i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Io ero ormai abituato e allenato ad alzarmi dal letto con qualche sorpresa e quel mattino non fece eccezione. Da quando Serena aveva capito che ho un sonno molto duro, che mentre dormivo avrebbe potuto farmi qualunque cosa senza svegliarmi, ero diventato radicalmente potere ed energicamente preda dei suoi capricci erotici, e ora quella sfumatura ancora peggiore era che stava distribuendo interessanti lezioni al cospetto di Paola, e che particolareggiate lezioni.

In quella circostanza aprii gli occhi e subito sentii che il mio corpo era freddo, insolito e inspiegabilmente diverso, per il fatto che in fondo al letto le due ragazze armeggiavano con una bottiglia d’olio per bambini e tutto il mio corpo ne era cosparso. Conciato com’ero, manifestamente scivoloso come un pesce da buttare in padella, tentai di muovermi ma non ci riuscii. Avevo le mani legate alla spalliera del letto, le gambe divaricate, legate anch’esse alle assi del fondo, completamente nudo e spalancato non mi rimaneva il minimo spazio per il pudore e per il restante ritegno:

“Ben svegliato amore mio” - disse di sorpresa Serena. Paola non disse nulla, però s’avvicinò per baciarmi:

“Che cos’è questo scherzo? Non mi piace per niente essere legato. Non vi sembra d’esagerare?” - sbottai io piuttosto indispettito e seccato.

“Per quanto ci riguarda non ci sembra d’ingigantire nulla, vero Paola?” - guardandomi in modo beffardo e sogghignando.

“Ora sta’ fermo che ti dobbiamo guardare, perché in seguito ti fotograferemo. D’altra parte il gioco della fotografia lo hai inventato tu, adesso ne subisci le radicali conseguenze”.

“No, io ho fatto soltanto qualche scatto. Sei tu la perversa e scellerata aguzzina, che sfrutti abusando della situazione per ottenere i tuoi comodi, eccome”.

Come per tutti i giochi sentii che la carica erotica di Serena m’avrebbe coinvolto, in tal modo smisi di lamentarmi adattandomi velocemente alla situazione. L’olio abbondante scendeva a piccole gocce sul letto dandomi la sensazione d’umido, le donne erano nude e si preparavano per iniziare il gioco con me. Gli scatti furono pochi, giacché si limitarono a riprendere alcuni dettagli del mio corpo, frattanto ridevano scambiandosi a turno la fotocamera, indicando e suggerendo le inquadrature più interessanti da proporre. Scattavano, si spostavano e ricominciavano a giocare, però quando Paola s’avvicinò nuovamente captai il profumo della sua pelle che mi faceva turbinare la testa. Dall’altra parte del letto Serena profumava alla stessa maniera, di certo le due avevano fatto una doccia insieme prima di mettersi a giocherellare con me:

“Tocca a te” - disse Serena sorridendo in direzione di Paola, che nel mentre s’avvicinò fino a sfiorarmi il viso però senza toccarmi.

Lei aprì appena le labbra e fingendo una carezza con la bocca aperta percorse il mio viso indugiando sugli occhi. Io percepivo solo il suo alito caldo e profumato, ma nessun contatto. Il mio corpo era ancora addormentato e il mio cazzo a riposo giaceva su d’un lato. Paola si ritrasse e Serena s’avvicinò facendo lo stesso gesto, in quel frangente sentii il calore del suo viso e l’odore della sua pelle. Quando anche la sua amante s’alzò Paola seguì la linea del mio viso con le labbra, sfiorò un orecchio e scese lungo il collo, per poi sollevarsi nuovamente e cedere il gioco a Serena, che più lentamente fece lo stesso percorso dall’altra parte della faccia. Io cominciavo a sentire la pelle che si raggrinziva al passaggio di quei fiati tiepidi, immaginando il contatto con le loro bocche, infine furono però il petto e i capezzoli l’obiettivo delle loro attenzioni sempre in modo speculare. Quando s’accorsero che la mia pelle aveva una reazione facendosi entrambe un cenno d’intesa proseguirono, Paola s’inginocchiò accanto al letto predisponendosi per sfiorarmi il ventre e l’ombelico, quando Serena bruscamente la fermò:

“No, non vale con i capelli, raccoglili”.

“Che tipo di gioco è questo? Il vento del sesso?” - risi io rivolto verso loro due.

“Aspetta e vedrai” - rispose Serena con un’aria da civetta pungolandomi ulteriormente.

Paola riprese lentamente il suo percorso, io avvertivo il suo fiato concentrarsi sul ventre, intanto che il piacere cresceva dentro di me sotto forma di un’indefinita e vaga eccitazione di pelle. Serena attese qualche attimo dopo che la mia donna si ritirò per vedere la reazione del mio corpo:

“Non basta” - disse lei.

Sullo stesso lato di Paola proseguì il lavoro, alternando soffi d’alito caldo con dei leggeri sbuffi freschi, provocando reazioni inedite alla mia pelle che si raggrinziva distendendosi a ogni sospiro. Fu Paola a scendere verso il pube, per un attimo sentii le labbra che mi toccavano e subito s’allontanavano, intanto che sentivo che il mio cazzo iniziava a muoversi:

“Dai, Serena, non puoi dire che ora non basta, guarda che roba” - implorò la ragazza.

“I patti sono questi” - disse in modo conciso Serena avvicinandosi e lanciandomi una lunga occhiata densa di desiderio.

Quando Serena giunse con le labbra all’altezza del pube, sentii che il mio pene aveva raggiunto il pieno vigore e pulsava in cerca d’un contatto:

“Ho vinto io, però ti concedo di baciarlo prima” - sbotto Serena, intanto che Paola aveva fatto una smorfia di disappunto.

“Io invece? Non ho nessuna voce in capitolo?” - protestai.

“Tu? No, caro, tu sei l’uomo oggetto” - rispose Paola ridendo.

Dopo s’avvicinò al mio cazzo in parte eretto e cominciò a baciarlo con tenerezza, leccandolo piano e infine succhiandolo dolcemente con un movimento a stantuffo. Serena iniziò ad accarezzare tutto il mio corpo con le mani leggere, Paola la raggiunse strofinandosi su di me facendomi sentire il calore della sua pelle. La mia eccitazione era diventata incontenibile, avrei voluto slegarmi e balzare in piedi per concedermi il piacere di toccarle, di frugare nei loro corpi, invece non mi slegarono, perché proseguirono a baciarmi e a toccarmi, finché Serena non decise che era giunto il momento collocandosi sopra di me, spalancando le gambe sulla mia cazzo infervorato e scendendo piano per farmi entrare in lei. Lei restava in posizione eretta e tutto il mio cazzo era dentro di lei, mentre i suoi seni ballavano al ritmo dei colpi che lei stessa c’imponeva. Paola accarezzava i nostri sessi facilitandoli nei movimenti, poi venne accanto a me, mi guardò con un’infinita tenerezza prima di darmi un lungo e magnifico bacio:

“Ti piace Walter? Non sono gelosa, lei è una parte di me. Non sono stata capace d’eccitarti, perché era questo il nostro gioco. Quella che fosse stata capace d’ eccitarti senza toccarti, fino a farti raggiungere una completa erezione t’avrebbe in conclusione avuto dentro di sé”.

“Serena ha barato al gioco, sapeva che i tempi dell’erezione sono lunghi ma costanti. Tu m’hai preparato, perché se fossi restata ancora qualche secondo avresti visto che cosa mi sarebbe successo”.

“Sei una canaglia, una vera briccona e manigolda” - enunciò Paola in direzione di Serena, che con la testa all’indietro continuava a saltare ansimando e godendo.

Lentamente Paola si mosse sul letto agguantando la boccetta dell’olio versandone abbondantemente sulle spalle della furia che stava sbattendomi sul letto. Con la mano fece il gesto d’accarezzarla dappertutto, mentre continuava a versare. La ricoprì sulle spalle, sui seni, sulla schiena e infine giunse sul sedere, che sbatteva ritmicamente sulle mie gambe aperte, continuava a versare un sottile filo che s’insinuò nel solco delle natiche scivolando all’interno. Io percepivo il fresco che aveva raggiunto i nostri sessi lubrificandone il passaggio, la mano di Paola continuò la sua opera d’ingrassatura, ma quando giunse alle colline morbide in fondo alla schiena, con un dito lubrificò anche il buchino più piccolo faticando peraltro nel centrarlo per il continuo movimento:

“Sei magnifica Paola, mi piace molto quello che stai facendo” - sospirò Serena senza smettere.

La mano della mia ragazza accarezzò ancora una volta il mio cazzo che scivolava liberamente dentro la fica di Serena, mentre con l’altra aiutava la donna ad alzarsi e ad abbassarsi. Fu perciò questione d’un attimo, giacché il mio cazzo sgusciò dall’alloggiamento caldo che lo aveva ospitato, forse aiutato dall’altra mano di Paola che aveva sollevato il sedere di Serena e nell’istante che lei si riabbassava, l’altra mano velocissima infilò la mia spada nell’altro buco centrandolo in pieno consentendomi di scivolare di colpo dentro di lei:

“Ah, sei una un’autentica carogna” - sussurrò Serena.

“Ti sei vendicata? Non sai quanto è bello anche questo piacere”.

Il movimento s’arrestò di colpo, anche perché la penetrazione era molto più difficile, Paola continuava a versare dell’olio finché sentii che ero entrato tutto nella stretta porta, lei mi consentì soltanto pochi movimenti prima d’impugnare nuovamente il suo giocattolo e rimetterlo nella vecchia posizione:

“Perché non approfitti di questo bel ragazzo, per farti baciare proprio lì?” - suggerì Serena, che aveva ripreso il suo ritmo.

Paola si distese sopra di me con la testa all’altezza del mio ombelico e spalancando le gambe s’avvicinò alla mia bocca, cercando il contatto con la mia lingua:

“No, ragazze, adesso comando io. Mi slegate subito e continuiamo a giocare, altrimenti mi fermo e finite di giocare da sole” - intimai loro con la voce incerta a causa dei colpi di Serena e delle grandi labbra della fica di Paola che sfioravano la mia bocca.

Da parte loro non ottenni alcuna risposta, sennonché m’accorsi che si stavano baciando, una posizionata cavalcioni sul mio viso, l’altra ben ancorata al mio cazzo appoggiandosi con le mani sul letto giocando con le loro lingue. Io leccai il clitoride di Paola tra le mie labbra e cominciai a stringere dapprima dolcemente, in seguito sempre più forte:

“Walter, hai intenzione di mangiartelo?” - fu l’istantanea reazione della mia ragazza.

Serena si fermò e scese dal letto, mi tolse subito i lacci alle caviglie, mentre Paola che si era girata verso di me badò a slacciarmi i legacci che m’imprigionavano i polsi. Avevo le gambe e le braccia indolenzite, me le massaggiai mentre le ragazze s’accomodavano ai miei lati, mi sollevai assumendo la posizione seduta poi scesi dal letto:

“Dove fuggi? Non abbiamo ancora finito con te” - disse Serena. Paola mi seguì in bagno, chiuse la porta alle nostre spalle e m’ abbracciò forte:

“Scusami amore, non ti sarai mica offeso, vero? E’ un gioco”.

“No, sta’ tranquilla, è stato un gioco molto bello, adesso però spetta a me. Devi darmi una mano, Serena finirà nella mia posizione” - le dissi baciandola.

Rientrammo abbracciati in camera, Serena era ancora distesa, io avevo portato con me un asciugamano per togliermi dalla pelle un po’ d’unto, Paola si fermò ai piedi del letto, mentre io tolsi di mano la sigaretta alla nostra amica:

“Che cosa avete in mente voi due?” - disse tentando d’alzarsi.

Io fui su di lei coprendola di baci, iniziai dall’ombelico salendo adagio fino ai seni, alle spalle e al collo. Lentamente la girai mentre la baciavo sulla nuca. Il suo corpo morbido e scivoloso s’adattava alle mie carezze, sulle labbra sentivo l’unto dell’olio che aveva un pessimo sapore, ma quello ormai doveva diventare il mio pezzo forte. Allungai le sue braccia oltre la testa cercando di baciarla e leccarla sotto le ascelle, così mentre Serena restava immobile con le braccia divaricate, iniziai a baciarle la schiena scendendo lentamente. Paola mi venne vicina e cominciò a baciarla dall’altro lato, risalendo dai fianchi alle ascelle. In un lampo ambedue le afferrammo i polsi infilandoli nei due lacci che erano rimasti pendenti dalla testata del letto stringendo subito le fibbie:

“Siete dei paurosi vigliacchi, seriamente, ecco che cosa tramavate” - fu la risposta di Serena tra l’espressione seria, divertita e preoccupata.

“Ora le gambe” - dissi io spostandomi ai piedi del letto.

“Smettila dai, le gambe lasciamele libere” - implorò inutilmente la donna.

Nel momento in cui Paola legava una caviglia a un’estremità del bordo del letto, io facevo altrettanto con l’altra, giacché in pochi secondi la nostra amica era immobilizzata. Spalancata sul letto s’apprestava a subire l’assalto delle nostre due fantasie riunite, così ci sistemammo ai piedi del letto davanti alla stuzzicante visione delle gambe spalancate di Serena, che terminavano in due pieghe scure dai bordi arrossati. Io afferrai l’asciugamano iniziando a batterlo ritmicamente sul sedere di Serena che sorpresa emise un grido:

“Fa’ piano, perché mi fai male”.

“Sì, lo so” - le risposi io continuando a percuoterla.

Guardai Paola, adesso aveva uno sguardo strano, perché quella contingenza la divertiva preoccupandola però al tempo stesso, sennonché l’incitai:

“Anche tu, dacci dentro” - con la mano aperta diede una sonora sculacciata alla sua amica resa inerme.

“E’ interessante però, non trovi?” - chiese Paola.

“Appena mi slegherò vi farò a pezzi” - rispose Serena ridendo e lamentandosi per i miei colpi.

Paola s’allungò sul corpo della donna cominciando un massaggio lungo la schiena, le massaggiò le spalle, scese di nuovo sui fianchi accarezzando le natiche spalancate, indugiò sul buchino guardandomi per chiedermi l’approvazione. Io le sorrisi e in un attimo il suo dito scomparve all’interno, con l’altra mano iniziò a graffiare la schiena provocando i mugolii goderecci di Serena, i graffi erano leggeri ma a ogni passaggio andavano intensificandosi, lasciando delle tracce grandi sul bianco della pelle.

Paola si voltò verso di me cercando con le labbra la mia bocca, mentre seduta sulla schiena rigata di Serena strofinava la sua fica aperta procurandosi piacere al contatto. Con la mano indirizzai il mio cazzo al centro delle gambe, iniziando una lentissima penetrazione. La mia lingua giocava con quella di Paola e le mani accarezzavano, stringevano e graffiavano la pelle scivolosa sotto il mio corpo. Sentivo distintamente i gemiti di Serena a ogni passaggio nelle pieghe del suo interno. Era eccitata, pronta per sciogliersi nell’orgasmo liberatorio, io non volevo tuttavia terminare il gioco, perché volevo portarla a uno stadio di piacere quasi doloroso. Uscii dal suo ventre e cercai l’altra apertura aiutandomi con una mano, Paola guardava eccitata il mio cazzo che spingeva per entrare, poi violava la piccola apertura e tornava all’aperto provocando sospiri di piacere. Entrai nuovamente, ma questa volta con maggiore decisione cercando di spingermi a fondo. La mia mano accarezzava il suo clitoride, diventato viscido per le secrezioni che ne erano scaturite, io scivolai dentro e fuori alternando le aperture, giacché a ogni stimolo era un sussulto, a ogni uscita un sospiro:

“Walter, sei proprio cattivo” - mi disse Paola slegando i polsi di Serena e cercando la sua bocca da baciare:

“No, amore è bravissimo” - le rispose Serena.

Restando dentro di lei slegai le caviglie dalla morsa dei lacci e la ragazza chiuse lestamente le gambe intrappolandomi dentro di sé. Adesso stringeva forte impedendomi di muovermi, io sentivo che il glande accalappiato mi rimandava acute ondate di piacere e sentivo crescere speditamente l’orgasmo:

“Vuoi il tuo uomo piccina?” - ribadì Paola.

“Stanotte ho sentito un bruciore” - si lamentò prontamente la mia ragazza.

“E’ la prima volta, la seconda sarà più bella” - rispose Serena.

“Se resto incinta?” - disse ancora Paola, mentre guardava con occhi sgranati il mio cazzo che era uscito all’aperto e svettava in tutta la sua grandezza.

“Walter, possibile che tu non abbia un preservativo?”.

“Ne ho uno in bagno, nella busta degli accessori” - risposi.

Serena scattò in piedi precipitandosi verso il bagno, cercò per un momento tra le mie cose e tornò saltando sul letto. Paola era accanto a me, il suo corpo era stretto al mio, perché ne sentivo il dolce calore che emanava. Serena fu svelta a impossessarsi del mio cazzo lasciando che Paola s’avvicinasse, mostrandole come appoggiare il preservativo alla punta e aiutandola a srotolarlo. Tutto in coppia. Io mi sentivo circondato da molte attenzioni, loro due erano dolci e perverse, si capiva molto bene che la loro intesa esisteva da lungo tempo. Paola si distese sotto di me aprendo le gambe, Serena la baciò dolcemente e con le mani iniziò ad accarezzarle i capezzoli appuntiti. Con un movimento lento io appoggiai il mio cazzo alla fessura di Paola ed entrai. La guardavo negli occhi mentre la mia carne entrava nella sua e lei s’apriva per ricevermi meglio. Aveva uno sguardo preoccupato, poi si rilassò e infine vidi una nuova luce nei suoi occhi, in quanto aveva scoperto che il dolore era già passato e il piacere la stava facendo fremere:

“Walter, Dio che bello, è stupendo” - ansimava invasata più che mai.

Serena ci guardava sorridendo e continuando ad accarezzare i nostri corpi, Paola era ancora molto tesa e lo sentivo dai suoi movimenti. Era puro piacere quello che provava, ne ero sicuro, non era però ancora pronta per lasciarsi andare appieno. Giocai dentro di lei per qualche minuto finché non sentii che Paola s’irrigidiva, mi fermai distendendomi nuovamente in mezzo alle ragazze. Facevo a gara per chi rubava per prima la mia bocca, con le mani spostavano la mia testa dall’una e dall’altra parte per baciarmi, finché ambedue s’unirono in un bacio sulla mia bocca e fu in definitiva un libidinoso guizzare di lingue e labbra che m’eccitavano sempre più:

“Via l’ingombro, ora giochiamo con lui” - disse Serena, liberandomi dal preservativo con molta circospezione.

Nel mentre si misero comode e cominciarono a massaggiarmi, poi avvicinarono le bocche, le lingue e fu un gioco soave. Percepivo i miei testicoli gonfi e tesissimi che scivolavano sul sedere cercando la via per raggiungere l’interno. Paola si mise ancora una volta cavalcioni del mio corpo e con le mani avvicinai il viso al suo caldo fiore. Sentivo il suo profumo, cominciai a baciarla con un crescente desiderio, la lingua s’insinuò tra le pieghe umide della sua fica cercando la punta del clitoride. Leccai con passione, mentre sentivo sul viso il suo sugoso fluido che mi bagnava il mento e le guance. La sentivo finalmente sciogliersi districandosi in un godimento che la faceva tremare, con la bocca succhiava il mio cazzo mentre Serena accoccolata in mezzo alle mie gambe s’occupava dello scroto alternandosi con Paola nel leccarmi. Con la lingua io penetravo dolcemente nel piccolo nido di Paola che sussultava e succhiava più forte, sentii in quell’istante una vampata di calore che saliva e m’accorsi che stavo sborrando gustosamente sui loro visi, questa volta, infatti, Paola non si ritrasse e seguì Serena che continuava a leccare. Lei leccò timidamente per tastare il sapore del mio seme, poi si convinse lasciandosi totalmente andare ancora una volta. Quando s’accorse che stavo spruzzando il mio denso piacere Paola fu colta da un fremito, in quel momento pure lei stava raggiungendo l’orgasmo:

“Che roba, che meraviglia, sto volando, vengo” - disse Paola lasciandosi andare sul materasso.

Io m’avvicinai stringendole con un braccio le spalle, lei appoggiò la testa al mio petto e mi guardò, Serena scivolò al mio fianco dall’altra parte suggerendomi:

“Dai, ora facciamo impazzire Serena” - mi sussurrò Paola all’orecchio.

Di questo andare ci avvicinammo insieme al corpo della nostra deliziosa e magnifica maestra, iniziammo così a baciarla spremendole i suoi bellissimi seni continuando la nostra schermaglia fatta di carezze e lievi baci. Con l’aiuto delle mani Paola aprì le gambe di Serena e fummo nuovamente accanto, mentre le nostre lingue accarezzavano il suo frutto bollente. Con due dita entrai piano dentro di lei e cominciai ad accompagnare il movimento delle nostre lingue. In pochi istanti Serena si contrasse gemendo in preda a un violentissimo orgasmo, perché osservandola attentamente sembrava non terminare mai dal tanto che era prolungato:

“Ragazzi, siete degli amanti magnifici, niente da recriminare. E’ stato un risveglio davvero magico” - ci disse mentre si dirigeva verso il bagno.

La sentimmo mentre si lavava e la raggiungemmo poco dopo per fare noi stessi altrettanto. Paola era incollata al mio corpo e continuava a baciarmi, era appagata e felice, mi piaceva questo suo entusiasmo perché mi faceva sentire importante.

“Portami le tue lenzuola quando esci, perché meritano una profonda lavata” - disse Serena uscendo dalla stanza, nuda com’era stata fino a quel momento.

“Vuoi una vestaglia?” - le chiesi io, pensando al passaggio dal mio al suo appartamento.

“No, figurati. A chi vuoi che importi vedermi nuda? Mi conoscono tutti ormai”.

L’ultimo sguardo verso Serena che usciva, poi seguimmo il suo passaggio da una porta all’altra affacciati alla finestra. Da quella posizione, vedemmo chiaramente nell’appartamento di fronte che il ragazzo aveva il naso incollato ai vetri con un’espressione eccitata e sbalordita:

“Non aveva considerato Tonino” - disse ridendo Paola.

“Forse era l’unico che non l’aveva vista” - le feci eco.

“Amore, quel ragazzo merita un po’ più d’attenzione. Non è giusto che tutti qui si divertano e facciano sesso dalla mattina alla sera, mentre lui si deve accontentare della carta patinata” - dissi io in modo scherzoso.

“Che cosa vorresti dire?” - Paola mi guardò divertita.

“Che Tonino ce l’ha sempre in mano”.

“E’ ancora piccolo. Non penserai che possa giocare con voi, anzi noi, volevo dire”.

“No, davvero. Pensa però allo sguardo che ha fatto vedendo Serena uscire nuda dal nostro appartamento”.

Restammo in casa nudi e continuamente abbracciati, scendemmo per prepararci il caffè. Paola lo allungò con un goccio di latte e addentò un biscotto che aveva preso dalla scatola in mezzo al tavolo.

{Idraulico anno 1999}