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La spiaggia sassosa I

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La spiaggia sassosa è una specie di mito che si tramanda da generazioni: nessuno sa dove sia o anche se esista per davvero, qualcuno dice che si trovi da una parte, altri in tutt’altro luogo; ad ogni modo, tutti ci sono indubbiamente passati almeno una volta. È una linea di costa sotto una scogliera ricoperta di vegetazione che nella metà più vicina alle rocce è piena di sassolini, da cui il nome, e di massi piatti su cui due o tre persone potrebbero stendersi completamente senza toccarsi, e nella metà più vicina all’acqua della sabbia dorata e finissima. Questo paradiso non è deturpato dal cemento dei locali sulla spiaggia o da un andirivieni continuo di turisti, è bensì solitaria, silenziosa e tranquilla; inoltre, è una spiaggia nudista senza regole.

  Milly era una casalinga ordinata, modesta e timida che aveva superato i trenta, dai corti capelli neri e un corpicino minuto sempre coperto da abitini castigati. La più audace delle trasgressioni che aveva concesso a suo marito Angelo era del sesso da dietro, ma stesa a pancia sotto e con la faccia infilata nei cuscini, senza neanche concedere al suo uomo il piacere di tenerla per i fianchi; e ovviamente non aveva mai avuto altri uomini a parte lui.

  Ma questa era Milly quando non andava alla spiaggia sassosa.

  «Angelo, questo fine settimana che hai da fare?» domandava sempre lei  quando la voglia cresceva e non riusciva a controllarla.

  Angelo era un uomo distinto e pacifico sulla quarantina, dai capelli castani e un corpo ordinario, e di solito, quando ascoltava quella vaga domanda, non rispondeva subito ma si godeva il brivido di eccitazione che gli esplodeva tra le gambe, solo per poi dire:

  «Niente, cara. Andiamo al mare?»

  «Sì» rispondeva semplicemente lei, senza guardarlo ma sculettando per calmare l’eccitazione, e tornando a fare i servizi di casa.

  Il viottolo stretto e incolto che scendeva dalla scogliera alla spiaggia sassosa non aveva fermate se non un piccolo gazebo tenuto da una donna di mezz’età che chiedeva a tutti quelli che si presentavano lì due cose: fare una donazione volontaria e togliersi i vestiti. E non c’erano spogliatoi perciò, se non si veniva già nudi, ci si sarebbe dovuti spogliare con tutti gli altri presenti in fila. Milly, che lo sapeva, si presentava al gazebo sempre vestita e anche quel giorno fu così.

  Quando arrivarono, in attesa c’era soltanto un’altra coppia intenta a mettere le cose in ordine nelle borse e chiedere allegramente chiarimenti alla donna alla donna al gazebo, ma non ancora nudi. L’uomo aveva una trentina d’anni, i capelli neri e il corpo statuario ma leggermente sovrappeso; la sua accompagnatrice aveva circa dieci anni più di lui, i capelli biondi e un corpo non male benché non fosse più giovanissima. Quando videro Milly e Angelo arrivare e mettersi in fila, divennero tutti rossi per l’imbarazzo ed esitarono a spogliarsi su due piedi e di fronte ad altre persone.

  «La prima volta?» chiese Milly pagando la donna al gazebo.

  «Sì, lui ha insistito tanto e alla fine ho ceduto» rispose la donna bionda rivolgendosi al suo compagno.

  «Allora, andiamo prima noi» replicò lei impaziente. «Farlo insieme diminuisce l’imbarazzo».

  Poggiando a terra le borse, Milly si mise davanti ai due e cominciò a slacciarsi lentamente la camicetta bianca fissando negli occhi l’uomo; lo fece lentamente in modo che il suo reggiseno bianco comparisse un po’ alla volta; si slacciò quindi l’ultimo bottone e la lanciò via. Mentre si toglieva le ciabatte, mise le mani sui fianchi e iniziò a calarsi la gonna; lo fece voltandosi di spalle e sculettando, ma senza togliere gli occhi di due a bocca aperta, in modo che le sue due natiche tonde fasciate da mutandine bianche apparisse lentamente; calciò via la gonna e tornò a voltarsi. Messasi le mani dietro la schiena e apertasi il gancetto del reggiseno, si calò le spalline e lo strisciò verso l’alto in modo che le sue due piccole tette non apparissero semplicemente, ma cadessero fuori ballonzolando; lanciate via le coppe, passò agli slip e, stavolta senza voltarsi, non esitò a mettere a nudo il suo monte di Venere ricoperto di pelo nero umido e lucente sotto il sole estivo: la sua vagina era già bagnata. Quella di Milly era una trasformazione: arrivare alla spiaggia e togliersi i vestiti per lei era come aprire un sigillo che la trasformava in una donna vogliosa e disposta a tutto. Sorridendo ai due, lanciò un’occhiata prima all’uomo, che rivelò un’erezione notevole attraverso il costume da bagno, e poi a suo marito, che, spogliatosi, non era meno eccitato, benché avesse un pene ordinario. La donna, infine, sembrava confusa e disorientata.

  «Allora?» domandò Milly sorridente. «Spogliatevi!»

  Poggiate a terra le borse, i due si guardarono e, sorridendosi imbarazzati, esitarono ancora. Tuttavia, di fronte non avevano la casalinga che faceva sesso con il proprio marito a luce spenta, ma un’altra persona: ancora nuda com’era, Milly si avvicinò alla donna, le si mise alle spalle e, toltole il cappello di paglia che portava sulla testa, iniziò a spogliarla. Passandole le mani sul ventre, arrivò al nodo con cui si era chiusa la sua camicetta e lo sciolse; tirandolo via lentamente dalle spalle, rivelò il pezzo di sopra di un bikini ordinario con trama a fiori, che tuttavia conteneva due grossi seni, probabilmente rifatti. Scese giù sui suoi fianchi e le allentò il pareo bianco, che cadde alle sue caviglie rivelando un sedere probabilmente allenato da tutta la palestra che si potesse permettere. Tirando i capelli biondi di lei su una spalla, e assicurandosi di accarezzarla, slacciò rapidamente i nodi del bikini e tirò via il tessuto, sotto cui apparvero in cima alle sue tette due piccoli capezzoli rosa e turgidi, circondati da un alone bianco di mancata abbronzatura. Arrivata all’ultimo pezzo, invece di farlo semplicemente scendere verso le cosce, preferì slacciare i nodi che lo tenevano stretto intorno al bacino: il tessuto non cadde, ma volò via rivelando un pube perfettamente depilato e bianco latte.

  «Comunque, sono Milly» fece lei alla donna finalmente nuda.

  «Piacere, Carla» sussurrò l’altra confusa.

  Sotto lo sguardo silenzioso di suo marito, Milly si allontanò dalla donna per mettersi di fronte al compagno di lei e stavolta fece meno scene. Gli aprì la camicia già sbottonata, la fece passare oltre le ampie spalle e la gettò a terra facendola scorrere lungo le braccia muscolose: sotto c’era un petto ampio due o tre volte quello di suo marito, peloso, ma con un po’ di pancia. Si inginocchiò in modo che avesse l’enorme erezione dritto di fronte al viso e si voltò verso la donna, che la guardava confusa; tirò giù il costume in modo che l’asta dell’uomo le finisse dritta davanti agli occhi: era un pene degno di quell’uomo statuario, che eretto, duro e venoso superava i 20 cm. Tuttavia, si alzò subito per non esagerare e tornò al fianco di sui marito.

  «Piacere, Angelo» fece il marito di Milly allungando la mano.

  «Vittorio» ansimò soltanto l’uomo ricambiando la stretta.

  «Vi va di scendere in spiaggia insieme?» chiese Milly rimettendosi le ciabatte e tirando su le borse.

  «Non so» mormorò Carla, che alla vista dell’erezione del compagno si era finalmente resa conto di quanto si fosse eccitato per un’altra donna, e sembrava non piacergli molto.

  «Sì» esclamò invece su di giri Vittorio, ignorando le parole della moglie e seguendo le natiche ondeggianti di Milly che aveva preso il sentiero per scendere.

  «Fatti dare un consiglio da chi c’è già stato, Carla» disse con gentilezza Angelo avvicinandosi alla donna, che parve rendersi conto con un certo sgomento di avere un uomo che non fosse il suo compagno troppo vicino, completamente nudo e con un’erezione puntata verso di lei. «Alla fine, l’eccitazione dura solo per un po’; se tra una mezzora Vittorio è ancora su di giri, trova un posto appartato – ce ne sono tanti giù – e fagli una sega; vedi che gli passerà».

  Quindi, senza attendere risposta dalla donna decisamente arrossita, scese per il sentiero, subito seguito da lei, appena accortasi che suo marito era scomparso oltre la boscaglia con l’altra donna.

  La spiaggia sassosa era splendida come sempre: soleggiata, silenziosa e animata soltanto della presenza di rare persone, ma tutte immancabilmente nude, che facevano il bagno o prendevano il sole. Seni bianchi, natiche di ogni tipo e peni erano in bella vista, senza vergogna. Alla fine del sentiero, era possibile andare a destra o a sinistra e avanzare in apparenza all’infinito; quando i quattro dovettero decidere, Milly si voltò ai due, particolarmente a Vittorio, e disse:

  «Noi abbiamo un posto solito a destra, ci vediamo?»

  E l’intonazione interrogativa non passò per niente inascoltata, accendendo ancora di più l’imbarazzo e l’eccitazione generale.

  «Se non vi disturbiamo…» replicò Vittorio, che cominciò tuttavia a discutere con la compagna quando Milly e Angelo furono abbastanza lontani per non ascoltare le loro parole.

  Il solito posto inteso dai due era una piccola cala tra due dune rocciose abbastanza alte che, tra la battigia e la scogliera di pietra bianca, aveva un grosso masso piatto sufficientemente ampio per far stendere anche cinque persone senza che si toccassero. Una volta stesi due spessi tappetini sulla roccia e su di essi due strati di asciugamani per rendere la posizione comodissima ed evitare di ustionarsi, i due si dedicarono a due attività: mettersi la crema solare a vicenda per rimanere eccitati e lanciare lo sguardo oltre la duna da cui erano venuti. Non passò molto che Carla e Vittorio apparvero da dietro una roccia – lui davanti e guardandosi intorno spesso; lei più indietro e indecisa – alla ricerca di un posto… o di qualcos’altro.

  «Eccoli» sussurrò lei.

  Milly non aggiunse altro, ma prese per mano il marito e lo portò sulla roccia, dove si stese a pancia all’aria e a cosce completamente aperte. Lui le si stese accanto e subito cominciò a baciarla con foga spostando la mano in basso, sul pelo nero e umido tra le gambe di lei: trovato il clitoride, prese a torturarlo. Fu in questa posizione che, quando superarono la duna, i due in arrivo li videro: la moglie che mugolava tra le labbra del marito e la sua fica che gorgheggiava per gli umori. Benché ne notarono l’arrivo e i sussurri di sorpresa, non smisero – anzi, Angelo la penetrò con due dita per fotterle la vagina e iniziare a farla godere – finché quelli, cercando di non farsi notare, fecero per tornare indietro. Solo a quel punto, Milly fece finta di vederli e con un gesto gentile disse ad Angelo di togliere la mano, che estrasse unta degli umori brillanti per i raggi solari di sua moglie, e di allontanarsi un pochino, quindi si rivolse a loro:

  «Oh, scusate» balbettò ansimante e arrossata, fingendo imbarazzo, ma non chiudendo le gambe. «Passate pure, ricominceremo dopo».

  «Oh no, scusateci voi se vi abbiamo interrotto» replicò Vittorio che a quella vista si era eccitato più di quanto già non fosse. «Essendo la prima volta che veniamo, non conosciamo il posto, quindi stiamo girando un po’ troppo senza deciderci dove fermarci».

  «Perché non vi fermate qui?» propose Milly allegra, senza chiedere il parere di Angelo, che tuttavia non pareva intenzionato a rifiutare, da come fissava le grosse e bianche tette dell’altra donna. «Forse, con voi presenti mio marito mi darà un po’ di pace».

  «Che ne pensi, Carla?» chiese subito Vittorio alla compagna, con il tono di chi la pregava di non rifiutare.

  «Se non disturbiamo…» si vide costretta a rispondere lei.

  «Assolutamente no!» garantì Milly immediatamente per poi rivolgersi al marito. «Dai, tira fuori il tè freddo e offriglielo».

  Succhiatosi via gli umori della moglie dalle dita, Angelo eseguì con un cenno accondiscendente della testa, intanto Vittorio e Carla si avvicinarono al masso piatto per salirci, ma arretrare subito quando si resero conto che era stata arroventata dalla sole battente.

  «Ah, dimenticavamo di avvertirvi che la pietra scotta» disse Angelo intento a portare due grossi termos tra le mani. «Prendete pure il mio tappetino e mettete più asciugamani possibile dappertutto; io lo dividerò con mia moglie».

  Le due coppie dovettero stringersi un po’, sprecando così l’ampiezza di tutto il masso piatto, ma non trovarono problemi a sedersi comodamente, Vittorio di fronte a Milly e Carla ad Angelo, benché in quella posizione non avrebbero potuto stendersi tutti a prendere il sole. Milly riempì quattro bicchieri di tè freddo, prendendone due da un termos e due dall’altro, e ne offrì due agli ospiti

  «Perché l’hai preso da entrambi?» chiese Carla curiosa, cercando di farsi scendere i lunghi capelli biondi sul seno, e a gambe chiuse per non farsi fissare il monte di Venere depilato.

  «Quello da cui beviamo noi è tè corretto: c’è dentro un goccio di rhum» spiegò Angelo, che sedeva a gambe incrociate ma con il cappellino che gli copriva l’asta, tirando giù l’intero bicchiere e prendendone subito un altro. «L’altro è solo tè».

  «Allora, se posso, ne vorrei anche io!» esclamò subito Vittorio, che invece sedeva sguaiatamente a gambe aperte in modo che la donna di fronte potesse godersi lo spettacolo del suo cazzo duro, la cui cappella sfiorava l’ombelico della pancia tonda.

  «Te lo riempio io» si propose Milly, seduta sulle ginocchia per non rivelare troppo quanto bagnata fosse, allungandosi e prendendo il bicchiere dalle sue mani. «Carla, tu ne vuoi?»

  «Non lo so…» replicò lei guardando il compagno, apparentemente per chiedergli il permesso, probabilmente preoccupata, anche se di cosa nessuno lo capì con esattezza.

  «Anche per lei» concesse lui e Milly riempì due bicchieri.

  «Quindi è lui che ti ha convinto» chiese Angelo a Carla dopo che ebbe tirato giù il tè corretto. «Hai accettato solo perché ha insistito o ti ha stuzzicato l’idea di spogliarti in spiaggia?»

  «In parte perché lui ha insistito, in parte perché non volevo essere ipocrita» rispose lei ancora imbarazzata nel parlare a un uomo nudo e con il pene eretto che non fosse il suo compagno. «Ho sempre detto che non ci vedevo nulla di male, ma se mi fossi opposta…»

  «Beh, non ti devi preoccupare» le garantì Angelo, galante e gentile. «Sei una bella donna e non hai nulla di cui vergognarti».

  «Ti ringrazio» balbettò lei arrossendo per il complimento.

  D’improvviso, un cellulare squillò: era proprio di Carla, che lo tirò fuori dalla borsa e lo guardò.

  «Lavoro» borbottò tra sé e sé per poi alzarsi e fare per allontanarsi. «Ci metto un secondo, scusatemi».

  Mentre la sua compagna parlottava al telefono sul bagnasciuga e di spalle, in modo che le sue belle natiche tonde fossero perfettamente visibili, Vittorio si stava mangiando Milly con gli occhi, ma di tanto in tanto lanciava uno sguardo ad Angelo, domandandosi quanto oltre potesse spingersi. Era eccitato e il pene gli pulsava a vista d’occhio, benché ancora non se lo fosse toccato. Fu Milly a chiarirgli le idee su quanto lei fosse intenzionata a spingersi: sotto gli occhi di suo marito, si piegò in avanti e a quattro zampe si avvicinò all’altro uomo, che rimase congelato nella sua posizione a gambe aperte; lei si piegò e gli affondo il suo viso tra i genitali, che sospirò di piacere mettendogli delicatamente una mano sulla testa, quindi inspirò con un potente respiro il suo profumo, affondando il naso nella sua peluria nera; tirò infine fuori la lingua e gliela passò lentamente lungo tutta l’asta eretta fino alla punta. Quindi Milly tornò al suo posto, solo che ora non si sedette più sui suoi piedi, ma a cosce aperte in modo che la sua fica potesse essere all’altro ben evidente e visibile.

  «Altro tè?» domandò quindi lei.

  «Sì» sospirò senza fiato Vittorio, e Angelo lo servì subito.

  Quando Carla tornò a sedersi, gli altri tre chiacchieravano proprio come prima, ma notò che il suo compagno era parecchio più eccitato; tuttavia, non disse niente: l’alcol le era arrivato alla testa in fretta e quella piccolezza non le parve più importante come le era sembrato fino a un istante prima. Quando si sedette, si dimenticò persino di coprirsi e, quando gli occhi di Angelo iniziarono a dardeggiare sul suo corpo nudo, non lo trovò un problema. Anzi, si ritrovò curiosamente ben felice che il marito di un’altra si arrapasse con lei.

  «A proposito, non vi ho visto mettere la crema solare. L’avete fatto?» domandò Milly premurosa a Carla, che adesso aveva preso persino a chiacchierare allegra con loro.

  «Oh cielo, la crema solare! Grazie che me l’hai ricordata!» esclamò lei battendosi la mano sulla fronte e voltandosi per raggiungere carponi la sua borsa. « Ma dove ho la testa!»

  Tuttavia, l’intontimento non le fece notare che, messa in quel modo, voltava il suo sedere nudo agli altri tre mettendo così in mostra la sua vagina perfettamente depilata. Di fronte a quello spacco circondato da due labbra chiare, Angelo non riuscì a tenere gli occhi bassi e spostò il cappello per liberare la sua erezione, ma non si toccò. Vittorio se ne rese conto e forse provò un evidente moto di gelosia, o forse era orgoglio, che tuttavia provò a mettere in battuta: avvicinò il viso al sedere di sua moglie e le baciò una natica bianca.

  «Grazie per lo spettacolo, amore!» esclamò quindi tastandoglielo.

  «Ma che fai?» replicò lei, voltandosi con uno scatto imbarazzato, ma, resasi conto che la colpa era solo sua, non continuò e preferì rimettersi in una posizione meno provocante.

  «Ma che ti imbarazzi a fare? Siamo tutti nudi» le fece Milly divertita. «Anzi, guarda: così siamo pari!»

  Voltandosi, si mise nella stessa posizione in cui stava Carla un attimo prima e prese a sculettare, quindi Angelo gli baciò il sedere e fece lo stesso commentò di Vittorio. Tutti risero.

  «Mettiti la crema solare, va’» ordinò Carla al compagno sorridendo, tornata di buon umore dal gioco e dall’alcol, per poi domandare cordialmente agli altri due: «Voi invece l’avete messa?»

  «Certamente, fate pure» assicurò Milly, mettendosi poi più comoda per squadrarli e, leccandosi le labbra, far capire quando non desiderasse altro che vedere Vittorio ungersi completamente il corpo.

  «Milly, perché non me la spalmi tu?» chiese d’improvviso Vittorio, troppo su di giri a causa di eccitazione e alcol per trattenersi.

  «Volentieri, se a Carla non dispiace…» ribatté subito lei prima che l’altra donna potesse dire qualcosa.

  «E sono certo che ad Angelo piacerà metterà a te» continuò ancora Vittorio, interrompendola una seconda volta.

  «Certamente» garantì il marito con pacatezza.

  Confusa, Carla aprì e chiuse la bocca diverse volte, indecisa su come protestare, prima di rendersi conto che, se proprio non voleva fare cose del genere, avrebbe dovuto dirlo prima, quando il suo compagno la invitò ad andare a trovare quei due gentili compagni di spiaggia appena conosciuti.

  «Se ci limitiamo alla crema…» disse debolmente.

  Milly le sorrise gentilmente mentre le prendeva il tubetto di crema solare dalle mani e al suo posto metteva un altro bicchiere di tè corretto, ma non rispose. Si alzò e fece segno alla donna di scambiarsi di posto e, quando lo fece, indicò a Vittorio di stendersi. Scolatasi il bicchiere e resasi conto che il suo cuore correva all’impazzata, Carla fece altrettanto senza parlare di più: si stese, nuda e a pancia sotto, aspettando le mani di un altro uomo sul corpo. Intanto, Vittorio si era steso, ma non di spalle, e adesso la sua asta svettava dura e venosa per indicare a Milly dove voleva essere più di ogni altra cosa ricoperto di crema. Sorridendo di sfida, lei passò uno di piedi dall’altra parte del corpo dell’uomo, ma rimanendo in piedi proprio all’altezza del suo bacino, dove lui avrebbe avuto una visione pressoché perfetta della sua fica unta di umori, e gli disse:

  «Si dovrebbe iniziare prima dalle spalle».

  Vittorio, che intanto le accarezzava le caviglie, capita l’antifona, si voltò, ma, mettendo per un attimo la mano sotto il corpo, si pose l’asta nella posizione giusta per darsi piacere strofinandosi contro l’asciugamano. Milly versò sull’ampia schiena dell’uomo una buona dose di crema solare e, passatala al marito, si sedette sul sedere di lui iniziando a spargerla: le passò lentamente le mani su quelle grosse braccia, sulle spalle e sul collo irrigiditi dall’eccitazione, quindi scese lungo la schiena e i fianchi; e non si lasciò nemmeno scappare di passarlo sul sedere, passandogli una mano unta di crema tra le due natiche, cosa che lo fece fremere. Lui aveva il viso poggiato di lato così da guardarla. Lanciato uno sguardo a Carla, che vide voltata dall’altra parte, Milly si piegò all’orecchio dell’uomo e sussurrò:

  «Se la tua compagna si lascerà andare con mio marito, entro dieci minuti ti starai fottendo la mia fica; e ti giuro che ti farò godere come non hai mai goduto in vita tua».

  Carla aveva deciso di non guardare il suo compagno e di godersi le mani di Angelo, che non si era messi a cavalcioni su di lui, viaggiare su tutto il suo corpo: erano leggere e gentili, il contrario del suo compagno che era più rude. Ora, era voltata verso la duna dall’altra parte e non voleva ammettere con se stessa che, comunque fossero finite le cose, non le importava più molto. Quando le mani dell’uomo terminarono la sua schiena e si spostarono sul suo sedere, non si trattennero molto, ma lo tastarono con più forza usata per le spalle, né disse nulla quando un dito, una sola volta, passò lentamente tra le sue natiche, perché le piacque. Quando toccò alle gambe, perciò, non sentì il bisogno di chiuderle, lasciando che l’uomo potesse godersi lo spettacolo della sua bella vagina depilata imperlando di umori.

  «Ho finito, puoi girarti» la avvertì Angelo a voce bassa, probabilmente per non rivelare troppo la sua eccitazione.

  Forse per l’alcol, forse per l’eccitazione, Carla eseguì la richiesta senza dare avvertimenti o dire anche una sola parola, dandogli così il tacito assenso di finire il lavoro come meglio gradiva. Mentre lei teneva gli occhi chiusi, Angelo si occupò delle sue gambe con diligenza e, raggiunto il suo bacino, passò solo due volte la mano sul suo monte di Venere perfettamente liscio, senza scendere più in basso, ma lo fece lentamente e con delicatezza. Per non farsi scappare un mugolio di piacere, si leccò le labbra. Quando le mani giunsero sulla sua pancia stuzzicando delicatamente il suo ombelico, non resistette più e aprì gli occhi: il pene di Angelo, eretto e pulsante, dotato di un ciuffetto di capelli castani ordinato, le stava carezzando un capezzolo. Quando le mani dell’uomo arrivarono sui suoi seni bianchi e sodi massaggiandoli con desiderio, non riuscì a resistere e allungò una mano per toccarglielo, facendolo ansimare. Invogliato da quel gesto e finito tutto il circondario, lui prese a focalizzarsi sui capezzoli della donna.

  «Forse non dovevo» ansimò lei togliendo subito la mano.

  Angelo fece di no con la testa e tacque, lasciando che il suo pene continuasse a sfiorarle i seni, ma fece scendere la sua mano alla vagina di lei. D’improvviso e con più vigore, l’uomo la penetrò con due dita, che entrarono con facilità, facendola uggiolare di piacere e iniziò a tormentarle il clitoride ormai inondato di umori.

  «Invece dovresti continuare» suggerì Angelo.

  Carla aprì gli occhi per vedere cosa stesse facendo il suo compagno, come stesse prendendo il fatto che le dita di un altro uomo l’avessero appena penetrata o se almeno la stesse guardando, e vide che in effetti era così, ma la realtà aveva superato di gran lunga la sua immaginazione: Milly aveva fatto voltare Vittorio per mettergli la crema solare sul petto e le gambe, ma per tutto il tempo in cui l’aveva fatto la sua fica bagnata era rimasta, ben divaricata, sull’asta di lui e, muovendo il bacino sia quando era voltata verso le gambe sia quando invece aveva passato le mani sul petto, lei lo aveva cavalcato con decisione fino a quel momento, spingendolo al limite di sopportazione; e tuttavia entrambi, accaldati, ansimanti, gementi e pronti per fottersi in ogni istante, continuavano a guardare verso di lei, in attesa che tacitamente decidesse di fare altrettanto con Angelo.

  «E che diavolo, non sono mica una suora» mormorò Carla a quella visione e smettendola di esitare.

  Allargando del tutto le gambe e iniziando con forza a mugolare di piacere, afferrò il cazzo di Angelo, lei iniziò a segarlo energicamente e lo prese in bocca per succhiarlo e ruotare la sua lingua intorno alla punta. Dopo averlo lucidato completamente con la saliva, fece segno ad Angelo che poteva infilarsi tra le sue gambe, cosa che fece senza foga, iniziando a saggiare il buco della donna. I quattro si scambiarono uno sguardo complice, quindi con un sorriso ansimante ed eccitato tornarono ai loro amanti. Il segnale d’inizio fu il sospiro di piacere emesso da Carla per avvertire tutti di essere stata penetrata, subito seguito da un colpo secco simile a uno schiaffo e due gemiti quasi urlati: Vittorio aveva alzato il sedere di Milly e aveva sbattuto la sua asta nella figa di lei facendola entrare tutta con un solo colpo.

  Tuttavia, anche se entrambe le donne furono penetrate nello stesso momento, il modo di fare sesso delle due coppie era assai diverso: Angelo e Carla lo facevano alla missionaria come due innamorati, si baciavano, si guardavano, si stuzzicavano complici capezzoli e sederi, si guidavano l’un l’altro; Milly e Vittorio, sudati e ansimanti, gemevano come animali scopandosi con foga, lei cavalcandolo e tenendolo a terra, lui afferrandola per i fianchi o le cosce per andare ancora più veloce; inoltre, se i primi facevano silenzio, i secondi no.

  «Ti piaceva il mio cazzo, vero?» ringhiò Vittorio trascinando la testa di Milly alla sua bocca per scoparle anche la bocca con la lingua e lasciarla andare solo quando stava per soffocare. «Non aspettavi altro che ti fottesse, non è così?»

  «Fin dal primo momento in cui ti ho spogliato e ho visto che sei così grosso» replicava Milly urlando e cavalcandolo con tutte le sue forze. «Se non ci fosse stata tua moglie, ti avrei scopato sul posto: ero già tua non appena ho tolto le mutandine»

  «Sei una sgualdrina, sei davvero una sgualdrina!»

  «Sì, lo sono, fottimi la fica più forte!»

  Anche se Carla e Angelo erano stati i più tranquilli, soprattutto a causa di quel sesso così selvaggio a due passi da loro furono i primi a venire; lo fecero sussurrandosi l’uno alle orecchie dell’altra, guidandosi, e lui aspettò che lei fosse la prima a gemere, solo quando iniziò a baciarlo di soddisfazione, le venne dentro con due fiotti di seme. Al contrario, gli altri due si stavano godendo più il sesso e il momento che desiderare di finire, ma anche loro erano al limite.

  «Angelo, sto venendo nella fica di tua moglie!» gridò Vittorio lanciando uno sguardo al marito e alla sua compagna.

  «Carla, il tuo compagno ha un cazzo fantastico!» urlò Milly quando il calore del primo seme le inondò l’utero in preda all’orgasmo.

  Vittorio riempì la fica di Milly con tre grosse secchiate di sperma e accompagnò ogni spasmo con un colpo possente che fece urlare la donna e chiederle di farlo ancora. Infine, lei crollò sul petto dell’uomo che, estraendo la sua asta, le poggiò unta di sperma tra le sue due natiche, e presero ad ansimare per calmarsi.

   Milly si si portò due dita alla fica e si penetrò, quindi le tirò fuori unte di umori misti a sperma e se le portò alla bocca per succhiarne il sapore come un gelato. Quella sera, a casa, sarebbe ritornata la casalinga timida di sempre; ma, finché sarebbe stata alla spiaggia sassosa, lei sarebbe stata una dea del sesso. Nulla le avrebbe impedito di scoparsi la sua preda per il resto della giornata.

Per commenti, idee o altro: Andrea Sada (Twitter, Skype); email000a@virgilio.it

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