Il vapore della doccia si alza ancora una volta in spirali dense sotto la luce fredda dei neon. L’acqua scorre nelle tre docce che ormai conosciamo, tre ruscelli paralleli che battono sulle piastrelle azzurre con un suono costante. Il pavimento è bagnato, rivoli d’acqua saponata scivolano verso gli scarichi, e l’aria odora di bagnoschiuma e di quel pessimo detersivo che Matteo usa sempre per lavare i pavimenti.
È venerdì sera. L’allenamento è finito tardi, sono le otto e mezza passate. Le altre compagne di squadra si sono vestite e sono andate via in fretta — alcune avevano cena, altre fidanzati che le aspettavano in macchina nel parcheggio. Restano solo loro tre, come ogni volta, perché Elisa, Claudia e Simona non hanno mai tutta questa fretta di andarsene. È il loro rituale: l’ultima mezz’ora nello spogliatoio, a chiacchierare sotto l’acqua calda, a fare il punto della giornata, e spesso a condividere segreti che fuori da quelle pareti piastrellate sarebbe meglio che non uscissero. Questo almeno è quello che avviene di solito, perché stasera invece c’è uno strano silenzio.
Elisa si sta sciacquando i capelli, la testa rovesciata all’indietro sotto il getto, gli occhi chiusi. L’acqua le scorre sul viso, sul collo, lungo il corpo nudo, portando via la schiuma dello shampoo. Si passa le dita tra le ciocche bagnate, sciogliendo i nodi con movimenti lenti e metodici.
«Allora?» dice, senza aprire gli occhi. «Avete perso la parola?»
Claudia, due docce più in là, si volta verso di lei. I suoi capelli rossi, zuppi, sembrano più scuri, quasi mogano, appiccicati alle spalle e alle scapole. Si stringe nelle spalle, poi si volta di nuovo dall’altra parte.
«Io stasera sono un po’ stanca.» dice Simona senza entusiasmo.
Elisa riapre un occhio. Le guarda.
«Guardate che vi ho visto prima.»
Simona, che sta sotto la terza doccia con la faccia rivolta direttamente verso il getto — il suo modo di fare la doccia, sempre frontale, come se affrontasse l’acqua a muso duro — si stacca dall’acqua e si passa entrambe le mani sui capelli biondi, spingendoli all’indietro. Gocce d’acqua le schizzano dalle dita.
«Prima quando?» chiede, cercando di simulare indifferenza.
Elisa si appoggia con la schiena contro la parete della doccia, il che significa che l’acqua le batte sul petto e sul ventre. Incrocia le braccia. Guarda prima Simona, poi Claudia.
«Quando avete incontrato Matteo nel corridoio e gli siete passate davanti. Lo avete salutato e gli avete sorriso. E soprattutto ho visto come ha reagito lui. Vi sorrideva. Matteo. Sorrideva. Quello che abbassa sempre la testa, che parla a monosillabi, che a momenti scappa ogni volta che ci vede. Sorrideva!!»
Claudia rimane impassibile. Si versa altro bagnoschiuma sul palmo, ne guarda la consistenza viscida per un momento, poi lo sparge sulle braccia con movimenti circolari.
Di fronte al silenzio ostinato delle amiche, Elisa inizia ad innervosirsi. «Confessate. Che avete fatto? Non è che gli state facendo qualche brutto scherzo, vero? Non voglio che lo trattiate male.»
«Ok ok e va bene. Adesso calmati. Tanto vale dirtelo» dice Claudia. «Ieri sera gli abbiamo fatto un bel pompino. Tutte e due. Contenta?»
Elisa sgrana gli occhi, portandosi una mano davanti alla bocca. Non riesce a dire nulla per alcuni secondi. Le guarda ad occhi spalancati. «Voi….?»
«Beh? Perché quella faccia? Sei stata tu la prima a farlo, ricordi? Cos’è, tu puoi e noi no? Il fatto è che dopo quello che ci hai raccontato morivamo dalla voglia di… verificare.»
«Si, e così abbiamo verificato…» aggiunge Simona con un sorrisino sarcastico disegnato in faccia.
«E?»
Simona si appoggia al muro della doccia.
«E avevi ragione» dice. «Ci è piaciuto un sacco.»
Elisa inarca un sopracciglio. «Davvero?»
Claudia si fa avanti, uscendo parzialmente dal getto d’acqua. La sua voce è più bassa del normale, come se stesse condividendo un’informazione preziosa.
«Ha un bel cazzo. Proprio come dicevi tu. Non enorme, ma… proporzionato. Dritto. La pelle liscia. E quando gli si indurisce…» Si interrompe, si passa la lingua sulle labbra. «Mmmh basta ora non farmi parlare più… mi viene voglia di correre in corridoio a cercarlo per fargli un altro pompino.»
Simona sbotta in una risata.
«E la sborra» riprende poi Simona, abbassando ulteriormente la voce, anche se nello spogliatoio ormai sono sole «era deliziosa. Non come le schifezze amare che mi capitano di solito. La sua è… dolce. Non troppo densa. Calda. E il sapore resta a lungo, ma in modo piacevole, un gustoso retrogusto.»
Elisa chiude gli occhi per un momento. Il ricordo le attraversa la mente nitido: si, proprio le sensazioni che aveva provato anche lei.
«Si lo so» dice, con un filo di voce. «So esattamente com’è.»
Per qualche secondo nessuna delle tre parla. L’acqua scorre. Il vapore si addensa. Poi Claudia torna sotto il getto e si sciacqua le spalle con movimenti lenti.
«Però sai cosa mi ha colpito di più?» dice Claudia, con un tono diverso ora — più affettuoso, quasi materno. «Non tanto il sesso in sé. Ma lui. Il modo in cui ha reagito. All’inizio sembrava un animale in gabbia. Non riusciva nemmeno a guardarci. Poi, quando ha capito che non stavamo scherzando con lui, che facevamo sul serio… si è lasciato andare. E alla fine, quando abbiamo finito, ci ha guardate con quegli occhi…» Claudia si interrompe, cerca le parole giuste. «Non so come spiegarlo, era un po’ come un cane randagio che qualcuno ha appena accarezzato per la prima volta.»
Simona sospira.
«Sì, hai ragione. Quello sguardo. Mi ha… non so come dirlo senza sembrare scema. Mi ha preso qui.» Si mette una mano sul cuore. «Mi sono sentita come se avessi fatto qualcosa di importante. Come se gli avessi fatto il regalo più bello del mondo. Che poi… in realtà è così. Gliel’ho fatto eccome.»
Claudia ridacchia.
Elisa annuisce lentamente. Si stacca dal muro e torna sotto l’acqua, lasciando che le scorra sulla faccia. Quando parla, la sua voce è attutita dal getto.
«È quello che ho provato anch’io. La prima volta, con lui. Pensavo che la mia fosse solo… voglia di rompere la monotonia, fare qualcosa di diverso, proibito. Ma quando l’ho fatto venire, e quando ho visto come mi guardava dopo…» Si interrompe, si scosta i capelli dal viso. «Non era solo sesso. C’era qualcosa di più. Una soddisfazione che non c’entrava nulla con il pompino in sé. Era come se nessuno fosse mai stato gentile con lui prima, ed io mi sentivo di aver fatto una cosa buona.»
Claudia si gira verso Elisa, l’acqua che le batte sulla schiena e sulle spalle.
«Non penso che abbia mai incontrato qualcuna che sia stata gentile con lui» dice. «Avete visto come si comporta? Sempre lungo i bordi, sempre con la scopa in mano, sempre a testa bassa. Come se cercasse di evitare qualsiasi contatto con noi ragazze. Come se fossimo pericolose. Probabilmente lo hanno sempre preso in giro, proprio come facevamo noi fino a ieri.»
«E invece ha un cazzo che è una meraviglia e una sborra che sembra miele» dice Simona, strappando una risata alle amiche. Poi continua, ricordando le sensazioni provate la sera prima. «E quando glielo prendi in bocca, e lo senti diventare sempre più duro, e senti che respira più forte, e poi viene, e ti riempie la bocca…»
Claudia la interrompe stizzita «Smettila, mi stai facendo di nuovo venire voglia di correre fuori a succhiarglielo…» Simona ed Elisa esplodono entrambe in risate.
Poi Simona torna seria. «Cazzo, se mi è piaciuto. Non come mi piace il sesso di solito. Quello è più.. uno sfogo. Mi è piaciuto in un modo… diverso. Come quando fai qualcosa per qualcuno e vedi che gli cambi la giornata. Mi ha fatta sentire importante.»
Elisa si volta verso le altre due. L’acqua le scorre lungo i fianchi.
«Ditemi la verità» dice. «Voi ci avete provato gusto davvero?»
Claudia alza lo sguardo. I suoi occhi verdi, attraverso il vapore, sono fermi.
«Ma te lo stiamo dicendo. Sì. Tantissimo. Mi è piaciuto da morire.»
Anche Simona annuisce senza esitazione.
«Anche a me» dice Elisa. «La prima volta. Mi è piaciuto tutto.»
Restano in silenzio per un momento. L’acqua scorre. I neon ronzano. Da qualche parte, oltre le porte dello spogliatoio, si sente il rumore lontano di qualcosa che scorre su un pavimento — probabilmente il carrello di Matteo che sta pulendo nel corridoio, come ogni sera.
«E allora cosa facciamo? Lo lasciamo come esperienza una volta e via?»
Simona scuote la testa prima ancora che Elisa finisca la frase.
«No. Io non voglio.»
Claudia si volta a guardarla.
«Nemmeno io.»
«E poi anche a lui è piaciuto senz’altro» aggiunge Simona. «Non solo fisicamente — anche se sì, quello gli è piaciuto un sacco eh — ma gli è piaciuto anche che qualcuna finalmente lo trattasse come si deve. Ne sono sicura.»
Claudia si asciuga la faccia con le mani, passandosele sugli occhi.
«Ma allora perché non continuiamo?» propone infine, determinata.
Elisa annuisce.
«Continuiamo. Ma dobbiamo farlo bene. Cerchiamo di non finire nei guai, prima di tutto. Non dobbiamo far scoppiare scandali. E lo facciamo solo se va anche a lui, niente che lo metta a disagio. Lo facciamo dopo l’allenamento, quando le altre sono andate via. Tanto è lui l’ultimo che rimane, la sera, è sempre da solo e dopo aver pulito lo spogliatoio chiude con le sue chiavi. Lo aspettiamo qui. Una di noi per volta, a turno.»
Simona alza un sopracciglio.
«Cioè vuoi dire.. un pompino al giorno a turno?»
«Sì. Oggi tocca a una, domani a un’altra, dopo a un’altra ancora. E poi si ricomincia.»
Claudia sorride, divertita ed eccitata dall’idea di Elisa — un sorriso lento, che le attraversa il viso come il sole quando spunta da dietro una nuvola.
«Mi piace. Mi piace come piano. Lo tratteremo bene Elisa, sta tranquilla. Con gentilezza. Niente scherzi e niente prese in giro. Lo facciamo sentire… voluto.»
«Bene» dice Elisa, con una fermezza nella voce che non ammette discussione. «Perché io voglio farlo proprio per quello. Non è solo il sesso. Vorrei.. beh, finalmente avrà qualcuna che si prende cura di lui.»
Simona si alza in piedi, si stiracchia — le braccia sopra la testa, i muscoli della schiena che si tendono — e poi si volta verso le altre due con un’espressione decisa.
«Allora è deciso. Iniziamo da lunedì, d’accordo? Dopo ogni allenamento, lo aspettiamo qui. Una di noi gli fa un pompino, le altre due se ne vanno prima. Oppure se vogliono restano, è uguale. L’importante è che lui si senta a suo agio. E che venga trattato con affetto.»
Elisa e Claudia annuiscono insieme.
«E che ci venga in bocca» aggiunge Claudia, con un mezzo sorriso divertito.
Tutte e tre scoppiano a ridere — una risata calda, complice, che rimbalza sulle piastrelle e si mescola al rumore dell’acqua.
—
È lunedì quando i “turni” hanno inizio. L’allenamento del lunedì è finito alle nove. Le compagne di squadra si vestono, raccattano le borse, si scambiano saluti e «ci vediamo domani» e se ne vanno. Elisa resta.
Matteo arriva con la sua tuta blu, la scopa, il secchio, i soliti occhiali con la montatura sottile, il solito ciuffo castano che gli cade sulla fronte. Spinge la porta dello spogliatoio con la spalla, trascinando il carrello delle pulizie, ma quando alza lo sguardo vede Elisa seduta tranquilla sulla panca, stavolta già vestita, i capelli neri raccolti in una coda, le gambe accavallate.
Arrossisce subito. Si ferma sulla soglia. Le dita si stringono sul manico del carrello.
«Ciao, Matteo» dice Elisa, con un tono cordiale come quello di qualcuno che saluta un amico.
Matteo batte le palpebre dietro gli occhiali. Poi, con un filo di voce: «Ciao.»
«Le altre sono andate via. Ma io sono ancora qui. Non ho alcuna fretta stasera, perciò pensavo di farti compagnia mentre pulisci. Ti va?»
Matteo la guarda, avendo immediatamente la sensazione che accadrà qualcosa di pazzesco anche stavolta. Le sue mani si spostano sul manico del carrello. Annuisce, un movimento piccolo e cauto.
«Sì. Cioè… va bene. Grazie per la compagnia.»
Elisa si alza dalla panca. Si avvicina a lui con passi lenti, deliberati — non per intimorirlo, ma per dargli il tempo di abituarsi alla sua vicinanza. Gli si ferma davanti, a mezzo metro di distanza.
«Ho parlato con Claudia e Simona» dice. «Mi hanno detto che ti hanno fatto compagnia anche loro…»
Il rossore aumenta sul viso di Matteo come un’onda. Le orecchie diventano rosso scuro. Le mani tornano a stringersi sul carrello.
«Non… mi dispiace se….» inizia, la voce che si spezza.
Elisa alza una mano per interromperlo. Non lo sta affatto rimproverando.
«Matteo. Ora guardami.»
Lui alza lo sguardo. I suoi occhi, dietro le lenti, sono spaventati e speranzosi insieme — una combinazione che fa qualcosa al petto di Elisa, qualcosa che non si aspetta.
«Non c’è nulla di male. Nulla. A noi è piaciuto. A tutte e tre. E ci è piaciuto anche parlare con te, e stare con te, e farti stare bene. Quindi…» Gli prende una mano, la stacca dal carrello, la tiene tra le sue. «Pensavamo di continuare. Sempre se tu sei d’accordo.»
Matteo la fissa. Le dita di lei sono calde attorno alle sue. Deglutisce. Il pomo d’Adamo sale e scende. Non riesce a comprendere del tutto il significato di quello che lei gli ha appena detto.
«Continuare?» ripete, come se fosse un’eventualità impossibile anche solo da prendere in considerazione.
«Sì. Dopo ogni allenamento. Una di noi resta con te. Qui, nello spogliatoio. A farti compagnia e… ti facciamo stare bene. Come l’altra sera. Che ne dici?»
Il rossore di Matteo non si attenua, ma qualcosa nei suoi occhi cambia. La paura si ritira, e al suo posto arriva qualcos’altro — desiderio, speranza, gratitudine.
«Ma… perché?» chiede. È la prima volta che fa quella domanda direttamente, senza giri di parole.
Elisa gli stringe la mano.
«Perché ci piace. E sembra che piaccia anche a te, giusto? Quindi la domanda giusta da fare in realtà sarebbe: perché no? E poi noi pensiamo che sia ora che finalmente anche tu abbia qualcuna che ti faccia stare bene. Ci sei simpatico.»
Matteo non risponde subito. Si guarda la mano, tenuta tra quelle di lei. Poi alza di nuovo lo sguardo, e c’è un accenno di sorriso sulle sue labbra, il sorriso di chi comincia a credere che una cosa bella, per una volta, possa durare.
«Va bene» dice. «Grazie.»
«Non dirlo nemmeno.»
E poi Elisa si inginocchia davanti a lui, nello spogliatoio vuoto, con la luce dei neon sopra di loro e l’odore del detersivo per pavimenti che si mescola al profumo del suo deodorante. Gli slaccia la tuta con movimenti pazienti, senza fretta, e quando gli abbassa i pantaloni e lo prende in bocca, Matteo chiude gli occhi e appoggia una mano, esitante, sui suoi capelli — delicatamente, come se toccasse qualcosa di fragile.
Quando viene, poco dopo, è abbondante, ed Elisa inghiotte tutto. Il sapore è esattamente come lo ricordava — leggermente dolce, caldo — e lo guarda negli occhi mentre lo fa, e vede il suo viso distendersi in un’espressione che non ha mai visto su nessun altro: non solo piacere, ma sollievo, come se qualcosa dentro di lui si fosse finalmente allentato.
Dopodiché, Elisa si rialza, rossa in faccia, piacevolmente eccitata, si asciuga le labbra con il dorso della mano, lo guarda negli occhi e gli dice: «E’ stato bello. Ora vado. Domani c’è Claudia.»
Matteo annuisce. Si tira su i pantaloni con le mani che gli tremano ancora, ma meno dell’altra volta. Elisa prende la sua borsa e si dirige verso la porta, poi si gira indietro un’ultima volta, prima di uscire lo guarda sorridendogli e facendogli l’occhiolino.
—
Claudia, il martedì, lo fa sedere sulla panca prima di iniziare. Gli si inginocchia davanti, gli slaccia la tuta, e prima di prenderlo in bocca gli dice: «Tu stai tranquillo. Lascia fare a me e goditi il servizio.» Matteo si appoggia alla parete, chiude gli occhi, e quando la bocca di Claudia accoglie il suo membro eccitato, espira lentamente.
Simona, il mercoledì, non è da meno. Lo fa ridere prima, per sciogliere un pò la tensione — gli racconta una scenetta divertente, una compagna di squadra che ha fatto un errore clamoroso durante la partita, e Matteo ride, una risata breve e sincera che gli illumina il viso. Poi, quando lui è ormai rilassato, Simona gli si inginocchia davanti «Vogliamo concludere in bellezza la serata?». Poi, senza aspettare una risposta, glielo tira fuori prendendolo in bocca senza esitazioni.
Col passare delle settimane, qualcosa cambia. Non nel sesso in sé — quello rimane quello, un pompino dato con cura e ricevuto con grande godimento — ma in quello che succede prima e dopo.
Tra loro nasce un legame. Elisa gli chiede della sua giornata, e Matteo risponde — inizialmente a monosillabi, poi a frasi intere, poi finalmente a paragrafi interi. Claudia gli chiede cosa ascolta sulle cuffie mentre pulisce, e lui le fa sentire i suoi podcast — roba di storia, di scienza, cose che le ragazze non conoscono e che trovano affascinanti. Simona gli chiede cosa mangia per cena, e quando lui dice «pasta in bianco, quasi sempre», il giovedì successivo lei gli porta un contenitore di pasta al pesto preparato da sua madre, e Matteo la guarda come se gli avessero fatto il regalo più bello del mondo.
Dopo che lui è venuto, spesso restano un po’ insieme. Elisa solo quando può farlo, perché nelle sere in cui il suo ragazzo viene a prenderla con la macchina deve sbrigarsi ad andare via. Ma le altre volte, si siedono sulla panca entrambi e parlano. Di allenamento, di lavoro, di film, di niente. E Matteo inizia ad entrare in confidenza — non parla molto, non a lungo, ma parla. La sua voce, che prima era un sussurro costante, acquista volume. Le sue frasi, prima troncate a metà dall’imbarazzo, arrivano fino in fondo. I suoi occhi, prima sempre bassi, si alzano e le guardano in faccia. Non sempre, non a lungo, ma si alzano. Tra loro, insomma, si costruisce piano piano un’amicizia.
Un giovedì sera, dopo che hanno finito, sono seduti tutti assieme sulla panca. Stasera toccava ad Elisa, ma Simona e Claudia sono rimaste anche loro, rendendo più piccante la serata. Lui dice, per la prima volta: «Non ho ancora capito perché lo fate. Ma volevo ringraziarvi. E’.. bello poter stare con voi.»
Elisa gli mette una mano sulla spalla.
«Matteo. Lo facciamo perché vogliamo. Perché ci piaci. »
«Beh… anche perché la tua sborra è buonissima, in realtà» si lascia scappare Claudia, con un sorrisino che strappa una risata a tutti, persino a Matteo.
Simona gli allunga una gomitata leggera nel fianco.
«Domani tocca a me, vedi di ricaricare per bene le palline.»
Matteo scuote la testa, ridendo ancora. «Siete pazze» dice.
«Sì» conferma Elisa. «Siamo pazze. Ma tu non dirlo in giro eh? Manteniamo il segreto.»
Matteo, per la prima volta da quando lavora in quella palestra, ride di gusto.
—
Le settimane scorrono. L’autunno si fa più freddo, e fuori dalla palestra le serate diventano buie presto. Ma dentro lo spogliatoio, dopo l’allenamento, l’atmosfera è hot. La compagnia delle tre ragazze crea un mondo a parte — un luogo dove la timidezza di Matteo si è ormai disciolta.
Non è solo il sesso. Il sesso è una parte — importante, sì, intensamente desiderata da entrambe le parti, un momento di intimità che nessuno dei quattro dimentica — ma non è solo quello. È il fatto che qualcuno lo aspetti la sera. Il fatto che qualcuno gli chieda come sta. È il fatto che tre ragazze molto belle, forti, sicure di sé lo considerino e provino piacere a fare del sesso con lui.
Matteo avverte il suo cambiamento, un po’ di sicurezza in più nel suo carattere.
E le ragazze — Elisa, Claudia, Simona — sentono qualcosa a loro volta. Qualcosa che non si aspettavano. Non è solo il piacere fisico di dargli piacere, non è solo il sapore della sua eiaculazione che tutte e tre adorano e aspettano con un’impazienza che non ammetterebbero ad alta voce. È qualcosa di più profondo — la sensazione di fare finalmente qualcosa di buono, di dare qualcosa di importante, di riempire un vuoto.
Ogni sera, dopo l’atto, quando Matteo riprende la scopa e torna al suo lavoro con un passo più leggero, e le ragazze raccolgono le borse, c’è un momento — un momento breve, quasi invisibile — in cui i loro sguardi si incrociano. E in quello sguardo c’è tutto: l’affetto, la gratitudine, la consapevolezza di avere un segreto che è solo loro, e che quel segreto è una cosa buona.
Elisa, quando entra nello spogliatoio e trova Matteo che la aspetta con la scopa in mano e un sorriso che gli attraversa il viso come una crepa in un muro — un sorriso che è lì per lei, solo per lei — è solo allora che Elisa si sente veramente viva e felice.
Perché il sapore della sua sborra è dolce, ma il suo sorriso lo è ancora di più.




Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…
Bellissimo racconto, aspetto il seguito 👍👏
Non solo riempite bene, ma anche fatta la gioia dei cornuti che hanno leccato a dovere!
Rileggendo questo ottimo racconto, mi sorge una domanda: la frase iniziale, dove la protagonista si sveglia con l'intontimento, si ricollega…
Ciao Ruben, ho delle novità importanti da dirti, ma nn riesco più a mandarti email... scrivimi tu per favore a…