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Racconto questa storia in prima persona della protagonista in modo da rendere il più reale possibile l’accaduto.
Vicenda accaduta poche settimane fa.

Un paio di anni fa ho dovuto cambiare tutte le lampade di un grande candelabro che avevo in casa, e per quell’occasione ebbi a che fare con un elettricista segnalato dal mio compagno, che, a suo dire, era molto economico, si accontentava.

Si occupò di acquistare tutte le lampade a led, di sistemare il dimmer che le faceva lampeggiare e montarle nelle relative sedi.
Era piena estate, caldissima come le ultime che stiamo avendo, ed è arrivato con pantaloncini cortissimi e maglietta, io in casa indossavo una leggerissima camiciola, senza reggiseno e una brasiliana nera sotto.

Data la presenza della scala ritenni utile spolverare il tutto con lo swiffer e nel salire gli scalini si offrì di sostenere la stessa, una volta in cima il corto vestito lasciava ben intravedere le mie mutandine da sotto e mi accorsi che si beava della vista dandomi dei consigli su dove ancora spolverare. Il sapere che mi stava guardando fece rizzare a chiodo i capezzoli e nello scendere, sempre per sostenermi mi tenne ben salda la mano sinistra sul culo e poi con la destra la passò sui capezzoli, con uno sguardo che faceva capire le sue intenzioni.

Infatti, con la scusa di controllare la stretta di tutte le lampade, risalì sulla scala quel tanto che basta per avere il suo cazzo all’altezza della mia faccia e dovendo tenere ferma io la scala vedevo crescere la sua eccitazione.

Con la scusa di cercare un cacciavite nella profonda tasca si slacciò il tutto e mi ritrovai quel cazzo a pochi centimetri dal mio viso; in un attimo materializzai che il suo compenso fosse quello e viste le circostanze e che aveva fatto tutto il lavoro in pieno Agosto avvicinai la bocca e dischiusi le labbra.

Iniziai un lento e gustoso (per lui) pompino, mentre mi sentivo tenere la coda dei capelli dalla sua mano, per dare il ritmo. Non ci mise molto, forse l’eccitazioe o la circostanza che mi venne tutto un bocca, obbligandomi ad ingoiare perché ero tenuta ferma dalla sua mano.

Il tutto terminò con un imbarazzo da parte mia che corsi in bagno e lui sistemata la valigia degli attrezzi si avviò all’uscita di casa con un “arrivederci signora” sentito in lontananza.

CONTINUA

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