i racconti di Milu
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“Sono affascinanti e provocanti per davvero quei lacci” - mi sussurri, sfiorandomi la schiena al tuo passaggio.

Seduta io mi volto seguendo la tua figura, cercando d’intuire dove stai andando in fondo a quel corridoio. Al momento sono troppe le persone a cena e in fondo forse anche smoderatamente affiatate e unite per non dare nell’occhio seguendoti, per questo motivo io rimango quietamente al mio posto e attendo. Chissà, se vedrò un’espressione avvilita e delusa sul tuo volto al ritorno oppure no.

La mia innegabile cura utilizzata nella preparazione per stasera non ti è sfuggita, la schiena segnata indubitabilmente dai lacci è certamente un bel biglietto da visita, insieme alle rotondità avvolte dall’abito al ginocchio. Sei sempre stata tu la mia preda cacciata, cercata e sospirata con un desiderio che non sai, anche se fino a stasera non t’ha nemmeno sfiorato il pensiero che potessi desiderarti. In fondo adesso è facilissimo aggredire e attaccare le tue mura, colpirle e farti capitolare, perché ne abbiamo parlato così tante volte, in quanto per tutti essendo considerate inavvicinabili e invincibili, a me viceversa sembrano in confronto un minuscolo scalino, o forse sono solamente troppo sicura di me stessa.

Può darsi che non sia così facile capirti e quell’approccio “tutto sesso” che hai, tenuto conto che può sconcertare e stupire, trarre perfino in inganno e sconvolgere scompigliando le mille persone che ti ronzano intorno, con cui tra l’altro giochi divertendoti senza d’altra parte mai concederti. T’alzi di nuovo, stavolta oltre i sussurri e gli sfioramenti collochi accidentalmente nelle mie mani un biglietto:

“Alzati e seguimi”.

Non c’è alcuna fretta penso, dato che posso godermi il lusso d’un altro sorso di vino gustato fino in fondo come antipasto a una fantastica cena e alla conclusione d’un discorso improduttivo e inutile con la vicina di sedia. Con un sorriso mi congedo alzandomi e svignandomela con molta indifferenza, attraverso lentamente il corridoio fino a quella porta dove so di trovarti là che m’aspetti:

“Finalmente”.

Tu m’accogli con un sorriso, con le mani protese in avanti che s’avventano padrone sui miei fianchi e mentre mi tiri verso di te la tua bocca s’impossessa delle mie labbra, morbida e golosa, intanto che la lingua gioca a stuzzicarmi con piccoli movimenti. Io infilo le dita nei tuoi capelli castani un po’ ricci e mentre il mio seno si schiaccia contro il tuo scendo sui lobi. Tu mi lasci fare, incauta, inconsapevole e all’oscuro di ciò che sta per accadere, perché in fin dei conti quella vena che pulsa sul collo è un’attrattiva troppo grande perché io resista ulteriormente, perché è soltanto un attimo in cui affondo i miei piccoli ma aguzzi canini sulla pelle bianchissima.

Ed ecco la sorpresa che appare celere nei tuoi occhi frastornandoti, tu sei come paralizzata, manifestamente neutralizzata, mentre il tuo liquido vitale sgorga dentro di me nei momenti in cui sento defluire la vita, lasciandoti come una bambolotta di pezza inerte e passiva nel bagno del ristorante. Mi guardo allo specchio, le mie labbra sono ancora sporche del tuo rossetto di colore rosso: l’unica cosa che non riesco ad apprezzare di te, in fondo sono d’indole festaiola e gaudente e amo il bello. Anche tu sei stupenda, con quel viso da madonna rigida e severa, con i capelli castani un po’ ricci e quel bel seno che sembra duellare sfidando con abilità la forza di gravità.

E’ stato però realmente un peccato, un inconveniente, perché forse una volta tanto hai ricercato selezionando la preda inopportuna, sbagliata. L’unica a dire il vero ammaliante, cruciale e in ultimo preparata e fatale.

{Idraulico anno 1999}