i racconti di Milu
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Vorrei parlare di un atto a lungo discorso,

non si gusta un banchetto in un morso,

un atto che se sentito e voluto non ha pari,

guardalo senza occhi della fame non ha eguali,

un atto svilito da troppi racconti da troppi filmati,

il cui sentire è ridda di pensieri arruffati.

Così ora ci provo a scriverlo, senza nominarlo,

rimando come a richiesta, per a lei abbandonarlo.

Così a te mi rivolgo mia splendida donna,

che sorridi al mio chiamarlo “colonna”.

Vorrei fare l'amore con la tua bocca,

no non sorrider, non è cosa sciocca,

guardarti cinger di labbra la mia carne,

così in grazie a passione parlarne.

Non vi è nulla di sconcio o sconveniente,

in un atto si dolce, un gesto si accogliente.

Il tuo scendere dunque di carne, in pelle,

piega il desio al fine, in docile del ribelle.

Che dire poi del tuo sguardo malizioso?

Ogni fremito cogli, ogni sussulto voglioso.

Affidarsi è la regola che dir se ne voglia,

lasciare che tu mi conduca sino alla soglia.

Qui alla fine il tuo carezzar mi porta,

lingua, labbra, gola e mano accorta.

Un atto di piacere in dedizione assoluta,

al cui epilogo tu non sia mai dispiaciuta,

giacché sorridente ti possa guardare,

lasciando al tuo estro ogni gesto guidare.

Che io ti sia debitor grato, del dato piacere,

che non sia per te un sentito obbligo bere.

Il suggere di linfa è tua scelta ogni volta,

si che da ogni obbligo tu sia sempre sciolta,

che a decider di accogliermi tu sia franca,

ad averti in quel rispetto non manca.

Che tu possa al fin sorridere, sul mio petto risalire,

le tue labbra alle mie congiungere senza ardire.

Non v'è volgarità ne sconcio, in un atto voluto,

di darsi l'un l'altra piacer goduto.