i racconti di Milu
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Alla fine del febbraio scorso tu mi convincesti persuadendomi di trascorrere una settimana in montagna a La Thuile in Valle d’Aosta, a ridosso del colle del piccolo San Bernardo ospiti d’un tuo vecchio amico. Tra di noi le cose non stavano andando bene, anzi, per dire la verità pensavo che fosse arrivato il momento di scrivere la parola fine alla nostra relazione, poiché del resto non era mai stata una faccenda seria almeno per me. Il sesso funzionava ancora, eppure erano già finiti i fuochi d’artificio dei primi mesi, per il fatto che io mi stavo fermamente annoiando e inevitabilmente stancando, per di più io non sono per nulla legata alla montagna né ai suoi dintorni, dal momento che mi ricordano quelle estati interminabili che mi costringevano a trascorrere quassù da bambina, peraltro sorvegliata a vista sulle note di quell’arcana e misteriosa preghiera:

“Cara mia, per la salute dei tuoi polmoni ci vuole la montagna”.

Io disprezzavo e me ne infischiavo della montagna, in quanto essa mi sovrastava sopra minacciosa ogni volta che uscivo sul balcone dell’albergo dov’eravamo alloggiati. Ho sempre adorato il mare e tutto ciò che con quest’ultimo ha uno stretto legame, infatti, da quegli anni lontani della mia fanciullezza non ero più tornata a Morgex, sennonché per brevi soggiorni. Adesso però, avevo deciso d’ubbidirti, perché anche se non apprezzavo sciare avrei potuto sempre stendermi al sole e abbronzarmi in mezzo alla neve, riposarmi e rimpinzarmi di torte alle pere e il cioccolato della pasticceria e soprattutto conoscere Bertrand, questo tuo fedelissimo amico di cui mi parlavi sempre. Tu forse speravi di recuperarmi e di reinserirmi, persino impressionandomi con le tue conoscenze vacanziere, oppure pensavi che un po’ di tranquillità montana m’avrebbe di certo fatto riflettere, in definitiva forse avremmo ripreso la nostra storia. Ormai stavamo per arrivare, fuori della macchina la notte era buia e fredda, io percepivo la neve intorno a noi come in attesa, dal momento che avrebbe incominciato a scendere presto:

“Quando conoscerai Bertrand mi darai ragione. Vedrai, lui è il tipico intellettuale, quello che ti piace tanto. Io gli voglio bene come un fratello e lui ne vuole a me dai tempi dell’università, ma quanto a donne però è carente e lacunoso”. Io ascoltai con attenzione.

“Quanto a donne?” - che cosa vorresti di preciso intendere.

“Sai, lui ne ha avute pochissime, attualmente per esempio è da solo, dopo che si è mollato con Marisa dal momento che sono passati tanti mesi. Qui a La Thuile, in questa stagione, è territorio di caccia e lui tutto il giorno se ne sta sui campi da sci e la notte la passa in solitaria, ma ti pare normale? A volte penso e non sono il solo, che gl’interessino più gli uomini delle donne, ma che non voglia francamente ammetterlo. Forse gli faranno paura, che cosa dici?”.

“Io dico che voi uomini non cambiate mai. Se uno non si butta sulla prima femmina che sia almeno accettabile, dev’essere senz’altro omosessuale. Forse Bertrand deve soltanto trovare chi lo intriga veramente e che lo coinvolga nel momento giusto. Non vedo l’ora di conoscerlo, perché m’hai veramente incuriosito”.

Tu smettesti di parlare, ormai eravamo arrivati, ci fermammo di fronte a un’antica grossa casa in sassi, dato che tutte le luci del piano terra erano accese, così mentre scendevo dalla macchina la grande porta d’ingresso si spalancò, io affrettai il passo per sfuggire al freddo intenso che mi toglieva il respiro, nel tempo in cui Fabio afferrava i bagagli io andai incontro al giovane uomo che con un gran sorriso m’accoglieva a braccia aperte:

“Tu sei Elisabetta, vero? Fabio m’ha parlato tanto di te, quasi mi pare di conoscerti”.

Ambedue rimanemmo un attimo squadrandoci negli occhi, mentre le sue mani sulle spalle mi trasmettevano un chiaro e inaspettato messaggio: mi piaci, t’aspettavo. Io inconsciamente passai la lingua sulle labbra, un aperto e disponibile segnale d’un desiderio amabilmente corrisposto. T’ho voluto da morire in quel momento Bertrand, tu avevi un’aria così giovane, magro nel maglione nero troppo grande, gli occhi grigi più belli del mondo dietro i tradizionali occhiali seriosi, alto come me, le nostre labbra erano a pochi centimetri di distanza, potevo sentire il tuo fiato caldo e:

“Ehi, amico, vieni ad aiutarmi, questa donna si porta dietro la casa quando si muove”. La voce di Fabio ruppe quel delizioso incanto.

“A dopo” - bisbigliasti.

“Sì, volentieri” - risposi io in modo lieve.

Dopo v’abbracciaste con grandi pacche sulle spalle e fu allora che mi venne l’idea, peraltro ancora confusa d’avervi tutti e due insieme, perché quest’ultima si trattava solamente di perfezionarla. La situazione si presentava ottimale, poiché avevo un uomo a cui ero ancora legata, ma che non m’accendeva più come una volta, e un altro appena conosciuto che mi faceva bagnare al semplice tocco delle mani. Sarebbe stato necessario soltanto un po’ d’alcool per far infrangere ai due il divieto della loro amicizia, poiché la faccenda fu più alla buona e semplice di quanto pensassi. La casa m’accolse in modo confortevole in quanto era grande, luminosa e splendida, Bertrand ci accompagnò alla nostra camera pregandoci di fare in fretta perché la cena era quasi pronta. Per l’occasione aveva cucinato lui, giacché era ansioso di farci assaggiare la sua specialità, la polenta concia. Io pensai che era l’opportunità adatta per sfoderare il mio vestito nuovo di lana rosso, un completo gonna-pullover corto di colore rosso, una fila di bottoni neri e lucidi che scende dalla clavicola sinistra fino al fondo della gonna lunga a metà del polpaccio, con la breve interruzione d’una striscia di pelle nuda e scura fino all’inizio del ventre. Decisi di fare le cose in grande: una pesante cintura d’anelli metallici intrecciati diede lo splendore adatto alla mia pelle eternamente abbronzata separando i due pezzi del vestito. Poi aprii i primi bottoni del pullover e gli ultimi della gonna, in modo da far balenare un seno e una coscia.

Io adoro mostrare il mio corpo, ne sono orgogliosa, sempre e comunque, dal momento che Bertrand doveva adocchiarmi ed esaminarmi nel modo migliore, perché lo volevo tantissimo. Il ricordo delle sue mani sulle spalle era una promessa di future e di sensuali delizie, gli stivali, il trucco e i gioielli assortiti, i miei amuleti portafortuna completavano magnificamente l’insieme. Come Fabio mi vide capì lestamente tutto, ne sono sicura e per questo mi circondò le spalle con un braccio in segno d’un distinto possesso. Bertrand ci venne incontro guardandomi ammirato, giacché adesso era lui a passarsi nervosamente la lingua sulle labbra, mentre i suoi occhi mi lanciavano chiari e lineari messaggi, io a tal punto ruppi il silenzio:

“Che profumo. Come hai fatto a indovinare che la polenta concia è uno dei miei piatti preferiti?”.

“Sapevo che tu adoravi il formaggio”.

In effetti, nell’aria svolazzava l’intenso profumo della toma e della fontina, insieme a quello caldo e pesante del mais cotto, sulla tavola risaltava anche un prosciutto di Bosses, il crudo speziato con le erbe di montagna caratteristico salume del luogo, la veritiera passione di Fabio. Appena seduti attaccammo golosamente a sfamarci in quanto eravamo vogliosi tutti e tre, la conversazione divenne caotica, per il fatto che essendo già eccitati ci sforzavamo di riempire gli eventuali silenzi. A tutto questo contribuì l’eccellente vino rosso di Donnas, l’ideale compagno della polenta concia. I due uomini dimostrarono di saperlo apprezzare, però dato che io sono astemia l’acqua minerale delle sorgenti intorno a La Thuile per me è buona come il vino. Terminata la cena in cui si parlò di tutto e di niente, sia Fabio che Bertrand avevano il volto arrossato e gli occhi lucidi mentre rievocavano allegramente i bei tempi dell’università, così io m’alzai annunciando:

“Perché non vi stendete sul canapè. Il caffè lo faccio io e ve lo porto, prima sistemo la tavola, in fondo qualche cosa dovrò pur fare anch’io per sdebitarmi dell’ospitalità”.

“Buona idea, ho giusto una bottiglia di grappa alla pera d’assaggiare” - disse Bertrand.

Sistemati i piatti nella lavastoviglie, preparai il caffè e quando fu pronto liberai altri bottoni del mio vestito presentandomi con il vassoio in mano di fronte ai due maschi, che nel frattempo trasandati sul divano stavano sorseggiando la grappa alle pere immersi nelle loro confidenze:

“Posso?” - dissi, posando il vassoio sul piccolo tavolino e facendomi posto tra di loro.

Entrambi mi guardarono, videro il mio corpo seminudo balenare tra il rosso del vestito, io sentii prepotente l’odore del sesso passare tra di noi, come una corda che ci stava legando stretti. Dietro le mie spalle le loro braccia s’incrociarono, io m’appoggiai all’indietro sul canapè sbottonando anche gli ultimi bottoni del pullover, il seno abbondante e nudo stava lì tra di loro in una chiara e netta provocazione, poiché c’era silenzio assoluto. Fui io che accarezzandoli sul collo piegai i loro visi sui capezzoli gonfi dolenti ed eccitati. Inizialmente ambedue resistettero guardandosi negli occhi, quelli neri di Fabio in quelli grigi di Bertrand, poi cominciarono a succhiarmi con frenesia, mentre io li stringevo a me tutti e due con lo stesso famelico e smanioso desiderio. Bertrand infilò una mano nello spacco della gonna e mi trovò pronta, allora decisi che dovevamo muoverci di lì, dato che ci voleva un posto più comodo:

“Andiamo sul letto” - ordinai con voce bassa.

Ci alzammo abbracciati, anzi loro s’appoggiavano a me intanto che l’alcool e l’eccitazione li faceva barcollare. Bertrand aprì una porta vicino alla stanza da pranzo: era una grande camera da letto, accese solamente una piccola luce nell’angolo, ci spogliammo rapidamente perché notai che i ragazzi erano già eccitati e pronti, così pensai che se non avessi regolato io il traffico sarebbe finito tutto troppo presto. Anch’io avevo i sensi in overdose, però decisi di prolungare l’attesa per maggiorare il piacere, così ci stendemmo sul letto, io là nel mezzo, mentre incominciai ad accarezzare con calma i loro cazzi, in quanto già bruciavano nelle mie mani, alla fine gemendo si voltarono tutti e due verso di me:

“Baciami Fabio” - invocai, mentre a Bertrand intimai:

“Accarezzami”.

Bertrand mi baciò il seno, lisciandolo come se fosse una stoffa preziosa, per scendere più in basso penetrandomi all’improvviso con forza con le dita, io m’inarcai gemendo:

“Elisabetta, ti voglio, anche se non so quanto resisterò dentro di te, ti prego” - mi soffiò lui nell’orecchio.

In quella circostanza aprii le cosce, in segno di resa me lo trovai sopra, dentro a riempirmi della sua carne e mentre si muoveva premendomi con forza sentivo l’orgasmo salirmi da dentro come una marea:

“Puttana, troia” - l’insulto estemporaneo di Fabio non fece altro che affinare amplificando notevolmente il mio piacere.

Lui ricominciò a mordermi le labbra, a stuzzicarmi la lingua, mentre sfregava con frenesia il cazzo contro il fianco. Bertrand stava per riempirmi, me ne accorsi dalla maggior rigidità del suo cazzo che cercava di spingersi sempre più a fondo, infatti con un grido arrivò al piacere, in quanto mi parve che il suo seme avesse il calore del sole, mentre io trattenni l’orgasmo restando immobile, dopo mi scivolò accanto lasciandomi ansimante e contratta. Subito dopo fu la volta di Fabio, giacché essendo molto più eccitato del solito iniziò a succhiarmi i capezzoli, come se volesse portarmi via con il latte l’anima. Io allungai una mano e strinsi quella di Bertrand che iniziò ad accarezzarmi piano l’interno del braccio, una cosa che mi fa totalmente delirare, però non riuscii più a trattenermi, non sapevo dov’ero né con chi, sapevo soltanto che stavo per immergermi nel mare più rosso e ulteriormente meraviglioso che ci fosse, quello del piacere assoluto che non ha né volto né cuore.

“Vieni Fabio” - boccheggiai io con un tono famelico, in quanto non ebbi neanche il tempo di terminare quel grido che lui si svuotava totalmente dentro di me amalgamando il suo seme con quello dell’amico. In un istante fui travolta da un orgasmo impetuoso e irruente che mi lasciò sfinita, però volevo di più e Fabio forse inconsciamente m’aiutò: davvero non lo avevo mai sentito così eccitato, infatti senz’uscire da me gli ritornò nuovamente rigido:

“Dietro, sì, prendimi da dietro” - gli sussurrai io accalorata ed esaltata più che mai.

Lui mi rivoltò mentre Bertrand era sdraiato accanto a me in silenzio, alzai il sedere e Fabio iniziò a penetrarmi senza molta fatica aperta ed eccitata com’ero, mentre io mormoravo brutture, oscenità e scurrilità, poiché ero completamente stravolta da quella libidine. Fu allora che Bertrand con il viso sotto al mio cominciò a baciarmi, poi iniziò a succhiarmi le tette per scendere fino alla fica. Quando iniziò a leccarmi dal piacere mi mancò il respiro, nel frattempo Fabio mi stringeva i seni con le mani, allora alzando leggermente il busto in maniera impudica invocai:

“Bertrand, voglio anche te, vi voglio tutti e due”.

Il tempo d’impalarmi su di lui, per risentirlo di nuovo nel mio ventre affamato, poi mi curvai in avanti porgendo il sedere a Fabio che mi penetrò con un colpo solo. Così diventammo un corpo unico con tre teste, dato che ci muovevamo in sintonia, vedevo con la mente i due cazzi nel mio ventre appoggiati l’uno all’altro, divisi unicamente da quella sottile parete di carne, ricominciai a baciare Bertrand quando mormorai:

“Abbracciatemi, vengo” - urlando il mio poderoso piacere.

Io so soltanto che mi ritrovai aggrovigliata tra quattro braccia maschili, stretta da soffocare prima di cadere a testa in giù nel pozzo del dissoluto e sfrenato piacere. Anche i miei due uomini si svuotarono in me quasi contemporaneamente, poi restammo distesi sul letto sfiniti uno addosso all’altro. Fui io ad alzarmi per fare una doccia e quando ne ebbi abbastanza d’acqua tiepida e di sapone profumato tornai nella stanza dove un dolciastro e pesante odore di sesso m’investì. Fabio e Bertrand dormivano alla grande, sedere contro sedere, in quel curioso frangente sorrisi:

“Capirai, tra l’alcool e il sesso chi li sveglia adesso questi due?” - ripetei verso me stessa.

M’infilai al caldo tra di loro e per occupare meno spazio aderii alla schiena di Fabio nella posizione del cucchiaio, subito dopo Bertrand nel sonno si voltò e fece lo stesso con me, dato che me lo ritrovai incollato al sedere. La sensazione che percepivo si presentava come stare in un nido protetta e al caldo, tra quei due giovani corpi, sicché prima di chiudere gli occhi feci in tempo nel distinguere che aveva ripreso a nevicare:

“Speriamo almeno domani di poter sciare” - fu in quella circostanza il mio ultimo pensiero.

{Idraulico anno 1999}