i racconti di Milu
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Indice
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Le 21.00. Una zona di New York decisamente poco raccomandabile. Un postaccio frequentato dalla feccia.
A spiccare nel panorama di tossici e pusher erano due tizi in smoking con pistole chiaramente poco occultate sotto i vestiti. Naturale. In una zona così é giusto rendere evidente il rischio che altri corrono aggredendo chi é armato. Un dissuasore, un deterrente visivo prima ancora che reale.
-Sei Blade. Bene. Il capo ti stava aspettando.-, disse uno dei bodyguard. Io non dissi nulla. Avevo imparato che a volte tacere é un ottimo modo di rispondere: permette a chi sta parlando di credersi superiore, garantisce una lunghezza di vantaggio a chi tace.
E permette, in definitiva, di spezzare quell'illusione con la sola azione, prima che con una parola rivelatrice.
Entrammo in un magazzino. Odore di chiuso e stantio, e cannabis. I due Bodyguard si piazzano dietro di me.
Brutta scena. Da tutta l'idea di un esecuzione.
Attendo. Ancora qualche istante. Il Tanto é raggiungibile e la pistola pure ma gli artigli in questo caso sono molto più rapidi e garantiranno uno shock che farà perdere qualche istante al nemico.
Perfetto.
Guardai davanti a me. Il bellimbusto con l'abito perfettamente liscio e la bionda che lo accompagnava.
-Sta pensando che può batterci.-, disse la bionda.
"Cazzo! Quella é una telepata, sicuro.", in tal caso.... Dovevo mantenere la mente sgombra, agire senza pensare. La donna sorrise. E anche lo stronzo.
-E così, pensi davvero di essere più furbo di me?-, chiese lui. Io tacqui. Lui sorrise ancora. Fece un gesto, intuì un movimento dietro di me. Non mi mossi.
Reagire lì sarebbe stato puro e semplice suicidio.
E uno dei bodyguard mi sparò un dardo nella schiena. Biascicai qualcosa poi tutto l'universo parve sfumare.
E divenne nero.

Rinvenni qualche tempo dopo. In una gabbia.
Osservato da una figura che non distinsi subito.
La bionda mi osservava, curiosa e arrogante ad un tempo. Io la guardai.
-Piaciuto il sonnellino?-, chiese.
-Fanculo, stronza.-, le risposi con garbo. Lei rise.
-Divertente. Sprezzante anche davanti alla morte.-, disse lei. Io tacqui.
Era così? Sarei morto in quel buco cercando di salvare una ragazza che non aveva colpe?
-Non morirai qui.-, disse la bionda, -Non subito, almeno. Jeoffrey vuole prima vendicarsi e per farlo ti farà soffrire, parecchio. Ci teneva molto a vincere quella partita, anche senza il mio aiuto...-.
-Avrebbe dovuto evitare di fare il coglione e pensare, invece.-, ribattei io. Lei sorrise, di nuovo.
-Già. Lo pensi davvero.-, disse.
-Sai cosa penso?-, chiesi io premurandomi di immaginarmela in atteggiamenti degni di una pornostar. Lei mantenne quel sorrisetto del cazzo.
-Sì. E in parte avresti anche ragione. Jeoffrey non mi merita. Sono anni che ci prova. Suo padre, Anthony, lui é di un'altra pasta. Ma neanche lui mi merita. Tu?-, chiese. Pareva divertita. Io rimasi zitto.
-Ah, beh, puoi anche tacere ma secondo me ti piacerebbe. Un'ultima possibilità di godere della vita prima che ti venga strappata via.-, disse la bionda.
-Perché negarlo? Si vive oggi ma non é detto che si viva anche domani.-, ribattei io. Inutile mentirle.
-Ah, lo sapevo. Fiero. E non hai paura. No, la morte in battaglia non ti spaventa. Ma temi per Maria... Non temere. Lei é con noi, ora.-, il pensiero di Maria torturata e forse già morta mi fece salire una rabbia bestiale. Sguainai gli artigli senza pensare.
-Zitta!-, ringhiai. Inspirai, cercando di calmarmi.
-Altrimenti?-, chiese lei, -Affetterai l'aria?-.
-Se pensi che finirà così ti sbagli di grosso.-, ringhiai.
-Oh, Mi deludi parecchio, mio artigliato amico.-, disse lei, -Io non penso proprio che finirà così. Io penso che tu possa aiutarmi a uccidere quell'idiota di Jeoffrey e anche suo padre. Che te ne pare?-.
Ragionai. Non avevo modo di sapere se bluffava o no.
Potevo solo rilanciare. Rischiare di più, consapevole che avrei potuto perdere tutto.
-Accetto.-, dissi. La bionda sorrise.
-Il mio nome é Karen.-, disse presentandosi.
Io non le dissi il mio.
-Le tue armi e tutto ciò che avevi é in una stanza poco lontana. Siamo nei sotterranei della villa di Anthony. Il padre é fiero e sicuro di sé quanto il figlio. Ossia troppo.-, disse Karen. Io la guardai.
-E tu?-, chiesi, -Come sei finita in tutto questo quadretto?-.
-Io ero solo una ragazza con un talento che Anthony volle usare per divenire più potente. Per farlo, mi fece rapire e piazzò una microbomba nel mio collo. È impossibile rimuoverla e se lui dovesse capire che io sono dietro a tutto questo... morirei in modo orribile.-.
I suoi occhi non mentivano.
-Capisco. Allora, cosa farai?-, chiesi.
-Per iniziare ti slegherò. Leggermente, abbastanza da permetterti un margine di gioco.-, disse lei.
Io annuii. Ormai era la sola possibilità che avevo.
Lei entrò. Il tacco dodici batté sul cemento davanti a me. Era bella, l'idea di farmela non era neppure troppo male. Ed era decisamente bastarda. Ma motivazioni a parte, avevo due ottime ragioni per sbudellare Anthony e figlio, ora. Karen si chinò su di me. Mi sfiorò le labbra con un bacio. Io risposi. Lei lo approfondì. Le infilai la lingua in bocca. E sentii qualcosa. Le mani erano più libere ora. Lei sorrise rialzandosi.
-Rimarrei ma verranno a prenderti tra poco, e non possiamo rischiare. Ti aspetterò nelle mie stanze, nell'ala est della Villa.-, disse. E si girò andandosene.

Ora, non sono uno sprovveduto. Immaginavo perfettamente che quella potesse essere la verità o una bella bugia ma sicuramente, in un momento del genere, scelte non ne avevo. O agivo o morivo.
Karen (posto che quello fosse il suo nome) mi aveva dato un'occasione di cambiare le carte in tavola.
Ma c'erano connessioni che sfuggivano. Cose che non quadravano, interrogativi irrisolti. Che però avevano scarsissimo peso nel presente. Sospirai.
Comunque la si mettesse, là dentro ci sarebbe stata una strage. La domanda che m'importava era: io e Maria saremmo stati tra le vittime?
Avrei fatto tutto il possibile perché la risposta fosse "no".

Arrivarono a prendermi. In due. Un tizio smilzo e magrolino e un nero che aveva una ridicola pettinatura afro. Li fissai, inespressivo. Dovevo aspettare che si avvicinassero ancora un po'.
-Bene, é arrivato il tuo momento, bastardo!-, esclamò il nero. L'altro stava zitto. Molto intelligente.
Sguardi rapidi. Armi nelle fondine, che però erano slacciate e pronte all'estrazione.
-Dovreste aiutarmi ad alzarmi.-, dissi. Uno dei Bodyguard sorrise e mi prese per un braccio facendomi alzare. L'altro, quello attento, era a meno di un metro da me, pigramente appoggiato alla gabbia.
Un errore fatale. Erano alla distranza giusta.
Snikt. Gli artigli uscirono e le corde caddero. Quello che mi reggeva fece la cosa più stupida che poteva: un passo indietro. Non due, tre o quattro. Ma uno.
Che mi diede lo spazio per trapassarlo con gli artigli della mano sinistra mentre la destra fendeva l'aria e poi la carne del petto del tizio che si era incautamente avvicinato. Due in meno.
Presi le pistole. Armi dozzinali ma a sentire Karen le mie armi dovevano essere da quelle parti... Telecamere nel locale non ce n'erano. Ma sicuramente ce ne sarebbero state. Dovevo essere rapido. Abbattere l'accoppiata padre e figlio e trovare Karen. E capire che fine avesse fatto Maria.
Perché non si era accennato che minimamente a lei?
Perché Karen non ne aveva quasi parlato? Era già morta? Oppure non l'avevano mai presa.
Per ora non serviva inseguire le divagazioni della mente. Ciò che avevo bisogno di fare era agire.
Ora.

Corridoio. Nessuna telecamera. Lo attraversai rapidissimo. Perlustrai le cantine. Bottiglie di vino, un garage sotterraneo con tre macchine e due guardie che liquidai rapidamente e col minimo rumore possibile. Infine eccogli armadietti. Perlustrai la stanza e trovai il mio Tanto. Lo rimisi alla cintura.
Ora potevo andare a farli fuori.
Avevano commesso un errore credendo che uno come me si potesse comodamente catturare ma io non ero il tipo da lasciare impuniti errori simili.
In più conoscevo abbastanza bene il tipo.
Jeoffrey e Anthony erano quel tipo di persone che pensavano che i soldi fossero tutto e dessero potere su tutto. Sbagliatissimo oltre che stupidissimo come modo di vedere le cose.
Qualcuno avrebbe dovuto farglielo capire. E purtroppo per loro, quel qualcuno ero io.
Uscii dalla stanza.