“Distenditi, appoggiati qui” mi dici invitandomi ad allungarmi sulla panchina e appoggiare la testa sulle tue gambe.
Un gesto semplice. Una posizione comoda. Per passare un’oretta all’ombra a prendere il fresco.
Parliamo. Di questo, di quello, della città, dell’aria…
Poi il tuo sguardo corre dal mio viso al mio corpo. E la tua mano non riesce a stare ferma. La sposti sul mio corpo. Ti allunghi per percorrermi. Come ingorda la mano scorre dal collo al seno alla pancia all’inguine alle cosce e torna su. Indecisa su dove fermarsi. Affamata delle mie curve. Bramosa del mio calore.
Il tuo sguardo muta. Il mio sguardo muta.
Ti pieghi su di me e mi baci. “Ti voglio” sussurri tra le mie labbra.
Famelica frenesia di un bacio profondo. Già dice tutto di noi. Affamati l’uno dell’altro. Tesi nella ricerca di sensazioni che ci riempiano.
La tua mano scivola dentro i miei fuseaux. Le tue dita scivolano dentro il mio corpo.
Gemiti scivolano dalla mia bocca alla tua.
“Ti voglio” sussurri tra le mie labbra staccandoti.
Mi giro un po’. Mi strofino sul tuo corpo. Sbottono i jeans. Ti faccio mio.
Su una panchina. All’ombra. Godendoci il fresco… ci siamo goduti noi.



Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie
Per me non è una novità...anche se bianchi o nere/i non fanno differenza.... sono solo protagonisti come tutti gli altri..
Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…