i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
Voyeur

I loro corpi erano ancora allacciati, scossi dagli ultimi spasmi che erano seguiti all’orgasmo raggiunto all’unisono.
Helene aveva inarcato le reni e serrato le gambe attorno ai fian-chi del suo amante, affossando i talloni nelle natiche di lui quasi a volerlo trattenere il più a lungo e il più a fondo possibile dentro sé. Gli stava accarezzando la schiena accaldata e i capelli arruffati, in un gesto che sapeva di gratitudine, mentre cercava di recuperare il ritmo regolare del respiro. Alex, dopo averla energicamente pene-trata per una buona mezz’ora e riversatole nel profondo del ventre i getti della abbondante eiaculazione, continuava per inerzia ad an-dare e venire in lei con il suo membro insaziabile, facendola sus-sultare. Lulù, nel precario equilibrio dei sandali da schiava tacco diciotto, con una gag-ball che le tappava la bocca e i polsi aggan-ciati dietro la nuca all’anello del collare, li osservava dall’angolo in penombra da dove le avevano concesso di assistere al loro am-plesso. Erano distesi, esausti e appagati, nel letto a due piazze che un tempo era stato per metà suo e dove Alex aveva ormai stabil-mente preso posto accanto a sua moglie.
Helene, riprendendo il controllo di sé, aveva schiuso le palpebre e, con un languido sospiro, aveva diretto lo sguardo verso suo ma-rito mentre Alex le scostava alcune ciocche di capelli umidi di su-dore che le affollavano il volto. Sembrava compiaciuta, persino elettrizzata, nel constatare la mansueta passività con cui Lulù ave-va seguito il loro accoppiamento e, continuando a studiarla, aveva cercato ostentatamente le labbra di Alex e vi aveva posato le sue, immergendovi lascivamente la lingua. Alex si era sfilato lentamen-te dalla sua vulva violata e si era appoggiato, sfinito, contro lo schienale del letto.
Aveva circondato con un braccio le spalle di Helene e richiuso la mano su un suo seno, giocherellando con il capezzolo ancora te-so. Aveva guardato Lulù esibendo come un trofeo l’immagine del tenero abbraccio con cui lei si era stretta a lui. Voleva sottolineare una volta di più che la carne di sua moglie ormai era a lui che ap-parteneva. In modo definitivo.
Helene si era accoccolata morbidamente sul suo petto e aveva fatto cenno a Lulù di avvicinarsi. L’aveva liberata dal bavaglio e, afferrandola per il naso, l’aveva fatta inchinare di quel tanto che bastava perché il suo viso arrivasse all’altezza del pube di Alex. Col palmo della mano aveva spremuto i testicoli dell’amante af-finché le ultime gocce di sperma si affacciassero sulla cima dell’uretra e colassero lungo l’asta di carne ancora calda e umettata dei suoi umori, e -con disprezzo- aveva detto: “Tira fuori la lingua Lulù e detergilo accuratamente. Non voglio macchie sul coprilet-to...”
Lei aveva spalancato la bocca e aveva risucchiato l’uccello di Alex fin quasi a strozzarsi, assaporando il gusto sconosciuto del loro piacere liquefatto. Aveva leccato il glande di Alex con devo-zione fino a fargli riprendere vigore al passaggio tra le sue labbra così che le riempisse ogni angolo del palato. Lulù aveva le mani legate dietro il collo altrimenti lo avrebbe impugnato come un og-getto sacro. Aveva avvertito una buona dose di invidia per sua moglie che ne poteva disporre liberamente. A parte quando Hele-ne, alias Danielle, la scopava con lo strap-on, non aveva mai cono-sciuto prima le delizie del maneggiare e succhiare un membro ma-schile in tiro e, mentre continuava a leccare ingordamente quello teso di Alex, si era sorpresa a desiderarlo dentro sé.
“Ma come hai fatto a vivere accanto a una puttana simile per tutti questi anni?” aveva domandato Alex a Helene che aveva ri-sposto con un’alzata di spalle, “guardala, è peggio di una sgualdri-na in calore.”
Quando ne aveva avuto abbastanza, Alex aveva scostato bru-scamente Lulù da sé disponendo che si prendesse cura del sesso dilatato di sua moglie dalla quale defluiva il nettare lattiginoso con cui lui, poco prima, l’aveva inondata. Lei aveva divaricato le gam-be sguaiatamente per rendersi più accessibile e Lulù si era impe-gnata a ripulirla con la punta della lingua, accumulando in bocca quanto più possibile del succo viscoso del suo amante. Aveva af-fondato le narici tra le sue grandi labbra per annusare meglio i loro odori. A lavoro ultimato, Alex si era scambiato un’occhiata di in-tesa con Helene che, con un sorrisetto maligno stampato sulla fac-cia, aveva fatto: “deglutisci, sissy!”
Lulù aveva obbedito e, ingoiando, aveva avvertito una inedita travolgente scossa di piacere.
“Alex, ti spiace lasciarci soli?” aveva fatto Helene.
“Vado” aveva risposto lui, “mi aspetta una giornataccia al lavo-ro. Ci sentiamo più tardi!”

Helene era uscita dalla doccia e aveva indossato un baby-doll e autoreggenti. Si era seduta in veranda spalancando indecentemente le cosce affinché il suo ventre nudo fosse ben visibile a suo marito. Gli aveva chiesto di servirle del caffè e di accendergli una sigaret-ta. “Ti sei eccitato nel vedermi scopata da Alex?” gli aveva do-mandato aspirando una boccata di fumo.
“Terribilmente, Helene. O dovrei chiamarti Danielle?”
“Da ora in poi chiamami semplicemente Madame. Sei carina con questa maid uniform.”
“Grazie, Madame.”
“C’è una cosa di cui volevo parlarti. Questo che era iniziato come un gioco mi sta prendendo molto più del previsto. Ho inten-zione di spingermi oltre!”
“Cioè?”
“Cioè, voglio che Luca non esista più. Voglio che tu sia solo Lulù.”
“Che vuoi dire?”
“Voglio che tu ti sottoponga a una vera e propria transizione di genere. Ti ho fissato un appuntamento con un endocrinologo per la prossima settimana. Te la senti?”
“Credo di sì. Ma che ne sarà del lavoro, delle amicizie, delle re-lazioni sociali?”
“Allo Studio penserà Alex. E’ in gamba, e non solo a letto. Quanto agli amici e al resto se ne faranno una ragione. Del resto, dovendoti occupare H/24 della casa non avrai più molto tempo per le frequentazioni sociali.”
“Se è questo che vuoi, lo farò.”
“C’è ancora una cosa. Intendo apportare alcune modifiche al tuo Contratto di Appartenenza. Si tratta di un paio di articoli che riguardano gli aspetti finanziari. Cederai gratuitamente a me la tua quota azionaria dello Studio e il tuo 50% di questa villa. Al tuo so-stentamento provvederò io fornendoti vitto e alloggio. Ti sisteme-rai nello stanzino accanto al dungeon. Non è un esproprio ma il modo migliore per rendere indissolubile la tua schiavitù. Ovvia-mente penserei io anche alle spese per l’abbigliamento, le cure estetiche e, soprattutto, la costosa terapia della transizione. Che ne dici?”
“E se un giorno ti dovessi venire a noia?”
“Resteresti con me alle stesse condizioni fino a quando non avrò trovato un’altra Padrona, o Padrone, a cui cederti.”
“D’accordo. Facciamo come vuoi tu.”
“Bene. Mi occuperò di far preparare le carte al Notaio. Cos’hai da guardare?”
“Sei bella Madame. Bella come un dipinto d’autore. Mi piace-rebbe un giorno essere attraente e sensuale come te.”
“Faremo un bel lavoro, Lulù. Sai quanto io tenga alla avvenen-za di chi mi circonda. Adesso sistema la casa, io ho parecchio da fare. Ah, questa è meglio che la tenga io” aveva aggiunto afferran-do la chiave del lucchetto che serrava la gabbia di castità attorno al clito di Lulù. “Non è ancora terminato il mese di astinenza e non vorrei che in mia assenza ti facessi venire strane voglie. Sarebbe imperdonabile!”
Lulù aveva abbassato lo sguardo, avvampando leggermente.