Questa è una storia derivata da un racconto di un lettore, ci sono aspetti reali e aspetti romanzati.
Mi chiamo Marco ed ho ormai 65 anni e questa storia arriva da molto lontano, dall’anno della mia maturità, il 1979.
Come si usava in quegli anni chi aveva tanto spirito di avventura e pochi soldi prendeva un biglietto interrail per viaggiare un mese libero per l’Europa. Di solito si faceva in gruppetti piccoli du tre o al massimo 4 persone.
Io partii da Genova il 10 luglio del 1979 insieme a tre amici, tutti abbastanza sfigati, maturati con voti fra il 42 ed il 48, avevamo raccolto mance durante l’anno ed un premio di qualche centinaio di migliaia di lire da genitori e nonni con la promessa di farci sentire per dire dove eravamo e come stavamo. In particolare una delle mie nonne, Marina, mi aveva dato un extra per mandarle una cartolina da ognuna delle città che avrei visitato.
La speranza, nemmeno tanto recondita, era quella di incontrare tanta gente, in particolare delle ragazze con le quali “scambiare” un po’ di fluidi. Il nostro sogno erano le ragazze scandinave che nel nostro immaginario erano libere e disponibili anche verso dei ragazzi normali come noi che a casa incontravano poco e per timidezza e per effettiva mancanza di look adeguato.
Prendemmo il primo treno la mattina direzione Milano da cui avremmo deciso, a seconda del tabellone delle partenze, dove andare. Al tempo prenotazioni c’erano per la prima classe, gli altri salivano in treno e si accomodavano dove trovavano posto o restavano in piedi nei corridoi.
Decidemmo di partire per la Germania del sud, un viaggio relativamente breve verso Monaco di Baviera.
Già durante il viaggio Gianni che dei 4 era quello che parlava meglio l’inglese e masticava anche un po’ di tedesco avendo fatto il linguistico (ed aveva influenzato per questa caratteristica la scelta della prima destinazione) aveva agganciato due ragazze tedesche che stavano tornando a casa dopo una vacanza di 15 giorni spesa a farsi praticamente a piedi tutto il levante ligure. Abbronzate, bionde simpatiche, ci sembravano delle dee e si strinse subito un ottimo rapporto con loro. Arrivati a Monaco addirittura ci offrirono di pernottare da loro un paio di giorni, a casa di una delle due Annette, c’era un garage taverna attrezzato con un paio di divani e lì dormimmo in tre perché Gianni, incredibilmente, già la prima sera ci salutò ed andò a dormire in casa con Annette approfittando del fatto che i genitori erano via per un lungo viaggio e sarebbero tornati dopo tre giorni. Il giorno successivo visitammo la città insieme ad Ingrid l’altra ragazza che ci fece da cicerone mentre i due spendevano del tempo in attività ludiche scambiandosi ogni tipo di fluido possibile. Il terzo giorno, visto che invece noi tre non battevamo chiodo, volevamo partire mentre Gianni, ovviamente, non ne aveva intenzione alcuna. Un breve conciliabolo stabilì che ci saremmo visti da lì ad una settimana alla stazione di Bruxelles davanti alla biglietteria fra le 8 e le 9 del mattino.
Alberto Luigi ed io salutammo i due piccioncini ed Ingrid e prendemmo un treno per Stoccarda. Questa volta senza l’appoggio di Gianni e del suo tedesco basilare non facemmo incontri particolarmente interessanti. Mentre Monaco ci era piaciuta molto, Stoccarda non si rivelò, almeno per noi, particolarmente interessante così la sera prendemmo un nuovo treno direzione Heidelberg. A Genova avevamo conosciuto una ragazza universitaria che studiava lì e che ci aveva raccontato meraviglie dell’ambiente particolarmente vivace. Arrivammo che era ancora notte, un po’ terrorizzati per il fatto di essere all’estero e non conoscere la lingua. Ci fermammo in stazione per poi andare a zonzo per la città. Di Susanne, la ragazza conosciuta, avevamo il numero di telefono ed alle 9 del mattino chiamammo parlando inglese. Il numero corrispondeva ad uno studentato e l’inglese fu sufficiente per farci capire e rintracciare la ragazza che ovviamente aveva altri impegni ma che ci dette appuntamento per il tardo pomeriggio. Spendemmo la mattinata a visitare il centro della città ed il castello. In giro l’atmosfera della città universitaria era fantastica, ragazzi e ragazze vestiti in modo che a noi pareva strano, gente che suonava, disegnava ecc. davano a noi l’impressione di un posto meraviglioso.
Poi incontrammo Susanne che per l’occasione aveva portato un paio di amiche non particolarmente attraenti ma molto simpatiche, andammo a cena alle 6 (per noi un obbrobrio) ma per loro la normalità ed il dopo cena lo spendemmo in una birreria dove fummo molto accorti a consumare il meno possibile viste le risicate finanze che avevamo a disposizione. Fortunatamente le ragazze erano molto indipendenti e si pagarono il loro e tirammo un sospiro di sollievo. Le riaccompagnammo allo studentato e le salutammo. Guardammo la cartina dell’Europa che ci eravamo portati e decidemmo di restare in Germania, le prossime tappe verso nord per avvicinarci all’appuntamento di Bruxelles sarebbero state Francoforte e quindi Colonia.
Al solito provammo a cercare un treno notturno per risparmiare sul dormire ma era troppo tardi così aspettammo mattina girovagando per la città venendo anche fermati dalla polizia che, una volta controllati i documenti, ci invitò a ripartire e ad evitare una certa zona. Il viaggio in treno verso Francoforte ci vide svaccati e dormienti. Arrivati poco prima di mezzogiorno eravamo però di nuovo pimpanti. Visitammo la città, prendemmo da mangiare in un supermercato e fummo grati ad una pianta in un giardino pubblico carica di pesche.
La sera prendemmo il treno per Colonia sul quale trovammo altri ragazzi, ma anche ragazze italiani e stranieri, uno dei quali aveva la chitarra e l’atmosfera fu molto piacevole. Come sempre la musica univa tutti e Alberto che suonava l’armonica, la tirò fuori accompagnando il chitarrista. Due ragazze norvegesi Astrid e Liv si attaccarono a noi chiedendoci se potevano fare un pezzo di vacanze con noi fino a che il percorso fosse garbato a tutti. Ovviamente accettammo, Alberto e Luigi in particolare furono molto contenti perché una volta arrivati a Colonia, dopo aver depositato i bagagli alla stazione girammo per la città più leggeri e loro pomiciando come adolescenti con le due ragazze. Ero rimasto l’unico a secco e girando con coppiette sarebbe stato improbabile che avrei trovato compagnia pure io. Un po’ mi pesava ma mi consolavo con il fatto che lo spirito del viaggio sarebbe stato quello di vedere più cose possibili non quello di pomiciare una ragazza straniera.
Venne sera, mancava ancora un giorno all’appuntamento di Bruxelles, decisero di andare a dormire in un ostello e Alberto e Luigi “dormirono” nel sacco a pelo in compagnia.
Al mattino, stanchi più di quanto fossero prima di coricarsi ma con un sorriso a 32 denti, facemmo colazione dopo aver acquistato prodotti da forno in un supermercato. La Germania da questo punto di vista mi aveva sorpreso, prezzi meglio che da noi e pane e dolci di qualità per cui il gruzzoletto non si era ancora abbassato troppo pur in prossimità della fine della prima settimana di viaggio. Io intanto avevo mandato 3 cartoline alla nonna mantenendo la promessa fatta.
Decidemmo di partire per il Lussemburgo, non troppo lontano, qualche ora di treno. Per le due ragazze norvegesi andava bene così prendemmo un treno molto tardi e fummo in città che girammo a piedi visto che i prezzi erano molto alti soprattutto per noi che ci eravamo abituati a quelli della Germania molto più abbordabili. Bevemmo esclusivamente alle fontanelle e facemmo una dieta ipocalorica. Le due ragazze norvegesi invece, con una disponibilità ben maggiore della nostra e con una carta di credito (che noi avevamo visto praticamente solo nei film) non si fecero molto problemi condividendo in parte quanto preso. Parte di quella notte la passammo sul treno per Bruxelles in modo da essere puntuali all’appuntamento.
Alle 7 eravamo in stazione ed io, in quanto unico single, fui incaricato di aspettare Gianni che fortunatemente sbucò poco prima delle 8 ed in compagnia di Annette la quale aveva cambiato vestiti e ricaricato il portafogli con il contributo dei genitori che avevano preso in simpatia Gianni.
Ci muovemmo tutti e 7 per visitare la città dopo aver lasciato il grosso dei nostri “beni” ad un ostello. Avevano deciso infatti di passare la notte lì per vedere un concerto in un parco di un artista molto noto, almeno per i popoli del nord, che noi però non conoscevamo ma come si sa in questi casi le ragazze comandano.
Il viaggio continuò e nella settimana successiva visitammo altre città poi le ragazze dovettero tornare a casa lasciando 3 cuori infranti, indirizzi a cui scrivere e promesse di rivedersi presto. Sapevamo tutti che, a parte il caso di Gianni che con Monaco come target non aveva davanti a se un viaggio impossibile come tempo e denaro, sarebbe restato sulla carta con un bel ricordo estivo.
Alla fine della seconda settimana arrivammo a Parigi con l’intenzione di dedicare alla città dell’amore almeno 3 giorni vista la grande varietà e quantità di cose da vedere. Eravamo di nuovo 4 amici maschi ed arrapati così la prima sera, visto che fino a quel momento avevamo speso meno di quanto pensassimo, decidemmo di andare a vedere uno spettacolo di spogliarello e lì accadde il fattaccio.
Ragazze carine e giovani anche se con qualche anno più di noi, si alternavano sul palco fino a che si presentò sulle tavole una biondina, capelli lisci alle spalle, occhi azzurri un bel fisico (ovviamente) alta 1,70 e con un seno che a me parve perfetto. Il mio cuore iniziò a battere forte ed a nulla valsero i tentativi di distrarmi dei miei amici. Avevo deciso di aspettarla all’uscita, la mia imbranataggine e timidezza erano vinte dal fuoco che avevo dentro. Il quartiere di Pigalle non è certo per educande ma io non volevo schiodarmi. Visto che avevamo prenotato l’ostello i miei tre amici se ne andarono a dormire ed io aspettai l’uscita di quella ragazza che incredibilmente rispose al mio saluto. Non so cosa avessi quella sera ma mi sentivo superman, ottenni di accompagnarla a casa e facemmo una passeggiata di due ore nella Parigi notturna fra clochard polizia e chioschi che vendevano cibo e bevande. Arrivati sotto casa lei mi diede un bacio sulla guancia ma a me non bastava e così mentre stavo per ricambiare mi spostai sulle sue labbra che mi parvero di velluto morbidissimo. Socchiuse la bocca ed il bacio fu vero, lungo ed appassionato. Poi mi prese la mano e mi portò con sé in casa. Facemmo l’amore diverse volte. La lingua non fu un problema perché aveva parenti italiani e masticava un po’ l’idioma. La lingua principale fu però quella del corpo. Avevo fatto l’amore una sola volta in vita mia fino a quel momento con una ragazza ubriaca più vecchia di me ad una festa senza nemmeno particolare soddisfazione visto anche che alla fine mi aveva vomitato addosso.
Fu così che mi innamorai follemente di questa ragazza Wilma era il nome d’arte con cui si esibiva.
L’appuntamento con gli altri era a Notre Dame per le 11 e mi presentai camminando a 10cm da terra. Gli altri cercarono di persuadermi di dimenticare la ragazza serbando il bel ricordo ma la sera tornai a vederla, la riaccompagnai a casa e facemmo di nuovo l’amore. Avevo ancora una notte a disposizione e lei mi disse che quella sera non avrebbe lavorato perché era il suo giorno di riposo così feci un gesto che ricorderò per sempre, la invitai a cena facendo scegliere a lei il ristorante. Fu una cena deliziosa che però prosciugò le mie finanze, facemmo ancora l’amore ed al mattino la salutai con la promessa che sarei tornato.
Incontrai gli amici con in tasca 50.000 lire molto meno di quanto mi serviva per arrivare in fondo al mese. Avevo due possibilità, tornare prima o chiedere che gli amici mi aiutassero promettendo di restituire quanto mi davano. Non ci fu bisogno di chiedere Gianni Alberto e Luigi fecero cassa comune con me e da li pescammo. Durante il viaggio poi trovai modo di lavorare in un locale come lavapiatti ed il mio debito alla cassa comune diminuì dando un po’ più di sicurezza alla data finale del nostro viaggio.
Non rividi più Wilma se non qualche anno su Supersex un fotoromanzo porno molto diffuso in quegli anni. Lei, con un nome diverso (Eva) rispetto a quando ci eravamo conosciuti era diventata molto più donna, sempre splendida ma con due tre chili in più che le donavano molto.
Ho conservato quel giornaletto e lo ho consumato di pippe prima di conoscere mia moglie e sposarla.
Qualche giorno fa svuotando la cantina di casa per traslocare (con mia moglie ci siamo lasciati) mi è tornato fra le mani quel giornaletto e, pensando alle possibilità offerte da internet ho fatto una ricerca sul suo nome d’arte. Ho recuperato altri filmetti hard ma nessuna traccia di lei che non sia posteriore al periodo del porno, più di 30 anni fa. Probabilmente meglio così, il ricordo dei miei 19 anni è e resterà nella mia mente come uno dei più belli della mia vita.



Per me non è una novità...anche se bianchi o nere/i non fanno differenza.... sono solo protagonisti come tutti gli altri..
Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…
Bellissimo racconto, aspetto il seguito 👍👏
Non solo riempite bene, ma anche fatta la gioia dei cornuti che hanno leccato a dovere!
Rileggendo questo ottimo racconto, mi sorge una domanda: la frase iniziale, dove la protagonista si sveglia con l'intontimento, si ricollega…