i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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La città era così brillante e luminosa quasi da non riconoscerla, eppure era sempre così per Natale, perché tutto l’ambiente si trasformava travestendosi in un gioco di colori e di luci, dato che sembrava che persino l’aria si rinnovasse in qualcos’altro amalgamandosi in un misto di profumi fatto di castagne, di dolciumi e di foglie. Le vetrine erano addobbate a festa, la folla riempiva le strade a dicembre anche quando il termometro si trovava a temperature bassissime, tuttavia il Natale generava, portava e suscitava anche questo.

Tutti s’accingevano nel compiere gli acquisti di Natale, proprio come lei in quel tardo pomeriggio della vigilia, dal momento che era sempre l’abituale ritardataria, ma che cosa ci poteva fare, per il fatto che si era trovata fino all’ultimo istante molto impegnata con il suo lavoro. E poi, dopo gli ultimi servizi fotografici, che aveva tra l’altro compiuto fruttandole un bel gruzzolo aveva potuto in tale maniera scegliere regali più consistenti. Lei continuava ad aggirarsi piena di pacchettini colorati e rifiniti con dei fiocchi luccicanti, con passo svelto nonostante calzasse i tacchi vertiginosi degli stivali con la punta aguzza. Indossava un cappotto lunghissimo e sotto solamente una minigonna nera con una semplice camicetta scollata, nera pure quella.

Era veramente bellissima, truccata in modo leggero, quasi trasparente, con i capelli neri svolazzanti al vento gelido con quell’aria sicura di sé e gioiosa, tipica di lei per Natale. Quell’atmosfera le metteva così allegria, dato che le riportava alla mente tanti lontani ricordi. Attualmente la sua famiglia era diventata molto più numerosa e quindi questa festa era diventata ancora più bella per lei, che pur essendo una modella in carriera, una ragazza indipendente e moderna conservava con sé la più grande tradizione, quella della famiglia. Era unicamente quello il suo punto debole, giacché andare in giro per fare delle compere per i suoi parenti la metteva di buon umore, invece che il contrario. Lei stava attraversando una strada, quando il rumore chiassoso e stridente del freno d’una automobile la fece sobbalzare dallo spavento, per il fatto che l’autovettura si era fermata a pochi centimetri da lei, giacché per pochi centimetri non l’ammazzava. Fissarono lo sguardo a quello del guidatore due occhi verdi, manifestamente intesi e spaventati e in seguito non vide più nulla, l’uomo alla guida scese in fretta dall’autoveicolo chinandosi su di lei stringendola tra le braccia e facendola sedere sul sedile anteriore, raccolse tutti i suoi pacchetti e poi prima di bloccare ulteriormente il traffico avviò il motore. Si fermò rapidamente al primo parcheggiò che riuscì a individuare, frattanto lei si era svegliata:

“Mi dica, come si sente?” - le chiese con una voce caldissima che le fece quasi provare un fremito dentro.

“Beh, credo bene, anche se mi sono presa un bello spavento. Ma che cos’è successo?”. Lei lo fissava curiosa, in quanto era un bell’uomo sui trentacinque anni, ben vestito, eppure con un’aria dispiaciuta e triste oltre che mortificata per quel piccolo incidente.

“Mi scusi, ero perso nei miei pensieri e non ho visto che stava attraversando la strada, però ho frenato per fortuna proprio in tempo” - mentre la guardava pieno di scuse e un po’ incredulo, come se vedesse un angelo.

Il suo sguardo era talmente smarrito nei lineamenti di quel viso di porcellana, nei capelli scuri che le scendevano morbidamente sulle spalle, negli occhi nerissimi, intensi e luccicanti che lo guardavano incuriositi, dato che per un attimo ebbe l’impressione di non esistere più:

“Si sente bene?” - lui annuì e poi catturato da uno strano senso di calore, le chiese se le andasse di seguirlo nell’appartamento di lui.

Lei presa forse dallo stesso calore accettò senza nemmeno sapere il perché. Quell’uomo aveva un’aria così angosciata e tormentata, che voleva seguirlo. Quando entrarono in ascensore Anna si rese conto che stava per entrare nel mondo d’uno sconosciuto, poiché non sapeva nemmeno il suo nome, eppure quel brivido di paura che le aveva appena percorso la schiena, era nello stesso tempo accompagnato da un brivido d’eccitazione e non le sfiorò nemmeno il pensiero di chiedere qualcosa su quell’uomo. Non le importava, adesso era lì con lui, tuttavia non sapeva che cosa le sarebbe accaduto ciononostante non lo temeva. Marco la fece accomodare nel suo attico enorme, Anna si guardava intorno sorpresa e attenta a ogni piccolo particolare di quell’appartamento lussuoso, ma anche triste e vuoto. Lui le versò del vino rosso in un calice di cristallo che brillava alla luce soffusa delle luci e poi prese un bicchiere anche per sé. Restavano in silenzio, lui la osservava intensamente, percorrendo con lo sguardo tutta la sua figura. I capelli, il viso, il corpo che adesso poteva notare meglio e quelle lunghe gambe coperte dagli stivali altissimi e nel guardarla aveva un’aria malinconica e triste, poiché Anna non riusciva a capirne e a coglierne il perché.

Era un uomo giovane, a quanto pare ben messo finanziariamente, bello e poteva intuire che doveva essere colto e intelligente, perché sembrava turbato nell’essere vicino a una donna, rapita nel vortice di queste domande si sedette accanto accavallando le gambe in modo accattivante e invitante, procurandogli un piccolo sussulto interiore. Era così bella, così desiderabile e così sensuale. Le guardava le labbra morbide, naturali e polpose colorate da un leggero lucido rosato che le faceva sembrare delle succose fragoline. Come avrebbe desiderato chinarsi su quella bocca, avido di baci.

Lui provava un languore tale nell’averla, eppure era frenato, perché non l’aveva condotta lì per scoparla. Allora perché l’aveva portata a casa sua? Nemmeno lui lo sapeva, l’aveva fatto in uno slancio d’emotività, d’impulso, forse scioccamente. Fu infatti un attimo sentire il contatto passionale e tenero, lungo quelle due bocche che s’unirono per volere di lei, che presa dai suoi occhi si era lasciata andare per entrambi. Quando si staccarono, i loro respiri erano affannosi e s’univano, come avevano fatto le loro lingue, dato che si guardavano desiderandosi in un modo tale da restarne sconvolti:

“Che cosa m’hai fatto?” - le chiese quasi con un tono accusatorio, mentre con le mani cercava ancora il corpo caldo e sinuoso di lei, che si muoveva scosso dal respiro.

I bottoncini della camicetta che lei indossava, vennero pian piano slacciati dalle grandi e delicate mani di lui, dal momento che rimase a bocca aperta dinanzi a quei seni colmi, coperti da un provocante reggiseno di pizzo che li faceva ammirare in tutta la loro bellezza:

“Sembra che tu abbia paura di me, perché questo? Io ti desidero, non so come mai, però voglio stare con te, adesso” - gli tolse la cravatta e gli sbottonò la camicia, accarezzandogli il petto ben liscio e forte.

In seguito lo attirò a sé e lo baciò ancora, stringendosi a lui e cingendogli la vita con una gamba. Fu allora che lui si fece più temerario, si fece seguire nella sua camera da letto, le sfilò la camicetta, la minigonna, le calze e gli stivali e lei restò così soltanto con il reggiseno di pizzo e un piccolo perizoma. Alla vista di quel corpo fantastico dalla pelle ambrata e calda provò un’eccitazione fortissima. Doveva averla, doveva sentirla sua almeno per una volta, senza fare niente se la ritrovò stesa sul letto, completamente a sua disposizione con un sorriso un po’ imbarazzato, però piacevole che lo invitava a prenderla.

Le accarezzò il corpo con le mani, sfiorando quella pelle liscia e vellutata, le tolse il reggiseno e si tuffò fra quei seni bellissimi con i bottoncini già rigonfi dal piacere, glieli baciò piano, fece giocare la sua lingua con i suoi capezzoli, li prese tutti in bocca e sentiva lei che premendo la testa contro i cuscini gemeva di piacere. Era vero allora, lei poteva essere sua quella notte. Le sfilò anche il perizoma, era nuda, completamente nuda davanti ai suoi occhi sgranati. Portò le dita a quel piccolo triangolo scuro e l’accarezzò piano con la mano tremante, ma che poco dopo si fece più ardente e audace, poiché la fece gemere ancora. Sentiva le sue dita bagnarsi, sentiva il suo membro farsi sempre più duro, la sentiva muoversi sotto le sue carezze e la sentiva pregarlo di prenderla, di penetrarla. Lui si fermò, lei aprì gli occhi contrariata e lo guardò con aria indispettita, lui sorrideva malizioso, disinvolto e completamente trasformato.

Posò la lingua fra le gambe aperte di lei, esasperò il clitoride gonfio, s’insinuò fra le labbra penetrandola come desiderava e lei s’agitò di più, sentendo d’esplodere dalla voglia di fare l’amore con quello sconosciuto che la stava facendo impazzire. Così fece in modo d’allontanarlo da lei, gli tolse i vestiti che lui ancora indossava al contrario di Anna, vide il membro grosso e duro di lui visibilmente intrigato dal loro gioco. Anna strofinò il suo corpo nudo contro di quello di lui, con la lingua gli accarezzò il collo, con i denti gli mordicchiò il lobo dell’orecchio sinistro, poi altre carezze sulle spalle, sui capezzoli, poi lo buttò sul letto e si chinò sopra il basso ventre di lui, gettò un soffio di respiro sul fallo di Marco, in modo da capire che cosa lo stesse aspettando. Anna avvicinò la sua bocca alla parte più intima di lui e proprio, mentre Marco era convinto che glielo avesse preso tra le labbra, la sentì ritirarsi.

S’avvicinò ancora, questa volta sfiorandolo con la punta della lingua e indietreggiò ancora, gli fu ancora vicino, scaldandolo con il suo respiro, ma si limitava a questo. Marco credeva d’esplodere ecco qual era il gioco di quell’angelo bruno, dal momento che voleva rendergli pan per focaccia. Adesso era lui che le sussurrava fra i gemiti, che la desiderava, che voleva farla godere, che voleva penetrarla tutta la notte, Anna continuò ancora con il suo giochetto e poi proprio quando Marco stava per stufarsi, glielo prese in bocca.

Lui rimase ammutolito e annichilito, sentendo la sua bocca andare su e giù sul suo membro, la sua lingua bagnarlo, le sue mani accarezzargli il corpo, dato che iniziò a gemere di piacere. Com’era bella, com’era fantastica, come la desiderava. Lei stava quasi per farlo venire, quando lui la fermò e con una mossa velocissima fu sopra di lei. Anna sorrideva compiaciuta, Marco rispondeva al suo sorriso e in un momento le fu dentro, lei sussultò e lui iniziò a spingere:

“Oh sì, dai così, è bellissimo” - sussurrava lei, sentendo quel membro durissimo entrarle dentro e uscirne bagnato dai suoi fluidi caldissimi, per penetrarla di nuovo con più forza.

La sua eccitazione cresceva ancora, lo voleva in tutti i modi che conosceva, voleva che i loro corpi s’appartenessero totalmente quella notte.

“Prendimi. Io sono tutta tua, fa’ del mio corpo ciò che vuoi, amami questa notte”.

Lui la strinse forte a sé, mentre era ancora dentro di lei, poi la fece girare e la penetrò da dietro, spingeva e con le mani le toccava il sedere, le gambe, la schiena e poi teneva i suoi seni che si muovevano veloci al ritmo che lui voleva imprimere. La sentiva godere e urlare di piacere, finché non scoppiò in un fortissimo orgasmo e in quel momento lui si sfilò da lei e iniziò a leccare tutto quello che lei gli stava offrendo da quel fiore profumato. Non riusciva a credere che fosse sua, eppure era lì con lei e le stava leccando la fica, mentre lei con la mano cercava il suo cazzo.

Le inibizioni iniziali andavano diminuendo e scomparendo sempre più, Anna si divincolò dalla sua bocca, lo fece stendere sotto di lei e facendogli puntare bene il suo pene con le gambe ben aperte scivolò sopra di lui, permettendogli d’entrare di nuovo in quel posticino caldo, accogliente e ancora umido, gli ordinò di non muoversi, perché voleva farlo lei, perché non appena lo fece lui sentì una vampata calda percorrergli tutto il corpo e Anna vedendo il piacere sul suo volto, continuò a muoversi sempre più velocemente godendo anche a lei in un modo che non aveva mai conosciuto né sperimentato. Mentre lei gli gemeva che stava per venire, anche lui le sussurrò che stava raggiungendo l’orgasmo e in un momento sentirono due onde fortissime invaderli e confondersi in una sola.

Lui eiaculò dentro il corpo di Anna in maniera violentissima e lei gli ricoprì le parti intime di quei fluidi. Stanchi dopo ore d’intensa attività, s’addormentarono l’uno nella braccia dell’altra. Quando Anna si svegliò era mezzanotte passata, aveva trascorso con quello sconosciuto le ultime sei ore delle quali solamente una dormendo. Adesso quel sogno era finito, quella dolce vigilia di Natale doveva terminarsi così suo malgrado. Si rivestì in fretta, perché doveva tornare a casa, lei si fermò sulla porta della stanza da letto e lo guardò dormire, com’era tenero in quel momento, così meravigliosamente genuino, innocente e nudo, gli mandò un bacio con la mano, in salotto prese i suoi pacchetti e tornò verso casa. Lasciò tutti i regali sotto l’albero di Natale e poi pianissimo andò via, il giorno dopo l’attendeva un intenso pranzo con i parenti. Non dormì molto, per il fatto che lei era una delle addette alla cucina, era una cuoca deliziosa e tutti esigevano da lei molti manicaretti per le feste. Stava per servire le prime portate, quando vide suo cugino entrare accompagnato da un altro ragazzo.

“Questo è Marco, un amico. Lui non ha famiglia e ho pensato d’invitarlo qui. Che cosa ne dici Anna, c’è da mangiare in abbondanza, vero?” - così, in un attimo scoprirono i loro nomi.

Sorrisero, dal momento che i loro occhi dissero, espressero e ricordarono più di quanto tutti i presenti potessero immaginare. Chi avrebbe potuto capire? Nessuno.

Chi l’avrebbe mai potuto dire, eppure da un’appassionata, da un’entusiasta e da un’inattesa notte di Natale fra due perfetti sconosciuti, due cuori furono accomunati e uniti.

{Idraulico anno 1999}