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Racconti EroticiSensazioni

La sorella maggiore – episodio 17 – Un problema da affrontare

By 13 Luglio 2026No Comments

E’ un mercoledì pomeriggio, Silvia ha dato appuntamento a Marinella in un bar-pasticceria del centro dove sono già state altre volte. E’ stata Silvia e chiederle di incontrarsi, le vuole parlare. Negli ultimi giorni non ha fatto altro che rifletterci. Ha ripensato ai vari episodi, rischiosi, in cui si è trovata coinvolta. Ad esempio in quella pasticceria in montagna, oppure quella mattina in ufficio con Andrea. Sono segnali che non può ignorare, sarebbe troppo pericoloso continuare ad affidarsi al caso, confidando che la fortuna la aiuti ogni volta. Il problema le è ormai chiaro, non riesce a contenere i suoi impulsi, nemmeno in posti pubblici dove invece dovrebbe assolutamente evitarlo.
Silvia non è affatto pentita della svolta trasgressiva che ha dato alla sua vita. Né pensa di dover dare conto a qualcuno di ciò che fa. Ma sa come le malelingue possono rovinarla, se non sta attenta. Per questo ci tiene di continuare a mostrare una facciata di ragazza per bene, a salvare le apparenze. E poi si sente responsabile anche per sua sorella. Marinella è più impulsiva, meno incline al ragionamento. Più esposta ai pericoli. E anche anche lei quando la situazione si scalda… perde il controllo. E’ stata lei stessa a farle scoprire il piacere, a insegnarle quella nuova strada, e Marinella si è tuffata in quella nuova vita con tutto l’entusiasmo della sua giovane età, arrivando addirittura a farsi assumere al “La notte delle Stelle”. Silvia sa fin troppo bene, essendoci passata, che a quell’età non ci si cura tanto delle conseguenze, con il rischio di rimanere scottati.
E’ già seduta ad uno dei tavolini, soprappensiero, quando ecco che anche sua sorella arriva. “Ciao Silvia!
“Ciao Marinella, come stai?”
“Bene, ti ringrazio. E tu, come va con il tuo Andrea?” le dice Marinella, sorridente, mentre le fa l’occhiolino.
Silvia le sorride con complicità. “Molto bene, grazie. Ci sono stati incontri molto soddisfacenti. A proposito, non ti ho ancora ringraziato per aver instradato la serata sui binari giusti, l’altra sera..”
Marinella sospira, con lo sguardo sognante di chi sta ripensando a qualcosa di piacevole “ha proprio un bel cazzo Andrea… certo non è grosso come quello dei miei amici al locale, ma mi è piaciuto. E poi con quell’aria così smarrita e timida… forse devo chiederti scusa ma l’altra sera non ho proprio potuto resistere.”
Silvia ridacchia “ho visto infatti.. sei stata proprio una bella egoista.”
Le due parlano a bassa voce, per evitare che qualcuno possa sentirle dai tavoli vicini.
“Comunque, se qualche altra volta ti va di venirmi a trovare a casa quando c’è lui, per me non è un problema… a lui sicuramente non dispiace, il porco.”
“Mmmh non tentarmi ancora, sorella… stai attenta che finisce che ti rubo il ragazzo!” scherza con lei Marinella.
“Stai tranquilla, non è il mio ragazzo. Abbiamo deciso di comune accordo che il nostro sarà esclusivamente un rapporto di scopamicizia, null’altro. Avevo bisogno di qualcuno con cui darmi piacere, mica tutte sono così fortunate di lavorare al “La Notte delle stelle”, come qualcuno qui di mia conoscenza.”
Silvia e Marinella ridacchiano “Guarda che se vuoi posso mettere una buona parola per te. Augusto, il proprietario, mi adora. A te poi ti assumerebbe subito!”.
Silvia ride ancora di più. “Non mi tentare.. potrei anche decidere di cambiare lavoro..”
Ora che il clima tra loro è rilassato, Silvia decide di entrare in argomento. Diventa seria, ed il tono ora è quello della sorella maggiore “Sai Marinella, ti ho chiesto di vederci perché ti devo parlare. Ultimamente, mi sono capitati alcuni episodi.. pericolosi. Che mi hanno dato da pensare.”
Marinella guarda ora un pò preoccupata sua sorella. “In che senso pericolosi?”
“Come hai visto anche tu, mi piace fare la porcellina ma… bisognerebbe farlo solo nelle giuste situazioni. Io invece mi sono accorta di non riuscire a contenere i miei impulsi. Quando mi prende la voglia, faccio cose anche quando non dovrei, anche.. in presenza di gente. Questo è un problema. E’ pericoloso.”
Marinella la guarda per un attimo, perplessa e dispiaciuta. “Ma scusa, ormai è un po’ che.. abbiamo scoperto i nostri gusti, no? Non mi pare sia mai successo nulla di grave, anzi, direi che abbiamo raccolto solo soddisfazioni. Non mi dirai che ora ti sei pentita, che vuoi smettere.. non pensi di esagerare?”
“Nel mio caso, ti assicuro che non è successo niente solamente perché sono stata assistita da un pò di fortuna.” Si vergogna di ammettere quello che sta per raccontare a Marinella, ma ha bisogno di farle capire che il problema non va sottovalutato. “Un giorno, con Andrea, e sono stata io a provocare la situazione, ho rischiato di farmi scoprire addirittura in ufficio dove lavoro. Ma ti rendi conto di quello che poteva succedermi? E’ pericoloso, Marinella. Tu non sai quanto può essere cattiva la gente. E se ho voluto parlare anche con te, è perché credo che pure tu corri lo stesso pericolo. Riflettici, non ho forse ragione?”
Marinella riflette per un attimo, poi le vengono le lacrime agli occhi. Perché si rende conto che quello che le sta dicendo Silvia è la verità. Ma anche che non può fare a meno della sua nuova vita. Non più. Poteva farlo prima, quando ancora non aveva ancora scoperto quanto poteva essere piacevole. Ma ora che ha conosciuto quei piaceri, quei sapori.. no, Silvia può fare quello che vuole, ma lei non rinuncerà, a costo di essere etichettata a vita come una puttana..
“Ti sbagli, se credi che io non sappia come può essere cattiva la gente.. e hai ragione, potremmo avere dei problemi. Pensa solo se queste cose un giorno arrivassero alle orecchie dei nostri genitori. Io però.. non riesco a farne a meno, Silvia, non posso. E sinceramente non capisco come anche tu possa pensare di farlo. Ti ho vista in azione, sorellona.. fare la porca a te piace troppo, e non riesco ad immaginare che tu sia in grado di smettere così.”
Silvia rimane per un attimo in silenzio, più che altro per lasciarla calmare. Si è accorta che ora Marinella è agitata, impaurita. Come può esserlo qualcuno a cui minacciano di togliere ciò a cui tiene di più. “Ma io non ti sto dicendo affatto che ho intenzione di smettere. Non ancora, almeno. Bada bene, Marinella, non sto rinnegando nulla. A me continua a piacere tutto ciò, e tantissimo. Per ora, vorrei solo capire se abbiamo veramente un problema. Per poi decidere con calma il da farsi. Insomma, per farla breve, ho preso appuntamento con uno psicologo. Voglio raccontargli tutto, tutto quello che faccio, e sentire che cosa ne pensa. Se vuoi, puoi venire con me. Altrimenti andrò da sola. Tutto qua.”
“Tutto qua? E se quello ti dovesse dire che sei pazza, che devi farti curare?”
Silvia risponde con sincerità: “Allora probabilmente farò le cure che lui mi consiglia.”
“Io.. io non ce la faccio Silvia. A raccontare le mie cose più intime ad un estraneo per poi sentirmi dire che tutto quello che mi piace di più è sbagliato. Vai tu da sola, se vuoi. Non chiedermi di venire, ti prego.”
“D’accordo, andrò da sola. Ma poi ti dirò tutto. Marinella, cerca di capire, io mi sento responsabile anche per te. Sono io che ti ho portata su questa strada, quella sera al “La Notte delle Stelle”. E forse non avrei dovuto. Rifletti, non è forse capitato anche a te di perdere il controllo?”
Marinella non riesce ora a trattenere le lacrime, per quanto è turbata. “Ed è stato il regalo più bello che tu mi potessi fare.. non sono una bambina, e non puoi sentirti responsabile di quello che faccio. Se continuo a farlo, è perché piace a me.”
Resta in silenzio per qualche secondo, guardando un punto lontano. “Hai ragione, naturalmente. Se mi capita di perdere il controllo? Tutte le sere in cui lavoro al locale.. quando faccio quegli spettacoli, senza curarmi di quante persone mi stanno guardando mentre faccio la maialina.. o anche l’altro giorno per esempio..” Si interrompe, quasi pudica ora che la sorella gli ha fatto quel discorso. Prima, le avrebbe raccontato l’episodio con naturalezza e divertimento.
“L’altro giorno.. cosa..?” le chiede Silvia, sinceramente incuriosita.
“Beh.. ti avevo detto che ho portato la macchina dal carrozziere per quella piccola ammaccatura, no? Quando sono andata a riprenderla, l’altro giorno, il conto mi era sembrato un pò salato, e così..”
“Così?”
“Così mi sono offerta di pagare con un metodo alternativo..” nonostante tutto, Marinella non riesce a trattenere un sorrisino mentre racconta “ci siamo chiusi nel suo ufficio e gli ho fatto un bel pompino. Così non solo mi sono fatta riparare il danno gratis, ma mi sono fatta anche una gustosa bevuta di sborra pomeridiana..”
Silvia la guarda stupefatta “Ma chi.. il signor Antonio, il nostro carrozziere? Quello che avrà almeno 60 anni, con la pancia ed anche mezzo pelato?”
“Proprio lui! Dovevi vedere come mi guardava sempre il culo, il porco. E comunque, avrà pure la pancia ma ho scoperto che ha un cazzo notevole, sai?”
Silvia si mette una mano davanti alla bocca, non può evitare di farsi scappare una risata. Ridono entrambe, spezzando finalmente la tensione che si era creata tra di loro. “Sai che guarda sempre il culo anche a me? Magari la prossima volta che ci vado provo anch’io lo stratagemma del pompino. Sarebbe un bel risparmio!”
Marinella sghignazza. “Poverino, se ti ci metti anche tu però rischiamo di farlo fallire!”
Chiacchierano ancora per un pò, poi Silvia e Marinella si salutano, promettendosi di risentirsi presto per riparlarne.
——-
(qualche giorno dopo)
Silvia passeggia sul marciapiede, diretta verso la sua macchina, con un sorriso beato stampato in faccia. E’ appena uscita dallo studio dello psicologo. Si lecca le labbra, che conservano ancora gli ultimi residui di sapore, quel sapore che le piace tanto: sanno di sperma.
Ripensa ancora, elettrizzata, a ciò che è appena successo. Lo psicologo, consigliatole da una collega che l’ha definito bravissimo, era un bell’uomo sui quarant’anni. Dopo aver aspettato qualche minuto in sala d’attesa, l’aveva fatta entrare nello studio. Poi l’aveva fatta accomodare su un lettino. Era proprio come si vede nei film, e sul momento le era quasi scappato da ridere.
Poi, Silvia aveva fatto ciò che si era ripromessa di fare. Aveva iniziato a raccontare. Tutto, senza alcun filtro. Dalla prima sera passata con le amiche al “La notte delle Stelle” in cui aveva perso ogni inibizione, al coinvolgimento di sua sorella e delle sue compagne di scuola in quella peccaminosa serata di vizio e perversione, per passare poi alla masturbazione di Andrea nel luogo dove lei lavorava tutti i giorni, e ancora per l’episodio della sauna con Federico, che era solo un ragazzo. E gli aveva confessato poi le sue paure e della difficoltà, per non dire impossibilità, di reprimere quegli stessi impulsi, anche quando la situazione lo avrebbe imposto. E mentre raccontava tutto questo, la sua voce era cambiata, diventando, senza che lei se ne rendesse conto, più calda, più sensuale, più provocante. Silvia era riuscita a trasmettere in quel suo racconto tutto il suo essere. La sua lussuria, i suoi appetiti, le sue voglie. Il suo essere, in maniera naturale ed incorreggibile, una grandissima porca.
E lo psicologo, che in fondo era un uomo pure lui poverino, non aveva potuto restare professionale come il suo ruolo gli imponeva. I racconti di Silvia lo avevano portato, suo malgrado, ad un livello di eccitazione mai provato prima. Non aveva mai incontrato una creatura del genere.
Quando Silvia, sul lettino, si era accorta che lui stava troppo zitto, si era girata. E lo aveva visto. Quel rigonfiamento enorme sui suoi pantaloni, che non poteva essere nascosto e che allo stesso tempo diceva tutto. E lo sguardo di Silvia era immediatamente cambiato, ora era lo sguardo che appariva sempre nei momenti in cui stava per lasciarsi andare alle sue passioni più sfrenate. L’interruttore si era improvvisamente acceso. Era comparso un sorriso, sul suo volto, mentre si alzava dal lettino e si inginocchiava sul pavimento, davanti al dottore, che la guardava con occhi adoranti ed imploranti.
Mentre sentiva che stava per perdere il controllo ancora una volta, aveva continuato a raccontare, guardandolo negli occhi: “Vede, dottore, questa è proprio la tipica situazione in cui mi capitano le cose che le sto raccontando. Trovarmi davanti al desiderio di un uomo, espresso in maniera così vera, concreta.. mi fa venire immediatamente una voglia di toccare… di assaggiare..”
Silvia aveva iniziato ad accarezzargli il cazzo da sopra il tessuto dei pantaloni. Lo psicologo aveva iniziato ad ansimare, incapace di fermarla come invece avrebbe dovuto.
“Quando succede questo, non posso trattenermi..” Silvia aveva aperto la zip dei pantaloni e slacciato il bottone. Il cazzo, eretto, duro, si era liberato immediatamente puntando verso il soffitto. Silvia lo aveva avvolto subito con la propria mano, e l’uomo si era lasciato sfuggire un gemito.
Silvia aveva iniziato a masturbarlo lentamente, mentre lo guardava in faccia, gustandosi la visione della sua eccitazione che cresceva. La cappella si era immediatamente bagnata del liquido pre-eiaculatorio. Silvia si eccitava sempre quando sentiva quel contatto umido, ci giocava col pollice spalmandolo poi piano piano su tutta l’asta, finché il movimento su e giù della sua mano non diventava fluido e facile.
“E poi.. non riesco proprio a farne a meno dottore.. io devo assaggiare.” Dopo averlo detto, Silvia aveva iniziato a leccare la punta bagnata, gustandosi ogni goccia. Con la mano libera, si era sollevata la gonna ed aveva scostato le mutandine. Era bagnatissima ed aveva iniziato a masturbarsi davanti a lui, mentre gli leccava il cazzo. Poi se lo era infilato in gola, più a fondo che poteva, iniziando a fare su e giù con la testa e facendo scorrere le sue labbra lungo tutta l’asta. Il povero dottore non aveva potuto resistere a lungo. Quando aveva sentito che il momento stava arrivando, Silvia aveva staccato la bocca, ansimante, mentre continuava a segarlo velocemente con la mano. “E alla fine, dottore.. ne sento il bisogno.. un bisogno fisico.. ma la sborra.. la sborra mi piace da impazzire, non so perché.. la voglio tutta, sempre!” A quelle parole, l’uomo si era lasciato andare. Gli schizzi avevano investito il viso di Silvia che sorrideva, mentre la pioggia che le piaceva tanto la imbrattava.
Ora, mentre stava risalendo nella sua macchina, Silvia ripensava alle parole che lui le aveva detto dopo. Una volta che si era riavuto dall’orgasmo, dopo essersi profuso in mille scuse per l’accaduto (ma di cosa doveva scusarsi, se era stata lei a fare tutto?), le aveva dato il suo parere professionale.
“Disturbo da comportamento sessuale compulsivo” era stato il suo verdetto. Poi le aveva spiegato in maniera molto chiara: innanzitutto, non doveva assolutamente pensare che in lei ci fosse qualcosa di sbagliato. C’erano altre persone come lei, persone per le quali questo disturbo significava una perdita di controllo dei propri impulsi, una frequenza eccessiva nell’attività sessuale, una difficoltà a ridurre o interrompere i comportamenti di questo tipo. Le aveva confermato che le sue paure erano giustificabili, la mancanza di capacità di rimanere entro certi limiti infatti poteva portare a conseguenze negative nella propria vita quotidiana, fino a causare notevoli situazioni di disagio che potevano portare infine all’isolamento sociale e, alla lunga, perfino tendenze suicide. Inoltre, non erano da sottovalutare le possibili conseguenze legali per la propria mancanza di autocontrollo, ad esempio in caso di comportamenti inappropriati in pubblico. Proprio ciò che Silvia temeva. Poi, però, dopo averle spiegato lo psicologo aveva cercato di tranquillizzarla. Si poteva intervenire anche a livello farmacologico, per frenare questi impulsi. L’ideale, però, anche per evitare le controindicazioni che i farmaci comunque sempre avevano, era quello di accettare sé stessi, e la psicoterapia poteva aiutare in questo.
Ma era stato l’ultimo suggerimento quello che a Silvia era sembrato il più valido, e per il quale era grata al dottore. Perché Silvia non aveva nessuna intenzione di abbandonare la sua nuova vita, a meno di non esserci proprio costretta.
L’ultimo consiglio era stato questo: aumentare le occasioni di incontri sessuali all’interno della propria sfera di intimità, riduceva automaticamente la tentazione di lasciarsi poi andare a comportamenti inappropriati nei momenti in cui non si doveva farlo.
Ed ora, mentre è da sola in macchina, ci ripensa: accettare se stessi, aumentare le occasioni di sesso nei momenti giusti..
Poi, come un lampo, a Silvia finalmente appare, chiara, la soluzione. Ed un sorriso genuino le si stampa immediatamente in faccia.
Perché ora Silvia sa che cosa deve fare.

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