i racconti di Milu
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Io sapevo che sarebbe finita in quel modo, perché francamente non poteva essere diversamente, per il fatto che fin dal primo momento che l’avevo adocchiata in quell’ufficio del centro città avevo capito che doveva essere mia. Sono sensazioni chiare, travolgenti e uniche così come la passione e il trasporto che abbiamo collocato in questo nostro rapporto. Lei possedeva tutto quello che io agognavo e scrutavo in una donna: l’amenità, la bellezza, l’eleganza, il fisico, una voce calda e piena di suoni erotici assieme a uno sguardo ammaliatore e magnetico. Lei era entrata nel mio cuore come una pallottola sparata da vicino, aveva abbattuto indebolendo inevitabilmente tutte le mie resistenze e le solidità d’uomo lietamente sposato facendomi diventare in conclusione il suo amante passionale. Da quel giorno, invero, tutti i miei pensieri erano durevolmente rivolti verso di lei. Ricordo esattamente quel vestito nero a tubo che scivolava sulla sua pelle, mostrando le sue forme e quella leggera scollatura che metteva in evidenza un seno prosperoso, il suo sorriso malizioso di quando aveva squadrato attentamente i miei occhi dove sfacciatamente si posavano. Era pertanto complicato, difficile e insolentemente arduo non cadere in tentazione:

“Riuscirò a ottenere il divorzio? Tu puoi ottenere tutto quello che vuoi” - pensavo dentro di me, durante il tempo in cui mi perdevo nei suoi occhi.

Io per la prima volta non avevo le parole fluide e senz’intoppi per rispondere, perché ero come svisceratamente ammaliato da quella forza della natura che s’abbatteva su di me. Colpo di fulmine? Probabilmente sì, eppure non volevo credere né ritenere giusto per tutto quello che mi succedeva, ciò nonostante se lei m’avesse chiesto di seguirla all’inferno io lo avrei fatto senz’esitazioni né tentennamenti. E’ complesso e difficoltoso spiegare un colpo di fulmine se lo vivi, so soltanto che improvvisamente il mio mondo girò irreparabilmente soltanto attorno al suo. Leggevo le carte che aveva collocato sul tavolo e nervosamente cercavo di trovare una scusa per poterla guardare, una domanda qualsiasi che mi permettesse d’osservarla. Il cuore conservava un ritmo non conforme né consono alla situazione mentre in quella circostanza io le rispondevo:

“Sì, ci sono tutte le ipotesi per procedere. Le foto che m’ha mostrato appaiono indiscutibili. Suo marito è chiaramente in intimità con questa donna che vedo nella foto, quindi non dovrebbero esserci problemi”.

“Lo so” - fu la sua laconica quanto essenziale e dimessa risposta.

Io scrutavo ancora quello sguardo che mi perforava la carne mettendomi in evidente imbarazzo, sennonché imposi ai miei occhi di non scendere sulla scollatura e cercai di sostenere il suo sguardo proseguendo l’argomento:

“Bene, allora procedo con le pratiche di divorzio: quali sarebbero le sue richieste per la separazione?”.

“Voglio tutto, lo voglio vedere in ginocchio”.

In quel momento lei aveva gli occhi d’una tigre ferita, indubbiamente non credeva possibile che un uomo potesse non accontentarsi di lei, cosicché pensai in fretta la soluzione:

“Della questione bisognerebbe discuterne con calma. Che ne dice di venire a cena con me stasera per analizzare il tutto con tranquillità?”.

“Nessun problema, sto tornando a essere una donna libera, perché non ho problemi né di figli né d’orari”.

Quello lì fu concretamente il punto di partenza della mia fine. Io la guardai alzarsi, vidi quelle splendide cosce abbronzate ritornare a nascondersi sotto quel vestito nero, l’osservai ancheggiare mentre usciva dalla mia vista. In quel frangente mi sentivo interamente rincretinito, perché facevo fatica a respirare, cercavo di ragionare, ma ormai ero fuori fase. Riflettevo con il mio cazzo e tutto mi sembrava estremamente bello, così incredibilmente intrigante ed eroticamente stupendo, mi sentivo pronto a sfidare il mondo per averla e dimenticai tutto il resto. I minuti diventarono lenti, lunghi da passare, poiché fu una sofferenza arrivare all’ora della cena, intanto che in quel ristorante intimo sulle colline vicino a Nuoro aspettavo lo svilupparsi del mio destino.

La vidi entrare e rimasi ancora una volta folgorato dalla sua bellezza, dal suo modo di vestire e di come portava gli abiti. Indossava una gonna di color argento brillante, sopra una camicia color bronzo facendomi pensare alla fortuna che avesse a essere in contatto con la sua pelle. Un paio di scarpe nere con i tacchi slanciavano splendidamente le sue già lunghe gambe. I secondi di cui ebbe bisogno per arrivare al mio tavolo furono per me emozioni erotiche, trepidazioni lussuriose e dissolute, pensai in quel piccolo frangente di tempo che cosa avrei potuto esattamente compiere con quella ragazza se fosse stata mia. La feci frattanto accomodare e ordinammo la cena: per la prima volta guardavo con più attenzione, soprattutto nella sua bocca carnosa. Il mio pensiero passò immaginando che cosa avrebbe potuto farmi se avesse afferrato il mio cazzo tra quelle labbra, tuttavia in modo pensieroso ritornai duramente alla realtà e cercai di darmi una compostezza, mentre cercavo di capire come avrei potuto procedere per conquistarla:

“Sì, stavo pensando alla sua pratica, eppure devo dire che non è facile stare concentrato con lei qui davanti”. Un leggero sorriso, il tempo di perdermi in quei denti perfetti.

“Anche galante, una continua scoperta” - abbozzò lei incuriosita.

Io ordinai pietanze che potessero incuriosirla, parlai di vini per stupirla. La serata proseguì tra il divertente e il serio, dopo uscendo le chiesi se avesse dei progetti per il dopo cena.

“Stasera sono impegnata, però dobbiamo senz’altro incontrarci ancora per discutere vagliando il tutto: mi chiami domani”.

La lasciai deluso e leggermente geloso per quel suo appuntamento serale. La notte non venne ad aiutarmi, anzi, pensai a lei continuamente e sempre più oscenamente, in quanto coglievo nettamente il suo odore, il suo profumo, mi ritrovai eccitato a sfogare il mio piacere con mia moglie che inconsciamente placava il mio bisogno di sesso:

“Che cosa ti succede? Stasera sei una furia scatenata” - ribatté lei piuttosto meravigliata di quell’inattesa prestazione.

Quelle parole sospirate nel momento dell’amplesso, dimostravano come stessi facendo l’amore con mia moglie pensando immancabilmente a un’altra donna. Io entravo in lei cercando mentalmente il corpo dell’altra femmina e spingevo in modo nerboruto per lenire il mio focoso quanto veemente desiderio. Mi sentivo un bastardo, disonesto e farabutto, eppure era la verità di quella sera, sicché i miei sensi di colpa con il tempo s’attenuarono e il giorno dopo la richiamai:

“Ci vediamo a cena questa sera?”.

“Stasera non posso, facciamo per domani sera che riesco a destreggiarmi meglio”.

Lei era inequivocabile, netta e secca nelle repliche, poiché non c’era possibilità di trattative, leggermente amareggiato mi rassegnai ad aspettare quarantotto ore senza vederla. Quando la rividi mi sembrò ancora più desiderabile, sempre elegantemente vestita con un tocco di civetteria in più. I capelli neri poggiavano su d’un tailleur blu, la giacca aperta faceva intravedere una camicia bianca che lasciava capire come i seni fossero liberi da vincoli ulteriori, un paio di calze bianche creavano un contrasto violento che subito m’aveva prontamente eccitato, oltre a ciò il pensiero del tipo d’intimo che indossasse aveva fatto il resto:

“Posso sedermi?”.

“Sì, scusa stavo pensando”.

“Tu pensi sempre così tanto quando mi vedi?”.

Lei stava intenzionalmente giocando con me, perché sapeva benissimo quali erano i miei pensieri, io d’altro canto non facevo niente per nascondere quel desiderio crescente. Parlammo dei suoi problemi e poi passammo ai nostri o meglio ai miei, il mio corpo in quella contingenza emetteva sesso da tutti i pori e lei facilmente intuiva d’essere il fulcro e il motivo del desiderio:

“Andiamo a bere qualcosa da me per definire la strategia da seguire?”.

Lei sapeva che cosa volevo, perciò non ebbe un attimo d’esitazione: aveva già deciso prima d’entrare in quel ristorante come sarebbe finita la serata.

“Credo che sia proprio necessario”.

Quella definizione l’aveva pronunciata detto con un tono di voce che se avessi potuto l’avrei agguantata sul tavolo in quel momento, spensi il mio istinto sessuale e pagai velocemente la consumazione. In seguito la feci salire in macchina e m’avviai verso la mia casa al mare sperando che lei avesse capito il mio desiderio sessuale. Il mio dubbio svanì dopo poche centinaia di metri, perché mentre l’asfalto scorreva sotto le ruote, la mia cerniera dei calzoni scivolava sotto le sue dita. Trascorsero soltanto pochi interminabili secondi, poi la sua bocca succhiò l’anima spremendomela mandandomi in visibilio. Lei era il paradiso tra le mie cosce, l’inferno nella testa e la confusione nel cuore, attimi eterni d’ineliminabile piacere da portarsi dentro per sempre in maniera sfavillante e permanente.

Nel momento dell’apice di quell’immenso piacere le misi una mano sulla nuca e accompagnandone il ritmo chiusi gli occhi e pregai, perché soltanto il battito del cuore procedeva più veloce di quelle labbra deliziose e altrettanto fatali. Arrivammo al mio rustico che ancora dovevo riprendermi, assaporai quegli attimi di sfinitezza e poi baciandola con furore la portai dentro con l’intenzione di ripagarle il piacere poco prima conseguito. Alcune gocce di sudore scivolavano dalla sua fronte fluendo lungo il suo viso, con le dita andai a bloccarle e le fermai con la lingua. Come un disperato cominciai a cercare la sua bocca come fosse linfa vitale: la tempia, gli occhi, le guance, le orecchie, il collo, le mani aprivano nervosamente i suoi vestiti e cercavano il suo corpo, l’odore del suo corpo si mescolava con quello più forte e prepotente del sesso. Arrivai alle sue mutandine e con piacere sentii quanto fossero bagnate: le dita frugarono sotto la stoffa incontrando calori, fluidi e gemiti:

“Scopami, fa’ presto, non resisto”. Una richiesta ardente, disperata e struggente d’accontentare con sollecitudine.

Io credevo d’avere più bisogno di tempo per riprendermi dal pompino ricevuto in macchina, invece, stranamente per me, ero pronto ad averla. Non feci attendere oltre la sua richiesta, conquistai le sue cosce e le feci mettere attorno al mio corpo, collocai le mani sulle sue natiche dure e appoggiandola al muro freddo la penetrai in maniera decisa. Entrai là dentro quella foltissima e pelosissima nera cavità come una lama nel burro, lei era pronta per ricevermi, io non avevo niente che lei non potesse contenere, seguiti dai continui gemiti strozzati dai nostri baci, i movimenti dei corpi uniti, il sudore sulla pelle, tutto era erotico, lussurioso e voluttuoso. Aspettai di sentire crescere il nostro piacere e quando fui sicuro che lei fosse pronta a godere sotto l’assalto del mio sesso, intensificai il ritmo ed esplosi in sborrando tutta la mia linfa vitale. Venimmo nello stesso momento e fu un istante celestiale e delizioso, crollammo per terra appagati e sfiniti per quel momento, dopo quel focoso amplesso cominciai ad accarezzarle il corpo e a giocare con le sue intimità ancora pronte per combattere.

Più avanti l’afferrai per mano adagiandola sul tavolo al centro della sala, le spalancai le cosce e senza fatica m’immersi con la lingua per cercare il suo sapore. Era morbida, tenera e saporita, le sue labbra rosee furono catturate dai miei denti e delicatamente martirizzate, cercai volutamente il clitoride e golosamente lo attaccai. Sentii le sue mani afferrarmi la testa e le sue cosce stringermi in una morsa di ferro, mentre il suo corpo dimenandosi mi faceva intuire quanto le piacesse quello che le stavo facendo. Continuai inflessibile anche quando singhiozzando lei mi disse di smettere. Io non avevo mai incontrato una donna che si perdesse così in un rapporto orale: era completamente sconvolta, urlava il suo piacere dicendomi di smettere, poi mi manifestava di continuare e successivamente d’interrompere che non ce la faceva più. A me onestamente piaceva farlo e a lei farselo fare, in tal modo continuai incurante dei suoi gemiti, alla fine cademmo esausti. Era come se ogni volta che lei veniva godessi anch’io, perché mentalmente avevo partecipato al suo piacere e mi sentivo provato.

Stazionai là abbracciato a lei per diversi minuti baciandola e guardandola come il bene più prezioso del mondo, i miei doveri e i miei obblighi di marito si erano lestamente sciolti disperdendosi e smembrandosi in maniera radicale all’interno di quelle quattro mura e non volevo riportarli a galla. Lei si era messa supina e in quella posizione metteva in risalto il suo bel sedere, io ero lì beato che osservavo le sue magnifiche forme con la sua sprovveduta oscenità, pensavo a lei in modo immondo e licenzioso, però il bellicoso guerriero stavolta non rispondeva agli stimoli, capivo che per quella sera avevo raggiunto il mio limite.

“Certo che hai un bel didietro” - ribattei io in modo spigliato ammirando quello spettacolo.

Lei come cogliendo e percependo un imminente pericolo si girò di scatto per guardarmi negli occhi, poi squadrandomi il cazzo spiacevolmente inattivo sorrise dicendomi:

“Non crucciarti più di tanto, perché ogni cosa verrà a suo tempo. Adesso è il momento di dormire, perché domani dovremo affrontare ed esaminare per bene tanti inediti e svariati discorsi”.

Girandosi verso di me, con quella frase benevola e comprensiva appena pronunciata, appoggiò le sue natiche sul mio cazzo facendomi calare impudicamente e liberamente nelle mie più irruenti e passionali ambizioni, conducendomi nel contempo volutamente nei miei più focosi desideri cupidi, nascosti e sottintesi.

{Idraulico anno 1999}