altro di sotto, lui ha come un gesto di chiara desolazione e d’esplicito rammarico, poiché è stupito e non vorrebbe. Io sorrido per quest’improvviso conformismo e perbenismo da parte sua, dato che non dimostrava per nulla fino a pochi istanti prima quando aveva ancora la faccia tra le mie cosce. Io gli sorrido maliziosa e soddisfatta e me ne vado sculettando senza dirgli niente, così come sono arrivata. Lui mi ferma a metà della rampa della scala, perché vuol sapere come mi chiamo: Ezia gli rispondo io con l’aria interrogativa, attendo un istante, lui non sa che cosa dirmi, ma forse tornerò.

Sulla corriera che mi condurrà verso casa e senza le mutandine di sotto ogni tanto ho delle curiose e inconsuete sensazioni, in quanto mi sento bagnata senza essere particolarmente eccitata. Soltanto poco dopo m’accorgo che sto ancora colando, per il fatto che lo sperma che lui sborrando m’ha spruzzato dentro lo avverto in modo marcato, inizialmente sulle cosce, in seguito mentre sta solcandomi la gamba. Io lascio che scorra fino alla caviglia senza fermarlo, giacché mi dà lievi brividi d’un sottile piacere, dato che mi ricorda le sue carezze e tutto il resto. In quel preciso istante rido a fior di labbra all’individuo che ho accanto, perché avrei voglia di raccontargli per quale motivo sono così felice e rilassata, però diffido, sospetto e temo che pure lui m’inviti a casa sua.

Io la fica che martella e che palpita attualmente di voglia, allora a dispetto di questo agguanto gli slip dalla borsetta per pulirmi velocemente sotto la gonna. Effettivamente sono tutta inzuppata, tenuto conto che sono cosparsa del suo nettare, lo asciugo in fretta come posso passando sul clitoride con un po’ troppo d’impeto e faccio uno scatto improvviso con il bacino.

In quel momento il signore accanto a me si volta per squadrarmi, io bluffo tentando di soffiarmi il naso e riconosco appieno il profumo della mia fica mescolato a quello del suo sperma, perché so già che una volta a casa il bidet m’aiuterà in un’energica, intensa e profonda masturbazione, naturalmente prima d’assopirmi così come una creatura celeste.

{Idraulico anno 1999}