i racconti di Milu
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1. INTRODUZIONE

Storia che inizia prima della seconda guerra mondiale in u paesino sperduto in Sicilia dove nel 1932 da genitori contadini nasce un bel figlioletto.
Non ci sono state complicazioni durante il parto e il piccolo sembra sano anche se c’era un “piccolo” dettaglio che già dava nell’occhio - erano i genitali del piccoletto – il pene era il doppio di quello che era considerato “normale” per un neonato.
I genitori comunque per nulla preoccupati anzi orgogliosi del piccolo pensando “un giorno farà la felicità di tante ragazze”.
In realtà il ragazzo aveva quello che si definisce un megalopene o chiamato anche macrofallo – per definire un membro virile eccessivamente sviluppato, che nel caso suo era causato da un eccessivo sviluppo di certi ormoni.
Gli anni passano e il ragazzo cresce, anche parecchio, a causa degli ormoni a mille, che gli provocano un certo tipo di gigantismo, non eccessivo nella corporatura in generale ma comunque agli organi genitali sì, che pure continuano a crescere, ma in modo eccessivo.
La madre, durante gli anni nei quali ancora lo lavava, notava il suo pisellone pensando infatti qualche volta che era veramente superdotato.
Dopo i 7-8 anni la madre comunque non lo vide più nudo, dopo che il figlio incominciò a lavarsi da solo.

Arriva la guerra e tutti gli uomini del paese vanno al fronte, incluso suo padre e gli zii.
A fine guerra in pochi tornarono a casa, ma i maschi di casa non erano tra i fortunati.
Di conseguenza starà al ragazzo diventare “l’uomo di casa”, trovandosi a vivere con 3 donne mature, sua madre e le due zie. Tutte e tre avevano uno specifico “tratto di famiglia” – erano tutte tettone.
Sua madre Mariagrazia aveva una quinta misura, la zia Daniela una sesta, e la zia Erminia addirittura una settima.


2. LE PRIME MASTURBAZIONI E RAPPORTI

Il ragazzo come tutti i ragazzini che si sviluppavano ad una certa età aveva impulsi sessuali e cominciarono le prime masturbazioni. Le 3 tettone in casa di certo non era di aiuto, tutt’altro.
Quando si parla di “accoppiamento”, durante l’adolescenza il ragazzo poté assistere più volte a quello del regno animale, alla fattoria avevano anche uno stallone e una giumenta e lui fu’ colpito dalle dimensioni del membro del cavallo e dal modo in cui montava la giumenta.
Più volte pensò “anch’io potrei metterglielo dentro come lo stallone”.
Nella sua testa l’idea di “farsi” la giumenta gli frugava sempre più spesso, finché un giorno arrappato come mai, decise di passare all’azione.
Entra nella stalla, si cala le braghe e ne esce fuori un pisello fuori misura, per niente adatto ad un’ragazzino della sua età.
Poi comincia a masturbarsi e il pisello comincia ad indurirsi e a crescere ulteriormente fino a diventare un cilindro di carne che oggi ogni attore porno invidierebbe.
Poi infila il pisellone nella giumenta e comincia ad andare avanti e indietro proprio come faceva lo stallone, e dopo pochi minuti eiacula nella giumenta.
Fu così che iniziò a fottersi la giumenta, e continuò per diversi anni durante i quali il suo pisello continuò a crescere a dismisura.
Poco ne sapeva il ragazzo che il suo arnese era di dimensioni record, ma proprio da record mondiale.
A sviluppo terminato era praticamente un fenomeno da baraccone.
Il ragazzo era comunque un bel vedere, alto, muscoloso e ogni ragazza ma anche le donne mature del paese gli davano sempre occhiatine speciali.

Dai 16 anni cominciò a frequentare le ragazze, e un giorno poco dopo aver compiuto i 18 anni gli si presenta la prima occasione di scopare con una bella ragazza ma questa si rifiuta dopo che Nicola si sfilò i pantaloni e gli mostrò il suo esagerato pisello.
“Questo portalo a tua madre! Mostro!” – furono queste le ultime parole della ragazza impaurita prima che se andasse a gambe levate.
La stessa cosa continuò a ripetersi con le successive ragazze e per giunta un paio di loro gli rifilarono la stessa battuta: “Sei deforme! Questo lo porti a mamma tua che te l’ha fatto!”
Dopo l’ennesimo rifiuto il ragazzo cadde anche in depressione.

Ben presto in paese si diffusero voci della “dotazione” del ragazzo e tutte le ragazze lo guardavano come un mostro. Voci che giunsero persino a sua madre e alle zie.
Così un giorno la madre decise di parlargli...


3. LA SCOPERTA DELLA MADRE

Toc!Toc! Nicola sente bussare alla porta della sua stanza.
“Posso entrare amore?” – era sua madre.
“Ma certo mamma entra. Cosa c’è?”
La madre si siede sul letto e lo chiama a sé: “ Vieni siediti qua accanto a me. Dobbiamo parlare”
Lui fa quello che gli chiede e si siede accanto a lei...
“Di cosa mamma?”
“Sentii...come va’ con le ragazze?”
L’espressione nel volto del ragazzo cambia immediatamente, mettendo in evidenza imbarazzo e tristezza allo stesso tempo.
“Cos’è questa faccia? Dai è evidente che c’è qualcosa che non va’, tempo fa ti vedevo con parecchie ragazze e ora da un bel po’ di tempo zero ragazze. Cosa c’è che non va?”
Il ragazzo con lo sguardo triste non risponde e la madre cerca di spronarlo.
“Dai parlami, sono tua madre, puoi dirmi qualsiasi cosa, sono qui per aiutarti”
Il ragazzo finalmente decide di aprirsi un po’.
“Nessuno può aiutarmi, sono un mostro!”
La madre preoccupata: “Ma quale mostro? Sei un bellissimo ragazzo, dovresti piacere a tutte le ragaz...”
“Sono deforme!” la interrompe lui.
“Deforme? Ma in che senso deforme? Ma di cosa stai parlando?”
“No dai mamma lascia stare...”
La madre si alza e si mette in ginocchio di fronte a lui.
“Ora stammi bene a sentire, non me ne vado da questa stanza finché non mi avrai spiegato perché pensi queste cose! Hai capito?!”
Il ragazzo timidamente annuisce con la testa.
“Va bene ora dai parlami per Dio!”
“Sono...deforme…laggiù’! indicando la zona inguinale.
“Intendi dire il tuo...pene?”
Il ragazzo di nuovo annuisce senza parlare.
“E cosa ci sarebbe che non va’ con il tuo pene?! Fino ad una certa età ti ho lavato e per quanto mi ricordo era tutto a posto, anzi, mi ricordo che era anche un po’ grosso per la tua età” gli dice con una piccola risata.
Scena muta, il ragazzo non parla...
“Dai voglio vedere!”
“Ve…vedere cosa mamma?!” il ragazzo chiede quasi impaurito. Non avrebbe potuto sopportare che anche sua madre gli confermasse che era un mostro.
“Il tuo pene sciocchino! Alzati dai!”
Il ragazzo comunque obbedisce e si alza.
“Ora calati i pantaloni!”
“No mamma dai mi vergogno!”
“La mamma di Cinzia mi ha detto che davanti a sua figlia non ti vergognavi mica così tanto, e ora ti vergogni di me?”
“Ma mamma...lei come tutte le altre mi ha detto che sono un mostro, che non scoperò mai, mi ha detto questo portalo a mamma tua”
“Infatti mamma è qui tesoro…senti, ormai sei un uomo, non dovresti vergognarti davanti ad una donna, te lo dirò io se va tutto bene con tè, lascia stare le ragazzine, te lo dirà mamma se va tutto bene amore. Dai giù con i pantaloni!”
Il ragazzo ancora bloccato se ne sta’ impalato e la donna continua a spronarlo in tutti i modi.
“DAI FAMMELO VEDERE!”
“Dai non essere così timido, dai fai vedere cos’hai alla mamma, dai... fammi vedere cos’hai!”
E ancora: “Dai amore fai vedere alla mamma cos’hai quaggiù, fammelo vedere tesoro!“
Sembra tutto inutile e cosi la donna decide di prendere la situazione “in mano”.
“Allora faccio io!” E comincia a slacciargli i pantaloni e a tirarli giù insieme ai boxer. Lui la lascia fare.
Davanti alla donna si presentano i primi centimetri di pisello e il volto della donna cambia immediatamente. Rimane subito colpita dalla circonferenza del pene, grossissimo, porca miseria se era grosso, si vedeva che era ancora a riposo ed era grosso quasi quanto l’avanbraccio della donna.
Notevolmente impressionata continua a tirare giù e continuano ad accumularsi i centimetri e centimetri di pisello extra large. Super extra extra large.
La donna non può non esclamare un timido “O mio Dio!” ma continua a tirare giù pantaloni e mutande, decisa a trovare la fine di quel mostro.
Finalmente dopo un tempo che le sembrò interminabile ed in vicinanza di una decina di centimetri dal ginocchio del figlio, finalmente si presenta la cappella – gigantesca, ben più grossa de fusto del pene.
Il ragazzo aveva un pisello di dimensioni esagerate.
Gli occhi della donna rimangono fissati su tanto anzi troppo ben di Dio, e per buoni 30 secondi senza dire nulla, con la bocca aperta a confermare lo stato di incredulità.
Poi gli alza i pantaloni e alzandosi pure lei comincia a consolarlo: “Amore c’è l’hai bello grosso sì ma le ragazzine non possono apprezzare un pene grosso come il tuo, è normale che si spaventano, sono inesperte, vedrai che un giorno con una donna più matura non avrai questi problemi.
Non ti preoccupare amore mio, vedrai che si troverà una soluzione, te lo prometto...” e poi esce turbata dalla stanza del figlio.
La stessa notte la donna trova difficoltà’ a chiudere occhio pensando al figlio e al suo uccello mastodontico.
Si domandava se il ragazzo fosse consapevole di cosa aveva tra le gambe, e se in effetti mai avrebbe trovato una donna disposta a fare l’amore con lui, sì ma quale donna sarebbe disposta a farsi penetrare da quell’arnese?
Poverino, tanti si preoccupano perché c’è l’hanno piccolo e lui invece aveva problemi perché c’è l’ha troppo lungo.
Si chiedeva se addirittura gli si alzava, considerata la mole del cosone ne dubitava fortemente.
Da buona madre era lei che doveva aiutarlo, era lei che doveva sacrificarsi, cominciando a controllare se l’incredibile arnese funzionava...


4. LA SOLUZIONE

L’indomani il ragazzo andando a cena avvicinandosi al tavolo vede le tre donne parlare sottovoce e in maniera abbastanza animata, sua madre con le mani indicava qualcosa alle sorelle.
Era troppo lontano per vedere bene e sentire, in realtà le donne parlavano del suo pisello, eh già la donna non poteva non dirlo alle sorelle.
Giù con i particolari: “C’e l’ha enormee!, Lungo così(indicandola con l’indice delle due mani una lunghezza smisurata che faceva venire il nodo alla gola alle due zie) e grosso tanto(indicando con indice e pollice ma di nuovo con entrambe le mani una larghezza impossibile) e non c’è l’aveva neanche duro!”
Vedendo avvicinarsi il ragazzo, le donne cambiano immediatamente argomento e le due zie fissano il loro sguardo tra le gambe del nipote.
La cena trascorre in un strano silenzio, e Nicola nota che le donne lo guardano in un modo strano, come non lo avevano mai guardato, non ci capisce nulla poverino.
Un’ora dopo finita la cena le due zie bussano alla porta del nipote.
“Cosa c’è?” – chiede il ragazzo
“La mamma vuole vederti!” – risponde zia Erminia.
Nicola non ci capisce niente e domanda il perché, e zia Erminia risponde: ”Lo vedrai bello di zia, dai è nella camera da letto che ti aspetta, mi raccomando fai il bravo!” e gli dà un’occhiatina.
La zia Daniela aggiunge: “Tieni duro stallone!” e le due si fanno una bella risata maliziosa e se ne vanno.
Il ragazzo confuso si dirige verso la stanza della madre non capendoci niente.
Entra nella stanza della madre che sta seduta al bordo del letto vestita soltanto con una vestaglia da notte, che metteva in risalto le bellissime cosce della donna ed un decolleté pazzesco che faceva vedere gran parte delle bombe.
“Nicola vieni, vieni qua’”
Il ragazzo si avvicina alla madre e lei mettendo una mano sulla zip del figlio gli dice: “Ricordi cosa ti ho detto ieri? Che ti avrei aiutato...” e comincia a sbottonargli i pantaloni.
Libera quel cazzo pauroso e afferrandolo alla base, ne percorre la lunghezza con la mano.
“Mio dio amore com’è grosso …”
Poi la donna si alza e mette a sedere il figlio e poi si inginocchia tra le sue gambe.
“Per prima cosa vediamo se ti funziona...” e glielo prende in mano cominciando a masturbarlo lentamente prima con una mano poi con entrambe.
Il ragazzo comincia a godere e lei comincia ad incitarlo: “Così cosii lasciati andare, fa’ tutto la mamma, rilassati…”
Per segare quella mostruosità ce ne sarebbero volute più di due mani, ma il ragazzo gode come non ha mai goduto in vita sua.
Il mostro comincia a crescere...
La donna lo incita: “Bravo, bravo, fallo andare suu, fattelo rizzare, mandalo su per la mamma, falle vedere quanto sei maschio! Fammi vedere come lo mandi su’ dai!”
E gli si stava rizzando eccome!
“Oooh mammaa..” ansimava lui...e il pene continuava s crescere, ad allungarsi, ad indurirsi , a diventare anche più largo...
„Mmm bravo cosiii, ti sta diventando durissimo...“
La donna prese a baciare e leccare quella cosa enorme che mai le sarebbe entrata in bocca.
Febbricitante cominciò a muovere la testa a scatti, si scopò la bocca con quel poco che riusciva a mettere dentro la bocca.
Comincia a fargli un lavoro di bocca, di labbra, di lingua, leccandoglielo con gusto dalle palle al glande, insalivandolo tutto, ormai pieno di saliva la faceva impazzire ancora di più vedendolo tutto luccicante.
“Ti piace quello che ti fa la mamma mmh? Ti si rizza eccome!”
L’immane palo continuava a crescere in lunghezza e larghezza!!!!
„Bravissimo, ti funziona alla grande! Hai un arnese che ti funziona a meraviglia!!!“
Poi la donna si alza e mette giù le spalline della vestaglia facendo scendere la parte che le ricopriva le tettone e a petto nudo scende di nuovo verso il palo di carne del figlio.
“Adesso ci mettiamo anche le gemelle...” e glielo mette tra quelle tette enormi, gli fa una spagnola pazzesca, e siccome il pisellone è talmente lungo esce dalle tette e la cappella gigantesca le arriva ad altezza della bocca, e allo stesso tempo gli succhia la punta.
Subendo quel trattamento incredibile, non ci volle molto perché il ragazzo megadotato sfoderi la massima erezione di quel membro esagerato.
“Mmm sei durissimo, bravo amore di mamma, alle donne piace quando è duro!”

La donna ammaliata da quel palo perde qualsiasi inibizione e si lascia andare a frasi di apprezzamento:
“La madonna che tarrello che hai...sei enorme...con questo sfondi anche una vacca...”
E così quel gioco di tette, mani, lingua e bocca durò per una buona mezz'oretta, durante la quale
lei giocò con il membro del figlio in tutti i modi possibili, lo leccava come un’assatanata, ci metteva talmente tanta di quella saliva che gli colava sui coglioni.
Al ragazzo sarebbe bastata soltanto quella visione del membro tutto luccicante insalivato dalla madre a farglielo diventare duro.
Le sue mani che scivolavano sull'asta piena di saliva, facendo suoni bagnati, poi i baci su tutto il cazzone, una sinfonia di suoni perversi.
In certi momenti la masturbazione addirittura si fece violenta, glielo stringeva parecchio con la mano e la sua lingua non si staccava mai, non c'era un millimetro asciutto del cazzone, tanto lo slappava.
Lei si stava divertendo con le sue fantasie masturbatorie su un membro smisurato facendogli mille versioni di masturbazione, una mano su tutta la lunghezza dal pube vino al glande suu e giuu suu e giuu su tutta la lunghezza dell’asta.
Poi a due mani su e giù per l'intera asta, poi tutto il membro solo con la lingua, poi se lo sbatteva sulle labbra e sulla faccia, che roba, l’avrebbe fatto diventare duro ad un impotente.
Prima di smettere e passare alla “fase successiva” glielo tiene alla base e lo guarda per un paio di secondi, il pene è esageratamente lungo, grossissimo, è enorme, gigantesco, smisurato, mastodontico e con le vene in rilievo che lo fanno sembrare ancora più animalesco. Il pene nonostante la mole riesce a puntare verso l’alto, imponente e massiccio.
Anche la prostituta più spanata del mondo avrebbe avuto paura di quel palo, in effetti anche la madre aveva paura, ma era pronta a soffrire pur di svezzare il figlio e farlo godere.


5. LO SFONDAMENTO

Finalmente quando smette di segarlo, la donna si mette alla pecorina e lo invita a penetrarla: “È ora di diventare un vero uomo amore, dai stallone fammi vedere cosa sai fare, fammi vedere come lo usi!” e girandosi prende on una mano il membro del figlio e lo pilota all’ingresso della fica.
“Prima di venire devi avvertirmi!”
“Si ‘mamma”
“Dai spingi ora!” lo incita la madre.
Lui comincia a spingere leggermente ma è inutile, la cappella è gigantesca, non ci entra.
La fica si allarga ma non abbastanza e ne segue il primo “Oooh” della donna, uno dei tanti di quella notte.
Era proprio una questione di dimensioni, parliamo di un'arma dalle dimensioni veramente fuori scala.
La donna voleva far penetrare il figlio ad ogni costo, non smette di incitarlo:
“Dai amore di mamma, spingi! Spingi! Spingi con tutto te stesso!”
E così il ragazzo spinge sempre più forte, la fica continua ad allargarsi e la donna continua con l’incitamento vocale alzando anche il volume, quasi ad urlargli “Daaii spingiii, ooh, mettilo dentroo, oooh...”
Il ragazzo ormai stufo comincia a spingere al massimo ed ecco che la fica della povera donna non può che cedere davanti a quel maglio di carne.
E così la cappellona mostruosa finalmente entra, allargando la fica quasi al punto di rottura, in effetti procurando micro lacerazioni sulle labbra vaginali e all’interno.
Gli occhi della madre strabuzzarono fuori dalle orbite, avevano appena cominciato e già se la sentiva spaccare, era come il parto all’opposto!
Già la spaccava in due, per far entrare il glande grande come una mela doveva allargargliela praticamente fino al punto di rottura.
La donna non può contenere i commenti: “DIIOOO È ENOR....OOOOHOOH!!”

Ed ecco che il ragazzo comincia a lavorare di istinto, proprio come faceva con la giumenta, avanti e indietro. Solo che con l’animale il suo arnese scivolava dentro molto più facilmente e riusciva a metterlo tutto dentro, voleva fare altrettanto con la madre ma era tutto molto stretto, riusciva a malapena a muoverlo di pochi centimetri avanti e indietro.

Le spinte del ragazzo infuocato non calano d’intensità, anzi non smette mai di spingere come un ossesso e poco a poco la fica cede ulteriormente territorio al palo di carne che sfascia tutto davanti a sé.

Il suo pene rompe, rompe tutto ciò che gli si para davanti, ad ogni botta la lacera sempre di più.
La povera donna continua ad urlare sempre di più, ma al ragazzo non importa, anzi le urla sono più un incitamento per lui.
Infatti le urla della povera madre cominciano a farsi sentire anche nelle stanze delle due zie.
Daniela viene nella stanza di Erminia e le due cominciano a commentare i suoni provenienti dalla stanza della sorella alle prese con il figlio: “Mi sa’ che l’arnese di Nicola funziona alla grande eh? Eheheheh” se la ride Daniela.
Le grida della donna si alzano di intensità e sempre Daniela: “Wow mi sa’ che Mariagrazia se lo sta beccando per bene eheheh!”
Erminia: “Ma la senti? Mi sa’ che le sta facendo male!”
Daniela: “Dani andiamo a dare un’occhiata!” e le due si dirigono verso la camera dell’incesto.
Arrivate spiando dall’enorme buco di una vecchia serratura la scena che si presenta alle due donne e a dir poco pazzesca.
Una donna a pecorina e il figlio da dietro che la penetra con un arnese fuori misura.
Erminia: “Oh mio Dio!”
Daniela: “Wow! Poverina la nostra sorellina ehehehe!”
I commenti di Daniela sono sempre un po’ piccanti e quasi a sembrare un po’ sadica godendo a vedere la sorella spanata per bene.
Erminia: ”Ma le sta facendo male!”
Daniela: ”E certo che fa male, guarda che arnese infernale che c’ha, ahahaha”
Il ragazzo ormai l’aveva quasi sfondata completamente, raggiungendo profondità mai raggiunte da un pene. La povera donna sentiva zone dentro di sé che non sapeva di avere, e non era mica tanto piacevole.
Ma spinta dopo terribile spinta, il ragazzo eventualmente raggiunge il fine corsa, con tanto di pene che gli rimane fuori, una massa di centimetri che mai sarebbero entrati.
La madre si era sacrificata per completo, accogliendo tutti i centimetri che il ragazzo le aveva spinto dentro.
Il ragazzo nonostante avendo raggiunto il fine corsa, dava ancora botte di cazzo pazzesche, per lei era come se le stesse dando botte allo stomaco.
Le urla della povera donna ormai si fecero disperate, e quando riusciva a trovare aria ne urlava di tutte, c’è n’erano di tutti i colori:
“AAAAAAH MADONNA SANTISSIMAA”
“DIO CHE BOTTE!”
“DIOOOOOOOO”
“Dio che cazzone che hai, dio che cazzone…“
“Mi sfondi, mi sfondi tuttaaaa!“
“C'è l'hai enormeee!!!“
Ma lui continuava a spingere e spingere, a trivellarla sempre di più, sempre di più con quel cazzo di spropositata misura.
‘’Dioooo santo come monti, monti come uno stallone!!!” – gridava la donna disperata.
E così continuava a sbatterla come un forsennato, e lei che gridava come una pazza isterica.
Urlava come una matta, quel megalopene la stava sventrando come un pollo allo spiedo... le rovistava il corpo senza tregua.

Ormai la donna non capiva più nulla… dimenava la testa a destra e a sinistra, cercava di contenere il dolore in tutti i modi possibili, inalando l’aria attraverso i denti stretti con una mano stringeva le lenzuola, mentre con l’altra mano sbatteva a pugno chiuso sul letto.
Il letto cigolava a mille, il ragazzo sembrava una locomotiva, BAM, BAM, BAM inesorabile spacca la madre, gliene dava di santa ragione.
Sembrava che da un momento all’altro il pisello del figlio le debba uscire dalla bocca.
Infatti la solita Daniela commenta: ”Guarda quanto gliene ha spinto dentro, tra poco gli esce dalla bocca!”
Il pene, sebbene fosse fuori misura, era stato menato con ben pochi riguardi.
Per fortuna della donna cominciarono gli orgasmi e, insieme al dolore pazzesco almeno provava un certo tipo di goduria. Ed erano orgasmi che mai aveva provato in vita sua. Che orgasmi della madonna.
La povera donna ormai urlava tanto forte da sentirsi raschiare la gola dalle sue stesse grida, infatti, ad un certo punto smise pure di urlare perdendo gran parte della voce.
Ormai l’attrezzo di distruzione le aveva fottuto anche il cervello.
Urlava frasi sconnesse insieme a suoni disarticolati: “Porca troia....enorm....aaah...spacchi...woooh....santo idddio...amore...gaaaah!”
Per fortuna sua il tutto non durò a lungo perché il ragazzo finalmente annuncia: “Mamma sto’ per venire!”
La madre sottovoce e con la voce roca dice : “Finalmente grazie a Dio non ce la facevo più”
La donna si butta in avanti per far uscire quell’interminabile proboscide dalla fica ormai rotta, sfondata, slabbrata ed aperta come mai lo era stata.
Gli si mette davanti in ginocchio e lo incita a venire con quel poco di voce che le era rimasta:
“Dai vieni amore, vieni...” e lo masturba con entrambe le mani...”Dai, Dai, vieni...”
“Dai spruzza tutto sulla mamma...”
Il ragazzo ad un tratto si prende il pisello con entrambe le mani e la madre spostando le sue si prende le tettone in mani pronta a ricevere la sborra del figlio.
“Siii figliolo daii...”
Ora è il ragazzo ad urlare e con un “aaaah” dal mostro escono i primi schizzi di sborra.
Più che schizzi era come se pisciasse sborra.
Il ragazzo esplode ma non come un normale uomo. Schizzi che durano decine e decine di secondi.
Eiaculava come una fontana, schizzi dopo schizzi, sulla faccia della madre, nei capelli, sulle tettone,
sembrava non dovesse finire mai.
“Sii amore sii cosii bravooo, Dio quanta ne fai…”
La sborra è bollente, caldissima e densa, altri schizzi ancora devastano le sue tettone e lo sperma inizia a colare dalle bombe della donna.
Era come se aveva sborrato un cavallo, e il ragazzo a fine sborrata si butta sul letto sfinito.
La donna, poverina, lei che era veramente sfinita e pure dolorante si sdraia anche lei e con le ultime energie e quel poco di voce rimasta dice al ragazzo: “Sei stato magnifico, fantastico, ora vai a dormire in camera tua”.
Il ragazzo si alzò, prese i suoi indumenti e andò in camera sua.
Le zie entrarono poco dopo nella stanza della sorella distrutta, la ripulirono e la misero a letto.
Il giorno dopo Mariagrazia non poté nemmeno camminare perché quasi svenne dal dolore alla fica quando cercò di alzarsi, e così per un paio di giorni fu’ aiutata dalle due sorelle.

La donna continuò a sacrificarsi per la gioia di suo figlio, e così fecero pure le due zie aiutando la povera madre a non essere sempre lei il solito “pollo allo spiedo”, sacrificandosi anche loro.
E così il ragazzo se le sbatteva di turno, tutte allo stesso modo, senza pietà.


FINE