Musica, odore di salsiccia alla brace, bambini che corrono intorno, gente che chiacchiera tutta ammassata sul lato della piazza dalla parte del bar.
Queste feste del santo patrono si assomigliano tutte, paese che vai …
Sono qui perché non ho ancora voglia di andare a letto. In genere mi annoio ma, dato che qui in vacanza siamo senza TV e WIFI, andare in appartamento significa leggere o dormire. Ho letto tutto il giorno e non ho sonno, quindi …
Mia moglie, invece, dorme già da mezz’ora almeno e io mi godo la serata in solitudine.
Mi dedico così alla mia attività preferita in queste situazioni: guardare le mogli degli altri e stilare una classifica di quelle con cui farei sesso volentieri. Dato che frequento questa zona da anni d’estate non mi diverto poi tanto. Le signore le conosco tutte, di persona o di fama, e, quindi, l’esercizio è piuttosto sterile in se. L’unica differenza è data dalle ragazze che, tra un anno e l’altro, sono cresciute e non sono più “protette dalla legge”.
Non mi resta che concentrarmi sulle nuove arrivate per guadagnare un po’ di novità.
Ce n’è una sulla quarantina, con due figli, carina ma un po’ magra, seconda scarsa di seno. Questo non è un problema, penso, a me interessa di più che sia sensibile che grosse.
Purtroppo è impegnata a rincorrere i marmocchi e non ha certo il tempo di guardarsi intorno. Il marito deve essere uno di quelli che beve rumorosamente con gli altri maschi alfa (o, almeno, così loro si credono) del branco. No, troppo mamma per essere papabile, non mi arrivano vibrazioni positive.
Un’altra new entry è seduta su una panchina col suo lui; fuma lentamente (a me non piacciono molto le donne che fumano ma, se sono gnocche, le perdono …) e si gode la musica ritmando col piede; ha una quarta decisa, capelli corti e labbra rosse color ciliegia. Un po’ troppo vistosa per i miei gusti. Inoltre sta appicca al suo lui come la carta moschicida. Difficile che sia interessata a qualcosa di … alternativo.
Un po’ deluso mi convinco che non sia serata per voli pindarici quando, quasi per sbaglio, il mio sguardo incontra quello di una ragazza che non avevo notato prima, forse perché parte di un gruppo di persone molto giovani che, generalmente, considero fuori gara. Mi piacciono le donne mature, consapevoli della loro maturità e accondiscendenti su molti aspetti della vita. Tolleranti sulle differenze di carattere e concentrate sull’obbiettivo fondamentale di una relazione clandestina: il piacere della trasgressione, la leggerezza in fatto di regole e convenzioni, la caducità, delle occasioni che la vita ci concede per evadere dalla routine quotidiana.
Però questa volta non posso passare oltre, non sembra una ragazzina annoiata che dardeggia lo sguardo qua e là per far passare il tempo.
Anzi, non qua e là, proprio qua.
Mi accorgo che, pur senza dare nell’occhio, mi guarda con una certa insistenza. La osservo più attentamente e decido che non può avere più di 30 anni (a dargliene tanti). È carina, anzi, direi bella.
Lineamenti decisi, trucco sapiente non eccessivo, mora, capelli lunghi (credo) raccolti dietro la testa.
Abbastanza alta (ma anche i tacchi fanno la loro parte), fisico da sportiva, seno evidente (deve essere una terza ma le sue proporzioni sono tali da non sembrare eccessivo).
Il lato B sembra ben proporzionato col resto e gambe ben tornite (porta una gonnellina a mezza coscia che non lascia spazio alla fantasia e una camicetta senza maniche che lascia libero l’ombellico e le braccia, oltre a concedere una generosa scollatura). Riepilogando: da arresto cardiocircolatorio a trovarsela improvvisamente davanti!
Sfido che il suo uomo sia piuttosto irritato. Riceve sguardi della serie “ti spoglio senza passare dal via” da diverse direzioni e il poveretto non sa più chi fulminare con lo sguardo carico di gelosia. Lei non si fa intimidire e rintuzza ogni suo rimbrotto (o quello che a me sembra tale) con una alzata di spalle. Ha perfettamente ragione: se porti in giro un’arma carica non puoi lamentarti se poi parte un colpo.
Detto questo, torniamo al fatto più interessante per me. Quando nessuno può vederla, si volta a guardarmi con una certa insistenza, come se volesse attirare la mia attenzione. Non posso sbagliarmi, per guardare nella mia direzione deve girarsi qualche grado oltre il normale, non può essere casuale; inoltre, dove sono io ci sono solo un paio di coppie di una certa età: escludo che sia interessata a qualcuno di questi. Mi chiedo se la conosco (o se conosco i suoi genitori). Non mi dice nulla … anzi, no, dice molto alle aree del mio cervello collegate alle funzioni riproduttive, ma niente alla memoria.
A differenza di prima, qui i brividi ci sono, eccome. Una donna che mi guarda intenzionalmente mi mette in agitazione psico-sessuale. Poi, se è pure gnocca, provoca anche delle conseguenze di natura idraulica nel mio reparto “sex-toys-portatile”. La mia temperatura corporea sale ancora di qualche decimo di grado quando capisco che il capannello di persone attorno a lei si va diradando e che c’è maretta tra lei e il suo uomo. Lui scuote il capo sbuffando ma lei gli tiene testa senza abbassare lo sguardo. Discutono una trentina di secondi poi il tipo si gira e si dirige verso l’uscita della piazza senza salutare nessuno, decisamente incazzato. Lei non fa una piega, probabilmente abituata a questo comportamento. Lo segue mentre si allontana e quando lui gira l’angolo e scompare alla vista vedo che sospira soddisfatta. E si gira ancora una volta a guardarmi, stavolta più sfacciatamente. E sorride. E diventa ancora più bella!
Basta, è ora di rispondere al suo gioco. Ci sono le condizioni ideali per provarci. Capirò, prima o poi, perché guarda me e solo me.
Mi sposto dal mio punto di osservazione e, cercando di non dare nell’occhio, mi dirigo verso di lei. Schivo un gruppo di persone che conosco (potrebbero bloccare la mia marcia di avvicinamento) e mi avvicino al muretto deve sta appoggiata. Parla con una amica ma so che mi tiene d’occhio. Mi avvicino ancora un po’ e mi appoggio al muretto, mezzo metro dietro di lei. Mi da le spalle e, da quella posizione, mi godo la vista del suo sedere in primo piano. È ancora meglio da vicino …
Lei sa che sono arrivato e me lo fa capire facendo mezzo passo verso di me, avvicinandosi un poco. Io, a mia volta mi sposto ancora un po’ e arrivo a pochi centimetri da lei. Mi guardo intorno per vedere se qualcuno ci sta guardando ma, dato che siamo praticamente nell’ultima fila di persone e che tutti guardano verso il palco al lato opposto della piazza dove le ballerine conducono le danze, capisco che non c’è pericolo e mi rilasso.
Quasi lei l’avesse percepito, sposta un braccio dietro la schiena e appoggia una mano sul muretto. Io ci metto qualche istante a reagire (ho la testa un po’ confusa dal battito accelerato) e, senza pensarci troppo, le sfioro le dita con le mie. Lei se lo aspetta ma ha comunque un piccolo sussulto. Muove le dita cercando le mie per ricambiare il mio gesto e io non perdo altro tempo e le prendo la mano.
Ora la musica è salita di volume e anche la sua amica si è voltata a guardare verso il palco. Così, io posso avvicinarmi decisamente. Ora sono dietro di lei e, protetto dal buio e dalla disattenzione della folla, mi avvicino fino ad appoggiarmi alla sua schiena. Altro brivido, stavolta di entrambi. Lei si guarda intorno e giunge alla mia stessa conclusione: siamo (relativamente) al sicuro. Il suo braccio, protetto dal suo corpo, mi cinge la schiena e la sua mano si appoggia sul mio sedere mentre io metto le mie mani sulle sue cosce arrivando con le dita sfiorarle la pelle oltre l’orlo della gonna. Mi muovo un po’ contro di lei con l’intenzione di farle sentire il risultato che quel contatto ha sul mio giocattolino (non più tanto “ino”) e sento che ha capito. Penso alla prossima mossa da fare e mi rendo conto che … non ce ne sono! A meno di sfidare il comune senso del pudore e la disapprovazione della folla, non possiamo spingerci oltre. Empasse!
Cerco di pensare in fretta perché, ormai, il bisogno di andare oltre è impellente. Non ci sono molti posti in cui appartarsi e nessuno dei due può allontanarsi molto dalla piazza. Mi viene un’idea, un po’ folle ma che mi intriga da morire.
Sfruttando un momento in cui la musica diminuisce di volume, le sussurro in un orecchio: “io vado a dire il rosario”. E, staccandomi da lei, mi dirigo verso la chiesa, aperta per l’adorazione del santo patrono. È un azzardo naturalmente. In chiesa potrebbe esserci della gente o, addirittura il parroco. A metà strada mi giro verso di lei e vedo che mi guarda. Arrivo all’ingresso della chiesa senza attirare l’attenzione, guardo dentro e … Miracolo (è proprio il caso di dirlo), non c’è nessuno. Mi giro verso di lei, la guardo, faccio un piccolo cenno col capo e poi entro. Capirà? Accetterà la provocazione?
Mi fermo all’ingresso, dietro una colonna, protetto dalla penombra. E aspetto. Un minuto, due minuti … non viene. Sto per darmi dello stupido per non aver trovato un’altra soluzione, quando la porta si apre e lei entra. Si guarda intorno, mi vede e vien verso di me. Mi raggiunge dietro la colonna e mi abbraccia. Io la stringo e avvicino le mie labbra alle sue. Il bacio è subito carnale, pieno di desiderio, assolutamente libertino. Le lingue si intrecciano, le salive si mescolano, le labbra si succhiano a vicenda. Contemporaneamente, le mie mani percorrono il suo corpo, studiano le sue curve e stimolano i punti che sembrano dare reazioni più decise. Dopo qualche minuto di questa attività lei si stacca e mi sussurra: “ci vuole un po’ più di privacy”. Io mi guardo intorno e, escludendo la sagrestia per ovvi motivi, la mia attenzione si fissa sul confessionale. È uno di quelli grandi, con la porta. La spingo in quella direzione; lei capisce e affretta il passo. Siamo dentro, chiudo la porta. Finalmente soli. Le tolgo la camicia e le slaccio il reggiseno: i seni schizzano fuori liberi, con i capezzoli già eretti. Li prendo in bocca per succhiarli e sento la sua reazione in un gemito soffocato. Lei si appoggia alla parete mentre io scendo a sfilarle la gonna e le mutandine. Normalmente giocherei con lei più a lungo ma questa non è una situazione normale. Tra poco potrebbe arrivare qualcuno, magari il prete a chiudere la chiesa … So cosa voglio (credo anche lei) e devo averla in fretta. Nel confessionale c’è una piccola panca, la faccio sedere lì, con le gambe aperte, e affondo subito la mia bocca sul suo sesso. Se ci fosse più posto e io non fossi piegato a metà come un fachiro indiano andrei avanti, perché è una delle cose che preferisco fare, ma devo limitarmi a un bacio fuggevole sulle “altre labbra”, cosa che non mi pare le dispiaccia.
Mi alzo in piedi e il mio inguine è proprio davanti alla sua bocca. Lei si illumina, mi abbassa i pantaloni e me lo prende in bocca. La sua lingua ci a fare sia coi baci che con la fellazio, cavolo. Si aiuta con la mano masturbandomi quando, per qualche istante allontana la bocca. Capisco che questo le piace molto e questo mi da un brivido ulteriore di piacere.
Caspita se ci sa fare! Io, già abbondantemente eccitato, non ci metto molto ad andare in orbita. Quando sento che manca poco le allontano le mani le prendo la testa tra le mani e le dico: “voglio scoparti la bocca”! Lei si lascia andare e mi lascai trattare la sua bocca come una figa: sono io che entro ed esco come se la stessi possedendo. Un istante prima di venire le tiro i capelli per farle inclinare indietro la testa. Con un gemito vengo copiosamente sulle sue labbra, parte del mio seme le va in bocca, parte le cola sulle guance, sul naso, sulla fronte. Lei mi lascia fare, docile, per niente impressionata ed ingoia tutto quello che le è entrato in bocca. Dopo i primi schizzi liberatori me lo riprende in bocca e me lo succhia ancora per un po’. Io sono sfinito e mi inginocchio ai suoi piedi, la abbraccio stretta e la bacio sulla bocca. In questo momento potrebbe entrare anche il prete che nulla potrebbe scuoterci. Qualche minuto di coccole e ritorniamo in noi stessi. “devo andare” mi dice “c’è il rischio che Otello, il mio gelosissimo compagno, venga a cercarmi … “un attimo” rispondo mentre lei si ripulisce alla meglio e accenna a rivestirsi, “ho due domande per te: primo come ti chiami? (e scusa se non te l’ho chiesto prima) e, secondo, perché proprio io?”
Lei, mentre si infila la gonna, mi guarda, sorride, e dice “Alice è il nome e Marta è il motivo. Zia Marta”. Ci penso su un po’ e poi mi si accende la lampadina “Marta Benedelli? è tua zia?”. Marta è una amica cinquantenne con cui mi intrattenevo negli anni scorsi ma che quest’anno non si era vista in giro. “Problemi col marito” mi dice Alice. “una sera, questo inverno, l’ho sentita che raccontava a mia mamma, sua sorella, le tue prodezze nel darle piacere con la bocca e, da allora, tu pòpoli i miei sogni bagnati” sorride.
Svelato l’arcano. In effetti Marta era l’unica altra donna con cui fossi stato che riuscisse a eiaculare in quel modo … tale zia, tale nipote (e anche con la bocca ci sapevano fare entrambe …).
“adesso io esco per prima e vado a sciacquarmi nella fontana qui dietro”, le rispondo “ok, e… ci vedremo ancora prima che tu parta?” “sicuramente, mia zia mi ha raccontato ancora qualcosa che vorrei provare. ti chiamo domani appena sono sola” “vuoi il mio numero”? le chiedo. “ce l’ho già” mi risponde … “l’ho rubato alla zia”! ride e sparisce uscendo velocemente dal confessionale.
Diavolo di una ragazza …! mi ha lasciato senza parole.
Ora mi tocca ripensare a cosa voglia provare Alice del racconto di Marta. Ma mi sembra chiaro…
PS: per mancanza di tempo non ho ripulito il confessionale. Cosa avrà pensato il prete il giorno dopo?? ;)
per info, chiarimenti e/o commenti scrivetemi pure a LGF lgf.1965@yahoo.it



Stupendo quando lo continui con la 3°parte Ti lascio la mail se mi vuoi contattare apaperina758G@yahoo.com
Ciao William... Dunque, posso onestamente dirti che non ho piani precisi per un eventuale prequel sebbene l'idea mi stuzzichi. Tuttavia…
Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie