Il vapore si alza denso dai getti d’acqua del locale docce, salendo verso il soffitto. L’acqua calda scorre dai tre getti allineati lungo la parete, e il rumore riempie l’aria con un rombo sordo e continuo. Elisa è sotto il getto centrale, il viso rivolto verso l’alto, gli occhi chiusi. L’acqua le scivola lungo i capelli neri, appiattendoli sulle spalle e sulla schiena, tracciando rivoli che scendono lungo il corpo snello e abbronzato. Le gocce le colano dalle punte delle dita, dal mento, dai gomiti, e ogni tanto lei si passa una mano tra i capelli per scostarli dalla fronte.
Le giocatrici sono allegre, risate si levano coprendo il rumore dell’acqua che scorre, scherzano tra loro come sono abituate a fare quando possono finalmente rilassarsi, al termine dell’allenamento. L’oggetto di scherno, l’argomento delle loro battutacce di oggi, è il ragazzo che si occupa delle pulizie. Nella palestra dove si allenano infatti, da qualche tempo è comparso un ragazzo molto strano, un pò disagiato, parecchio sfigato, dall’aria sempre dimessa, che non spiccica mai una parola. Chiaramente ha qualche problema, e gli è stato affidato quel lavoro per solidarietà, come forma di aiuto.
Claudia ride, e la sua risata rimbalza contro le piastrelle umide. «Non riesce nemmeno a dire buongiorno senza arrossire. Ma secondo voi quanti anni avrà?»
Elisa apre gli occhi e si scosta i capelli dal viso. «Si, è davvero molto timido» dice, voltandosi di nuovo verso il getto. L’acqua le colpisce la nuca e le scende lungo la colonna vertebrale.
«Timido è un eufemismo» continua Simona, insaponandosi il braccio. «L’altro giorno, tanto per essere educata, ho provato a chiedergli come si chiamava. Sono rimasta lì a fissarlo aspettando una risposta, e lui ha guardato per terra per dieci secondi prima di riuscire a guardarmi in faccia e rispondere. Dieci secondi eh. Li ho contati.»
Claudia ride, si sciacqua la schiuma dalle spalle, voltandosi sotto l’acqua. «E come si chiama?»
«Marco, mi pare. No, forse Matteo. Boh»
Simona continua, e la sua voce ha una nota di finta commiserazione che stira le labbra in un sorriso. «Quello sicuramente non ha mai scopato, sicuro al cento per cento.»
Claudia spegne il suo getto e prende l’asciugamano dal gancio. Si avvolge i capelli in una torretta bianca e si volta verso le altre due. «Il problema vero è che non scoperà mai.»
Le tre ragazze ridono, e le loro voci si mescolano al rumore dell’acqua. Elisa, ancora sotto l’acqua, appoggia la schiena alle piastrelle bagnate e si tiene i capelli con entrambe le mani, lasciando che l’acqua le scorra sul viso e sul collo. Le piastrelle bagnate sono fredde sotto le sue scapole, e la frescura le entra nella pelle come un lenitivo.
«Poverino» continua Simona, sciacquandosi la schiuma dalle gambe. «Forse dovremmo aiutarlo.»
Elisa si scosta l’acqua dal viso con il dorso della mano e guarda Simona con un sorriso divertito. «E come vorresti aiutarlo, porcellina?»
Simona sorride maliziosa, alza le spalle con un gesto teatrale, facendo ondeggiare la schiuma sulle clavicole. «Che ne so. Un’iniziativa di solidarietà, ecco.»
Claudia, già avvolta nell’asciugamano, prosegue lo scherzo. «Magari potremmo fargli un bel pompino a tre, che ne dite?»
Mezzo secondo di silenzio, poi tutte e tre scoppiano a ridere rumorosamente. Simona si appoggia alla parete della doccia, e l’acqua le entra in bocca mentre ride. Elisa scuote la testa, e le gocce le volano dai capelli come semi di mela.
«Te l’immagini la faccia? Chissà come ci resterebbe.» dice Elisa, asciugandosi gli occhi. «Tre ragazze inginocchiate davanti a lui, pronte a succhiarglielo. Secondo me morirebbe d’infarto.»
«Però sarebbe un modo bello per andarsene, no?» aggiunge Simona, Claudia scoppia in un’altra risata e le lancia la sua spugna addosso.
Continuano a scherzare ancora per qualche minuto, rincorrendo le battute tra gli echi del locale docce. Poi Claudia si avvia verso lo spogliatoio con le ciabatte in gomma che ciaccolano sul pavimento bagnato, e Simona la segue subito dopo aver chiuso anche lei il getto. I loro passi si allontanano, e le loro voci si spengono oltre la porta.
Elisa, che se la sta prendendo comoda, rimane da sola nella doccia.
Ora che il locale è silenzioso, il rumore del suo getto si fa più netto, più presente. L’acqua le scorre addosso con una pressione costante, e il vapore si addensa attorno a lei come una nuvola al suolo. Elisa si appoggia alla parete con entrambe le mani, la fronte contro le piastrelle fresche. Sente i muscoli delle gambe ancora indolenziti dagli scatti e dai salti dell’allenamento, e l’acqua calda li scioglie piano, come zucchero in un tè.
Poi le vengono in mente le parole di Simona poco prima, l’iniziativa di solidarietà, e le sfugge un sorriso. Si mette a fantasticare sulla battuta di Claudia. Le mani si fermano sulla pancia, e le dita tracciano un cerchio lento attorno all’ombelico. L’acqua le scorre tra le dita.
Si guarda attorno. la porta che comunica con lo spogliatoio è socchiusa, e dall’esterno non arrivano più rumori. Elisa si appoggia con la schiena alla parete e chiude gli occhi. La mano scende lungo il ventre, supera la linea sottile di peli scuri, e raggiunge il sesso. Le dita si muovono lente, esplorando le labbra già bagnate dall’acqua e da qualcos’altro. Il pollice trova il clitoride e lo accarezza con un movimento circolare, piano.
Un brivido le attraversa le cosce, e le ginocchia si piegano leggermente. Si appoggia meglio alla parete, allargando le gambe. L’acqua le scorre sul petto e sul ventre, arrivando a bagnarle le dita. Il movimento diventa più deciso, e il respiro le si fa più corto. Le labbra della sua figa si schiudono, e lei inizia a darsi piacere.
Con l’altra mano si accarezza il seno, stringendo il capezzolo tra il pollice e l’indice. Il capezzolo si indurisce sotto il tocco, ed Elisa inarca la schiena. Le piastrelle scivolano sotto le sue scapole, e l’acqua le arriva sul viso. Lei non la scosta.
Le dita accelerano il ritmo, e il pollice preme più forte sul clitoride. Il piacere le sale dalle cosce, attraversa il ventre, e le fa stringere i muscoli addominali. Un gemito le sfugge dalle labbra, coperto dal rumore della doccia. Poi un altro, più lungo, e le gambe le tremano. Si morde il labbro inferiore, e il piacere esplode in un’ondata che le fa chiudere gli occhi con forza e arcuare la schiena. Le dita si fermano, e il corpo si irrigidisce per un lungo momento, poi si rilassa.
Dopo l’orgasmo, Elisa resta ferma alcuni secondi sotto l’acqua, il respiro che torna piano piano normale. Le gambe le tremano ancora, e le ginocchia sono molli. Si sciacqua sotto il getto, poi chiude l’acqua. Il silenzio improvviso è quasi assordante, rotto solo dal gocciolio che cade dalle piastrelle e dal suo respiro.
Dallo spogliatoio non arriva più nessun suono. Claudia e Simona devono essere andate via, altrimenti si sentirebbero ancora le loro voci.
Esce dalla doccia. Per un attimo cerca l’accappatoio sul gancio, ma il gancio è vuoto. Si rende conto che lo ha dimenticato nello spogliatoio principale appoggiato sulla sua panchina.
Si stringe le braccia attorno al corpo, ora che ha chiuso l’acqua ed i vapori della doccia si sono diradati, sente l’aria fredda sulla pelle. I capezzoli si induriscono per il freddo, e l’acqua le gocciola dai capelli sulle spalle, scendendo lungo il corpo in rivoli che le solleticano la pelle. Indossando solo le ciabatte, cammina nuda e percorre il breve corridoio che collega il locale docce allo spogliatoio principale.
Elisa entra senza esitazioni nello spogliatoio principale, è un locale lungo e stretto con due file di armadietti metallici ai lati e due file di panchine di legno al centro.
Poi però si ferma di botto.
Davanti a lei, a tre passi di distanza, c’è proprio lui, il ragazzo delle pulizie. È in piedi con la scopa in mano, il manico di legno appoggiato al petto. Indossa una tuta blu da lavoro, un po’ troppo larga per il suo corpo magro, e scarpe da ginnastica bianche con le suole consumate. I capelli castani sono corti, e un ciuffo gli cade sulla fronte. Gli occhi, dietro un paio di occhiali con la montatura sottile, sono spalancati.
Elisa è apparsa davanti a lui completamente nuda, con la pelle ancora bagnata ed i capelli neri incollati alle spalle e al viso.
Il ragazzo rimane pietrificato. Le dita stringono il manico della scopa fino a far sbiancare le nocche, e la mascella è contratta. Il rossore gli parte dalle orecchie e gli scende lungo le guance, fino al collo. Apre la bocca, la richiude, la riapre. Alla fine riesce a parlare. «Io… mi… mi dispiace. Credevo che ormai non ci fosse più nessuno!»
La voce gli esce strozzata. Gli occhi scendono dal viso di Elisa al collo, al seno, al ventre, e poi scattano di lato, verso l’armadietto. Poi tornano su di lei, e poi di nuovo verso l’armadietto. Alla fine, sforzandosi, riesce a guardare altrove.
Elisa non si scompone. Non incrocia le braccia, non si china, né fa un passo indietro. Resta dov’è, con le braccia lungo i fianchi e l’acqua che le gocciola dalle dita. Lo guarda con gli occhi leggermente stretti, la testa inclinata di un grado.
«Non ti preoccupare» dice, e la sua voce è calma, con un’inflessione leggermente divertita. «Ho quasi finito. Devi pulire, vero? Scusa, sono io che ci ho messo troppo. Colpa mia.»
Il ragazzo apre la bocca, ma non ne esce nessun suono. Deglutisce, e il pomo d’Adamo gli sale e scende nel collo come un tappo in un lavandino. Le mani stringono la scopa, e le nocche sono bianche. Il rossore sulle guance si è fatto più scuro, quasi violaceo, e il respiro gli solleva il petto in sussulti brevi e irregolari.
Dopo, visto che Elisa non corre a coprirsi e non si sposta, è quasi costretto a tornare con i suoi occhi su di lei. Le guarda i capelli, le spalle, i seni piccoli e sodi con i capezzoli ancora induriti dal fresco, il ventre piatto, i fianchi stretti, la linea scura tra le gambe. Non riesce a staccarsene. E’ ipnotizzato. È come se i suoi occhi fossero calamite e il corpo di Elisa fosse fatto di ferro.
Elisa rimane immobile e lo studia con gli occhi. Guarda le sue mani che stringono la scopa, il ciuffo che gli cade sulla fronte, gli occhiali leggermente appannati. Poi il suo sguardo scende lungo la tuta blu, e si ferma all’altezza del cavallo. C’è un rigonfiamento, là sotto, che tende il tessuto della tuta. Non è grande, ma è inequivocabile. Il tessuto si tende attorno alla forma.
Elisa alza lo sguardo. Il ragazzo sta ancora fissando il suo corpo. Sembra quasi un cerbiatto illuminato dai fari di un’auto, immobilizzato tra la voglia di scappare e l’impossibilità di farlo.
«E’ la prima volta che vedi una ragazza nuda… è così, non è vero?»
La domanda esce dalla bocca di Elisa con un tono leggero, quasi materno. Non è una presa in giro, non è una provocazione.
Il ragazzo deglutisce di nuovo. I suoi occhi scendono verso il basso, poi tornano su di lei. Annuisce, appena, con un movimento della testa così piccolo che si potrebbe non notarlo.
Elisa lo studia ancora, sembra così fragile… qualcosa le si muove dentro. Una dolcezza che non riesce a spiegarsi. Le labbra si stirano in un sorriso piccolo, che le solleva solo gli angoli della bocca. Fa un passo avanti.
Il ragazzo non indietreggia. Sembra incollato al pavimento, con la scopa stretta al petto come uno scudo. Elisa fa un altro passo, e ora è a meno di un braccio da lui. Vede le gocce di vapore condensate sugli occhiali, e il tremore delle sue labbra.
Senza dire una parola, allunga la mano e gliela posa sul cavallo dei pantaloni. Il palmo della sua mano, ancora caldo di doccia, preme contro il rigonfiamento. Sotto il tessuto ruvido della tuta, sente la forma del sesso, e sente che pulsa. Le dita si chiudono attorno alla forma, accarezzandola attraverso il tessuto. Il sesso si indurisce sotto il suo tocco, e cresce, tendendo la stoffa ancora di più.
Il ragazzo chiude gli occhi. La scopa gli scivola dalle mani e cade sul pavimento con un rumore di legno e metallo. Le braccia gli ricadono lungo i fianchi, e le dita si aprono e si chiudono come se cercassero qualcosa da afferrare. Un suono gli sfugge dalla gola, un gemito soffocato che si perde nel ronzio delle lampade al neon.
Elisa continua ad accarezzarlo attraverso i pantaloni, con un movimento lento della mano. Sente la stoffa bagnarsi sotto il palmo, e capisce che cos’è. Il tessuto si scurisce in un punto, e sotto le dita sente una viscosità che non c’era un momento fa. La secrezione pre-eiaculatoria gli sta bagnando i pantaloni, e lei lo sente attraverso la stoffa, caldo e scivoloso.
Le sue dita si portano sulla cerniera della tuta e la tirano verso il basso. Il rumore della lampo è l’unico suono nello spogliatoio. Lui la lascia fare senza poter opporre resistenza. Elisa infila la mano nell’apertura, e le dita trovano il sesso. Lo estrae dai pantaloni con un movimento delicato, e lo guarda.
È dritto, e le dimensioni non sono disprezzabili. La punta è lucida, bagnata del liquido trasparente che cola dall’apertura e scende lungo il fusto. Elisa lo prende in mano, e il contatto pelle contro pelle fa tremare il ragazzo, come se avesse ricevuto una scossa. Le dita di lei si stringono più saldamente attorno al fusto, e inizia a muovere la mano su e giù con un ritmo lento, regolare. La secrezione viscosa si sparge sotto le sue dita, e la mano scivola con facilità.
Il ragazzo si sente mancare per il piacere di quel contatto, si appoggia all’armadietto dietro di lui, e il metallo risuona con un tonfo sordo. La testa gli si rovescia all’indietro, e gli occhiali gli scivolano sul naso.
Elisa sente un calore diffondersi nel proprio ventre, e le gambe le si stringono. Si sta indiscutibilmente eccitando. Il suo sesso si bagna. Si morde il labbro inferiore, e per un momento resta ferma, con la mano che si muove su e giù e gli occhi fissi sul sesso del ragazzo.
Ormai ha deciso: oggi farà un’opera di carità.
Si inginocchia, il pavimento lucido è freddo sotto le sue ginocchia, e la superficie liscia le preme sulla pelle. Si sistema davanti al ragazzo, con il sesso ora all’altezza del suo viso. Le sue dita continuano a muoversi, ed il liquido pre-eiaculatorio continua a colare lungo il fusto, bagnandole. Elisa avvicina il viso, e la lingua esce dalle labbra. Lecca la punta del sesso con un movimento lento, raccogliendo il liquido trasparente che ne cola. Il sapore è salato, leggermente metallico, e le si sparge sulla lingua come una goccia di mare su un sasso caldo.
«Mmmh… non male..» dice, e la sua voce è bassa, con una vibrazione che le solletica la gola. Alza lo sguardo verso il ragazzo, che la guarda dall’alto con gli occhi sbarrati. «Ti piace?»
Il ragazzo non risponde con le parole. Un gemito gli sfugge dalle labbra, lungo e tremante, e le gambe gli si irrigidiscono. Si, decisamente gli piace, pensa Elisa ancora più arrapata.
Elisa sorride, si sente audace, ed il sorriso le solleva gli angoli delle labbra mentre la lingua fa un altro giro attorno alla punta. Poi apre la bocca e se lo infila tra le labbra. Il sapore del pre-sperma si mescola a quello del membro, e il sesso le riempie la bocca, caldo e pulsante. Inizia a muovere la testa su e giù, con un ritmo lento all’inizio, e poi più veloce. Le labbra stringono il fusto, e la lingua lo accarezza dal basso verso l’alto a ogni movimento.
Il ragazzo non può durare molto.
Elisa lo sente prima nel sesso, che pulsa più forte e si indurisce ancora di più tra le sue labbra. Poi lo sente nel suo respiro, che si fa corto e affannoso, con un rantolo che gli sale dalla gola.
Il primo getto le esplode in bocca violento. È caldo, denso, e le riempie il palato in un istante. Elisa sussulta, e gli occhi le si spalancano. Il secondo getto le colpisce la lingua ancora con forza, che le fa stringere le labbra. Il terzo getto è ancora abbondante, lui le riempie la bocca al punto che non riesce a contenerlo. Il liquido le sfugge dagli angoli delle labbra e le cola lungo il mento.
Elisa stacca la bocca, e il quarto getto la colpisce sulla guancia. Il liquido bianco e denso le scivola sulla pelle, scendendo verso il mento. Il quinto getto le arriva sulla fronte, e le scende lungo il naso. Il sesto è più debole, e le finisce sulle labbra, mescolandosi a quello che già le cola dal mento.
Il ragazzo si appoggia di nuovo pesantemente all’armadietto, e il metallo risuona con un altro tonfo. Il respiro gli esce in rantoli corti e irregolari, e le gambe gli tremano. Gli occhiali gli sono scivolati sulla punta del naso, e dietro le lenti gli occhi sono socchiusi e lucidi.
Elisa è ancora inginocchiata sul pavimento lucido, con il viso bagnato di sperma. Il liquido bianco e denso le cola dalle guance e dal mento, scendendo lungo il collo e fino al seno. Lo guarda, e il sapore del seme le riempie la bocca.
Sorride.
È un sorriso largo e soddisfatto, che le solleva le guance e le fa socchiudere gli occhi. Lo guarda negli occhi, e il ragazzo la guarda di rimando, con incredulità, ma anche con gratitudine. Il petto gli si alza e si abbassa con respiri profondi, e le sue mani penzolano lungo i fianchi.
«Mmh.. non male finire l’allenamento così..» gli dice, e la sua voce è dolce, affettuosa, con un’inflessione che suona quasi materna. Si passa ancora la lingua sulle labbra, raccogliendo un residuo di liquido bianco. «Non ti avevano mai fatto un pompino, scommetto.»
Il ragazzo la guarda. Le labbra si muovono, ma non ne esce nessun suono. Annuisce, e il movimento è piccolo, quasi impercettibile. Gli occhi sono lucidi, e il respiro gli trema ancora nel petto.
Elisa fa una risatina, un suono breve e gentile che risuona nello spogliatoio vuoto. Si china in avanti e posa le labbra sulla cappella, in un bacio finale, affettuoso, che dura meno di un secondo. Poi si rialza.
Si guarda attorno, e gli occhi le cadono sull’orologio appeso alla parete sopra la porta. Le lancette segnano ormai le otto e venti. Lancia un gridolino di sorpresa.
«Oddio com’è tardi! Il mio ragazzo mi aspetta nel parcheggio!»
Elisa scatta verso la sua borsa. I vestiti sono ammucchiati sulla panchina. Afferra gli slip, li infila con un movimento rapido che la fa saltellare su un piede solo. Poi i jeans, che le aderiscono alle gambe ancora bagnate e la fanno imprecare tra i denti. Il reggiseno lo aggancia al volo, e la maglietta se la infila frettolosamente dalla testa, rendendosi però conto solo dopo che così la bagna con la sborra che ha ancora sul viso.
Si guarda nello specchietto dell’armadietto. Il viso è ancora sporco di sperma, con striature bianche sulla guancia e sul mento. Una goccia le è scesa fino al collo, e un’altra grossa è rimasta sulla fronte. Afferra un fazzolettino di carta dalla scatola sulla panca e si pulisce alla meglio, togliendo il grosso. Ma le rimangono ancora delle tracce sulle guance e sul mento.
Si infila le scarpe da ginnastica senza calzini, afferra la borsa, e si volta verso il ragazzo. È ancora appoggiato all’armadietto, incredulo, con il sesso ancora fuori dai pantaloni e la scopa ai suoi piedi. La guarda con gli stessi occhi del cerbiatto, ma ora c’è qualcosa di più, qualcosa che gli solleva gli angoli delle labbra in un accenno di sorriso.
Elisa gli sorride e gli fa l’occhiolino, un gesto rapido con cui gli lancia un ultimo saluto mentre sta già correndo verso la porta. Poi esce dallo spogliatoio, e i suoi passi risuonano nel corridoio come un tamburellare di dita su un tavolo.
Elisa esce dalla palestra, e la sera la accoglie con un soffio di aria fresca che le fa venire la pelle d’oca sulle braccia. Il parcheggio è a trenta metri, e la macchina del suo ragazzo è là, con i fari accesi. Elisa cammina in fretta, e intanto estrae un altro fazzolettino dalla borsa e finisce di pulirsi il viso. Il fazzolettino si sporca di sperma, e lo appallottola nel pugno prima di gettarlo.
Mentre cammina, si lecca ancora le labbra. Il sapore del seme è ancora là, intenso.
Si guarda attorno, e il parcheggio è quasi vuoto. La macchina del suo ragazzo è l’unica rimasta, oltre a un furgone bianco dall’altra parte. Le luci dei lampioni si accendono con un ronzio, e la sera si stende sulla palestra come una coperta.
Elisa raggiunge la macchina, e il finestrino del guidatore si abbassa. Il suo ragazzo la guarda dal sedile. Lei si china verso il finestrino, con il sorriso ancora sulle labbra.
«Scusami, ci ho messo un sacco. Non trovavo più i calzoncini.» Ha inventato la prima scusa che le è venuta in mente.
Lui la guarda, paziente, e le dice di non preoccuparsi. Elisa gira attorno alla macchina, apre lo sportello del passeggero, e si siede. Il sedile di pelle le aderisce ai jeans ancora umidi, e la borsa la finisce ai piedi. Si allaccia la cintura, e la macchina parte con un sobbalzo.
Mentre escono dal parcheggio, Elisa si appoggia al sedile e guarda fuori dal finestrino. La palestra si allontana, e le luci dei lampioni le scivolano sul viso come ombre cinesi. Si passa la lingua sulle labbra un’ultima volta, e il sapore del seme le si diffonde in bocca come una goccia di miele sulla punta della lingua.
Chiude gli occhi, e il sorriso le si allarga sul viso. Le dita tamburellano sul ginocchio, e il respiro le esce lento e regolare. La sera entra dal finestrino abbassato, e le accarezza i capelli ancora bagnati..
La macchina si immette nella strada, e le luci della palestra spariscono dietro l’angolo. Elisa non si volta indietro. Ha gli occhi chiusi, e le labbra socchiuse in un sorriso che non accenna a spegnersi.




Ti ringrazio per le belle parole e mi fa piacere che i racconti ti siano piaciuti. Si, ti confermo che…
Non so se è la fine, ma in caso mi mancheranno queste due sorelle meravigliose e le loro avventure. Grazie…
A quando una bella doppietta per le due amiche con i due cuck a godersi la scena delle mogli riempite…
Bello finalmente vedere qualcuno che inserisce una nera nel proprio racconto!
Bellissimo peccato che pubblichi raramente