i racconti di Milu
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“Lui riesce a ricavare il meglio dandoti una nuova immagine, ovviamente inventata e creata distintamente per te, specificatamente su di te, precisamente sulle tue aspirazioni, sui tuoi ideali e particolarmente sul tuo essere donna”. In questo modo me lo descrisse rappresentandomelo a voce la signora Enrica nel porgermi il numero del cellulare di Armando.

“Lavora da un famoso parrucchiere ed è altrettanto bravo, nel negozio non te la cavi con meno di cento euro, a casa sua però spenderai un po’ di meno perché avrà più tempo da dedicarti”.

Quella domenica manifestai a mio marito che sarei uscita per i soliti acquisti natalizi e che se mi fosse rimasto un po’ di tempo sarei passata ben volentieri dalla mia parrucchiera di fiducia per rifarmi il colore dei capelli. Scelsi dal comodino un paio di collant neri, dal momento che avevano ornamenti floreali all’inizio delle cosce, sulle ginocchia e sulle caviglie, per il resto lasciavano placidamente apparire sotto una larga trama a rete le gambe in tutta la loro naturale bellezza. Di sopra indossai una gonna nera lunga rinforzata con una striscia di pelle sul centro sia davanti sia dietro, un maglione a collo alto, gli stivali e la giacca di pelle:

“Non so dirti per che ora rincaserò” - gridai in direzione di Alberto mentre chiudevo il portone dell’andito del palazzo.

In realtà non fu per niente facile riuscire a trovare un posteggio proprio lì in centro in quella domenica d’acquisti. Lui abitava in un fabbricato tra i più lussuosi della città, io suonai al terzo piano, cosicché mi venne ad aprire un uomo oltre i quarant’anni d’età, alto con i capelli brizzolati raccolti in una coda, gli occhi chiari, il fisico non da atleta ma asciutto. Indossava una casacca con un paio di pantaloni verdi e sembrava un chirurgo, successivamente mi fece accomodare in un salone dai soffitti alti e ben decorati, le grandi tende aperte alle finestre che lasciavano intravedere le palme e il mare. Ci tenne a precisare che la lucentezza, l’ordine e la pulizia non erano merito suo, ma di un’anziana e laboriosa domestica che per due giorni la settimana diventava padrona della casa. Fuori soffiava un fastidioso libeccio, però nella camera il sole lasciava filtrare un caldo tepore, lui m’offrì un buon tè, parlammo prima di Enrica e di svariati argomenti. Lui era un buon ascoltatore e più che altro fece parlare me, intanto che parlavo sentivo i suo occhi scrutarmi profondamente sia dentro che fuori:

“Sono contento mia cara signora d’averla come cliente. Il suo viso e il suo corpo m’offrono infatti numerose possibilità d’esprimermi. Tengo a annunciarle però, che io per lavorare avrei bisogno che lei indossasse quest’indumenti”.

In quella circostanza mi fece accomodare in una stanza da letto comunicante arredata in stile antico e con al centro un grande talamo matrimoniale, placidamente seduta sulla sponda mi sfilai gli stivali, la gonna, la maglietta di cotone e il maglione esaminandomi così scalza e nuda nello specchio vestita solamente con i collant. Hanno però un pregio i collant, se hai le gambe ben depilate hanno dalla loro parte quello di coprire le piccole imperfezioni della pelle e dare tono ed elasticità alla gamba, perché indossati senza le mutandine la tengono premuta, l’aprono e ci entrano dentro. Il tepore che riempiva la stanza m’invitava a fare con calma, sicché mi voltai per specchiarmi le chiappe, risistemai i collant facendoli aderire bene. Indossai la casacca color ambra che Armando m’aveva offerto, poiché arrivava appena a coprire l’inizio delle cosce, era d’un tessuto che pur essendo impermeabile ridava alla pelle un piacevole contatto. Lo raggiunsi nella stanza da lavoro, seduta sulla poltrona offrii il capo reclinato alle sue mani, per il fatto che sentivo le sue dita passarmi leggere lo shampoo nei capelli facendo in seguito scorrere adagio l’acqua tiepida, mentre quell’azione mi donava un gradevole brivido sul collo facendomi socchiudere gli occhi e nel contempo rilassandomi.

Davanti c’era uno specchio orizzontale, rasserenata con le gambe un po’ aperte vidi specchiati i collant coprire i piedi nudi e poi su oltre i disegni fino a intravedere la foltissima nera peluria. In inverno, quasi a farle più caldo, la lasciavo ricoperta di quei tantissimi peli neri, per poi spogliarla all’approssimarsi dell’estate. Il sole tiepido filtrato dai vetri mi cullava la mente, non riuscivo a capire che cosa avrei voluto che lui mi chiaramente facesse, eppure sentivo che ero eccitata perché ebbi quasi vergogna di sentirmi bagnata. Lui teneva la forbice come uno scultore, lo scalpello e attribuiva colpi di taglio per poi fermarsi per contemplare ammirato quell’opera. Quando raccolse tutti i miei capelli tra le sue mani osservandoli da dietro, sentii premermi contro il suo cazzo percependolo gonfio e grande. Io non mi spostai, lo lasciai fare con gli occhi chiusi, mi dispiaceva vedere i miei capelli mori lunghi fin quasi alle spalle finire sparsi per terra. Avevo deciso d’apparire come lui avrebbe voluto, alla fine vidi nello specchio una testa allegra e sbarazzina con tante ciocche lanciate in alto cosparse di bagliori:

“Sarà senza dubbio alcuno la più bella della sala per il trentuno di dicembre” - mi disse accarezzandomi il viso con le sue mani leggere, morbide e protettive.

Era di fronte a me, discese con lo sguardo tra le mie cosce, mentre io cercai lestamente di chiuderle per non fargli vedere i collant umidi. Sentii le sue mani percorrermi la coscia in una lunga carezza, profonda ma attenta evitando di sfilare le calze. Non avvertii nelle sue mani alcuna asperità né alcuna imperfezione, dopo mi chiese d’alzarmi e d’indossare i miei stivali, tuttavia nel tempo in cui cercavo d’infilarli rimanendo in piedi mi venne dietro. La casacca alzata sulla schiena piegata scopriva invero i collant che risaltavano la forma già pronunciata del mio sedere e il solco aperto delle natiche. Dallo specchio lo riconobbi con una mano dentro il camice mentre si masturbava furiosamente. Era alquanto eccitato e rosso in viso, tenuto conto che non è facile infilarsi velocemente un paio di stivali specie per me che ho i polpacci un po’ grandi. In quel frangente lo adocchiai squadrando quel cazzo dritto e grande in mano che sborrava liberamente sul pavimento. Mentre inginocchiato lui puliva il pavimento, nel contempo si scusava rimanendo con il fazzoletto in mano per contemplarmi. Io ero con le gambe aperte sopra di lui, dopo abbassati i collant fino alle ginocchia m’accarezzò con tanti piccoli morsi. Io rimasi con le mani sui fianchi e lo lasciai leccare fino a quando strizzandomi i capezzoli, sentii colare tra le cosce tutto il mio piacere. Mio marito quella sera mi trovò molto disponibile:

“Giovane, sbarazzina e spigliata con i capelli corti, molto invitante” - mi disse, mentre avvicinava la mia bocca al suo cazzo eretto, anche lui era stranamente molto aizzato e invogliato:

“Sta’ attento ai capelli” - gli raccomandai quando mi strinse la testa tra le mani.

Non finivo più di succhiarlo per quanta voglia avevo dentro, lo succhiavo e lo masturbavo al tempo stesso senza fermarmi, con desiderio impaziente e precipitoso di sentirlo placidamente sborrare dentro la mia bocca e di bere per quanta sete avevo:

“Fermati, fa’ piano altrimenti ti spruzzo subito, fammi resistere” - io continuai insistendo in maniera incontentabile ed insaziabile senza dargli retta.

Lui mi tolse il cazzo di bocca appena prima di sborrare, solito cretino e deficiente rovina ogni cosa, giacché mi schizzò tutto quel candido e denso seme sui capelli imbrattandomeli in ogni parte, in quell’occasione gli dissi di tutto aggredendolo, investendolo e inveendogli contro, mentre lui placidamente quasi in modo disinteressato e incurante mi controbatteva:

“Non te la prendere, scusa. Non dovrai affliggerti né assillarti più di tanto, perché domani tornerai qua per farteli lavare, giacché il lavaggio sarà gratis, promesso. Dimenticavo inoltre di riferirti, che ha telefonato poc’anzi la signora Enrica per informarsi se sei rimasta soddisfatta del nuovo parrucchiere” - mi ripeté Armando ironizzando e sorridendo sul singolare e stravagante accaduto.

{Idraulico anno 1999}