i racconti di Milu
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Vi porto a conoscenza dell’apertura e della disponibilità innanzitutto mentale e piuttosto audace e spinta delle dirette interessate, che m’hanno tra l’altro autorizzato e legittimato permettendomi di poter pubblicare quest’annotazione in base al loro resoconto. Era precisamente il 31 agosto del 1999, essendo l’ultimo giorno di ferie m’accadde una vicenda alquanto curiosa, inconsueta, a tratti intrigante, singolare e stuzzicante al tempo stesso che voglio raccontarvi, per il fatto che si tratta di quest’episodio che vi riporto qui di seguito.

Durante il viaggio di ritorno in nave da Olbia verso Civitavecchia avevo conosciuto due donne, una della provincia di Perugia (Mirella di anni 32) e l’altra della provincia di Viterbo (Patrizia di anni 34). Due donne ben curate, simpatiche, spensierate, da compagnia e piuttosto altruiste ed egocentriche. Durante tutto il viaggio conversammo insieme di parecchi argomenti tra l’altro piacevoli e spensierati. Il tema cadde sennonché sulle vacanze, sugl’incontri, sulle passioni, sulle abitudini e su come proporsi per fare nuove conoscenze, in sostanza l’argomento del discorso come filone principale era concentrato principalmente sugli uomini e sui ragazzi. A detta loro, infatti, quasi puntualmente ogni anno si recavano in Sardegna in vacanza rimanendoci per circa tre settimane ritornando entrambe molto appagate e contente.

“Questo peculiare rito lo realizziamo da circa una dozzina d’anni mi confida linearmente Patrizia, dato che siamo da sole e facciamo quello che ci piace di più senza avere l’approvazione né l’avallo di chicchessia. Non abbiamo né legami né vincoli di nessun genere, niente mariti né fidanzati né ragazzi che ci aspettano né che ci snervano estenuandoci, tenuto conto che non dobbiamo rendere conto di nulla a nessuno”.

Io allora, attratto e interessato dal discorso di Patrizia, per capirne e per documentarmi di più che cosa volesse intendere apertamente le domandai:

“Dimmi, in definitiva quale rito sarebbe?” - sollecito io alquanto incuriosito tentando d’investigare nel tema.

A quel punto Mirella la più intraprendente e operosa, al tempo stesso la più risoluta sorridendo mi squadra confidandomi:

“Ti dirò, per l’appunto, che qui in Sardegna ci sono tanti bei ragazzi e di certo la merce non manca. Sai, a noi due piace molto adoperarli con passione, ti confesso che pure quest’anno ne abbiamo fatto una bella collezione, un assortimento da primato. Noi due andiamo matte per questo genere d’affari, ovviamente i ragazzi e gli uomini ci devono un tantino piacere, altrimenti non ha senso. Ci piace realizzare ugualmente dell’altro, però questo è il nostro pezzo forte, energicamente solido al quale non potremmo facilmente rinunciare”.

Piuttosto intrigato chiesi perché ambedue avessero scelto proprio la Sardegna per adempiere i loro privati scopi, prontamente Mirella in maniera lieta e radiosa m’annuncia:

“Abbiamo deciso di rimanere qui, perché la prima volta che ci successe ottenemmo degli apprezzabili e lodevoli risultati. Da allora, invero, per sancire dichiarando la nostra promessa con noi stesse e per ringraziarci dell’avvenuta e propizia buona sorte, abbiamo stabilito che saremmo ritornate sempre qua per convalidare il nostro accordo. In ultimo, come ben saprai, tutta la Sardegna non ha bisogno d’ulteriori commenti né d’aggiuntive presentazioni per la sua indiscutibile bellezza, ma non soltanto per questo, perché è un micro cosmo dentro un Continente, capisci vero?”.

Mirella non aveva ancora finito d’espormi il discorso, perché senza tanti peli sulla lingua intervenne prontamente Patrizia sbaragliandole bruscamente il dialogo, mostrandomi un giornaletto pornografico con evidenti e indubitabili immagini di membri maschili, con donne impegnate nel compiere dei rapporti orali:

“Vedi, noi due insomma, come puoi ben notare, adoriamo compiere queste azioni e ne andiamo palesemente ghiotte, provocandomi e stuzzicandomi al tempo stesso con lo sguardo in modo sottinteso” - enunciandomi in maniera infervorata la questione, poi incalzando ancora l’argomento in modo risoluto aggiungendo:

“Lo eseguiamo, perché crediamo che agli uomini queste cose facciano perdere la bussola per il piacere” - raccontando il tutto con una lineare e schietta disinvoltura, con estrema leggerezza e con una spigliatezza senz’eguali.

Essendo ambedue abbastanza disinibite ed estroverse, poiché la discussione scivolava scorrevole e liscia come se niente fosse, per loro era un sincero e spigliato argomento come tanti, ma che controllavano e padroneggiavano in maniera egregia senza tanti timori, con pochi fronzoli e senz’eccessivi intoppi, sebbene io in quella circostanza le osservavo attentamente chiedendomi dove volessero in conclusione accuratamente puntare. Forse con questo loro modo di fare così brioso, estroverso e spumeggiante, ottenevano senza troppa fatica quello che ambivano quando avevano uomini davanti a loro, demolendo con una naturalezza e una semplicità sbalorditiva gli ultimi timori, scardinando tutti i contraccolpi verso eventuali baciapile e nei confronti di potenziali puritani. La loro franchezza e la loro screanzata schiettezza dei loro argomenti a tratti cafona, maleducata, sboccata e scortese per qualcuno, risultava viceversa concupiscente, controllata, libidinosa e lussuriosa per altri, tuttavia risultando alquanto produttiva e redditizia centrando direttamente nel segno mi riferirono nel contempo le due donne. Io restavo là ad ascoltarle in modo equanime e neutrale, nel mentre Mirella esordiva esponendomi il tema con una dovizia e una sovrabbondanza di particolari:

“Dunque, il pompino è un’arte che nasce secoli addietro, anzi millenni, in quanto era una pratica già conosciuta dagli egiziani, poi alla fine è arrivata fino ai giorni nostri. Ci sono diversi posti dove puoi farlo, dal bagno della nonna (se ci penso, che bei ricordi), nel sedile posteriore della mia Renault 5 o perfino al cinema, ciononostante insomma ogni posto è quello giusto, basta che le due persone si sentano a loro agio”. Lei era talmente avvinta e interessata dall’argomento che incalzava aggiungendo fermamente:

“In breve, la situazione esemplare tipica è che tu donna sei con un uomo che ti piace e sai benissimo che gli piacerebbe ricevere un bel pompino proprio ora. Dopo che si sarà avvicinato a te, perché se non lo fa è proprio un imbecille, comincia ad accarezzarlo e fai scivolare lentamente le mani sul suo pacco. Se la “bestia” dà dei concreti segni di vita allora e tutto tuo, se non è così non scoraggiarti. Il livello del suo imbarazzo è alle stelle, perché magari ha poca confidenza con questo genere di rapporto sessuale, allora afferra il cazzo, appoggiati sulla sua faccia e bacialo con passione, tasta in basso per vedere se ottieni un “ritorno in vita”. Qualsiasi tipo di movimento è buon segno, adesso tiraglielo fuori e guarda com’è. Se è dritto stai facendo un buon lavoro, altrimenti ecco quello che devi fare: tira fuori i testicoli, sarebbe più pratico se togliessi i pantaloni, dopo con la mano sinistra afferragli le palle con decisione, sta’ in campana però, il cazzo è nella mano destra, poi stringilo gentilmente verso il basso e preparati a succhiare, fai scorrere la tua lingua sulle labbra per bagnarle e guarda la faccia del tuo uomo. Ricordati però, che negli uomini la libido è stimolata e vivacizzata soprattutto dal contatto visivo, cioè quello che loro vedono. Adesso apri solamente un po’ la bocca, quel poco che basta per stuzzicare ed eccitarlo senza farlo soffrire troppo, soffiaci sopra l’alito caldo, tira fuori la tua lingua un’altra volta e avvicinati a lui, stuzzicalo. Nel frattempo la tua mano sinistra sta massaggiando le sue palle, magari grattandole leggermente. Per le più ingorde e vogliose di cazzo, ricordati che circa a metà tra l’ano e i testicoli c’è il muscolo che causa l’erezione, in quanto se viene ben stimolato dà ottimi risultati. Dopo averlo leccato parecchio al tuo uomo o al tuo ragazzo, adesso dovrebbe avere un bel membro, dato che comincerà ad avere sempre più voglia di te. Tienilo in stallo, fatti desiderare, occhio però a non esagerare altrimenti rovini tutto, guarda la sua espressione, poiché ti dovrebbe dire tutto. Comincia a muovere la lingua dalla base fino alla punta della cappella, senza fermarti e gioca con la lingua intorno a essa”.

In quella circostanza interveniva Patrizia, che colpendola leggermente con il braccio l’intimava bloccandola quasi in modo risentito e sofferto:

“Adesso basta, tocca a me, senti questo, perché ora viene la parte più bella. Prendi la cappella e mettila in bocca e con la lingua leccala dolcemente, poi comprensibilmente procedi sempre più giù fino a prenderlo tutto in bocca, le dimensioni in realtà non contano, vale bensì la posizione adottata. Adesso è tutto tuo, perché è in tuo potere, rimani pochi istanti con il cazzo tutto dentro, poi dai sfogo alle tue fantasie perché le basi le hai. Occhio a una cosa però, perché quando il tuo starà per venire fermati, temporeggia, perché le cose sofferte sono le più belle. Chiaramente ci sono dei nitidi segni, tipo gemiti, sospiri e lamenti che imparerai a riconoscere con il tempo, ingrossamenti, cazzo più duro e quant’altro. Ricorda, che questi movimenti ripetuti senza sosta cominciano a stufare, pertanto devi cambiare gioco. Sul punto dell’orgasmo, vale a dire dove sei quasi in questo momento, muovi la tua mano destra verso la base del cazzo e strizzalo. Adesso la cappella è liscia e lucente, però continua a prendere il cazzo in bocca, succhia e prova le varie posizioni, finché non vedi che l’uomo non ce la fa più e sta per eiaculare. Quello che farai adesso è una cosa conclusiva fra te e il tuo porcello, perché personalmente sono cavoli vostri di ciò che fate. Non ingoiare giù soltanto perché lo chiede lui. Se non ti va rischi di vomitare e non ci fai una bella figura, se al contrario sei vogliosa di provare, allora tienilo in bocca e butta giù poco alla volta. Questo è tutto”.

Il discorso si concluse poco prima che ci preparassimo per effettuare lo sbarco, nel momento in cui la nave stava già entrando nella rada. Ci siamo salutati e ci siamo riproposti un giorno d’incontrarci nuovamente, chissà. Chi può dirlo con esattezza se le nostre strade s’incroceranno nuovamente. Aggiunsero inoltre vivamente soddisfatte per l’incontro annunciando: “Ringraziamo noi stesse che con la nostra pratica costante e instancabile, abbiamo ottenuto tutti questi pregevoli e ragguardevoli risultati. Da non dimenticare inoltre, addirittura e soprattutto, tutta la materia prima che è stata accessibile e disponibile finora per la riuscita dell’impresa”.

Un affettuoso, festoso e premuroso saluto anche a “Idraulico”, che ha avuto la briga, la pazienza e in ultimo la sopportazione e la superiorità d’ ascoltarci, di non condannarci né di criticarci né di giudicarci in alcun modo, per la nostra così diretta, espansiva e schietta impertinenza assieme a quella diretta e lasciva sfacciataggine nell’esporre questi avvenimenti. Utilizzateli se vi va, per voi che leggete come piccolo prontuario.

“Ciao a tutti e ancora buone vacanze per tutti quelli che ci dovranno ancora andare, giacché questa è realmente la coincidenza e l’occasione per dire in bocca a ciascuno in tutti i sensi”. Patrizia e Mirella.

{Idraulico anno 1999}