i racconti di Milu
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Dopo la scappatella con Sally la casa m’apparì più accogliente, luminosa e maggiormente piacevole che mai. Il bagno caldo mi rilassò regalandomi un delizioso torpore, che mi suggerì di ributtarmi all’istante sul letto per riprendere il sonno interrotto. Al mio risveglio, infatti, un sole accecante entrava dalle finestre e m’alzai pieno di voglia di camminare, preparai una veloce colazione e per accompagnare i miei preparativi all’uscita di casa decisi d’ascoltare il brano “Blue Matter” di John Scofield nello stereo, dato che una collezione di musica jazz-fusion rendeva l’aria più elettrizzante e più stimolante. In seguito m’affacciai alla finestra e sbirciai verso la casa dei ragazzi, tutto era immobile, forse erano usciti per andare a lavorare, i genitori erano chini su d’un tavolo, poiché sembrava che stessero contando delle cose con una particolare cura, del ragazzo però neanche l’ombra.

Nell’appartamento delle tre donne in maniera visibile si poteva osservare una sola ragazza, aveva un asciugamano arrotolato intorno alla testa e pensai che avesse appena fatto la doccia, mentre nell’ultimo appartamento, quello che la sera precedente era rimasto al buio, tutte le finestre erano spalancate. Da una di esse pendevano due cuscini e vedevo nella camera due materassi di lana gonfi di colore bianco, per il fatto che qualcuno ci aveva dormito. Io rimasi là affacciato qualche minuto ad attendere mentre m’infilavo il maglione. A quel punto passò e ripassò davanti alla finestra un uomo all’incirca sui trent’anni d’età che stava lavando le stoviglie, si fermò davanti alla finestra per ritirare i cuscini e mi vide, salutò con la mano sorridendomi poi riprese le sue faccende. Io ricambiai il gesto e mi ritirai chiudendo la finestra, in quanto adesso la mia presenza era diventata ufficiale. Quando chiusi la porta alle mie spalle e scesi in giardino, ebbi una sensazione immediata; in realtà non ero da solo, perché avevo proprio l’impressione che qualcuno mi stesse guardando, magari nascosto dietro una tenda.

Io avvertivo in modo tangibile la sensazione d’avere molti occhi addosso che mi scrutavano, cosicché mi fermai appositamente con il pretesto d’allacciarmi una scarpa, così facendo voltai lo sguardo in tutte le direzioni ed ebbi la palese conferma della mia netta sensazione, perché da almeno due finestre qualcheduno sfiorò le tende facendole oscillare, un segno reale che mi stavano concretamente esaminando. Gli appartamenti erano quelli delle ragazze e quello degli anziani coniugi, dal momento che avevo suscitato in loro la curiosità. In giro per il paese non avevo nulla da fare, a tal punto mi recai nel bar della piazza per bere un caffè, quindi ne approfittai per fare un po’ di spesa. In fila alla cassa vidi accanto a me l’uomo che avevo visto poco prima alla finestra, dal momento che questa volta lui mi salutò con maggiore cordialità, io ricambiai leggermente imbarazzato, però lui s’avvicinò senza alcun tentennamento rivolgendosi nei miei confronti con una maniera gioviale:

“Vedo che sei un nuovo inquilino, benvenuto” - mi disse porgendomi la mano.

“Mi trovo qua perché sono in transito, non so per quanto tempo mi tratterrò, comunque sia grazie per la gentilezza e per il benarrivato” – aggiunsi io ammodo.

“Rivolgiti pure a noi quando vorrai. Se hai bisogno di qualcosa, se ti senti solo e se hai qualsiasi genere di problema, sappi che ti basterà salire un piano di scale, proprio di fronte al tuo appartamento e faremo il possibile per aiutarti”.

“Molte grazie, sei molto gentile, spero di non dovervi disturbare né scomodare”.

“Vivi da solo?” - lanciandomi frattanto la domanda con finta indifferenza, mentre sfacciatamente guardava l’etichetta d’una confezione di biscotti.

“Sì, certo” - gli risposi io di getto.

“Noi siamo due ragazzi nello stesso appartamento. Sai ci dividiamo le spese, perché non è sempre facile vivere da soli e con questi prezzi al giorno d’oggi!”.

In quel frangente rammentai che quando lo vidi dalla finestra, stava sistemando un letto matrimoniale e pensai che forse più che una convivenza di comodo, si potesse trattare d’una discreta convivenza di diletto e di piacere. Io lo salutai cordialmente, me ne andai per la mia strada e mentre tentavo d’aprire il cancello del giardino condominiale, sentii alle mie spalle che qualcuno stava sopraggiungendo. Era una delle tre ragazze che alloggiavano sul lato della parte ovest del mio appartamento, la salutai per dovere di cortesia e lei mi ricambiò con un ampio sorriso. Io lasciai aperto il cancello mentre entrava e passando avvertii che aveva un buon profumo, di quelli di gran marca. Era una ragazza che vestiva con un buon stile, lei salì le scale senza voltarsi, io proseguii verso il mio appartamento. Di Sally non c’era traccia, nessun rumore dalla sua casa, chiusi la porta e ripresi ad ascoltare quel CD che avevo interrotto uscendo. Presi un foglio da disegno e con un carboncino che tenevo sempre in un astuccio con le mie cose iniziai a scarabocchiare uno schizzo. Man mano che il tempo passava, sul foglio si materializzava il corpo di Sally, con i suoi piccoli seni sodi e appuntiti, il suo meraviglioso sedere rotondo e le gambe ben levigate. Quella donna m’aveva davvero fatto girare la testa, allora m’adagiai sul canapè e inaugurai il libro che avevo portato con me per immergermi nella lettura. Il tempo passò velocemente tra la lettura, i pensieri, una pausa per il pranzo e di nuovo sul canapè per sonnecchiare. Quando il buio cominciò a calare lasciai spente le luci e mi misi nel mio posto d’osservazione, i ragazzi dell’appartamento della parte nord stavano parlando, lei seduta sul bracciolo d’una poltrona, lui nella stessa poltrona gli cingeva i fianchi con il braccio, ogni tanto lei si sporgeva verso di lui e baciandolo teneramente.

Nell’appartamento dei due anziani genitori c’era soltanto il figlio, sul suo letto stava leggendo qualcosa che evidentemente gli dava un’emozione particolare, perché sfogliava il giornale con una sola mano, mentre con l’altra si carezzava in mezzo alle gambe. Si slacciò i pantaloni restando disteso estraendo nel frattempo un arnese lunghissimo, che cominciò a maneggiare lentamente quasi con noia. Nell’appartamento accanto al suo le ragazze erano di nuovo in tre essendo impegnate nelle faccende domestiche, una in cucina puliva della verdura, una seconda apparecchiava la tavola, mentre la terza dopo aver riposto qualcosa in un armadio entrò nella camera e iniziò a spogliarsi, dato che la vidi lanciare il maglioncino e la camicia sul letto sfinandosi la gonna e restando con il reggiseno e con gli slip.

Lei era voltata verso l’interno della camera mettendo in mostra un bel sedere candido. A un tratto, come se avesse sentito il mio sguardo su di sé, si voltò di scatto e mi guardò. Io non mi mossi d’un millimetro, lei per tutta risposta mise le mani dietro la schiena slacciandosi il reggiseno. Aveva due grosse tette leggermente cadenti con dei grandi capezzoli dalle aureole molto scure, senza fare alcun gesto e senza sorridere restò ferma alla finestra mentre la guardavo. Era completamente nuda, il pube era coperto da un pelo nero foltissimo che spaziava anche attorno, quasi fosse una coperta posticcia, dopo con un gesto studiato girò su se stessa rimanendo ferma per qualche secondo, successivamente si diresse in fondo alla camera per continuare quello che aveva iniziato. Dopo aver girovagato in cerca di qualcosa sul tavolo, afferrò ciò che aveva trovato e venne a sedersi sul letto proprio di fronte alla finestra. Era ancora completamente nuda e cominciò a curarsi i piedi, prima tagliando, poi limando e infine dipingendosi le unghie. Assumeva delle posizioni contorte che lasciavano intravedere l’interno delle sue cosce, ma per la lontananza non riuscivo a vedere null’altro. Era uno spettacolo piacevole e avrei voluto chiamare nel mio appartamento il ragazzo della porta accanto, perché almeno sostituisse con la visione d’una bella ragazza nuda quella d’un pezzo di carta stampata. Mi sorprendeva l’indifferenza e la neutralità con la quale la ragazza restava nuda davanti a me, come se io non esistessi per niente, oppure fossi una persona alla quale era abituata da qualche tempo. Quando lei ebbe terminato il suo lavoro di pedicure, la ragazza s’infilò sul corpo nudo un leggero abito nero e si collocò davanti allo specchio truccandosi e sistemandosi i capelli.

Io la guardavo avvicinarsi e allontanarsi dallo specchio, per guardare l’effetto del trucco, poi chiuse rapidamente la scatola che conteneva i suoi attrezzi e s’alzò raggiungendo le altre ragazze in cucina. Passando davanti alla finestra mi lanciò una lunga occhiata e proseguì indisturbata il cammino. Dalla tavola alla quale si era accomodata per cenare, la ragazza voltava spesso la testa nella mia direzione, dal momento che io non mi spostavo, attendendo la volta successiva che m’avrebbe di certo adocchiato. Io continuavo a pensare al suo corpo formoso, che appena contenuto da quel vestitino nero premeva e traspariva nella sua impudica e libidinosa bellezza. Io restai seduto accanto alla finestra, finché il pranzo non ebbe termine, poi la vidi alzarsi, prendere la borsa e uscire. Così come si era preparata, senza neppure indossare la biancheria intima, scendeva lestamente le scale sparendo totalmente alla mia vista, in quanto l’immaginavo camminare in giardino fino a quel cancello dove il mattino precedente l’avevo incontrata. Nelle finestre vicine la vita proseguiva, io ancora molto eccitato al pensiero di quel corpo accarezzato dal vestito frusciante m’accomodai sul canapè per tentare di distrarmi, presi in mano il libro e cominciai a leggere senza capire neppure una parola. Fu in quel momento che sentii bussare alla porta, pensai a Sally, sicché aprii senza attendere un istante, eppure non era Sally, bensì era la ragazza dal vestito nero che attualmente si trovava davanti a me con la borsa a tracolla e il vestito talmente aderente, che i capezzoli sembravano due bottoni cuciti all’esterno:

“Ti sono piaciuta?” - mi sussurrò sorridendo, mentre per entrare scivolava con il corpo contro il mio costringendomi ad appiattirmi contro lo stipite della porta:

“Moltissimo, sei meravigliosa” - le risposi io senza un filo di voce.

“Adesso voglio vedere se anche tu mi piaci” - mi disse lei, sedendosi scompostamente sul canapè.

Io immaginavo il suo corpo sotto il vestito e desideravo accarezzare i suoi grossi seni, in tal modo m’avvicinai a lei restando in piedi, intanto che lei con il viso all’altezza del mio inguine, posò una mano sulla chiusura lampo dei pantaloni e cominciò a tirarla lentamente verso il basso. Il dorso della mano premeva sul mio cazzo provocandomi un sottile piacere, io con le mani le accarezzavo i capelli, mentre lei cercava di sbottonarmi i pantaloni e d’abbassarli. Quando mi spogliò lei seppe subito che cosa compiere, portando deliziosamente una mano tra le mie gambe per carezzarmi le palle, mentre con la lingua cominciava a solleticare la punta del mio svettante cazzo. Io tentai invano d’abbassarmi per sfilarle il vestito, ma lei stringeva ostacolando ogni mia mossa provocandomi dolore, perché non mi permetteva di toccarla, non mi lasciava giocare. Succhiava prima dolcemente poi avidamente la mia grossa cappella con gli occhi chiusi, in quanto sentiva crescere l’eccitazione dentro di me, io potevo solamente carezzare il viso e i capelli, perché ogni mossa mi era proibita. Con l’altra mano lentamente m’accarezzava il sedere con dei movimenti circolari, io la desideravo fortemente, perché non vedevo l’ora di strapparle di dosso quell’abitino leggero e tuffare il viso tra le sue grosse tette. A quel punto tentai un’ultima mossa con le mani per raggiungere la scollatura del suo vestito cercando d’infilarmi all’interno, eppure anche quel tentativo fui bloccato da una stretta alle palle stavolta più energica. Lasciai che conducesse il suo gioco e decisi d’abbandonare ogni resistenza nell’attesa di sborrare il mio seme nella sua bocca. Lei, in maniera bizzarra e imprevedibile com’era stata fino a quel momento, di colpo si staccò da me alzandosi in piedi, lasciandomi con il cazzo al vento e aperta la porta uscì senza dire una parola.

Io rimasi in quella circostanza decisamente allibito e assai strabiliato, con la mia forte eccitazione lasciata a metà, con le braghe abbassate alle caviglie e probabilmente con lo sguardo più allocco e imbecille che un essere umano potesse mai aver avuto, perché così conciato andai alla finestra e poco dopo la vidi entrare in casa, senza neppure guardare dalla finestra. Lei entrò nella sua camera, si sfilò il vestito e rimase completamente nuda, non dubitava minimamente che io la stessi guardando, per il fatto che i suoi larghi gesti me lo dimostravano. In seguito andò verso il tavolino, estrasse dal cassetto un lungo arnese di color rosa e si buttò sul letto con le gambe spalancate. Con una mossa lenta ma sapiente, fece scorrere il giocattolo lungo le gambe e quando giunse all’altezza del pube lo fece ruotare adagio intorno al triangolo, poi mentre le gambe s’aprivano ancora di più e la sua schiena s’incurvava per offrire alla mia vista la caverna più scura che avessi mai visto, con un gesto delicato e gustoso iniziò a penetrarsi lentamente.

La mia mano adesso scorreva cercando di lenire quel cazzo dolorante e voglioso lasciato a metà strada, mentre lei scivolava allo stesso ritmo del suo giocattolo quasi fingendo una penetrazione, mentre tutto il mio corpo seguiva con movimenti ritmati il gioco del suo corpo che riceveva piacere. Io bruciavo di desiderio e al tempo stessi di rabbia, per l’insuccesso e per lo smacco che avevo subito, ciononostante quel gioco perverso m’eccitava ulteriormente. Cercai nelle stanze accanto d’intravedere la presenza delle altre sue amiche, ma nessuno sembrava abitare la casa oltre che lei. Era immersa nel suo piacere solitario immaginandomi alla finestra nel masturbarmi mentre io la vedevo con il suo corpo percorso da brividi, dal momento che ogni tanto balzava sul letto per irrigidirsi nuovamente. Io non potevo alzarmi con i pantaloni in quello stato, allora scelsi ancora una volta la vestaglia che copriva al meglio la mia eccitazione, mi precipitai fuori di casa e raggiunsi di corsa la porta del suo appartamento, abbassai la maniglia ed entrai senza fare il minimo rumore. Dall’interno vedevo le finestre della mia casa e m’accorsi che anch’io mi trovavo in quell’acquario luminoso in cui vedevo gli altri. Di stanza in stanza scivolai nell’ultima stanza da letto, la cui porta socchiusa m’aveva lasciato dare uno sguardo a quel corpo soffice abbandonato sul letto in una posizione oscena, mentre il fallo di gomma entrava e usciva dal solco scuro tra le sue gambe. Non le diedi neppure il tempo d’accorgersi del mio arrivo, perché spostai di prepotenza la mano che impugnava il dildo estraendoglielo velocemente mentre lei accennava ad alzarsi, poi l’inchiodai con le braccia al letto e con un colpo ben assestato fui dentro di lei:

“Pazzo, tu sei tutto pazzo” - mi enunciò lei, mentre sbattevo con le palle sulla sua fica spalancata.

“Adesso gioco anch’io” - le risposi infervorato, continuando a sbatterla mentre i nostri corpi saltavano sul letto.

Le mie mani che si erano subito impossessate dei suoi grossi seni, al momento erano poste dietro la sua schiena, poiché a ogni colpo la sollevavano per farle captare meglio e più forti i colpi del mio cazzo, che lisciava ogni piega del suo antro profumato. Con la bocca baciai le sue grosse tette e la lingua leccava quei capezzoli scuri; io leccavo e succhiavo i due bottoni caldi, fino a farli diventare due lunghe protuberanze carnose e sensibilissime, intanto che lei gemeva sotto i miei colpi e spingeva contro di me per prendere ogni centimetro del mio cazzo. Quando sentii che era pronta, con un balzo fui fuori di lei, lasciandola spalancata e sbalordita almeno quanto lo ero stato io. Fu in quel momento che decisi di farle pagare l’affronto e l’ingiustizia nel modo più accanito e spietato che mi fosse stato possibile, perché impugnato il cazzo cominciai a maneggiarlo rapidamente, con l’intento di spruzzarle tutto il mio seme sul viso e sul corpo. Lei però fu bravissima a intuirlo e balzata a sedere sul letto spalancò la bocca e ingoiò la mia cappella, proprio nel momento in cui stava per esplodere.

Con pochi rapidi movimenti della sua esperta e intenditrice lingua, mi fece eiaculare dove aveva voluto lei, inghiottendo tutto il mio caldo liquido, mentre con un dito scivolava dai testicoli al buco del mio sedere, penetrandolo con un solo colpo. Aveva vinto la prima battaglia. Io sfilai il cazzo grondante dalla sua bocca e l’infilai fulmineo nella sua grossa fessura, riprendendo a sbatterla con forza, mentre la sentivo gemere sempre più affannosamente. Lei esplose in un attimo in un orgasmo travolgente, fatto d’urla soffocate, di mugolii, di spinte, di brividi e di contorsioni. Per un attimo pensai che volesse strapparmi il cazzo per tenerselo dentro di sé, tanta era la forza con la quale aveva stretto le gambe per il piacere, perché mi fermai soltanto quando sentii il suo corpo rilassarsi e scivolai accanto a lei:

“Adesso vattene, ne ho abbastanza” - m’intimò senza altri gesti. Io m’alzai e senza dire una parola tornai verso casa.

“Che giornata energica e movimentata” - dissi a voce alta, intanto che chiudevo la porta.

{Idraulico anno 1999}